mercoledì 16 novembre 2011

Mr Gwyn - Alessandro Baricco


Io sono una grande fan di Baricco.
Lo stimo molto, adoro i suoi libri e mi piace da morire ascoltarlo parlare...passerei ore ed ore ad ascoltarlo.
So che diversi anni fa conduceva una trasmissione in Tv chiamata Pickwick, questo lo so perchè mi sono guardata tutte le puntate su youtube e le ho adorate. Ora ho scoperto che ogni domenica su La Repubblica Baricco scrive un articolo su i 50 libri che più gli sono piaciuti, che più lo hanno colpito.
Mi piacerebbe molto vederlo più spesso in TV, fortunatamente Fabio Fazio, ogni ual volta viene pubblicato uno dei suoi libri, lo invita a Che tempo che fa, e io posso ascoltarlo.
L'ultimo libro non potevo di certo perderlo.
Per convincere mia madre ci ho messo un pò ma alla fine me lo ha acquistato. Il mio problema è che leggo molto e leggo molto velocemente. La situazione è questa: se dovessi star dietro al mio ritmo letterario probabilmente spendere centinaia e centinaia di euro ogni mese vuoi perchè leggo tanto vuoi perchè i libri costano tanto. Mia madre è sempre contenta quando mi vede felice di fronte ad un libro nuovo...però mi rendo conto che sta diventando un sacrificio.
Devo iniziare a leggere mattoni di 2000 pagine. E' ufficiale.


Edito da Feltrinelli, prezzo 14 euro, pagine 158, codice ISBN 9788807018626.

La storia vede come protagonista lo scrittore Jasper Gwyn che, come scrive Baricco:
"Mentre camminava per Regent's Park - lungo il viale che sempre sceglieva, tra i tanti - Jasper Gwyn ebbe d'un tratto la limpida sensazione che quanto faceva ogni giorno per guadagnarsi da vivere non era più adatto a lui. Già altre volte lo aveva sfiorato quel pensiero, ma mai con simile pulizia e tanto garbo"
Allora decide di scrivere un articolo per il Guardian, con il qualo collaborava saltuariamente. In questo articolo sono contenute cinquantadue che si prometteva di non rifare più, tra le quali scrivere e pubblicare libri.
In un primo momento decide di rifugiarsi in Spagna ma poi torna a casa. Qui si rende conto che la sua vita senza la scrittura non ha senso però ormai l'articolo è stato pubblicato e non avrebbe senso scrivere un altro libro. Cosa deciderà di far Jasper?
Farà finta di non aver scritto quell'articolo e si deciderà a pubblicare altri libri?
Oppure cambierà mestiere?

Baricco è stato geniale, ha inventato un nuovo mestiere merviglioso; ha inserito nel racconto quel tanto mistero che basta a tenerti incollato alle pagine del libro dalla prima all'ultima; ha inserito personaggi particolari e interessanti e ha creato un'atmosfera poetica intorno a questo nuovo personaggio.
Bello, bello, bello centomila volte bello!

Mi sei mancato tanto!

Quando la notte - Cristina Comencini


Ciao a tutti!
Finalmente un minuto libero! Tra Università, studio e letture varie non ho mi tempo per il blog!
In questo momento ho un forte mal di test quindi di studiare non se ne parla. Ho acceso il pc e mentre perdevo tempo su facebook mi sono detta "questa settimana ho letto due libri, sarà meglio non accumulare troppo 'lavoro'!". Ed eccomi qui.
Il primo libro di cui voglio parlarvi mi è stato consigliato da una persona fidata e sto parlando di:


Quando la notte di Cristina Comencini è stato pubblicato da Feltrinelli, prezzo 16 euro, 203 pagine, codice ISBN 9788807017902.

Se devo essere sincera il mio consigliere mi parlava del film, omonimo, che è stato tratto da questo libro. Siccome non mi piace guardare prima il film e poi leggere il libro e siccome le sue parole in merito al film mi avevano incuriosito sono corsa ad acquistare il libro e me lo sono letto tutto di un fiato.

Il pediatra ha consigliato a Maria di trascorrere con il suo bambino, Marco, un mese in montagna. Questo perchè Marco è un bambino che mangia poco, che cresce poco e che non dorme mai. Maria allora prende in affitto un appartamento in cui si trova a trascorrere un mese di vacanza, sola, con il suo bambino di due anni. Durante questo periodo conosciamo Maria e conosciamo sia la storia della sua gravidanza che quella della sua vita. Una vita difficile, Maria non si sente all'altezza di essere madre e quando era incinta non si sentiva pronta per la gravidanza, il parto, le poppate, i pannolini. Però di fronte a lei ci sono suo marito, le sue sorelle e sua madre ad aiutarla; questo non basta, Maria ha sempre paura di sbagliare. A complicare le cose, durante questa vacanza, arriva Manfred, guida turistica e proprietario dell'appartamento in cui si è stabilita Maria. Manfred, a sua volta, è un uomo molto particolare, le sue caratteristiche principali sono:
l'odio nei confronti di tutte le donne, l'essere taciturno e silenzioso, l'amore per il luogo in cui vive.
Immaginate la situazione: un uomo che diffida di qualsiasi essere di sesso femminile e un madre che non crede in sè stessa. Il risultato è un episodio tragico:
 Una sera mentre Manfred sta cenando al piano di sotto, nel suo appartamento, al piano di sopra Marco si arrampica sul tavolo della cucina e inavvertitamente capovolge tutte le bottiglie che lo sovrastavano. Maria corre a vedere cosa è successo dopo aver sentito il forte rumore, vede i vetri per terra, il sangue e il suo bambino che non la smette di piangere. Manfred si accorge dell'accaduto e si accorge anche che d'un tratto, al piano di sopra, regna il silenzio più assoluto. Si precipita nell'appartamento, abbatte la porta e vede Marco svenuto a terra tra i vetri e Maria, nascosta dietro la porta, che fissa il vuoto immobile.
Da questo momento il suo sospetto nei confronti dell'incapacità, da parte delle donne, di crescere i figli aumenta; tra i due nascerà un rapporto di odio-sospetto-amore che li porterà a condividere strani pensieri e strane sensazioni.

Il libro è molto avvincente. All'inizio il ritmo è un pò lento perchè sulle situazioni prevale la psicologia dei personaggi: da una parte la storia di Maria e della sua insicurezza in quanto donna e, soprattutto, in quanto madre; Manfred, uomo solitario e silenzioso che dopo essere stato abbandonato dalla madre e dalla moglie non crede piùnell'amore, nel matrimonio e nelle figure femminili in genere. I capitoli sono brevi e in essi la particolarità è che al dialogo si alterna il pensiero dei personaggi e grazie ad esso scopriamo chi sta parlando con chi.

Bellissimo, secondo me, l'evidenziare continuamente la psicologia e i pensieri dei personaggi; non avevo letto mai niente della Comencini ma se i suoi libri sono simili a questo ben venga. La psicologia mi affascina e qui si dà molto spazio alle dimensioni interiori.






Info a proposito del film:d

Cast Artistico:

MARINA                             CLAUDIA PANDOLFI
MANFRED                          FILIPPO TIMI
ALBERT                             THOMAS TRABACCHI
STEFAN                             DENIS FASOLO
BIANCA                              MICHELA CESCON
LUNA                                  MANUELA MANDRACCHIA
GUSTAV                             FRANCO TREVISI

Intervista a Cristina Comencini:

Il film: Quando la notte” è stato il mio film più faticoso. È stato girato in montagna ad alta quota, siamo stati lì dalla preparazione alle riprese per quasi 7 mesi e abbiamo girato in condizioni climatiche estreme, in luoghi irraggiungibili se non a piedi o con l’elicottero. È stata una grande fatica soprattutto nella parte invernale: eravamo fuori 8-9 ore al freddo (sul Monte Moro, dove è ambientato il finale del film, la temperatura ha toccato i meno 17 gradi!) senza poterci riparare e senza muoverci, perché una volta raggiunto il posto bisognava, come sempre accade nel cinema, aspettare il momento giusto per poter girare. Credo che l’interazione fortissima, quasi violenta, con la natura, sia finita in qualche modo nel film e gli ha dato una potenza che va al di là del racconto.

Macugnaga: Nessun film era stato mai girato a Macugnaga. Il Monte Rosa è una montagna bellissima, comunica con il paese e lo sovrasta. Abbiamo avuto l’aiuto delle guide, in particolare di Gianni Tagliaferri, che è stato con noi tutto il tempo; ci ha accompagnato nei sopralluoghi ed ha aiutato Filippo Timi a diventare una guida, insegnandogli a camminare in montagna. Ha aiutato anche noi a evitare cadute, in particolare in una scena complicatissima in cui Claudia doveva correre su un crinale stretto e l’operatore e lo steadycam avanzavano o indietreggiavano uno alla volta perché non potevano starci più persone insieme. Ci è stato veramente molto vicino, così come gli uomini della funivia, che poi hanno interpretato loro stessi. Anche nella scena della festa abbiamo scelto persone del paese, con il loro accento e il loro modo di parlare. C’è stata un’integrazione molto forte tra cinema e luogo. Il film è il testimone di questo legame.

I luoghi: I posti molto belli scelti insieme a Giancarlo Basili, lo scenografo, erano difficilissimi da raggiungere. Per raggiungere le location ci siamo spostati in elicottero, jeep, funivie e seggiovie… Posti eccezionali, come quelli in cui abbiamo girato, fanno avanzare la tecnica cinematografica, sei continuamente messo alla prova. Abbiamo fatto tutti un’esperienza straordinaria, nonostante i giorni di scoramento e stanchezza, quelli in cui rimpiangevamo un cinema o un’uscita la sera, e quelli in cui era difficile alzarci la mattina, quando era ancora buio e faceva un freddo insopportabile. Ma il cinema è anche questo. Anche gli attori sono rimasti molto coinvolti dal paese e dalla montagna. È come se i sentimenti difficili del film, le loro emozioni, avessero trovato il luogo migliore per essere interpretati.

I bambini: Per il ruolo di Marco abbiamo scelto tre gemellini di due anni: Gianluca, Vincenzo e Leonardo che si sono alternati sulla scena. A quell’età è quasi impossibile dirigerli: fanno quello che vogliono e bisogna ricorrere a dei trucchi. Avevano caratteri molto diversi: c’era l’avventuroso, quello che piangeva di più e quello con il temperamento più dolce. Nei film di mio padre ci sono molti bambini, anche se più grandi del nostro, ed ho imparato da lui che bisogna rimanere il più possibile nascosti, trovare modi per coprire la macchina da presa. Abbiamo creato delle pareti con dei tessuti in modo che il bambino non ci vedesse. Poi, con il passare del tempo, ci siamo resi conto che si erano abituati alla nostra presenza, non eravamo più oggetto di curiosità e si disinteressavano completamente della macchina da presa. Una volta il bambino ha chiamato “mamma” Claudia.

La storia: Quando scrivo un libro non penso che sarà mai un film, è solo un romanzo. Uno degli aspetti che più mi preoccupava per la trasposizione cinematografica di “Quando la notte” era lo stile a monologhi interiori del libro: è la storia di un uomo e una donna che non si conoscono e, per capire chi è l’altro, si ascoltano e si pensano. Questo ovviamente al cinema non poteva essere fatto. Con Doriana Leondeff abbiamo paradossalmente ridato l’interiorità del libro con uno stile totalmente oggettivo. Abbiamo usato quello che il cinema può offrire al meglio e cioè la possibilità di restituire il silenzio, gli sguardi o il lento e reciproco osservarsi e desiderarsi. Un altro aspetto che il film ha permesso di potenziare è la montagna:la forza, la roccia, il freddo, il ghiaccio.

I sentimenti: Quando la notte” è una storia sulle differenze profonde tra l’uomo e la donna congiunte da un bambino. Manfred, abbandonato dalla madre da piccolo, è un uomo cresciuto in un mondo di uomini (il padre e i suoi due fratelli) e prova un grande risentimento nei confronti delle donne. Marina è una giovane donna in vacanza con il suo bambino, senza un uomo in grado di capire la sua solitudine e i sentimenti ambivalenti di amore e violenza che sente per il figlio. Manfred paradossalmente sarà l’unico in grado di conoscerla perché ha sofferto l’abbandono della madre e non da per scontato l’amore materno.

Il rapporto con l’altro, con il diverso da sé è rappresentato nel film dalle due funivie che vengono da due posti opposti, e si incrociano per un attimo. Io credo che proprio dalla differenza tra gli uomini e le donne nasca il contrasto forte, la paura, l’ambivalenza, ma anche il desiderio e una possibile, miracolosa comprensione.

Gli attori: Claudia Pandolfi e Filippo Timi hanno fatto il primo provino insieme, anzi il primo provino in assoluto che ho fatto per il ruolo di Marina e Manfred. Avrei potuto anche fermarmi lì e prenderli, ma come tutti i registi ho mille dubbi, così ho fatto molti altri provini ad attrici e attori bravissimi, però per età e per carattere loro erano perfetti.

Anche gli altri attori, da Thomas Trabacchi e Denis Fasolo, che interpretano i fratelli di Manfred, a Michela Cescon, che interpreta Bianca, sono autentici nel loro ruolo.

Credo di avere messo a dura prova gli attori, in particolare i protagonisti. Li ho diretti con idee precise di movimenti e azioni, forse all’inizio si sono sentiti chiusi in questa volontà artistica. È un po’ il mio modo di lavorare con gli attori e con la macchina da presa, non credo enormemente nella spontaneità, né al cinema né nella creatività in generale.

Quanto il tempo meteorologico ha influito sulla lavorazione?: Abbiamo avuto due problemi centrali durante le riprese: uno era “Che tempo farà?” e l’altro “Potremo fare queste scene?”. Prima volevamo il sole, poi la pioggia e il grigio, e infine la neve. Sandra Bonacchi, l’organizzatrice del film, era costantemente in comunicazione con un nostro consulente meteorologico che ci dava tutte le informazioni in tempo reale. Dovevamo essere sempre pronti a girare tutto, per cui anche la scenografia doveva avere tutti i set pronti in modo da poter cambiare in un attimo. L’unità di luogo ci ha favoriti, rendendo possibili i cambiamenti e facendoci risparmiare molto tempo. La scena in cui avviene l’incidente del bambino era difficilissima da fare perché si svolgeva in continuità sempre nella stessa casa, con il passaggio del tempo e senza altre scene fuori. Dovevamo passare dal pomeriggio alla sera andando avanti con la luce esterna calante, per arrivare al buio dentro casa e un ultimo lucore fuori, il tutto accompagnato sempre da una pioggia battente ricreata grazie alla costruzione intorno alle finestre di cannule da cui cadeva l’acqua sui vetri. C’è stato un grande combattimento: pioggia vera, pioggia finta, sole e nebbia.
Un altro aspetto era il freddo: cercavamo di coprirci il più possibile, dalle scarpe agli scaldini, ma non c’è niente che ti difende completamente dal freddo, se devi stare fermo ad aspettare il ciak, dovevamo solo riuscire a sopportarlo!
La casa: La casa di Manfred è centrale nella storia: non è solo il luogo in cui avviene l’incidente, ma anche il luogo in cui due sconosciuti iniziano ad ascoltarsi e ad osservarsi.
Quando siamo andati a fare i sopralluogo, Basili ed io avevamo in mente una casa molto isolata e vecchia, anche un po’ triste. Quella che abbiamo scelto possedeva già molte delle caratteristiche necessarie, le altre le abbiamo ricreate, abbiamo piantato degli alberi perché fosse più isolata. Alla fine quello che ci ha convinti a sceglierla era il fatto che fosse tutta nostra, che potevamo girare il piano di sotto e quello di sopra in alternativa a seconda dei cambiamenti del tempo. Inoltre è una casa che ha una grandissima atmosfera; dà un senso di tristezza e di abbandono. È la casa in cui Manfred ha vissuto con la moglie che se n’è andata con i bambini e dove lui è rimasto solo. Il luogo ideale per raccontare l’incontro tra due solitudini.
Il rifugio: Il rifugio era raggiungibile solo in elicottero, lì abbiamo girato tutti gli esterni e qualche interno. Dovevamo girare una scena molto importante, quella della scazzottata notturna tra fratelli nel giorno della festa, ma gli elicotteri non viaggiano di notte. Non sapevamo come fare, alla fine abbiamo deciso di passare la notte svegli perché le camere non bastavano per tutti. Prima abbiamo girato la scazzottata, e poi ci siamo radunati tutti per vedere l’alba sul Monte Rosa, uno spettacolo pazzesco, da lontano arrivava il rumore dell’elicottero che ci veniva a riprendere.
La produzione: Questo film ha richiesto un impegno produttivo notevole e sia Riccardo Tozzi, il produttore, che Gina Gardini, la delegata alla produzione, Sandra Bonacchi e Beppe Serra si sono spesi moltissimo affinché tutto andasse per il meglio. L’ottimizzazione di un film girato in quelle condizioni ha bisogno di grandissima organizzazione e capacità ideative sia in fase di stesura che in fase di realizzazione. L’appoggio di Cattleya è stato totale.
Il copione: È bello modificare un po’ i copioni quando arrivi nei posti; io l’ho fatto anche se non nelle sue linee essenziali. Ad esempio ho scoperto che a Macugnaga vive una comunità, i Valser, che ha una sua lingua e viene dalla Svizzera. Accanto alla chiesa antica c’è un grande tiglio del 1200 che per loro è sacro; attorno a questa chiesa abbiamo deciso di girare la processione. Sono venuti tutti, donne, uomini e bambini, vestiti con i loro costumi tradizionali. Ci hanno anche dato una Madonna del trecento che è portata dalle donne nella processione, a testimonianza della grande forza femminile di questa comunità.


Se il film è come il libro devo correre subito a vederlo!
Voi lo avete già visto? Il libro e il film si rispecchiano?
Al prossimo post!

domenica 6 novembre 2011

Ho il tuo numero - Sophie Kinsella


Adoro l'autunno. Giallo, arancione, rosso e marrone, castagne, foglie che cadono, le prime sciarpe, i primi stivali, la cioccolata calda, il camino acceso. Dopo l'estate è sicuramente questa la mia stagione preferita. L'autunno mi permette di riposare lo sguardo con i suoi colori caldi e con i primi torpori derivati dal fresco.
Novembre è il mese del nostro anniversario, mio e di miomarito, Novembre è il mese di San Martino, il mio quasi onomastico...e per festeggiare mi sono concessa un piccolo lusso:



Per questo libro uscito nelle librerie il 2 Novembre non potevano non scegliere una copertina "autunnale". I colori sono perfetti per questo periodo e il contenuto è perfetto per un sabato pomeriggio di relax: un bel pranzetto a casa con i genitori; la parrucchiera; una bella pizza al piatto, esclusivamente zucchine e mozzarella; coccole sul divano...
La settimana scorsa, o forse due settimane fa, mentre leggevo qualche discussione dei gruppi ai quali sono iscritta su aNobii mi imbatto in questa fantastica notizia: a breve sarebbe uscito un nuovo libro di Sophie Kinsella che, se ancora non fosse abbastanza chiaro, adoro con tutta me stessa. Ho aperto una nuova scheda sulla mia pagina internet, ho digitato Ibs e ho prenotato il libro. Il 2 Novembre, come dicevo, sarebbe uscito in libreria e io lo stesso giorno ho ricevuto il pacco direttamente a casa. Invece di 19.50 euro ne ho spesi 16 e mi sono divorata in un pomeriggio l'intero libro:


Ho il tuo numero, edito da Mondadori, prezzo di copertina 19 euro (ma come vi dicevo l'ho pagato 16 euro e qualche centesimo perchè Ibs sconta al 15% anche i nuovi arrivi), pagine 344 (lette tutte di un fiato purtroppo), codice ISBN 9788804611523.

Un romanzo al femminile, Sophie è la regina indiscussa del Chick-lit e non si smentisce mai. Adoro il suo modo di scrivere; mi innamoro ogni volta delle sue protagoniste un pò sbadate, un pò smemorate e un pò sfortunate. Quando sento che sta per uscire uno dei suoi libri corro subito ad ordinarli o a farmeli mettere da parte in libreria, perchè non riesco ad aspettare, non posso farmeli sfuggire, sono letteralmente "drogata" di Kinsella.

In questa storia la protagonista si chiama Poppy, di mestiere fa la fisioterapista e lavora in uno studio insieme alle sue due migliori amiche. Sta per sposarsi, sta organizzando il suo matrimonio con Magnus, un docente universitario specializzato in simboli e simbologie, insieme alla wedding planner Lucinda e tutta la sua vita, al momento, ruota intorno a questi due emisferi.
La prima scena del libro si apre proprio durante l'addio al nubilato della sfortunata Poppy, la quale prima riesce a perdere il suo anello di fidanzamento, un cimelio di famiglia molto importante e molto costoso che vanta, tra le altre cose, uno smeraldo di tre-quattro carati, e poi riesce anche a farsi rubare il cellulare.
Tutta la sua vita ruota intorno al suo cellulare, sta organizzando il suo matrimonio e sul suo telefono ci sono tutti i contatti utili, per il suo lavoro idem, nel suo telefono c'è tutto! Panico, non sa cosa fare. A peggiorare le cose, ovviamente, c'è anche la questione dell'anello: poco prima di farsi rubare il telefono aveva lasciato il suo recapito a tutti gli addetti alle pulizie dell'albergo in cui stava cenando, e ora? Se qualcuno dovesse trovare il suo anello come potrebbe comunicarglielo dal momento che non ha pià il suo insostituibile telefono?
Mentre si dispera nota che dentro uno dei tanti cestini della spazzatura è stato gettato un telefono nuovissimo e bellissimo, dopo essersi guradata intorno circospetta decide di prenderlo. Dopo tutto "una volta che un oggetto si trova in un cestino diventa proprietà di tutti e chiunque può prenderlo", questa è la sua filosofia "scarica-coscienza"!
Quel telefono le cambierà la vita.
Perchè??
Ragazze, non ve lo posso dire perchè se no vi rovino questa piacevolissima e bellissima lettura!
Compratelo!!!!!

La Kinsella è una donna meravigliosa, non so cosa darei per avere la sua inventiva e per scrivere come lei. E' bravissima, i suoi libro sono divertenti, piacevoli, interessanti, i personaggi ben costruiti e divertenti.
Che meraviglia! Ho iniziato questo libro dalla parrucchiera e l'ho terminato tra le braccia di miomarito. Un sabato perfetto!
Peccato che queste 344 pagine scorrono così in fretta. Se mi metto a pensare che per leggere un altro dei suoi libri dovrò aspettare come minimo un altro anno...divento triste!
Dovrebbe pubblicare un libro a settimana, forse così mi sentirei appagata. (Forse eh),
al prossimo post!

Che la festa cominci - Niccolò Ammaniti


Ciao a tutti!
Oggi voglio parlarvi di questo libro, da me terminato il 3 Novembre, il quale ha suscitato non poche dispute: c'è chi dice che si tratta di un libro bello e divertente e chi invece sostiene che questo libro non sia il migliore scritto da questo famoso scrittore. Chi, almeno una volta nella vita, non ha letto un libro di Niccolò Ammaniti? Io non ho paura è sicuramente uno dei più gettonati. Forse perchè i professori alle medie, e più spesso al liceo, decidono spesso di assegnarlo come "compito" per le vacanze estive. Sbagliatissimo!
Non si possono impartire ordini agli adolescenti.
Si può cercare di convincerli, di invogliarli, di incuriosirli.
Ogni volta che si pronuncia la formula " devi fare" il lui o la lei della situazione (ormoni compresi) faranno di tutto pur di non rispettare l'ordine, risultato: i più estremi leggeranno "Guerra e pace"; i temerari non leggeranno niente, nemmeno gli sms degli amici; i neutrali compreranno il libro, aspetteranno che sia bello che impolverato, lo infileranno in una qualche libreria\mensola dentro casa e si scaricheranno il riassunto da Wikipedia durante la seconda-terza settimana di scuola. In ogni caso nessuno di loro apprezzerà il libro.
Consoliamoci del fatto che durante qualche show televisivo alla domanda chi scrisse "Io non ho paura" probabilmente si ricorderanno del compito e sapranno rispondere. Che amarezza...
Torniamo a noi:


Casa editrice Einaudi, pagine 328, prezzo 13 euro ( io l'ho pagato 6 perchè l'ho trovato usato in un mercatino, però come potete vedere è in ottimo stato, non sembra che sia stato mai sfogliato), codice ISBN 9788866213024.

In questo libro abbiamo due storie che ad un certo punto si incontrano.
Da una parte troviamo la Belve di Abaddon, una sgangherata setta satanica. Il capo "spirituale" è Saverio Moneta detto Mantos il quale si trova in una situazione abbastanza tragica dal momento che tutti i componenti della sua temibile setta lo stanno abbandonando: Antonello Agnese detto Molten si è comprato una moto e si è unito agli Hell's angels di Subiaco; Paolino Scialdone detto Il falciatore li ha mollati ed è entrato nei Figli dell'Apocalisse. Se ne stanno andando tutti,sono rimasti soltanto in quattro. Mantos deve cercare di risolvere la situazione ma la setta non è l'unico dei suoi problemi, infatti, puntualmente a casa lo aspettano un suocero un pò troppo invadente, una moglie un pò burina che pur di non andare a letto con il marito preferisce avere dei figli con l'inseminazione artificiale e ovviamente i suoi due bambini. Nemmeno il lavoro riesce a gratificarlo: vende mobili tirolesi nel mobilificio del suocero che non fa altro che criticarlo e offenderlo ogni giorno di più.
Dall'altra parte abbiamo Fabrizio Ciba, un quarantenne scrittore famoso e carismatico. Ha scritto un libro di successo tradotto in diversi paesi stranieri e sta lavorando ad una serie di romanzi su una famiglia sarda, che però si rivela un'inutile perdita di tempo. Ciba ama spostarsi per la città con la sua eleganza e con la sua Vespa. Ama le donne. Ogni volta che ne incontra una sente che questa è l'amore della sua vita, progetta il loro futuro insieme e poi se ne dimentica.
A Villa Ada è stata organizzata una festa meravigliosa ed indimenticabile alla quale sono stati invitati tutti i personaggi di spicco del mometo, attori, attrici, calciatori, cantanti, musicisti, medici, veline, pittori, stilisti ecc. Anche Fabrizio Ciba, all'ultimo momento decide di parteciparvi. Le Belve DEVONO partecipare assolutamente perchè la loro vittima sacrificale sarà una delle protagoniste della festa: la cantante Larita. Anche Fabrizio incontra Larita e, guarda un pò, se ne innamora perdutamente. Mentre fantastica sul suo nuovo amore un blackout a Villa Ada scatena il delirio più assoluto...

Niccolò Ammaniti scrive molto bene; i capitoli sono brevi e concisi e in loro si alterna una volta la storia della setta e una volta la storia di Fabrizio Ciba fino a quando i protagonisti non si ritrovano tutti insieme nella Villa romana. Il libro scorre e, secondo me, è stata una storia piacevole.

Il dibattito che riguarda questo libro spesso si apre sul fatto comicità.
 Ammaniti riesce ad essere comico oppure fallisce miseramente?
Sul retro copertina leggo "L'irresistibile comicità di Ammaniti sa cogliere i vizi e le poche visrtù della nostra epoca". Personalmente non mi trovo in accordo con questa affermazione: che Ammaniti riesca a cogliere i vizi e le poche virtù della nostra società non ci piove, ma sulla comicità ho qualche dubbio. O magari il mio è un concetto un pò diverso in quanto a comicità. Mi è sembrato un libro piacevole, scorrevole ma comico no no e no.

Su aNobii gli ho dato ben 4 stelle perchè effettivamente mi è piaciuto, l'ho letto tutto di un fiato e se tornassi indietro lo ricoprerei ancora ( a 6 euro!). Ho preferito questo Ammaniti all'Ammaniti di "Io non ho paura" e badate bene: io i compiti di italiano li ho fatti sempre, sia in estate che in inverno, forse anche più del dovuto e "Io non ho paura" l'ho letto ben due volte; mmm dicevo? Ah si: ho preferito questo Ammaniti mille volte di più non tanto per la storia in sè quanto per il come è riuscito a scriverla.
E' stato simpatico...comico è una parola un pò grossa.
Un Ammaniti ironico in questo "Che la festa cominci", si, ironico mi piace molto di più.

Voi cosa ne pensate?