sabato 24 novembre 2012

La libreria dei libri proibiti - John Harding



Ciao amici lettori,
eccomi qui con un'altra recensione, ve l'ho detto, oggi approfitto di questo pomeriggio da pausa per smaltire gli arretrati. Pensate che ho letto questo libro il 13 Settembre! Ancora devo recensirlo quindi non perdo tempo e inizio subito:

La biblioteca dei libri proibiti di John Harding, edito da Garzanti, prezzo di copertina 17.60 euro, ma io l'ho pagato 6 euro al mercatino dell'usato, 253 pagine, codice ISBN 9788811681830.

New England, 1891. E' notte fonda ormai. Nell'antica dimora di Blithe House regnano il silenzio e l'oscurità. Per Florence, giovane orfana di dodici anni, è finalmente giunto il momento che ogni giorno aspetta con ansia. Attenta a non far rumore, sale le scale e entra nella vecchia biblioteca. Nella grande stanza abitata dalla polvere e dall'abbandono ci sono gli unici amici che le tengano davvero compagnia, i libri. Libri proibiti per Florence. Non potrebbe nemmeno toccarli: da sempre le è vietato leggere. Così ha imposto lo zio che l'ha allevata con il fratellino Giles. Un uomo misterioso, che l'ha condannata a vivere confinata in casa insieme alla servitù. Ma Florence è furba e determinata e ha imparato a leggere da sola. Ha intuito che nei libri è racchiusa la strada per la libertà. Perché proprio in quella biblioteca, tra i vecchi volumi di Sir William Scott, Jane Austen, Charles Dickens, Geoge Eliot e Shakespeare, si nasconde un segreto legato a doppio filo alla morte dei suoi genitori. Una terribile verità che, notte dopo notte, getta ombre sempre più inquietanti sulla vita di tutti. Strani episodi iniziano a sconvolgere la dimora. Prima la morte violenta e inspiegabile della governante, poi l'arrivo della nuova istitutrice del fratellino, che odia Florence con tutta sé stessa. Per la ragazza camminare per i corridoi della casa è sempre più pericoloso. Deve essere astuta e stare attenta a tutto, al minimo scricchiolio del legno, a un soffio di vento, agli occhi che la fissano sinistri dai dipinti. La verità ora è una questione di vita o di morte. E per trovarla Florence avrà bisogno delle parole che si annidano nei libri e dell'anima oscura che si nasconde in lei. Un romanzo indimenticabile. In corso di pubblicazione in tutto il mondo, ha entusiasmato i lettori e incantato la critica, diventando uno dei casi letterari più commentati della stagione. Sullo sfondo di atmosfere magiche e inquietanti, John Harding racconta una storia di misteri e bugie, di verità oscure di speranze inattese in cui la forza della lettura e dei libri, forse, può persino salvare la vita.

Secondo me Florence è completamente pazza.
Dimostrazione della mia tesi:

  1. Tuo zio non vuole che tu vada a scuola, impari a leggere e ti faccia un'istruzione perché secondo lui le donne istruite sono un pericolo? Capisco che tu possa non accettarlo e che tu voglia a tutti i costi imparare a leggere e scrivere e, soprattutto, che tu voglia a tutti i costi trascorrere le giornate nella fantasmagorica biblioteca di casa tua, cara Florence. Allora, se tuo zio non si è mai fatto vedere lungo l'intero corso della tua vita, che te ne importa? Leggi! Studia! Al massimo,se mai dovesse accorgersene (cosa davvero poco probabile visto che questo fantomatico zio non ha mai dato segni di vita) cosa potrà farti? Ucciderti? Picchiarti? NO. Lei non pensa a questo; lei si sente perseguitata. Controllata. Spiata. Da chi non lo sa nemmeno lei, però è così. Forse i volti imprigionati nei quadri di casa, con i loro occhi indagatori, forse loro la osservano e riferiscono tutto allo zio. (E' pazza).
  2. Tuo fratello torna a casa, dopo l'orribile esperienza nel collegio della città, tu sei felice, cara Florence, perché tutto è tornato al suo posto. Tu puoi giocare e passare il tuo tempo con Giles e nessuno potrà mai dividervi. Starete insieme per sempre. Poi, però, arriva la nuova istitutrice. E' una ragazza giovane e bella, Giles le è molto affezionato. Indovina un po'? Mentre Florence e la povera sciagurata si divertono al lago vicino casa, la povera disgraziata muore affogata. Erano presenti solo la diretta interessata e Florence, cosa sarà accaduto? (E' pazza di gelosia nei confronti del fratello).
  3. Alla casa arriva una nuova istitutrice e Florence si sente perseguitata anche da lei. Questa signora è un demonio che la segue dagli specchi; la spia; la odia e, dulcis in fundo, vuole mangiarsi suo fratello. Allora Florence la uccide (non vi dico come perché la parte dell'omicidio è stata una delle più interessanti del libro) e già che c'è uccide anche il suo migliore amico e lo abbandona nel bel mezzo di un bosco. Quando ormai sono tutti morti, Florence può tornare a vivere la sua vita con il piccolo Giles, che per buona parte del libro è rinchiuso in una torre della villa in cui vivono e non è cosciente perché Florence lo addormenta ripetutamente con un panno e una boccetta di cloroformio. (E' pazza o è una mia impressione?).
Marty, il libro ti è piaciuto o no?
Ci ho pensato per molto tempo e, alla fine, gli ho dato quattro stelle su aNobii.
Ho letto questo libro e ho assimilato la storia contenuta al suo interno. Così:
se devo pensare a Florence come se fosse la vittima delle varie vicissitudini, allora a questo libro non posso dare più di una stella perché è una storia quasi ridicola e davvero poco verosimile, di quelle, insomma, che non piacciono a me (De gustibus).
Però, se devo pensare a Florence come se fosse la pazza psicopatica che manovra questo teatrino di omicidi e di situazioni terrificanti, simili a quelle che troviamo normalmente nei cari film horror, allora questo libro mi ha fatto impazzire.
Siccome difficilmente mi faccio scoraggiare ho deciso di propendere per questa seconda versione.
Quando leggiamo, ogni libro ci trasmette delle sensazioni che, poi, sono anche l'origine del ricordo che ne abbiamo. Mentre leggevo questa storia non ho fatto altro che pensare che la protagonista fosse davvero fuori di testa. Non so se l'autore aveva in mente di comunicare questo messaggio, ma, per quanto mi riguarda, ogni pagina ne è stata la conferma. E se è davvero così, e se ho davvero compreso il libro, posso assicurarvi che la storia è terrificante. Florence è pazza, psicopatica ed è una serial killer bipolare che di giorno ama i libri e le storie in essi contenuti e di notte si trasforma: ha delle visioni terribili della realtà, sente delle voci agghiaccianti e uccide, nella maniera più crudele e allo stesso tempo più lucida, perché secondo lei è giusto.

O magari non ho capito niente e Florence è una bambina normalissima vittima di strani mostri mangia-bambini. Se è così no, non lo consiglio nemmeno al mio peggiore nemico.
Voi l'avete letto??
Cosa avete capito? (secondo voi la mia versione è sbagliata o Florence è psicolabile?)

Io e te - Nicolò Ammaniti


Buonasera cari amici lettori,
non mi fermo un attimo...e tirocinio e lezioni e studio e esami e università e scuola...sono sempre impegnatissima. Però, leggo ancora abbastanza (contando che nel mese di Ottobre sono arrivata a 9 libri e, per ora, sono al quinto libro di Novembre), ma voi amici lettori non potete saperlo dal momento che le recensioni sono sempre più sporadiche. Quindi, oggi sabato 24 Novembre, anniversario della morte del fantastico e celeberrimo Freddy Mercury, ho deciso di prendermi un pomeriggio di pausa dalla vita universitaria per dedicarmi al mio carissimo blog!
Inizio subito con la recensione di un libro di cui avrei voluto parlare alla prima liceo in cui sto svolgendo il mio tirocinio didattico. Sto parlando di:

Io e te di Niccolò Ammaniti, edito da Einaudi, prezzo di copertina 10 euro, 117 pagine, codice ISBN 9788806206802.

Barricato in casa per trascorrere nascosto da tutti la sua settimana bianca, Lorenzo, un quattordicenne introverso e un po' nevrotico, si prepara a vivere il suo sogno solipsistico di felicità: niente conflitti, niente fastidiosi compagni di scuola, niente commedie e finzioni. Il mondo con le sue regole incomprensibili fuori della porta e lui stravaccato su un divano, circondato di Coca-cola, scatolette di tonno e romanzi horror. Sarà Olivia, che piomba all'improvviso nel bunker con la sua ruvida e cagionevole vitalità, a far varcare a Lorenzo la linea d'ombra, a fargli gettare la maschera di adolescente difficile e accettare il gioco caotico della vita là fuori. Con questo racconto di formazione Ammaniti aggiunge un nuovo, lancinante scorcio a quel paesaggio dell'adolescenza di cui è impareggiabile ritrattista. E ci dà con Olivia una figura femminile di fugace e struggente bellezza.

 Questa storia è strutturata così:
Abbiamo un inizio e una fine in cui compare un solo personaggio: è Lorenzo, ormai adulto. Al centro, invece, c'è un ricordo: Lorenzo è giovane, è un adolescente, e come tutti i giovani vive una crisi interiore.
E' figlio unico e i suoi genitori gli vogliono bene; vorrebbero che fosse un ragazzo normale, una ragazzo che fa sport, che ha degli amici con cui divertirsi, che va bene a scuola e, tutto sommato, ai loro occhi, Lorenzo è proprio questo. I suoi genitori, però, non sanno che il Lorenzo che conoscono è una maschera.
Nel corso della sua infanzia, infatti, Lorenzo si è sempre sentito diverso dagli altri: tutti i bambini e i ragazzini socializzavano e chiacchieravano e comunicavano tra loro, mentre lui è sempre stato in disparte, in silenzio, asociale, ad osservare. Ha capito di che pasta sono fatti gli altri ragazzi e ha capito come sono "classificati":

  • Ci sono i bulletti che di solito indossano pantaloni larghi che mostrano gli slip, che di solito si spostano con quel determinato motorino e usano quel determinato slang; 
  • Ci sono i nerd sfigatoni che indossano la cinta e i pantaloni a sigaretta, che alzano sempre la mano in classe, che sono bravi a scuola, ma non troppo bravi con le ragazze, e che puntualmente vengono massacrati dai bulletti. 
L'idea che Lorenzo ha della scuola è molto simile a quella che hanno i biologi della catena alimentare, ma non ci sono le piante, gli erbivori e i carnivori; in questa catena alimentare ci sono i nerd sfigatoni, i bulletti e i professori.
Lorenzo, dopo anni di osservazione silenziosa, ha capito che l'anello più confortevole è quello dei bulletti e ha scoperto che indossando le vesti di questi personaggi tutti coloro che lo circondano sono più felici.
Questa messa in scena gli permette di vivere la sua vita senza troppi intoppi.
Ma Lorenzo non è così. Lorenzo è un asociale che adora stare solo.

Il ricordo che ci viene proposto nella parte centrale di questo libro è proprio la dimostrazione lampante di tutto ciò che ho appena scritto. Lorenzo, al fine di rendere felice e orgogliosa sua madre, finge di essere stato invitato in settimana bianca da alcuni compagni di classe. In realtà, questi ragazzi, mentre decidevano chi invitare o meno, non avevano nemmeno preso in considerazione quel ragazzo che ai loro occhi sembrava tanto strano e tanto diverso da loro. Ma Lorenzo, pur di far felice sua madre, si "imbuca virtualmente" in questo viaggio. Il giorno della partenza trova una scusa e si fa lasciare non proprio nel preciso punto di ritrovo...e mentre sua madre torna a casa lui percorre la città e si chiude nella cantina di casa sua.
 Da quel momento lo aspettano sette giorni di beata solitudine dove potrà essere sè stesso fino in fondo.

Soltanto che ad un certo punto arriva Olivia, la sua sorellastra. I due si conoscono bene, trascorrono del tempo insieme e si scambiano delle promesse per il futuro.
Nella parte finale, ossia quando svanisce il ricordo e torna il vero Lorenzo, scopriamo che Olivia non ha mantenuto la sua promessa.

Io non so se questa è una storia vera o una storia che, comunque, parte da un personaggio realmente esistito. Sinceramente, però, non ho voluto nemmeno informarmi, perché avere questo dubbio mi fa sentire molto più legata a questo libro. Triste, sì, ma terribilmente vero.
Ho letto delle opinioni si aNobii e c'è chi si è lamentato del prezzo e del fatto che gli editori, invece di essere onesti, preferiscono pubblicare tutti i libri degli autori che hanno già "un nome", e che magari sono inutili e poco convincenti, piuttosto che pubblicare libri obbiettivamente godibili.
Queste persone non hanno capito "Io e te". Non hanno capito la storia, i temi affrontati e non hanno capito che un libro per essere BELLO non deve per forza essere felice, spensierato e di ottomilamillioni di pagine.
Questo libro è adattissimo ad un pubblico giovane, alle prime armi, che per la prima volta si sta affacciando verso il panorama letterario contemporaneo italiano. Io l'ho apprezzato molto e avrei tanto voluto tenere una lezione nella classe in cui lavoro. Poi, però, ha vinto Novecento di Baricco.

mercoledì 7 novembre 2012

La libreria dei nuovi inizi - Anjali Benerjee


Ciao amici lettori!
Ho proprio voglia di parlarvi di questo libro perché l'ho letto la sera del 24 Ottobre e ancora non riesco a decidere se mi è piaciuto davvero o no.
Siccome questa sera sono anche un po' polemica se avete intenzione di leggere "La libreria dei nuovi inizi" vi consiglio di non leggere la recensione, credo proprio che farò qualche spoiler qua e là.
Ma procediamo con ordine:

La libreria dei nuovi inizi di Anjali Benerjee, edito Rizzoli, 334 pagine, codice ISBN 9788817049313.

C'è una vecchia libreria, a Shelter Island, dove ad aggirarsi in cerca di compagnia e buone letture non sono solo gli affezionati clienti. Qui, tra stanze in penombra, riccioli di polvere e parquet scricchiolanti, i libri hanno davvero un'anima e, quasi godessero di vita propria, sanno farsi scegliere dal lettore giusto al momento giusto... Che non si tratti di una libreria come le altre Jasmine lo capisce subito: in fuga da Los Angeles e da un ex marito che le ha spezzato il cuore, non si aspetta certo che ad accoglierla, accanto all'eccentrica zia Ruma, siano gli ospiti della Grande Letteratura. E quando la zia parte, affidando proprio a lei la guida del negozio, saranno Shakespeare ed Edgar Allan Poe a svelarle a poco a poco i segreti del mestiere. E se Beatrix Potter la aiuterà a sedare orde di bambini scatenati e Julia Child le consentirà di accontentare anche le signore più esigenti in cucina, come potrà Jasmine resistere alle suadenti parole di Neruda, deciso, a quanto pare, a spingerla tra le braccia di un affascinante sconosciuto? La libreria dei nuovi inizi è una irresistibile commedia romantica, e insieme un omaggio lieve e incantato al potere della letteratura. Perché in un buon libro c'è tutto: le emozioni, gli incontri e le risposte che possono anche cambiarci la vita.

Ecco qual è il mio problema:
ho letto questo libro in una serata, dopo cena, sotto il piumone con una tazza di tè fumante.
L'ho divorato, un po' perché è scritto in corpo 24 e un po' perché la scrittura è molto semplice e  lo stile lineare. Quello che non mi convince è la trama.
Jasmine è una donna che sta cercando di uscire da un triste capitolo della sua vita dove i protagonisti principali sono un tradimento, un divorzio e la solitudine.
Sembrerebbe che sia ancora innamorata di Robert, il quale ,invece, ha già iniziato una relazione con la donna con la quale tradiva sua moglie.
Sembrerebbe che Jasmine stia cercando di auto-convincersi che il divorzio sia l'unico lato positivo del suo matrimonio, ma non ci riesce mai davvero e così, durante le sue giornate solitarie, si ferma a pensare alla sua vecchia casa, al suo vecchio matrimonio, al suo vecchio uomo e non riesce a vedere quello che di nuovo le ha messo di fronte agli occhi il destino.

In suo soccorso arriva la zia Ruma, una donna stravagante che gestisce una libreria molto particolare, infatti, i volumi di spicco non sono le ultime uscite, i best seller o le auto-biografie non scritte da Alex Del Piero e Francesco Totti; i volumi di spicco sono classici, prime uscite, testi introvabili e volumi fuori dai "cataloghi". Nella libreria di zia Ruma regna il particolare, il pezzo unico e il pezzo introvabile.
A questo si addiziona lo spiccato disordine, in cui però tutto è in ordine; la poca pulizia, che però fa guadagnare spessore e carattere ai libri e degli strani eventi, difficili da definire.

Ad un certo punto la Zia Ruma deve partire, deve compiere un viaggio in India al fine di curare il suo povero cuore malato, e l'unica persona che secondo lei può occuparsi al meglio della libreria è proprio Jasmine.
Ovviamente Jasmine accetta la proposta, fa i bagagli e si trasferisce a Shelter Island. Non ha più contatti al di fuori dell'isola, dal momento che internet e la rete telefonica sembrano concetti astratti e utopici, e la ragazza ha la possibilità di farsi due conti in tasca; di mettere a posto la sua coscienza e di capire cosa vuole dalla vita.
Nella libreria ricomincia a vivere: ricomincia ad interagire con le persone vere e facebook diventa un ricordo lontano; si interessa dei problemi dei suoi vicini, si affeziona ai suoi clienti e anche alla piccola soffitta polverosa in cui è costretta a vivere.

E qui arriva il bello, che oltre ad essere bello è anche il motivo della mia profonda indecisione:
Jasmine è costretta, nel vero senso etimologico del termine, a vivere nella piccola soffitta sopra la libreria  quando potrebbe benissimo stare nella sua camera nella casa dei genitori che abitano ad un tiro di sasso da lì.
E perché è costretta?
Perché se non vivesse lì gli spiriti degli autori che hanno scritto i libri contenuti nella libreria compirebbero degli atti vandalici spaventosi, come rovesciare scaffali e lanciare oggetti.
E non è tutto. Zia Ruma e Jasmine hanno un dono: possono interagire con questi spiriti.
Edgar Allan Poe spunta da uno scaffale e inizia a bisticciare con Julia Child; una signora entra in libreria dicendo che non si ricorda il titolo, ma nemmeno l'autore, ma nemmeno la casa editrice, ma nemmeno la storia del libro che sta cercando e magicamente il libro chiamato in causa senza essere chiamato viene investito da una luce celestiale, così Jasmine capisce quale libro sta cercando la disperata cliente ed episodi simili popolano la storia.
Vi chiederete: ma come è possibile? Da cosa deriva questo fantastico dono?
Deriva da un episodio accaduto anni e anni prima: Zia Ruma, dopo essere stata picchiata dal suo primo marito, prega Ganesh e gli chiede di salvarla. Ganesh risponde facendo cadere il Mahabharata, un poema epico di mille pagine, sulla testa dell'infame signor marito uccidendolo. Poi Ganesh compare al cospetto della ancor giovine zia Ruma e le dice che suo marito non potrà più farle del male e poi ha continuato:
(Pagina 296) "Ho scritto novantamila versi del Mahabharata con la mia zanna rotta. E nonostante questo la gente l'ha dimenticato, come ha dimenticato tanto altri scrittori dopo di me. Gli ho risposto che io non lo avrei mai dimenticato. Come avrei potuto ripagarlo? Mi aveva fatto il dono più grande di tutti: mi aveva restituito la libertà. A quel punto Ganesh ha detto: Realizzerai il tuo vero sogno: aprire una libreria. E avrai in dono la capacità di vedere gli spiriti degli scrittori defunti. Il tuo compito sarà di tenerli in vita attraverso le loro stesse parole, attraverso le loro opere, affinché non vengano dimenticati. Risposi che l'avrei fatto con immensa gioia. Lui disse: Ti concedo questo dono speciale, la più profonda e completa comprensione della letteratura, che tramanderai alle donne forti e coraggiose tra le tue discendenti. Figlie, nipoti o pronipoti, ma solo quelle che avranno la giusta sensibilità, e lo meriteranno appieno." 

Zia Ruma parla con Ganesh.
Ganesh le da questo dono.
Ma per favore!
La storia sarebbe stata molto più VERA se non ci fosse stata tutta questa aurea mistica. Il libro, secondo me, ha perso tanta credibilità dopo questa rivelazione. Avrei preferito che Jasmine e Zia Ruma fossero state della pazze furiose, allora il dialogo con gli spiriti avrebbe avuto senso.
Sicuramente sarebbe stato più credibile.
E  questa nota negativa mi fa innervosire, perché il libro si presentava bene, era molto piacevole, Jasmine era un personaggio interessante (fino a quando non è andata a letto con lo spirito di un famoso scrittore defunto).
L'inizio mi è piaciuto, da un certo punto in poi è stata una perdita di tempo.
Non so proprio decidere che voto dargli...mi aiutate voi?

domenica 4 novembre 2012

Una finestra vistalago - Andrea Vitali



Ciao amici lettori!
Mamma mia quanto tempo è passato dall'ultimo post, però, a mia discolpa devo dire che, oltre alle lezioni e allo studio, da una settimana a questa parte sono impegnata anche con il tirocinio nel mio ex liceo. Devo preparare lezioni e interrogazioni; correggere i compiti in classe; studiare...non ho mai un attimo di tempo per me.
Oggi, però, sono a casa. A pranzo sono stata da mio cugino, che inaugurava la sua nuova casa finalmente ristrutturata, e ho mangiato un sacco di cose buonissime. L'unico inconveniente è che sono le 20.30 e sono ancora satolla. Quindi ho deciso di scrivere una recensione, anziché mangiare per inerzia.
Oggi voglio parlarvi di:

Una finestra vistalago di Andrea Vitali, la mia edizione è firmata Mondolibri, ma quella originale è della Garzanti, 395 pagine, 9.90 euro (edizione originale 16,00 euro), codice ISBN 8811665361.

Di Arrigoni Giuseppe ce ne sono tanti a Bellano, un paese del Lago di Como. Impossibile conoscerli tutti. Anche nella vita di Eraldo Bonomi, operaio tessile del cotonificio, ce ne sono troppi. E sarà proprio un Arrigoni Giuseppe a segnare il suo destino, dove brillano l'amore per la bella Elena e la militanza politica nel PSIUP. Il colpo di fulmine per Elena fa del Bonomi un uomo pericoloso, che sfiora segreti, scopre altarini, esamina scheletri sapientemente nascosti negli armadi di una provincia che sembra monotona, in quei paesi dove l'omonimia può essere fonte di equivoci ma anche, a volte, il viatico verso la libertà. Una finestra vistalago è un appassionante romanzo corale e polifonico. L'avidità sessuale e la religione del denaro accendono passioni e lotte, moltiplicando chiacchiere, pettegolezzi e bugie. Seguendo l'evoluzione di questo paese-microcosmo popolato di gente comune, Andrea Vitali ci fa assaporare la storia del nostro paese dagli anni Cinquanta ai turbolenti Settanta. Sulla scia di Piero Chiara e Mario Soldati, si conferma narratore seducente, maestro dell'antica arte del racconto italiano: trame ricche di azione ma dagli indugi sapienti, intrighi dove spesso la burla sfiora la tragedia, vicende che, attraverso la superficie, raccontano la profondità.
Quando parto per la mia settimana universitaria lascio un po' di posto nella valigia per almeno due o tre libri, sempre. Ho la fortuna di avere delle coinquiline appassionatissime di lettura quasi quanto me e, perciò, di solito, dopo aver visto "Una mamma per amica" e aver consumato la cena, ci chiudiamo nelle nostre rispettive camere e leggiamo. A volte qualcuna esce, qualcun'altra si guarda un film in salotto, ma spesso ci raccogliamo per leggere. Questo significa che, oltre ad avere splendidi momenti di pace e tranquillità, leggiamo tantissimo.
Detto libro, e quello di cui vi parlerò nella prossima recensione, è stato il mio compagno di un giorno: nelle pause tra una lezione e l'altra; durante la siesta post-pranzo\ pre-studio e dopo cena.
Un libro in un giorno.
Anche se devo ammettere che i romanzi di Vitali si prestano a letture piuttosto celeri, un po' perché i capitoli sono brevissimi, un po' perché la prosa è semplice e scorrevole e un po' perché le storie sono lineari, niente di contorto o intricato. Se voglio rilassarmi e staccare la spina della testa dalla presa della corrente del mondo so che con un libro del genere il successo è assicurato.

Questa volta abbiamo uno spaccato della Bellano post bellica.
Conosciamo tanti personaggi che bene o male sono tutti collegati tra loro per via di legami di parentela, per il lavoro che svolgono o per il semplice fatto che Bellano è tutta lì.
La particolarità che distingue questo romanzo dagli altri è il fatto che l'impostazione è un po' quella della commedia degli equivoci: abbiamo tanti personaggi che hanno lo stesso nome e che sono conosciuti da tutti gli altri abitanti della città, ma che spesso vengono confusi gli uni con gli altri.
Immaginate cosa può succedere se un Giuseppe Arrigoni padre di famiglia viene confuso con un Giuseppe Arrigoni Brigante e malfamato.

Un libro davvero piacevole e leggero.
Se avete bisogno di una pausa, forse questo fa per voi.
Lo avete letto?
Come vi è sembrato?