mercoledì 28 dicembre 2011

La monaca - Simonetta Agnello Hornby


Amici miei,
ultimo post per quest'oggi. Però ho letto altri due libri in questo mese e sicuramente, prima della fine dell'anno, dovrò recensire anche quelli, ma torniamo a noi...
Qualche mese fa, mentre aspettavo l'autobus di ritorno dall'Università mi sono fermata a dare un'occhiata al mercatino dei libri usati in Piazza Cavour. Tra le altre cose ho trovato questo, invece di 17 euro usato costava 6 euro e l'ho preso.


Edito da I Narratori Feltrinelli, prezzo 6 euro (anzi che 17, come vi dicevo), pagine 286, codice ISBN 9788807018237.

La sorella di miomarito me ne aveva parlato talmente bene che ogni volta che andavo in libreria lo cercavo, lo sfogliavo e lo volevo, a tutti i costi. Poi, però, pensavo "costa 17 euro", "ho tanti libri da leggere ancora, nella mia libreria"...esitavo, poi uscivo a mani vuote. Ogni volta. Ogni maledettissima volta.

Fortuna i mercatini dell'usato. Di solito ci sono libri vecchi, incartapecoriti e puzzolenti ma se con un pò di pazienza si perde tempo a cercare, qualcosa si può trovare. Un pò come quando si va a fare shopping al mercato, a meno che la bancarella non appartenga ad un negozio, spesso tiene solo robaccia. ma se per qualche minuto si perde tempo a cercare, prima o poi qualcosa di carino esce sempre.

Questo libro non è carino, è veramente interessante. Mia cognata aveva proprio ragione!
La storia è ambientata all'inizio del 1800 e si svolge nel Sud Italia. La protagonista a sooluta è Agata che a tredici anni, poco prima del matrimonio di sua sorella, si innamora del giovane Giacomo Lepre. In realtà i due si amano scambievolmente però sono costretti a rinunciare al loro amore per problemi economici. Alla morte del padre Agata, sua madre e le sue sorelle si trasferiscono a Napoli vicino a dei parenti, qui la madre la costringe ad entrare nel monastero benedettino di San Giorgio Stilita. Inizialmente Agata si sente persa anche per via delle altre ragazze che vivono con lei e che vuoi per invidia, vuoi per gelosia non fanno altro che bisbigliare alle sue spalle e farle dispetti. Agata inizialmente non si sente a casa, non percepisce la vocazione, anche se tutti i suoi conoscenti non fanno altro che dirle che è una ragazza molto fortunata. Poi Agata inizia a studiare, si appassiona alla cucina e alla farmacia e confortata dalla rigida scansione della giornata monastica, legge i libri che il capitano James Garson le invia con regolarità. (i due si erano conosciuti sulla nave che ha trasportato Agata e famiglia a Napoli).
I sentimenti nei confronti di Giacomo iniziano a sbiadire e cresce sempre di più l'attrazione nei confronti di James. E' incuriosita dagli avvenimenti che si susseguono al di fuori del chiostro, avvenimenti che porteranno all'unità d'Italia e non ha rinunciato alla realtà. Sente dentro di se la voglia di vivere nel mondo, viere, scoprire, innamorarsi. Quanto più si inasprise il conflitto interiore, tanto più il futuro si colma di orizzonte e di speranza, dice il retro copertina.

Agata è una ragazza forte, limpida e combattiva. Ha sete di verità e la infastidiscono leingiustizie e le cattiverie. Ha voglia di vivere e di  dell'amore, non quello verso Dio, ma quello carnale e passionale che solo uomo e donna possono provare (o uomo e uomo o donna e donna).
Agata è determinata.
Secondo me il finale è emblematico, se avete letto il libro o se lo leggerete sicuramente saprete dirmi perchè!
Bello. Consigliatissimo a uomini e donne di qualsiasi età. In questo libro c'è tuuto, storia, filosofia, psicologia, amori, passioni, ingiustizie, liti, morti, aborti, libri, vestiti, feste ecc ecc...

Leggetelo! :)

Anna Karenina - Tolstoj


Ciao ragazzi,
in questo post, finalmente, accantono l'università e vi parlo di una delle letture da me svolte per puro e semplice piacere, per rilassarmi e per riuscire a dormire bene di notte.

Un pò per caso, tempo fa ho scoperto che con  L'Espresso sarebbero usciti dei libri, una biblioteca di 15  classici e le copertine e il formato non mi sembravano per niente male. Ho deciso di acquistarli tutti anche perchè il prezzo è relativamente basso: 2,90 euro in più rispetto al prezzo del giornale.
Molti di questi libri li possiedo già, tra quelli che possiedo credo che me ne manchino uno o due da leggere, allora vi stareta domandando: "Ma che te li prendi a fare se già li hai?". I motivi sono:
  1. Per un fatto puramente estetico. Le copertine mi piacciono da morire, la carta e il carattere in cui sono scritti idem.
  2. Non ho mai avuto una collezione di libri, ho vent'anni e mi sembra che sia giunto il momento di comportarsi da persone serie.
  3. Il prezzo è relativamente basso (come dicevo).
  4. Molti dei libri che ho già letto, tra questi, li ho letti tra la prima media e il quinto superiore, non me li ricordo benissimo e vorrei rispolverarli.
  5. Tutte le materie che sto studiando all'università citano continuamente questi volumi e io non me li ricordo e li volgio rileggere!

Il primo della collezione, come vedete, è Anna Karenina di Tolstoj.
La prima lettura da parte mia risale all'estate del 2009, l'esate in cui ho conosciuto miomarito.
La seconda lettura da parte mia risale al Natale del 2011.
Ora mi sento in pace con me stessa per tanti motivi, primo tra tutti è il fatto che non mi era piaciuto poi così tanto durante la prima lettura, mentre ora lo adoro alla follia. Sarà che leggevo in spiaggia mentre prendevo il sole, sarà stato il caldo e la poca concentrazione, non so bene cosa mi abbia impedito di entrare fino in fondo in questa storia meravigliosa anche se dal finale tragico... questa volta però la lettura è stata più consapevole e mi ha fatto bene spiritualmente.
Leggere Anna Karenina è come leggere la sceneggiatura di un Bautiful del 1800. Intrighi, passioni, tradimenti, milioni di personaggi dai nomi impronunciabili....bellissimo.
Tolstoj mi piace molto, adoro il suo essere realista, quasi naturalista e adoro la sua scrittura e la sua fervida immaginazione.

Se non avete approfittato di questa occsione mi dispiace per voi, perchè vi siete persi un'opportunità pazzesca. Questi sono libri che chiunque, almeno una volta nella vita, deve leggere.
Io sono felice di aver riletto questo e di avere gli altri che mi aspettano nella mia libreria.

Vi lascio l'elenco delle uscite qui sotto.


Insieme ad ogni libro ogni volta L'Espresso regala anche un segnalibro con la lista di tutta la collezione, la prossima uscita è Madame Bovary! (già letto, ma lo rileggerò)
Accorrete numerosissimi. Sono 2.90 euro spesi mOlto bene!

Se non vi interessa, fate come vi pare :P

Wittgenstein - Luigi Perissinotto




Ciao a tutti amici lettori,
ormani sono passati diversi giorni dal mio ultimo intervento su Letterando con Marty. Cercate di capirmi, non è ancora iniziata la sessione invernale e già ho dovuto dare un esame. Me ne mancano ancora due, ma questa settimana ho deciso di rilassarmi un pò, visto che lunedì mi sono portata a casa un buon voto e... diciamo pure che me lo merito, dai!

Quando voglio rilassarmi, di solito, guardo un film tra le braccia di miomarito oppure mi leggo qualche pagina di un libro in beata solitudine. Il computer è spento; il telefono è in modalità "silenzioso"; e posso abbandonarmi a pensieri e sensazioni.
Oppure scrivo sul blog!

E quindi eccomi qui. Il primo libro che voglio farvi conoscere è stato una delle cause della mia assenza, infatti, ho dovuto studiarlo per l'esame di Filosofia del linguaggio. Sto parlando di:



Edizione Universale economica Feltrinelli, prezzo 8 euro, pagine 131, codice ISBN  9788807720543

Che dire? Ormai conosco ogni punto e ogni virgola di questo libro.
Luigi Perissinotto ci racconta la vita di Wittgenstein in relazione a due delle sue opere principali, tanto che il libro è diviso in due parti:
  1. La prima parte si intitola "dire, mostrare, tacere" e illustra la prima opera fondamentale del filosofo viennese: Il Tractatus Logico-Philosophicus. Opera pubblicata definitivamente, come volume a se stante, nel 1921 in Germania che si propone comeopera filosofia e non come manuale, non vuole insegnare niente a nessuno, vuole far ragionare che già conosce e studia la materia (logica-filosofia del linguaggio). Il linguaggio, come potete benissimo immaginare, è forbito e particolareggiato proprio perchè si rivolge ad un'elite di "addetti ai lavori". L'opera parte da sette proposizioni fondamentali dalle quali (esclusa l'ultima) si dipartono delle sotto proposizioni collegate in ordine logico, esplicitato da un sistema decimale molto particolare. La settima proposizione non prevede sotto proposizioni perchè è di carattere perentorio e chiude il libro definitivamente: "Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere" (interessante come un uomo colto, laureato ed esperto di linguaggi e grammatica sia incapacissimo di posizionare un inciso all'interno di una frase...forse il suo era un atto di protesta verso la grammatica che, sempre secondo il suo modesto parere, era la causa di tutti i problemi filosofici, i quali non venivano formulati per via di problemi reali ma per colpa della grammatica con cui essi si ponevano, la grammatica può fuorviare il filosofo e crare problemi inutili. Sarà).
  2. La seconda parte si intitola "giocare, descrivere, agire" e ci racconta del dopo Tractatus e nello specifico dell'opera intitolata "Ricerche filosofiche". In questo periodo della sua vita Wittgenstein si sente prosciugato spiritualmente, psicologicamente e filosoficamente. Vorrebbe scrivere un'opera ma non ci riesce. Si limita a rivalutare alcune tesi tratte dal Tractatus ed a pensare e dattilografare pensieri sparsi. In che senso? A pagina 66 del libro c'è un paragrafo intitolato "Il modo di lavorare" dove il Perissinotto ci spiega che principalmente il filosofo annotava pensieri su taccuini o quaderni, molte di queste annotazioni erano riviste e trascritte su quadernoni e successivamente venivano selezionate. Quelle considerate più giuste venivano dettate a un dattilografo, esse non erano ordinate secondo un particolare codice, venivano scritte una di seguito all'altra separate soltanto da uno spazio bianco. Poi venivano ritagliate e conservate in una scatola su cui Wittgenstein scrisse "Zettel" (foglietti), che è poi anche il titolo con cui essi vennero pubblicati nell'opera postuma.
Non è stata una lettura semplice. Per preparare bene l'esame mi sono ridotta a leggere, sottolineare, evidenziare e riassumere (oltre che ripetere) l'intero libro circa quattro volte.
Se siete appassionati di filosofia; se siate innamorati di Wittgenstein; se dovete sostenere un esame di Filosofia del linguaggio o se le mie parole vi hanno incuriosito, vi consiglio di leggere questo libricino.
Però, preparatevi! Richiede un pizzico di concentrazione e un pizzico di interesse!

A questo post seguirà quello che riguarda uno degli altri libri che ho dovuto studiare per lo stesso esame!
Se volete leggerlo cliccate Qui!

lunedì 5 dicembre 2011

Poesie d'amore



La storia di come sono entrata in possesso di questo libro:
Da circa millemila mesi io e la mia migliore amica, Nix, siamo alla ricerca di una frase fatta per me. Lo scopo di questa ricerca matta e disperatissima è quello di trovare un probabile frase così pertinente alla mia persona, ai miei pensieri e alla mia vita per potermela tatuare.
Da qualche tempo ho voglia di farmi un tatuaggio: ho scelto il tatuatore, ho scelto il punto in cui collocarlo e ho deciso che non voglio disegni ma una frase. Una frase meravigliosa e soprattutto adatta a me. Ma quale?
Inizialmente pensavo a qualcosa tratto dalla Divina Commedia (che amo alla follia); poi ho pensato a Baudelaire (che amo alla follia) e sulla mia agenda, ogni qual volta ne incontro di efficaci mi appunto delle frasi con dei pennarelli diversi a seconda della potenza delle stesse: una frase gialla mi ha colpito ma fino ad un certo punto, una frase nera è quasi perfetta per me.
Ma ancora niente.
Allora Nix mi ha prestato questo libro nella speranza che la mia frase fosse contenuta tra le sue pagine:


Poesia d'amore edito da BUR Biblioteca Universale Rizzoli, prezzo 4.99 euro, pagine 194, codice ISBN 8817866512.

In questo libro sono, infatti, contenute alcune tra le migliori poesie d'amore dal XVI ac secolo al 1900.
Ci sono poesie di autori italiani, stranieri e anonimi. Ci sono i grandi classici e gli sconosciuti. Ci sono gli uomini e le donne. Tutto.
Ci sono poesie bellissime, frasi meravigliose...ma ancora non ho trovato quella frase che fa per me.
Il tatuaggio dovrà aspettare.

C'è qualcosa nella Morte
che ricorda l'amore.
Se con qualcuno con cui avete
conosciuto la passione,
e la vampa del giovane amore,
dopo anni di vita comune,
sentite spegnersi la fiamma,
e così insieme svanite
a poco a poco, soavemente,
per così dire abbracciati,
nella stanza consueta-
c'è, fra gli spiriti, un unisono
che ricorda l'amore! 
E.L. Masters

Chi di voi si è tatuato una frase?
Come avete fatto a scegliere quale delle tante era la più adatta a voi?
Quella più giusta.


domenica 4 dicembre 2011

Tra le righe - Mirka Naldi


Ciao a tutti,
purtroppo oggi è Domenica e questo vuol dire che domani sarà Lunedì, che dovrò prendere i miei soliti quattro autobus, che fino alle 21:00 sarò in giro, speriamo almeno non al freddo, e che il giorno dopo sarà Martedì e dovrò prendere quattro autobus e così via fino al 19 Dicembre.

Comunque oggi è Domenica e finalmente ho qualche minuto per me. Sto cercando di recuperare infatti, se il tempo mi assisterà, cercherò di pubblicare due post che riguardano le ultime due letture del mese di Novembre.


Chi mi segue su facebook avrà notato che qualche tempo fa una ragazza di nome Mirka mi ha inviato un piego di libri. All'interno del quale era contenuto un libro e nello specifico una sua raccolta di poesie!
E' una ragazza davvero gentilissima, tanto che mi ha anche scritto una dedica all'inizio del libro e questo fatto mi ha lasciato una piacevole sensazione di calore nel cuore. Adoro leggere e adoro scrivere e per la prima volta sono protagonista di una scena simile, infatti,  non mi è mai capitato nè di ricevere un libro con una dedica nè di ricevere un libro con un biglietto. Che è una cosa meravigliosa ( a mio avviso).


Il libro si intitola "Tra le righe, cerco di dar voce al mio cuore", edito da The Boopen Editore, prezzo 7 euro, pagine 42, codice ISBN 9788862239264.

Quando devo recensire un libro di poesie non trovo mai le parole giuste per descrivere al meglio ciò che penso e ciò che ho provato durante la lettura.
Quando devo recensire un libro di poesie che mi è piaciuto molto l'impresa è ancora più ardua.
Questa volta, per mia fortuna mi vengono incontro direttamente le parole dell'autrice che nella prefazione all'opera scrive:

"Ho sempre amato scrivere, anche solo per il gusto di veder scorrere la penna su un foglio qualsiasi. Convinta di essere più brava con le parole scritte che a voce, ritengo che non siano mai state un surrogato nè un sostituto: semplicemente mi aiutano da sempre ad esprimermi meglio.
Scrivere è come togliere i vestiti dalla propria anima e mostrarsi nudi agli altri. Quando si scrive si ha tutto il tempo necessario per riflettere, si può andare avanti senza essere interrotti e non si corre il rischio di rimanere senza parole. 
Ho scritto tanto per me stessa, fino a quando un giorno mi sono fermata, bloccata in una stazione sconosciuta, in attesa di un treno che non riuscivo a scorgere nemmeno in lontananza. A volte si spera che sia sufficiente scrivere quattro parole al vento per fare in modo che le cose assumano un colore diverso. Il mondo può essere di tinte color pastello o dipinto di colori vivaci. Scrivere è come raccontare al mondo quei colori, rifletterci sopra e poter rileggere tutto, un giorno. Scrivere, per me, vuol dire concedere a qualcuno di condividere la mia anima. Permettere a quelle parole scritte di dar voce al mio cuore e a volte anche a quello degli altri.
Quel treno è poi arrivato ed io ho ripreso a scrivere."
 Penso proprio che non ci sia modo migliore per descrivere il contenuto di questa raccolta.
Voglio condividere con voi una tra le poesie che più mi sono piaciute...se volete leggere le altre potete contattare la scrittrice direttamente dal suo blog: L'ottava nana

Come un camino

il tuo cuore
è per me
l'angolo più caldo
della casa.

Mi accomodo, mi riscaldo e
alimento il calore
con quel poco che
 ho da dare.

sabato 3 dicembre 2011

La favola di Amore e Psiche - Apuleio



Ciao a tutti!
Perdonatemi se in questo periodo sono un pò assente, sto preparando tre esami e di tempo per leggere (libri che non siano universitari) è diventato pochissimo!
In più Blogger non ne vuole sapere di collaborare e quindi eccomi qui a scrivere la prima delle due recensioni del mese di Novembre che devo ancora pubblicare.




E' successo che:

mia madre mi chiama.

Io stavo sbattendo ripetutamente la testa sulla scrivania nella speranza che mettendo a contatto la mia testa con il saggio di Simona Chiodo su Goodman, prima o poi sarei riuscita a capire che diavolo voleva comunicarci questo stimatissimo e sconosciutissimo filosofo. Tentativo del tutto inutile, lo so, però quando si arriva al punto di rileggere per 4 volte la stessa frase e capirci sempre meno si fa di tutto per venirne fuori: anche sperare in un attacco di osmosi. Rispondo al telefono.

mia madre mi dice che si trova al supermercato e che di fronte ai suoi occhi ci sono tanti tanti ma proprio tanti libri a 4.90€, ma tanti eh, e mi chiede se mi può interessare la detta cosa.

accetto e quando mamma torna a casa mi porge:



La favola di Amore e Psiche di Apuleio, come vedete è edito da Newton Compton (Serie: Classici senza tempo), prezzo 4.90 euro (copertina rigida!!), 149 pagine (testo originale a fronte) ma non riesco proprio a trovare il codice ISBN (a questo proposito: su aNobii ho inserito il codice ISBN dello stesso libro, della stessa casa editrice ma di una diversa edizione).

Chissà se qualcuno di voi ha già fatto esperienza di questo libro.
Io lo bramavo da tanto ma non mi decidevo ad acquistarlo.

Psiche è una ragazza tamente bella da far invidia alla stessa Dea Venere. Tutti gli uomini le offrono doni, la ammirano e la venerano proprio come se fosse l'incarnazione di una divinità. Soltanto che, per via della soggezione che provano nei confronti della sua bellezza, nessuno si è ancora deciso a chiedere la sua mano. Il padre che è molto preoccupato inizia a pregare le divinità per ricevere delle risposte: "Mia figlia si sposerà mai? Resterà da sola tutta la vita?". Dopo tanto pregare la risposta arriva ma non è lieta come ci si potrebbe aspettare: il quadro che si prospetta al padre è un quadro terribile perchè, secondo la profezia, la sua figlia più bella sposerà un mostro. Mentre la famiglia organizza questo matrimonio, Venere incarica suo figlio Cupido di uccidere la ragazza
(questa scena invece mi ha fatto venire in mente Biancaneve e la famigerata strega cattiva...la strega è la più bella del reame e non può convivere con l'idea che esista una donna più bella di lei allora decide di far uccidere la povera innocente dal cacciatore che però si impietosisce e la fa fuggire nel bosco)
 ma Cupido di fronte a tanta bellezza se ne innamora e si sostituisce al mostro diventando suo marito. Psiche si trova a vivere in un palazzo meraviglioso, tutto d'oro, in cui sono contenute tutte le cose che un essere umano potrebbe desiderare di possedere: vestiti, gioielli, oro, cibi esotici e non, (libri, caffè) tutto. Però Psiche sente la mancanza della componente umana. L'unica persona con cui entra in contatto è suo marito ma il rapporto tra i due sussiste solo ed esclusivamente di notte, nel buio più assoluto. Cupido le impone una regola soltanto: Psiche non dovrà mai vederlo perchè le conseguenze potrebbero essere gravissime.

Sappiamo tutti, però, che donna e curiosità vanno a braccetto:
Riuscira Psiche a resistere alla tentazione di vedere il volto di suo marito, o sarà debole e si abbandonerà all'istinto?
Ma soprattutto: qual è il risultato del matrimonio tra l'amore e la psiche?

mercoledì 16 novembre 2011

Mr Gwyn - Alessandro Baricco


Io sono una grande fan di Baricco.
Lo stimo molto, adoro i suoi libri e mi piace da morire ascoltarlo parlare...passerei ore ed ore ad ascoltarlo.
So che diversi anni fa conduceva una trasmissione in Tv chiamata Pickwick, questo lo so perchè mi sono guardata tutte le puntate su youtube e le ho adorate. Ora ho scoperto che ogni domenica su La Repubblica Baricco scrive un articolo su i 50 libri che più gli sono piaciuti, che più lo hanno colpito.
Mi piacerebbe molto vederlo più spesso in TV, fortunatamente Fabio Fazio, ogni ual volta viene pubblicato uno dei suoi libri, lo invita a Che tempo che fa, e io posso ascoltarlo.
L'ultimo libro non potevo di certo perderlo.
Per convincere mia madre ci ho messo un pò ma alla fine me lo ha acquistato. Il mio problema è che leggo molto e leggo molto velocemente. La situazione è questa: se dovessi star dietro al mio ritmo letterario probabilmente spendere centinaia e centinaia di euro ogni mese vuoi perchè leggo tanto vuoi perchè i libri costano tanto. Mia madre è sempre contenta quando mi vede felice di fronte ad un libro nuovo...però mi rendo conto che sta diventando un sacrificio.
Devo iniziare a leggere mattoni di 2000 pagine. E' ufficiale.


Edito da Feltrinelli, prezzo 14 euro, pagine 158, codice ISBN 9788807018626.

La storia vede come protagonista lo scrittore Jasper Gwyn che, come scrive Baricco:
"Mentre camminava per Regent's Park - lungo il viale che sempre sceglieva, tra i tanti - Jasper Gwyn ebbe d'un tratto la limpida sensazione che quanto faceva ogni giorno per guadagnarsi da vivere non era più adatto a lui. Già altre volte lo aveva sfiorato quel pensiero, ma mai con simile pulizia e tanto garbo"
Allora decide di scrivere un articolo per il Guardian, con il qualo collaborava saltuariamente. In questo articolo sono contenute cinquantadue che si prometteva di non rifare più, tra le quali scrivere e pubblicare libri.
In un primo momento decide di rifugiarsi in Spagna ma poi torna a casa. Qui si rende conto che la sua vita senza la scrittura non ha senso però ormai l'articolo è stato pubblicato e non avrebbe senso scrivere un altro libro. Cosa deciderà di far Jasper?
Farà finta di non aver scritto quell'articolo e si deciderà a pubblicare altri libri?
Oppure cambierà mestiere?

Baricco è stato geniale, ha inventato un nuovo mestiere merviglioso; ha inserito nel racconto quel tanto mistero che basta a tenerti incollato alle pagine del libro dalla prima all'ultima; ha inserito personaggi particolari e interessanti e ha creato un'atmosfera poetica intorno a questo nuovo personaggio.
Bello, bello, bello centomila volte bello!

Mi sei mancato tanto!

Quando la notte - Cristina Comencini


Ciao a tutti!
Finalmente un minuto libero! Tra Università, studio e letture varie non ho mi tempo per il blog!
In questo momento ho un forte mal di test quindi di studiare non se ne parla. Ho acceso il pc e mentre perdevo tempo su facebook mi sono detta "questa settimana ho letto due libri, sarà meglio non accumulare troppo 'lavoro'!". Ed eccomi qui.
Il primo libro di cui voglio parlarvi mi è stato consigliato da una persona fidata e sto parlando di:


Quando la notte di Cristina Comencini è stato pubblicato da Feltrinelli, prezzo 16 euro, 203 pagine, codice ISBN 9788807017902.

Se devo essere sincera il mio consigliere mi parlava del film, omonimo, che è stato tratto da questo libro. Siccome non mi piace guardare prima il film e poi leggere il libro e siccome le sue parole in merito al film mi avevano incuriosito sono corsa ad acquistare il libro e me lo sono letto tutto di un fiato.

Il pediatra ha consigliato a Maria di trascorrere con il suo bambino, Marco, un mese in montagna. Questo perchè Marco è un bambino che mangia poco, che cresce poco e che non dorme mai. Maria allora prende in affitto un appartamento in cui si trova a trascorrere un mese di vacanza, sola, con il suo bambino di due anni. Durante questo periodo conosciamo Maria e conosciamo sia la storia della sua gravidanza che quella della sua vita. Una vita difficile, Maria non si sente all'altezza di essere madre e quando era incinta non si sentiva pronta per la gravidanza, il parto, le poppate, i pannolini. Però di fronte a lei ci sono suo marito, le sue sorelle e sua madre ad aiutarla; questo non basta, Maria ha sempre paura di sbagliare. A complicare le cose, durante questa vacanza, arriva Manfred, guida turistica e proprietario dell'appartamento in cui si è stabilita Maria. Manfred, a sua volta, è un uomo molto particolare, le sue caratteristiche principali sono:
l'odio nei confronti di tutte le donne, l'essere taciturno e silenzioso, l'amore per il luogo in cui vive.
Immaginate la situazione: un uomo che diffida di qualsiasi essere di sesso femminile e un madre che non crede in sè stessa. Il risultato è un episodio tragico:
 Una sera mentre Manfred sta cenando al piano di sotto, nel suo appartamento, al piano di sopra Marco si arrampica sul tavolo della cucina e inavvertitamente capovolge tutte le bottiglie che lo sovrastavano. Maria corre a vedere cosa è successo dopo aver sentito il forte rumore, vede i vetri per terra, il sangue e il suo bambino che non la smette di piangere. Manfred si accorge dell'accaduto e si accorge anche che d'un tratto, al piano di sopra, regna il silenzio più assoluto. Si precipita nell'appartamento, abbatte la porta e vede Marco svenuto a terra tra i vetri e Maria, nascosta dietro la porta, che fissa il vuoto immobile.
Da questo momento il suo sospetto nei confronti dell'incapacità, da parte delle donne, di crescere i figli aumenta; tra i due nascerà un rapporto di odio-sospetto-amore che li porterà a condividere strani pensieri e strane sensazioni.

Il libro è molto avvincente. All'inizio il ritmo è un pò lento perchè sulle situazioni prevale la psicologia dei personaggi: da una parte la storia di Maria e della sua insicurezza in quanto donna e, soprattutto, in quanto madre; Manfred, uomo solitario e silenzioso che dopo essere stato abbandonato dalla madre e dalla moglie non crede piùnell'amore, nel matrimonio e nelle figure femminili in genere. I capitoli sono brevi e in essi la particolarità è che al dialogo si alterna il pensiero dei personaggi e grazie ad esso scopriamo chi sta parlando con chi.

Bellissimo, secondo me, l'evidenziare continuamente la psicologia e i pensieri dei personaggi; non avevo letto mai niente della Comencini ma se i suoi libri sono simili a questo ben venga. La psicologia mi affascina e qui si dà molto spazio alle dimensioni interiori.






Info a proposito del film:d

Cast Artistico:

MARINA                             CLAUDIA PANDOLFI
MANFRED                          FILIPPO TIMI
ALBERT                             THOMAS TRABACCHI
STEFAN                             DENIS FASOLO
BIANCA                              MICHELA CESCON
LUNA                                  MANUELA MANDRACCHIA
GUSTAV                             FRANCO TREVISI

Intervista a Cristina Comencini:

Il film: Quando la notte” è stato il mio film più faticoso. È stato girato in montagna ad alta quota, siamo stati lì dalla preparazione alle riprese per quasi 7 mesi e abbiamo girato in condizioni climatiche estreme, in luoghi irraggiungibili se non a piedi o con l’elicottero. È stata una grande fatica soprattutto nella parte invernale: eravamo fuori 8-9 ore al freddo (sul Monte Moro, dove è ambientato il finale del film, la temperatura ha toccato i meno 17 gradi!) senza poterci riparare e senza muoverci, perché una volta raggiunto il posto bisognava, come sempre accade nel cinema, aspettare il momento giusto per poter girare. Credo che l’interazione fortissima, quasi violenta, con la natura, sia finita in qualche modo nel film e gli ha dato una potenza che va al di là del racconto.

Macugnaga: Nessun film era stato mai girato a Macugnaga. Il Monte Rosa è una montagna bellissima, comunica con il paese e lo sovrasta. Abbiamo avuto l’aiuto delle guide, in particolare di Gianni Tagliaferri, che è stato con noi tutto il tempo; ci ha accompagnato nei sopralluoghi ed ha aiutato Filippo Timi a diventare una guida, insegnandogli a camminare in montagna. Ha aiutato anche noi a evitare cadute, in particolare in una scena complicatissima in cui Claudia doveva correre su un crinale stretto e l’operatore e lo steadycam avanzavano o indietreggiavano uno alla volta perché non potevano starci più persone insieme. Ci è stato veramente molto vicino, così come gli uomini della funivia, che poi hanno interpretato loro stessi. Anche nella scena della festa abbiamo scelto persone del paese, con il loro accento e il loro modo di parlare. C’è stata un’integrazione molto forte tra cinema e luogo. Il film è il testimone di questo legame.

I luoghi: I posti molto belli scelti insieme a Giancarlo Basili, lo scenografo, erano difficilissimi da raggiungere. Per raggiungere le location ci siamo spostati in elicottero, jeep, funivie e seggiovie… Posti eccezionali, come quelli in cui abbiamo girato, fanno avanzare la tecnica cinematografica, sei continuamente messo alla prova. Abbiamo fatto tutti un’esperienza straordinaria, nonostante i giorni di scoramento e stanchezza, quelli in cui rimpiangevamo un cinema o un’uscita la sera, e quelli in cui era difficile alzarci la mattina, quando era ancora buio e faceva un freddo insopportabile. Ma il cinema è anche questo. Anche gli attori sono rimasti molto coinvolti dal paese e dalla montagna. È come se i sentimenti difficili del film, le loro emozioni, avessero trovato il luogo migliore per essere interpretati.

I bambini: Per il ruolo di Marco abbiamo scelto tre gemellini di due anni: Gianluca, Vincenzo e Leonardo che si sono alternati sulla scena. A quell’età è quasi impossibile dirigerli: fanno quello che vogliono e bisogna ricorrere a dei trucchi. Avevano caratteri molto diversi: c’era l’avventuroso, quello che piangeva di più e quello con il temperamento più dolce. Nei film di mio padre ci sono molti bambini, anche se più grandi del nostro, ed ho imparato da lui che bisogna rimanere il più possibile nascosti, trovare modi per coprire la macchina da presa. Abbiamo creato delle pareti con dei tessuti in modo che il bambino non ci vedesse. Poi, con il passare del tempo, ci siamo resi conto che si erano abituati alla nostra presenza, non eravamo più oggetto di curiosità e si disinteressavano completamente della macchina da presa. Una volta il bambino ha chiamato “mamma” Claudia.

La storia: Quando scrivo un libro non penso che sarà mai un film, è solo un romanzo. Uno degli aspetti che più mi preoccupava per la trasposizione cinematografica di “Quando la notte” era lo stile a monologhi interiori del libro: è la storia di un uomo e una donna che non si conoscono e, per capire chi è l’altro, si ascoltano e si pensano. Questo ovviamente al cinema non poteva essere fatto. Con Doriana Leondeff abbiamo paradossalmente ridato l’interiorità del libro con uno stile totalmente oggettivo. Abbiamo usato quello che il cinema può offrire al meglio e cioè la possibilità di restituire il silenzio, gli sguardi o il lento e reciproco osservarsi e desiderarsi. Un altro aspetto che il film ha permesso di potenziare è la montagna:la forza, la roccia, il freddo, il ghiaccio.

I sentimenti: Quando la notte” è una storia sulle differenze profonde tra l’uomo e la donna congiunte da un bambino. Manfred, abbandonato dalla madre da piccolo, è un uomo cresciuto in un mondo di uomini (il padre e i suoi due fratelli) e prova un grande risentimento nei confronti delle donne. Marina è una giovane donna in vacanza con il suo bambino, senza un uomo in grado di capire la sua solitudine e i sentimenti ambivalenti di amore e violenza che sente per il figlio. Manfred paradossalmente sarà l’unico in grado di conoscerla perché ha sofferto l’abbandono della madre e non da per scontato l’amore materno.

Il rapporto con l’altro, con il diverso da sé è rappresentato nel film dalle due funivie che vengono da due posti opposti, e si incrociano per un attimo. Io credo che proprio dalla differenza tra gli uomini e le donne nasca il contrasto forte, la paura, l’ambivalenza, ma anche il desiderio e una possibile, miracolosa comprensione.

Gli attori: Claudia Pandolfi e Filippo Timi hanno fatto il primo provino insieme, anzi il primo provino in assoluto che ho fatto per il ruolo di Marina e Manfred. Avrei potuto anche fermarmi lì e prenderli, ma come tutti i registi ho mille dubbi, così ho fatto molti altri provini ad attrici e attori bravissimi, però per età e per carattere loro erano perfetti.

Anche gli altri attori, da Thomas Trabacchi e Denis Fasolo, che interpretano i fratelli di Manfred, a Michela Cescon, che interpreta Bianca, sono autentici nel loro ruolo.

Credo di avere messo a dura prova gli attori, in particolare i protagonisti. Li ho diretti con idee precise di movimenti e azioni, forse all’inizio si sono sentiti chiusi in questa volontà artistica. È un po’ il mio modo di lavorare con gli attori e con la macchina da presa, non credo enormemente nella spontaneità, né al cinema né nella creatività in generale.

Quanto il tempo meteorologico ha influito sulla lavorazione?: Abbiamo avuto due problemi centrali durante le riprese: uno era “Che tempo farà?” e l’altro “Potremo fare queste scene?”. Prima volevamo il sole, poi la pioggia e il grigio, e infine la neve. Sandra Bonacchi, l’organizzatrice del film, era costantemente in comunicazione con un nostro consulente meteorologico che ci dava tutte le informazioni in tempo reale. Dovevamo essere sempre pronti a girare tutto, per cui anche la scenografia doveva avere tutti i set pronti in modo da poter cambiare in un attimo. L’unità di luogo ci ha favoriti, rendendo possibili i cambiamenti e facendoci risparmiare molto tempo. La scena in cui avviene l’incidente del bambino era difficilissima da fare perché si svolgeva in continuità sempre nella stessa casa, con il passaggio del tempo e senza altre scene fuori. Dovevamo passare dal pomeriggio alla sera andando avanti con la luce esterna calante, per arrivare al buio dentro casa e un ultimo lucore fuori, il tutto accompagnato sempre da una pioggia battente ricreata grazie alla costruzione intorno alle finestre di cannule da cui cadeva l’acqua sui vetri. C’è stato un grande combattimento: pioggia vera, pioggia finta, sole e nebbia.
Un altro aspetto era il freddo: cercavamo di coprirci il più possibile, dalle scarpe agli scaldini, ma non c’è niente che ti difende completamente dal freddo, se devi stare fermo ad aspettare il ciak, dovevamo solo riuscire a sopportarlo!
La casa: La casa di Manfred è centrale nella storia: non è solo il luogo in cui avviene l’incidente, ma anche il luogo in cui due sconosciuti iniziano ad ascoltarsi e ad osservarsi.
Quando siamo andati a fare i sopralluogo, Basili ed io avevamo in mente una casa molto isolata e vecchia, anche un po’ triste. Quella che abbiamo scelto possedeva già molte delle caratteristiche necessarie, le altre le abbiamo ricreate, abbiamo piantato degli alberi perché fosse più isolata. Alla fine quello che ci ha convinti a sceglierla era il fatto che fosse tutta nostra, che potevamo girare il piano di sotto e quello di sopra in alternativa a seconda dei cambiamenti del tempo. Inoltre è una casa che ha una grandissima atmosfera; dà un senso di tristezza e di abbandono. È la casa in cui Manfred ha vissuto con la moglie che se n’è andata con i bambini e dove lui è rimasto solo. Il luogo ideale per raccontare l’incontro tra due solitudini.
Il rifugio: Il rifugio era raggiungibile solo in elicottero, lì abbiamo girato tutti gli esterni e qualche interno. Dovevamo girare una scena molto importante, quella della scazzottata notturna tra fratelli nel giorno della festa, ma gli elicotteri non viaggiano di notte. Non sapevamo come fare, alla fine abbiamo deciso di passare la notte svegli perché le camere non bastavano per tutti. Prima abbiamo girato la scazzottata, e poi ci siamo radunati tutti per vedere l’alba sul Monte Rosa, uno spettacolo pazzesco, da lontano arrivava il rumore dell’elicottero che ci veniva a riprendere.
La produzione: Questo film ha richiesto un impegno produttivo notevole e sia Riccardo Tozzi, il produttore, che Gina Gardini, la delegata alla produzione, Sandra Bonacchi e Beppe Serra si sono spesi moltissimo affinché tutto andasse per il meglio. L’ottimizzazione di un film girato in quelle condizioni ha bisogno di grandissima organizzazione e capacità ideative sia in fase di stesura che in fase di realizzazione. L’appoggio di Cattleya è stato totale.
Il copione: È bello modificare un po’ i copioni quando arrivi nei posti; io l’ho fatto anche se non nelle sue linee essenziali. Ad esempio ho scoperto che a Macugnaga vive una comunità, i Valser, che ha una sua lingua e viene dalla Svizzera. Accanto alla chiesa antica c’è un grande tiglio del 1200 che per loro è sacro; attorno a questa chiesa abbiamo deciso di girare la processione. Sono venuti tutti, donne, uomini e bambini, vestiti con i loro costumi tradizionali. Ci hanno anche dato una Madonna del trecento che è portata dalle donne nella processione, a testimonianza della grande forza femminile di questa comunità.


Se il film è come il libro devo correre subito a vederlo!
Voi lo avete già visto? Il libro e il film si rispecchiano?
Al prossimo post!

domenica 6 novembre 2011

Ho il tuo numero - Sophie Kinsella


Adoro l'autunno. Giallo, arancione, rosso e marrone, castagne, foglie che cadono, le prime sciarpe, i primi stivali, la cioccolata calda, il camino acceso. Dopo l'estate è sicuramente questa la mia stagione preferita. L'autunno mi permette di riposare lo sguardo con i suoi colori caldi e con i primi torpori derivati dal fresco.
Novembre è il mese del nostro anniversario, mio e di miomarito, Novembre è il mese di San Martino, il mio quasi onomastico...e per festeggiare mi sono concessa un piccolo lusso:



Per questo libro uscito nelle librerie il 2 Novembre non potevano non scegliere una copertina "autunnale". I colori sono perfetti per questo periodo e il contenuto è perfetto per un sabato pomeriggio di relax: un bel pranzetto a casa con i genitori; la parrucchiera; una bella pizza al piatto, esclusivamente zucchine e mozzarella; coccole sul divano...
La settimana scorsa, o forse due settimane fa, mentre leggevo qualche discussione dei gruppi ai quali sono iscritta su aNobii mi imbatto in questa fantastica notizia: a breve sarebbe uscito un nuovo libro di Sophie Kinsella che, se ancora non fosse abbastanza chiaro, adoro con tutta me stessa. Ho aperto una nuova scheda sulla mia pagina internet, ho digitato Ibs e ho prenotato il libro. Il 2 Novembre, come dicevo, sarebbe uscito in libreria e io lo stesso giorno ho ricevuto il pacco direttamente a casa. Invece di 19.50 euro ne ho spesi 16 e mi sono divorata in un pomeriggio l'intero libro:


Ho il tuo numero, edito da Mondadori, prezzo di copertina 19 euro (ma come vi dicevo l'ho pagato 16 euro e qualche centesimo perchè Ibs sconta al 15% anche i nuovi arrivi), pagine 344 (lette tutte di un fiato purtroppo), codice ISBN 9788804611523.

Un romanzo al femminile, Sophie è la regina indiscussa del Chick-lit e non si smentisce mai. Adoro il suo modo di scrivere; mi innamoro ogni volta delle sue protagoniste un pò sbadate, un pò smemorate e un pò sfortunate. Quando sento che sta per uscire uno dei suoi libri corro subito ad ordinarli o a farmeli mettere da parte in libreria, perchè non riesco ad aspettare, non posso farmeli sfuggire, sono letteralmente "drogata" di Kinsella.

In questa storia la protagonista si chiama Poppy, di mestiere fa la fisioterapista e lavora in uno studio insieme alle sue due migliori amiche. Sta per sposarsi, sta organizzando il suo matrimonio con Magnus, un docente universitario specializzato in simboli e simbologie, insieme alla wedding planner Lucinda e tutta la sua vita, al momento, ruota intorno a questi due emisferi.
La prima scena del libro si apre proprio durante l'addio al nubilato della sfortunata Poppy, la quale prima riesce a perdere il suo anello di fidanzamento, un cimelio di famiglia molto importante e molto costoso che vanta, tra le altre cose, uno smeraldo di tre-quattro carati, e poi riesce anche a farsi rubare il cellulare.
Tutta la sua vita ruota intorno al suo cellulare, sta organizzando il suo matrimonio e sul suo telefono ci sono tutti i contatti utili, per il suo lavoro idem, nel suo telefono c'è tutto! Panico, non sa cosa fare. A peggiorare le cose, ovviamente, c'è anche la questione dell'anello: poco prima di farsi rubare il telefono aveva lasciato il suo recapito a tutti gli addetti alle pulizie dell'albergo in cui stava cenando, e ora? Se qualcuno dovesse trovare il suo anello come potrebbe comunicarglielo dal momento che non ha pià il suo insostituibile telefono?
Mentre si dispera nota che dentro uno dei tanti cestini della spazzatura è stato gettato un telefono nuovissimo e bellissimo, dopo essersi guradata intorno circospetta decide di prenderlo. Dopo tutto "una volta che un oggetto si trova in un cestino diventa proprietà di tutti e chiunque può prenderlo", questa è la sua filosofia "scarica-coscienza"!
Quel telefono le cambierà la vita.
Perchè??
Ragazze, non ve lo posso dire perchè se no vi rovino questa piacevolissima e bellissima lettura!
Compratelo!!!!!

La Kinsella è una donna meravigliosa, non so cosa darei per avere la sua inventiva e per scrivere come lei. E' bravissima, i suoi libro sono divertenti, piacevoli, interessanti, i personaggi ben costruiti e divertenti.
Che meraviglia! Ho iniziato questo libro dalla parrucchiera e l'ho terminato tra le braccia di miomarito. Un sabato perfetto!
Peccato che queste 344 pagine scorrono così in fretta. Se mi metto a pensare che per leggere un altro dei suoi libri dovrò aspettare come minimo un altro anno...divento triste!
Dovrebbe pubblicare un libro a settimana, forse così mi sentirei appagata. (Forse eh),
al prossimo post!

Che la festa cominci - Niccolò Ammaniti


Ciao a tutti!
Oggi voglio parlarvi di questo libro, da me terminato il 3 Novembre, il quale ha suscitato non poche dispute: c'è chi dice che si tratta di un libro bello e divertente e chi invece sostiene che questo libro non sia il migliore scritto da questo famoso scrittore. Chi, almeno una volta nella vita, non ha letto un libro di Niccolò Ammaniti? Io non ho paura è sicuramente uno dei più gettonati. Forse perchè i professori alle medie, e più spesso al liceo, decidono spesso di assegnarlo come "compito" per le vacanze estive. Sbagliatissimo!
Non si possono impartire ordini agli adolescenti.
Si può cercare di convincerli, di invogliarli, di incuriosirli.
Ogni volta che si pronuncia la formula " devi fare" il lui o la lei della situazione (ormoni compresi) faranno di tutto pur di non rispettare l'ordine, risultato: i più estremi leggeranno "Guerra e pace"; i temerari non leggeranno niente, nemmeno gli sms degli amici; i neutrali compreranno il libro, aspetteranno che sia bello che impolverato, lo infileranno in una qualche libreria\mensola dentro casa e si scaricheranno il riassunto da Wikipedia durante la seconda-terza settimana di scuola. In ogni caso nessuno di loro apprezzerà il libro.
Consoliamoci del fatto che durante qualche show televisivo alla domanda chi scrisse "Io non ho paura" probabilmente si ricorderanno del compito e sapranno rispondere. Che amarezza...
Torniamo a noi:


Casa editrice Einaudi, pagine 328, prezzo 13 euro ( io l'ho pagato 6 perchè l'ho trovato usato in un mercatino, però come potete vedere è in ottimo stato, non sembra che sia stato mai sfogliato), codice ISBN 9788866213024.

In questo libro abbiamo due storie che ad un certo punto si incontrano.
Da una parte troviamo la Belve di Abaddon, una sgangherata setta satanica. Il capo "spirituale" è Saverio Moneta detto Mantos il quale si trova in una situazione abbastanza tragica dal momento che tutti i componenti della sua temibile setta lo stanno abbandonando: Antonello Agnese detto Molten si è comprato una moto e si è unito agli Hell's angels di Subiaco; Paolino Scialdone detto Il falciatore li ha mollati ed è entrato nei Figli dell'Apocalisse. Se ne stanno andando tutti,sono rimasti soltanto in quattro. Mantos deve cercare di risolvere la situazione ma la setta non è l'unico dei suoi problemi, infatti, puntualmente a casa lo aspettano un suocero un pò troppo invadente, una moglie un pò burina che pur di non andare a letto con il marito preferisce avere dei figli con l'inseminazione artificiale e ovviamente i suoi due bambini. Nemmeno il lavoro riesce a gratificarlo: vende mobili tirolesi nel mobilificio del suocero che non fa altro che criticarlo e offenderlo ogni giorno di più.
Dall'altra parte abbiamo Fabrizio Ciba, un quarantenne scrittore famoso e carismatico. Ha scritto un libro di successo tradotto in diversi paesi stranieri e sta lavorando ad una serie di romanzi su una famiglia sarda, che però si rivela un'inutile perdita di tempo. Ciba ama spostarsi per la città con la sua eleganza e con la sua Vespa. Ama le donne. Ogni volta che ne incontra una sente che questa è l'amore della sua vita, progetta il loro futuro insieme e poi se ne dimentica.
A Villa Ada è stata organizzata una festa meravigliosa ed indimenticabile alla quale sono stati invitati tutti i personaggi di spicco del mometo, attori, attrici, calciatori, cantanti, musicisti, medici, veline, pittori, stilisti ecc. Anche Fabrizio Ciba, all'ultimo momento decide di parteciparvi. Le Belve DEVONO partecipare assolutamente perchè la loro vittima sacrificale sarà una delle protagoniste della festa: la cantante Larita. Anche Fabrizio incontra Larita e, guarda un pò, se ne innamora perdutamente. Mentre fantastica sul suo nuovo amore un blackout a Villa Ada scatena il delirio più assoluto...

Niccolò Ammaniti scrive molto bene; i capitoli sono brevi e concisi e in loro si alterna una volta la storia della setta e una volta la storia di Fabrizio Ciba fino a quando i protagonisti non si ritrovano tutti insieme nella Villa romana. Il libro scorre e, secondo me, è stata una storia piacevole.

Il dibattito che riguarda questo libro spesso si apre sul fatto comicità.
 Ammaniti riesce ad essere comico oppure fallisce miseramente?
Sul retro copertina leggo "L'irresistibile comicità di Ammaniti sa cogliere i vizi e le poche visrtù della nostra epoca". Personalmente non mi trovo in accordo con questa affermazione: che Ammaniti riesca a cogliere i vizi e le poche virtù della nostra società non ci piove, ma sulla comicità ho qualche dubbio. O magari il mio è un concetto un pò diverso in quanto a comicità. Mi è sembrato un libro piacevole, scorrevole ma comico no no e no.

Su aNobii gli ho dato ben 4 stelle perchè effettivamente mi è piaciuto, l'ho letto tutto di un fiato e se tornassi indietro lo ricoprerei ancora ( a 6 euro!). Ho preferito questo Ammaniti all'Ammaniti di "Io non ho paura" e badate bene: io i compiti di italiano li ho fatti sempre, sia in estate che in inverno, forse anche più del dovuto e "Io non ho paura" l'ho letto ben due volte; mmm dicevo? Ah si: ho preferito questo Ammaniti mille volte di più non tanto per la storia in sè quanto per il come è riuscito a scriverla.
E' stato simpatico...comico è una parola un pò grossa.
Un Ammaniti ironico in questo "Che la festa cominci", si, ironico mi piace molto di più.

Voi cosa ne pensate?

lunedì 31 ottobre 2011

Millennium Trilogy - Stieg Larsson



Ciao a tutti!
E' con un pò di tristezza che apro questo post, oggi. Ieri sera ho terminato il celebre romanzo "La regina dei castelli di carta", più di un anno e mezzo fa acquistai l'intera trilogia, era il periodo della maturità e spesso anzi che studiare passavo i miei pomeriggi a leggere questi libri...pomeriggi... Più o meno! Ricordo di aver terminato i primi due volumi nel giro di una decina di giorni.
Siccome mi scorrevano così bene e siccome il loro contenuto mi affascinava così tanto decisi di fermarmi.


Stieg Larsson è morto nel 2004. Aveva previsto di scrivere sette volumi, i primi tre sono stati completati e il quarto è rimasto incompleto. Non potevo leggere l'ultimo volume di seguito agli altri, non potevo perchè sapevo benissimo che non avrei potuto mai più leggere nient'altro scritto da questo scrittore meraviglioso. Ho resistito per più di un anno, poi però non ce l'ho più fatta, non sono riuscita a frenarmi e l'ho rispolverato dalla libreria, ho iniziato "La regina dei castelli di carta" e tre giorni dopo ho assaporato il finale di questa trilogia.

Sono triste perchè queste 857 pagine non mi sono bastate. Comunque ho deciso di parlarvene perchè se non li avete ancora letti dovete correre immediatamente in libreria o su un sito come Ibs, Bol eccetera e acquistarli e leggerli!
Proprio per questo motivo ho deciso di non raccontarvi la trama, mi limiterò a lasciarvi scritti i retrocopertina, i dettagli e qualche riflessione...questa volta non voglio svelarvi il contenuto perchè DOVETE e ripeto DOVETE fare questa esperienza: nella vita, almeno una volta, tra le altre cose bisogna necessariamente leggere La Divina Commedia, il corpus delle opere di Baudelaire, il vocabolario italiano e la Millenium Trilogy!



Volume 1: Uomini che odiano le donne, Casa editrice Marsilio serie farfalle, prezzo 21.50 euro, pagine 676, codice ISBN 9788831793322.

"Sono passati molti anni da quando Harriet, nipote prediletta del potente industriale Henrik Vanger, è scomparsa senza lasciare traccia. Da allora, ogni anno l'invio di un dono anonimo riapre la vicenda, un rito che si ripete puntuale e risveglia l'inquietudine di un enigma mai risolto. Ormai molto vecchio, Vanger decide di tentare per l'ultima volta di far luce sul mistero che ha segnato tutta la sia vita. L'incarico di cercare la verità è affidato a Mikael Blomkvist: quarantenne di gran fascino, Blomkvist è il giornalista di successo che guida la rivista Millennium, specializzata in reportage di denuncia sulla corruzione e gli affari loschi del mondo imprenditoriale. Sulle coste del Mar Baltico, con l'aiuto di Lisbeth Salander, giovane e abilissima hacker, indimenticabile protagonista femminile al suo fianco ribelle e inquieta, Blomkvist indaga a fondo la storia della famiglia Vanger, E più scava, più le scoperte sono spaventose."


Volume 2: La ragazza che giocava con il fuoco, edito da Marsilio serie farfalle, prezzo 21.50 euro, pagine 754, codice ISBN 9788831794985.

"Mikael Blomkvist è tornato vittorioso alla guida di Millennium, pronto a lanciare un numero speciale su un vasto traffico di prostituzione nei paesi dell'Est. L'inchiesta si preannuncia esplosiva: la denuncia riguarda un intero sistema di violenze e soprusi, e non risparmia poliziotti, giudici e politici, perfino esponenti dei servizi segreti. Ma poco prima di andare in stampa, un triplice omicidio fa sospendere la pubblicazione, mentre si scatena una vera e propria caccia all'uomo: l'attenzione di polizia e media nazionali si concentra su Lisbeth Salander, la giovane hacker, "così impeccabilmente competente e al tempo stesso così specialmente irrecuperabile", ora principale sospettata. Blomkvist incurante di quanto tutti sembrano credere, dà il via a un'indagine per accertare le responsabilità di Lisbeth, "la donna che odia gli uomini che odiano le donne".


Volume 3: (ahimè) La regina dei castelli di carta, edito da Marsilio editore serie farfalle, prezzo 21.50 euro, pagine 857, codice ISBN 9788831796774.

"La giovane hacker Lisbeth Salander è di nuovo immobilizzata in un letto d'ospedale, anche se questa volta non sono le cinghie di cuoio a tratenerla, ma una pallottola in testa. E' una minaccia: se qualcuno scava nella sua vita e ascolta quello che ha da dire, potenti organismi segreti crolleranno come castelli di carta. Deve sparire per sempre, meglio se rinchiusa in un manicomio. La cospirazione di cui si trova suo malgrado al centro, iniziata quando aveva solo dodici anni, continua. Intanto, il giornalista Mikael Blomkvist è riuscito ad avvicinarsi alla verità sul terribile passato di Lisbeth ed è deciso a pubblicare su Millennium un articolo di denuncia che farà tremare i servizi di sicurezza, il governo e l'intero paese. Non ci saranno compromessi"


Che dire?
  1. Lisbeth Salander è affascinante per la sua forza interiore e per il suo passato devastante. E' una donna piena di risorse, intelligente, carismatica e inquietante al tempo stesso.
  2. Mikael Blomkvist è descritto come il classico uomo "farfallone" al quale piacciono molto le donne e pranzare con caffè e tramezzini.
  3. Millennium, probabilmente, è la versione svedese e cartacea del nostro italianissimo programma televisivo Report, condotto da Milena Gabanelli. Se avete notizia di un giornale simile in Italia non esitate a lasciarmi il nome della testata scritto in un commento...perchè è di questo che gli italiani hanno bisogno. Il lavoro di Mikael Blomkvist è quello di chiarire e fare luce sui fatti e sulle persone che amministrano il suo paese. E' un uomo brillante, intelligente, che non da mai peso alle "dicerie" e che si impegna al 1000% nel suo lavoro.
  4. Lo stile dello scrittore è perfetto per un giallo: scorrevole, intrigante. Appena concludevo un capitolo non potevo non proseguire con il successivo. I colpi di scena spuntano come funghi, il ritmo è serrato e i continui cambi di scena all'interno di ogni capitolo fanno sì che questo non diventi pesante o noioso. Sembra di stare dentro un film. Coinvolgente, entusiasmante, forse unico. Larsson era una penna sottilissima, peccato che non potrà deliziarci mai più con i suoi scritti.
Questi libri e questo autore resteranno vivi nella mia memoria.
Cosa ne pensate? Avete letto Millenium?? Vi ho incuriosito almeno un pò??


PS: Si dice che l'ex compagna di Larsson vorrebbe completare di suo pugno il quarto volume. Sinceramente non so se lo comprerei perchè non sarebbe la stessa cosa. Secondo me la casa editrice Marsilio dovrebbe pubblicare quelle 200 pagine a prescindere dal dove l'autore si sia fermato. Personalmente, se ci fosse la possibilità, leggerei anche gli scarabocchi sui suoi libri di matematica; i biglietti di auguri; le liste della spesa e forse anche le sue agende...

sabato 22 ottobre 2011

Se stasera siamo qui - Catherine Dunne


Secondo libro della settimana.
Rimaniamo sempre in ambito TEA che, come avrete già capito, adoro ma questa volta ci spostiamo in un'ambientazione del tutto diversa perchè, ora, vi parlerò di donne!


Il libro Se stasera siamo qui scritto da Catherine Dunne è pubblicato da TEA al prezzo di 8.60 euro, pagine 317, codice ISBN 9788850222308.

Quattro donne, Georgie e Maggie, amiche dai tempi dell'asilo; Claire, loro coetanea e Nora, di pochi anni più matura. Queste quattro donne si incontrano ancora ragazza al Trinity College dove studiano tutte letteratura inglese. Georgie e Maggie, che sono amiche da sempre, abitano in uno degli appartamenti del padre di Georgie e stanno cercando una terza coinquilina. Claire, che si trova nel posto giusto al momento giusto, fa amicizia con Georgie e diventerà la terza proprietaria di casa. Nora, invece, vive a casa con i genitori che sembrano essere un pò troppo protettivi nei suoi confronti. Queste quattro donne, dopo il college, decidono di darsi un appuntamento mensile al fine di non perdersi di vista quindi, una volta o due al mese si ritrovano a cena a casa di una di loro e si aggiornano sulle novità.
Il libro presenta un prologo iniziale, dieci capitoli centrali e l'epilogo finale. Ogni capitolo porta un titolo e questo titolo corrisponde al nome di una delle quattro donne. In poche parole Claire, Georgie, Maggie, Georgie, Nora, Georgie, Claire, Georgie, Claire, Nora, Claire, Maggie si passano il testimone e una alla volta ci raccontano diversi episodi che riguardano la loro amicizia che dura da un quarto di secolo. Nel corso dei capitoli le conosciamo fino in fondo,i loro segreti più profondi, le loro paure, i tradimenti, le gioie, i matrimoni, le separazioni, i figli, i lavori, quello che ognuna di loro pensa delle altre, tutto. E mentre questo accade le donne si preparano ad incontrarsi per festeggiare la loro amicizia che dura da 25 anni. Quando finalmente si incontrano scoprono che una di loro manca all'appello, Georgie non c'è e non risponde al telefono. Suo marito Pete chiama le altre per sapere se sono al corrente di qualcosa, se l'hanno vista, sentita. Soltanto nell'epilogo scopriremo che fine ha fatto.

Catherine Dunne è una delle scrittrici che seguo con molto piacere, i suoi libri sono sempre soddisfacenti quando si ha bisogno di un pò di sana amicizia femminile. Spesso mi trovo a fantasticare sul come sarebbe vivere amicizie simili a quelle dei suoi libri...
Tanto tempo fa anche io avevo tre amiche per la pelle. Facevamo tutto insieme, ci vedevamo e chiamavamo ogni giorno; eravamo un pò come delle sorelle. Poi siamo cresciute e ognuna ha preso la sua strada per un motivo o per un altro. Ricordo con piacere tutto e so che non troverò mai delle amiche così.
Fortunatamente, grazie all'università, sto riscoprendo questo valore che per qualche anno, invece, ho lasciato celato nel mio cuore. L'università, tra le altre cose, mi ha regalato quattro amiche meravigliose e chissà, magari con il tempo anche noi diventeremo una Claire, una Maggie, una Georgie e una Nora!
Sarebbe fantastico!

Lontano da ogni cosa - Mattia Signorini



Buon Sabato a tutti!
Eccomi di nuovo qui a pralarvi delle mie letture della settimana.
Questo libro è stato il mio compagno di tempo perduto durante un sabato sera di pioggia e grandine. Miomarito era uscito con i suoi amici e io, rimasta a casa, dovevo per forza di cose trovarmi qualcosa da fare per impegnare il tempo. Allora, come prima cosa, mi sono guardata per la centomilamillesima volta il film Julie & Julia su Sky; poi ho deciso di prendere un libro dalla mia libreria e sistemarmi sotto il piumone dell'Ikea.



Il libro in questione si intitola Lontano da ogni cosa, scritto dal signor Mattia Signorini e pubblicato da una delle mie case editrici preferite: TEA. Il prezzo è 8.60 euro, pagine 271, codice ISBN 978885021751.

Come sono entrata in possesso di questo libro? Qualche tempo fa da Gulliver (la mia libreria preferita in assoluto) mia madre, approfittando di un 3per2, mi aveva regalato tre libri di questa casa editrice. Nessuno di questi tre faceva parte della mia wishlist quindi sono stati una vera e propria sorpresa. Il primo che ho voluto leggere è stato questo...direi che è arrivato il momento di raccontarvi il suo contenuto!

E' un libro vicino alla vita che sto conducendo ora: i ragazzi sono studenti universitari che si sono trovati ad abitare insieme in un appartamento in affitto per tutto il tempo in cui hanno frequentato l'università. Alberto e Stefano sono due coinquilini che vanno a lezione, studiano, si scambiano gli appunti e si fanno forza durante il periodo degli esami. A loro si aggiungerà, poi, Chiara, una ragazza conosciuta ad una festa universitaria che vuole fare la modella. Questi tre personaggi sono i tre vertici di un triangolo fatto di amicizia e, a volte, anche di amore.
Durante le duecentosettantuno pagine questo triangolo non farà altro che spezzarsi e ricomporsi vuoi per i litigi più stupidi, vuoi per il semplice fatto che la vita continua: dopo l'università, la laurea, hanno bisogno di un lavoro e mentre Alberto deciderà di seguire la strada dell'arte, Stefano con la sua laurea sotto un braccio e la sua malinconia nei confronti del passato e di Alberto sotto l'altro, si metterà alla ricerca della sua strada la quale sarà completamente altra rispetto il suo corso di studi. Stefano, infatti, riuscirà a scrivere una sceneggiatura cinematigrafica.

Il punto più particolare di questo libro è proprio la sceneggiatura.

Pagina 9:
3, 2, Uno

La cinepresa scivola sui movimenti di Alberto LAri che
gesticola e guarda nel vuoto quasi volesse impedirsi di
perdere il punto di giunta tra due pensieri, scarrella sul
suo volto di capelli semi-lunghi e Golden Virginia arro-
tolato in una specie di minisigaretta che gli penzola dal-
le labbra e sembra cadere da un momento all'altro ma
non cade mai, e gli conferisce un'aria involontaria di
afferratore di mondi e tessitore di idee e trascinatore di
gruppi. Stringe sull'immagine mia fuori quadro che entra a
scatti e interamente per qualche manciata di foto-
grammi e ne esce subito dopo frammentaria e barcollante.

Era l'ultimo anno di università[...]

Le parole che avete letto corrispondono alla prima pagina, il primo passo a cui andiamo incontro non appena decidiamo di leggere questo libro. Di fronte a questo incipit, io, personalmente, sono rimasta un pò allibita. Mi dicevo " ...ma che senso ha l'incipit se poi l'autore inizia a raccontare la storia di questi due che sono all'ultimo anno di università eccetera eccetera!?".
Poi leggi il libro e arrivi all'ultima pagina:




E allora capisci: durante la lettura del libro, in realtà, tu, lettore, stavi considerando i fatti che sono contenuti nella sceneggiatura di Stefano. Tu, lettore, sei dentro al film e scopri anche che il film, la cui trama non viene mai svelata, altro non è che la biografia di uno dei personaggi con i quali sei entrato in contatto durante tutto il racconto.
Che soddifazione chiudere un libro e dire: ho capito.

Non avendo di meglio da fare e avendo diverso tempo libero a disposizione sono riuscita a leggere l'intero libro in due forse tre ore, in questo modo ho avuto la possibilità di godermi questo film dall'inizio alla fine. Se vi capiterà di leggere questo libro vi consiglio di iniziarlo e finirlo nello stesso giorno, o al massimo nell'arco di tempo di una giornata. La cosa è fattibile prima di tutto perchè si tratta di 271 pagine secondo poi perchè la casa editrice ha impaginato il libro scrivendo le parole in esso contenute in corpo 14! E' scritto molto molto grande... se avessero usato un corpo di scrittura per così dire "consueto" probabilmente le pagine non sarebbero state 271 ma 120-130.
Come un racconto.

Credetemi, se riuscite a leggerlo tutto di un fiato potete capirne l'essenza e probabilmente vi stupirete, come me, di essere stati dentro ad un film e non dentro ad un libro.

Intelligente, è la parola che mi viene in mente per descriverlo...anche se il modo in cui è scritto non è intricato nè corretto (almeno in certi punti). Però mi è venuto da pensare che magari l'autore abbia scelto una prosa un pò scadente per simboleggiare qualcosa.
Sarà una critica ai film italiani sempre più scadenti?

Voi cosa ne pensate?

venerdì 14 ottobre 2011

Delfini - Banana Yoshimoto




Buongiorno a tutti!
Per fortuna, di Venerdì non ho lezione. Infatti questa mattina mi sono svegliata alle 11...e non mi sembrava vero.
Mi sono ricordata di questo libro ieri sera: qualche giorno fa, dopo averlo finito, ho preparato le foto e il post, poi però mi ero decisa di non pubblicarlo perchè non ero soddisfatta di cosa avevo scritto. Speriamo che questa volta sia quella buona anche perchè nel frattempo ho terminato un altro libro, ma di questo vi parlerò domani o dopo domani!




Delfini, edito da Universale Economica Feltrinelli al prezzo di 7 euro, pagine 171, codice ISBN 9788807722615.

Delfini è l'ultimo dei tre libri della Yoshimoto che ho acquistato di recente.
Protagonista di questa storia è Kimiko, scrittrice di romanzi rosa, la quale, non volendo si innamora di Goro. Dico "non volendo" perchè il loro amore è molto particolare: entrambi non concepiscono nemmeno lontanamente l'utilità del matrimonio e dei vincoli che un rapporto serio stabilisce tra due persone. Questo significa che pur uscendo insieme; pur andando a letto insieme; pur trascorrendo il loro tempo libero insieme; pur telefonandosi ogni giorno e pur facendo le quotidiane cose che ogni coppia vive abitualmente, decidono di non impegnarsi fino in fondo. Poi Goro ha già una relazione con una sua parente più anziana di lui (ma comunque bellissimma e stilosissima) che tra le altre cose convive con lui da anni...
Un giorno Kimiko si sveglia in un bagno di sudore, sintomo di una febbre violentissima che la costringe a letto. Non appena si riprende dalla malattia decide di vedersi con Goro, che la porta all'acquario di Tokio a vedere i delfini. Tornati a casa i due fanno l'amore. Kimiko è spaventata: ha paura di legarsi troppo a Goro e quindi decide di allontanarsi da Tokio. Trascorrerà diverso tempo in un tempio vicino al mare dove lavorerà come cuoca in cambio di un letto e di un pò di conforto. In questo tempio non è l'unica ospite...qui si rifugiano diverse donne di tutte le età, ognuna con i suoi problemi e ognuna con la sua voglia di lasciare tutto e rifugiarsi in un posto sicuro. Kimiko inizierà anche a conoscere queste ospiti e quella con cui legherà di più sarà Mami, una ragazza con delle doti soprannaturali, dalla quale verrà a sapere di essere incinta.
Kimiko, dopo un momento di turbamento, decide che è arrivato il momento di chiamare Goro per spiegargli la situazione, l'unica richiesta che gli propone è quella di riconoscere il bambino, non vuole nè che lasci Yukiko nè che la sposi. Però, le cose cambiano, le situazioni evolvono e le persone migliorano...

E' una storia di crescita interiore, è un diario intimo, è un insieme di emozioni fortissime.

Qualcosa, però, non funziona. Ho cercato di capire quale fosse questa nota stonata ma non ci sono riuscita.
Voi cosa ne pensate? Avete letto questo libro?

sabato 8 ottobre 2011

Grammatica italiana per tutti - Elisabetta Perini


Passeggiavo tra gli scaffali del supermercato, riempivo il carrello, ho sentito profumo di libri e il mio nasone mi ha portato a lui! Preso in mano, sfogliato, compreso, acquistato e ora non vado più in giro senza, questo libri è sempre nella mia borsa!

Se vedeste cosa porto con me giorno dopo giorno...


Edito da Giunti alla modica cifra di 9.90 euro, pagine 238, codice ISBN 9788809061019.

E' una grammatica tascabile essenziale, chiarissima e simpatica.
Da tenere sempre a portata di mano per risolvere quei futili dubbi che ci affliggono al momento della scrittura. Va bene sia per i più giovani che devono imparare, sia per chi non è poi così giovane e vuole rimanere allenato, sia per chi ha voglia di rispolverare.


(Io amo alla follia questo libro..ora devo informarmi a proposito di questa casa editrice perchè, nel caso in cui avesse prodotto anche grammatiche di lingue estere o addirittura di lingue morte...me le compro tutteee!) :)

Ehi, prof! - Frank McCourt



Terzo post in un giorno solo...questa mattina mi sono svegliata e ho deciso che avrei aggiornato il blog durante il pomeriggio. Avevo in mente ben 5 post e se continuo così probabilmente li pubblicherò tutti entro sera!

Questo libro è un libro importante per me. Vi spiego subito:
Ho incontrato per la prima volta questo autore nel video recensione girato da Daniela, una lettrice compulsiva come me! Questa ragazza ne ha parlato talmente tanto e talmente bene che mi sono incuriosita, sono andata in libreria e ho acquistato il primo libro di questa trilogia autobiografica, Le ceneri di Angela, me ne sono innamorata e sono corsa ad acquistare anche il secondo volume, Che paese l'America, ed infine il terzo, ciò di cui vi parlerò oggi.


Ehi, prof!, edito dalla casa editrice Adelphi, 11 euro, 309 pagine, codice ISBN 9788845923203.

Mentre il primo libro riguarda l'infanzia e il secondo libro riguarda la giovinezza, in questo libro Frank McCourt ci fa conoscere la sua esperienza lavorativa. Appena trasferito in America Frank si accontenta di qualche lavoro saltuario e decide di iscriversi all'università perchè vuole diventare insegnante. Una volta laureato finalmente trova lavoro in un istituto tecnico superioere e da qui inizia la sua lunga carriera. Sono riportate diverse scene che ha vissuto nelle varie classi durante la sua vita. Alcune molto divertenti e altre toccanti e commoventi.

Io studio Lettere Moderne e Contemporanee. Ogni volta che qualcuno mi incontra per strada e mi chiede cosa sto facendo di bello alla mia risposta l'espressione del viso dei miei interlocutori cambia. Puntualmente. Passano dal sorriso ad una sincera tristezza\rassegnazione\dispiacere e poi cercano di "risollevarmi" il morale: "Ah! Studi lettere? Bè vedrai che quando sarai laureata e specializzata e dovrai entrare nel mondo del lavoro la situazione degli insegnanti sarà migliore"...
Insegnanti? E chi ha parlato di insegnare!
Secondo il 90% dei miei conoscenti chi studia lettere è perchè ha come unica aspirazione di vita quella di fare l'insegnante. Ma chi l'ha detto?
Il giornalismo? L'editoria? La scrittura? Il teatro? Il cinema?
Dove mettiamo tutto questo?

Cha sia chiaro: io non voglio diventare insegnante. Primo perchè so cosa significa essere un insegnante; secondo perchè so cosa significa essere adolescente e terzo perchè so cosa significa "combattere con gli adolescenti"! Non fa per me...
E leggendo questo libro mi convinco che l'insegnamento non è la mia strada.

L'insegnante è come il medico: entrambi hanno una missione dettata dalla passione e da un'incredibile forza di volontà. Un insegnante che non sente il suo lavoro come una missione non sarà mai un buon insegnante. Se un insegnante non ha la passione non sarà mai in grado di "salvare" nessuna vita. Ci sono mestieri che sono missioni.

Studio lettere ma non voglio insegnare niente a nessuno. Io amo i libri e sento che l'editoria è la mia strada. Frank McCourt mi ha convinto!

Pagina 59-60:
Ricordate cosa diceva Pope? -Conosci
te stesso, rinuncia Dio a sondare\ è l'uomo lo studio
che l'uomo deve attuare-. Il primo giorno di scuola
dovrete mettervi accanto alla porta e far capire ai vostri
studenti quanto siete contenti di vederli. Restate in
piedi, mi raccomando. Qualsiasi autore di teatro vi
dirà che se l'attore si siede, si siede anche lo spettacolo.
 La mossa migliore in assoluto è quella di affermare
voi stessi e la vostra presenza e farlo nel corridoio
davanti all'aula. Ripeto: davanti all'aula. Quello è il vostro
territorio e quando sarete lì, gli altri vi vedranno
come un insegnante forte, impavido, pronto ad affrontare
l'orda. Perchè una classe è questo: Un'orda. E voi
insegnanti siete i guerrieri. La gente non riflette su
questa realtà. Il vostro territorio è come un'aura, vi segue
ovunque: nei corridoi, per le scale e nell'aula.
Non permettete mai agli alunni
di invadere il vostro territorio. Mai. E ricordate: gli insegnanti
che si mettono seduti, o anche in piedi, dietro la cattedra
sono fondamentalmente degli insicuri e dovrebbero
cercarsi un altro lavoro.

Lo dice anche Frank, insegnare è una missione!