sabato 12 gennaio 2013

Tu, mio - Erri De Luca




Buonasera cari amici lettori,
credo che oggi questa sarà la mia ultima recensione, poi ci "rivedremo" sabato prossimo con i libri letti fino a quel momento. Gennaio, anche se pieno di impegni universitari, si sta rivelando un mese in cui le letture sono state proficue, sia perché sono state tante (e spero che a fine mese saranno ancora di più) sia perché ho scoperto autori nuovi, come Erri De Luca:

Tu, mio di Erri De Luca, edito dall'Universale Economica Feltrinelli, prezzo di copertina 6.50 euro, 114 pagine, codice ISBN 9788807815928.

Trama:
Il ragazzo e il mare: l'avventura estiva di un adolescente del dopoguerra, l'incontro con la pesca, e con una ragazza più grande, con il suo segreto, con il suo dolore per la perdita del padre in guerra, prima della fine delle vacanze. C'è un'estate brusca nell'età giovanile in cui si impara il mondo di corsa. In un'isola del Tirreno, in mezzo agli anni cinquanta del secolo, un pescatore che ha conosciuto la guerra e una giovane donna dal nome difficile, senza intenzione, trasmettono a un ragazzo la febbre del rispondere. Qui si racconta una risposta, un eccomi, decisivo come un luogo di nascita. Tu, mio è un racconto di superamento della cosiddetta "linea d'ombra", centrato sul passaggio dai privilegi dell'adolescenza alla ruvidezza della maturità. Oltre alle illusioni della giovinezza si apre il campo all'avventura nell'esistenza; e questa avventura, ogni adolescente lo scopre con il dolore, con la sofferenza, non potrà mai essere cifrata negli schemi delle consolazioni giovanili

Un romanzo di formazione in cui il protagonista indiscusso è un ragazzo che sta abbandonando l'adolescenza per addentrarsi nel labirinto intricato dell'età adulta, con tutto ciò che questo comporta: trovare un lavoro o terminare gli studi; il primo amore; le amicizie difficili; la nuova condizione fisica..
Ma la tematica amorosa è quella che emerge in maniera preponderante.
Ci si innamora così, cercando nella persona amata il punto a nessuno rivelato, che è dato in dono solo a chi scruta, ascolta con amore. Ci si innamora da vicino, ma non troppo, ci si innamora da un angolo acuto un poco in disparte in una stanza, presso una tavolata, seduto in un giardino dove gli altri ballano al ritmo di una musichetta insulsa e decisiva che fa da colla di pesce per una faccia che si appunta a spilli sul diaframma del petto.
L'adolescenza è il momento clou in cui iniziano a manifestarsi i primi amori, le prime cotte che poi sono anche le più belle, quelle che ci ricordiamo per tutta la vita. In questa storia, però, il primo amore di questo ragazzo è un amore complicato: la donna amata è una bellissima ragazza straniera, arrivata sull'isola di Ischia per trascorrere le vacanze; è una ragazza bellissima e molti se ne sono accorti. Il protagonista si accorge che questa ragazza è diversa, nei suoi occhi splende una luce tutta particolare e la sua espressione nasconde una mal celata tristezza. Siamo negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, il periodo più buio della storia dell'umanità.
C'era la guerra come c'è il libeccio, la siccità, la stagione senza passaggio di tonni. C'era: un solo verbo reggeva tutto il male e il bene che succedeva agli uomini.
Il protagonista ha voglia di imparare e di sapere quello che è stato, pone domande a chi la guerra l'ha vissuta, legge libri, ma la sua sete di sapere non si dissipa mai. Decide di chiedere informazioni a Nicola, lui la guerra l'ha fatta, è stato a Sarajevo e sa cosa significa vivere a contatto con gli ebrei, ma Nicola tace, preferisce non ricordare quello che è stato e concentrarsi sulla sua passione: la pesca. Il protagonista pesca e pensa, pensa e pesca, ma quella ragazza non esce dai suoi pensieri. Nicola se ne accorge e quando le chiede il nome si scopre la verità. Caia, Haiele, è ebrea.
L'amore che prova diventa sempre più forte, anche la ragazza se ne accorge e i due si legano sempre più, stringendo i lacci di un legame difficile da definire. Una cosa certa c'è: l'amore provato dal ragazzo è un amore fortissimo, tanto quanto quello che lega un padre ad una figlia; Caia stessa prova un forte sentimento, lo stesso che può provare una figlia nei confronti del proprio padre. Un alone mistico li avvolge in un'estate per cambiare, un'estate per crescere, un'estate al termine della quale il protagonista tornerà alla vita di tutti i giorni, si laverà di dosso il sale e serberà il ricordo di un amore che sarebbe potuto essere, ma che non è stato.

Leggere questo libro è stato una rivelazione.
Erri De Luca è un poeta e questo racconto si legge velocemente, forse troppo.
A me è piaciuto tantissimo, voi che ne pensate?

L'abito di piume - Banana Yoshimoto


 Cari amici lettori,
eccomi qui a raccontarvi la storia di un libro che ho inaspettatamente ricevuto a Natale.
Ogni anno consegno la wish list ufficiale alla mami, così da poter attingervi per i regali di Natale. Quest'anno, invece, di liste non ne ho prodotte, vuoi per il poco tempo a disposizione, vuoi per le idee poco chiare.
Mia sorella, di sua iniziativa, mi ha regalato due libri della Yoshimoto e io ne sono stata molto felice.
Questo, in particolare, l'ho terminato prima di subito, ed ora eccomi qui per parlarvene:


L'abito di piume di Banana Yoshimoto, edito dall'Universale economica Feltrinelli, il prezzo di copertina è coperto perché si tratta di un regalo, 130 pagine, codice ISBN 9788807819384.

Trama:
Hotaru torna nel paese natale, un piccolo borgo tranquillo attraversato da un fiume, per dimenticare le sue pene d'amore. Era andata ad abitare a Tokyo e, per otto anni, aveva vissuto una relazione sentimentale con un uomo sposato, un fotografo sempre impegnato nel lavoro che inaspettatamente l'aveva abbandonata. Il ritorno di Hotaru è un ritorno all'infanzia, un modo per ritrovare pace e serenità tra gli amici, e l'affetto della nonna. La madre è morta e il padre, un famoso psicologo, è in viaggio in California. Hotaru trascorre le giornate aiutando la nonna nel suo caffè dall'atmosfera intima e familiare. Rivede luoghi e persone del passato, soprattutto la sua vecchia amica Rumi, dotata di una speciale capacità di intuire ciò che si nasconde nell'animo delle persone. Un giorno, dopo una passeggiata lungo le sponde del fiume, Hotaru incontra Mitsuru, un ragazzo che le lascia una strana sensazione di dejà vu...Il titolo originale del romanzo, "Hagoromo (letteralmente "abito di piume"), indica un particolare tipo di kimono leggerissimo che le tennyo, figure mitologiche dalle sembianze di donne-angelo, indossano per volare tra il mondo terreno e l'Aldilà. Guarita dal dolore, Hotaru può indossare il suo abito di piume per librarsi in volo verso la vita.

Hotaru è stata abbandonata dall'uomo che diceva di amarla. Per otto anni questa ragazza ha vissuto in funzione di un uomo sposato che si ricordava di lei nel momento del bisogno e nulla più. Hotaru si accontentava di lavori saltuari, accantonando le sue aspirazioni; trascorreva le giornate guardando la TV mentre aspettava il suo ritorno; aveva abbandonato le sue amicizie ed era rimasta sola al fine di dedicarsi anima e corpo al suo amore.
Persa nella mia relazione, non ero riuscita a fare nient'altro. 
Io mi ero immersa in quella vita di coppia, in quella grande storia d'amore senza un futuro in cui giorno dopo giorno si accumulavano leggeri ricordi quotidiani privi del peso della realtà. Anche se non ne ero consapevole del tutto, non c'era dubbio che dipendessi completamente da quella vita. Una vita che, a ripensarci adesso, assomigliava a quella dei ricoverati negli ospizi, tutto il giorno davanti alla televisione. Intontiti dal tranquillo ripetersi degli eventi, riescono a chiedersi soltanto quale programma desidereranno vedere, mentre fuori dalle loro stanze tutto avviene in modo dinamico. A dire la verità, sapevo che stavo perdendo, istante dopo istante, qualcosa di molto importante. Per esempio: il tempo per me stessa e la lucidità di giudizio.

Hotaru pensa e ripensa alla sua storia conclusa e si accorge di tutto quello che ha perso, degli anni sprecati, dei ricordi buttati e, per fortuna, scappa. Il suo ex le lascia l'appartamento dove l'aveva segregata per otto anni, ma lei non si lascia abbindolare e torna a casa. Il periodo successivo è un periodo difficile. Lacrime e dispiaceri sono il suo pane quotidiano e le lacrime che versa la lasciano disidratata in un mare di disperazione. La stessa Hotaru scrive:
All'improvviso me ne resi conto: la separazione, quella vera, ossia la fine definitiva del rapporto sentimentale con una persona, era qualcosa di più vicino alla morte della morte stessa.
Ma alla fine il tempo sistema le cose. Hotaru incontra nuova gente, incontra gli amici che aveva abbandonato e riscopre il valore della famiglia. Si lascia alle spalle la storia con l'uomo sposato e decide che è arrivato il momento di reagire anche perché ci sono cose peggiori nella vita. Mitsuru lo sa. Lui ha perso suo padre in un attentato e da quel nefasto giorno ha un po' perso anche sua madre, che ha smesso di nutrirsi e di sorridere alla vita. I due si incontrano, si raccontano le loro storie, i loro trascorsi e, dopo tanto parlare, entrambi hanno una sensazione fortissima di deja vu, ma ci vorranno mesi perché si ricordino di quando è stato il loro primo incontro.

La Yoshimoto non si smentisce e questo libro, pur essendo brevissimo, è carico di emozioni.
Pensare che questo romanzo nasce da un episodio vissuto veramente dall'autrice lo rende ancora più denso di significato, ancora più straziante all'inizio e molto più appagante alla fine, quando Hotaru rinchiude nell'armadio gli spettri del passato e si fa trasportare dalla corrente calda della nuova vita.
E' stato difficile leggerlo fino in fondo perché non ho potuto non immedesimarmi nella protagonista.
E' vero che non ho avuto molte relazioni nella mia vita, ma so quanto fa male quando una storia finisce; quando tutto ti crolla addosso e ti senti solo e perso. Fortunatamente so anche cosa si prova quando quel dolore diventa giorno dopo giorno più lieve e quando si ricomincia a credere nell'amore fino al punto in cui, quando meno te lo aspetti, il vero amore arriva.
E' sicuramente un libro adatto a tutti coloro i quali stanno attraversando quella fase difficile che segue la fine di una relazione, perché, se lo si legge attentamente, si capisce che c'è una speranza per tutti. La vita va avanti e potrebbe evolvere in qualcosa di nettamente migliore. Questo libro ci fa capire che bisogna vivere quel momento come se fosse un momento catartico.
Io l'ho apprezzato molto e forse lo avrei apprezzato di più tempo fa.
Voi? Lo avete letto?

Pensai che la gentilezza disinteressata delle persone, le loro parole appassionate, fossero come un abito di piume. Avvolta in quel tepore, finalmente libera dal peso che mi aveva oppresso fino a quel momento, la mia anima stava fluttuando nell'aria con grande gioia.

La casa degli spiriti - Isabel Allende




Buon sabato cari amici lettori,
è da un po' di tempo che non mi vedete...cercate di capirmi, sono all'ultimo anno di Università e in piena sessione d'esami, se voglio laurearmi in tempo devo darmi da fare e il tempo per me, e per dedicarmi alle mie passioni, è sempre più ridotto. Però, quando posso, torno in questo mondo virtuale per annoiarvi con qualche post sulle mie ultime letture, ad esempio questa:


La casa degli spiriti di Isabel Allende, edito dall'Universale Economica Feltrinelli, prezzo di copertina 8 euro, 364 pagine, codice ISBN 9788807810008.

Hai ventun anni e non hai ancora letto "La casa degli spiriti"? Ma non ti vergogni?
Ebbene sì, un po' me ne vergogno. Me ne vergogno ancora di più se penso a tutte le volte che mi è stato consigliato e non l'ho preso o a tutte le volte che sono stata sul punto di acquistarlo, ma all'ultimo momento l'ho appoggiato sullo scaffale e ho optato per altri acquisti. Che vi devo dire? Di solito i libri mi chiamano al momento giusto, questo non mi chiamava mai. Poi, per fortuna, una delle mie coinquiline ha deciso di regalarmelo a Natale ed è stata la prima lettura terminata in questo tanto atteso 2013.

Trama:
Una saga familiare del nostro secolo in cui si rispecchiano la storia e il destino di tutto un popolo. Un grande affresco che per fascino ed emozione può ricordare al lettore, nell'ambito della narrativa sud-americana, soltanto "Cent'anni di solitudine" di Garcia Marquez.

Io non ho letto "Cent'anni di solitudine" e non posso né esprimere un giudizio né fare un paragone con questo famosissimo libro; però ho letto "La casa degli spiriti" e ho impiegato un tempo relativamente breve per terminarlo.

Ripensandoci credo che ciò che mi ha sempre frenato e che non mi ha mai permesso di acquistare questo romanzo è il fatto che io e la letteratura Sud-Americana non andiamo molto d'accordo. Fondamentalmente non c'è nemmeno un motivo preciso, semplicemente non mi attira più di tanto.
Ho letto alcuni libri dell'Allende, della Serrano e anche di Marquez, ma sono state letture complicate e impegnate. Pensare di dover leggere questo libro, così corposo e così denso, mi spaventava un po'.
Poi ho sfogliato la prima pagina e ho conosciuto Rosa, la bella. Una ragazza anomala dalla pelle avorio e dai capelli lunghissimi e verdissimi, che per dilettarsi ricama strani animali fantasiosi e decisamente immaginari. Questa figura mi ha stregata subito, ma ciò che mi ha appassionato sin da subito e che mi ha fatto divorare il primo capitolo è stato Esteban Trueba. Quando lo incontriamo per la prima volta tra le pagine di questo libro, Esteban ha venticinque anni, è un ragazzo povero ma ambizioso ed è perdutamente innamorato di Rosa.
Questa ragazza nel suo paese è conosciuta e riconosciuta come una figura mitica, quasi angelica. Una sirena. Ogni uomo guardandola ne rimane stregato, ma nessun uomo è in grado di avvicinarla perché questa rara bellezza li intimorisce. Esteban è più forte e dopo tanto errare trova in sé la forza di rivolgerle la parola. Una vetrina li separa, Esteban la ammira da fuori, Rosa compra delle caramelle all'anice insieme a sua sorella, poi avviene l'incontro. I due giovani si scambiano poche parole, il cuore di Esteban batte sempre più forte. Esteban decide di partire per lavorare in miniera, vuole risparmiare per poter sposare la donna dei suoi sogni, lavora giorno e notte e pensa a Rosa e le scrive e aspetta il momento giusto per tornare e costruire la casa dei suoi sogni. Però, sciaguratamente, dopo giorni di malattia Rosa muore a causa di un errore del padre, che le fa bere un liquore avvelenato. Esteban riceve la notizia e torna da Rosa per vederla un'ultima volta e, quando finalmente arriva e la vede, Isabel Allende ci regala una delle pagine più strazianti dell'intero libro:

Fu una lunga notte, forse la più lunga della mia vita. La trascorsi seduto accanto alla tomba di Rosa, parlando con lei, accompagnandola nella prima parte del suo viaggio verso l'Aldilà, quando è più difficile staccarsi dalla terra e si ha bisogno dell'amore di chi rimane vivo, per andarsene almeno con la consolazione di avere seminato qualcosa nel cuore altrui. Ricordavo il suo viso perfetto e maledicevo la mia sorte. Rinfacciai a Rosa gli anni che avevo passato dentro quel buco di miniera, sognando lei. Non le dissi che, in quel tempo, non avevo più visto donne, all'infuori di qualche miserabile prostituta invecchiata e distrutta, che serviva metà dell'accampamento più per buona volontà che per merito. Le dissi invece che avevo vissuto tra uomini rudi e senza legge, mangiando ceci e bevendo acqua putrida, lontano della civiltà, pensando a lei notte e giorno, recando nell'anima la sua immagine come uno stendardo che mi dava la forza di continuare a picconare la montagna, anche se il filone si era perso, malato di stomaco per la maggior parte dell'anno, intirizzito dal freddo di notte, allucinato dal caldo di giorno, tutto ciò all'unico scopo di sposarmi con lei, ma lei se n'era andata ed era morta a tradimento, prima che io potessi portare a termine i miei sogni, lasciandomi un'inguaribile desolazione. Le dissi che si era presa gioco di me, l'accusai che non eravamo stati mai veramente soli, che l'avevo potuta baciare una volta sola. Avrei dovuto tessere l'amore con ricordi e desideri opprimenti. ma impossibili da soddisfare, con lettere arretrate e sbiadite che non potevano riflettere la passione dei miei sentimenti né il dolore della sua assenza, perché non ho facilità con il genere epistolare e molto meno per scrivere le mie emozioni. Le dissi che quegli anni alla miniera erano una perdita irrimediabile, che, se io avessi saputo che sarebbe rimasta così poco su questo mondo, avrei rubato il denaro necessario per sposarmi con lei e costruire un palazzo arredato con i tesori del fondo del mare: coralli, perle, madrepore, dove l'avrei tenuta rinchiusa e dove solo io sarei potuto entrare. L'avrei amata ininterrottamente per un tempo quasi infinito, perché ero sicuro che se fosse stata con me, non avrebbe bevuto il veleno destinato a suo padre e sarebbe vissuta mille anni. Le parlai delle carezze che le avevo riserbato, i regali con i quali l'avrei sorpresa, il modo in cui l'avrei fatta innamorare e resa felice. Le dissi, insomma, tutte le follie che non le avrei mai detto se avesse potuto udirmi e che non ho mai ripetuto a nessun'altra donna.

 Poi Esteban scappa nella cas ain campagna abbandonata dai suoi genitori. La rimette a nuovo, riporta in auge la cittadina dove l'abitazione è situata e rimette in piedi l'economia. Diventa ricco, ma gli anni passano e, dopo aver stuprato una moltitudine di contadine, è arrivato il momento di prendere moglie. Tra tutte le donne possibili e immaginabili sceglie Clara, la sorellina di Rosa. Avranno tre figli: Blanca, Jaime e Nicolas. Blanca avrà una figlia, Alba, e nel libro è raccontata la vita di ognuno di loro.

La particolarità è che chi racconta è proprio il caro e burbero Esteban, ma i ricordi non sono tutti farina del suo sacco. Se possiamo conoscere la storia di questa dinastia dobbiamo ringraziare Clara che, giorno per giorno, annotava su dei quaderni i suoi pensieri e ciò che succedeva in casa sua.

Se vi chiedete a cosa si ispira il titolo la risposta è molto semplice: Nivea (la madre di Clara e Rosa), Clara, Rosa, Blanca e Alba hanno dei poteri direi quasi soprannaturali. Odono gli spiriti, prevedono il futuro e hanno delle abilità precipue. La spiritualità fa parte di questa storia ed è il filo conduttore che lega queste donne l'una all'altra.

Sullo sfondo la guerra, le ribellioni, le dittature e la lotta per il potere, ma anche la politica e la morte. In questo libro c'è tutto e c'è la storia del Cile dalla fine dell'800 fino dopo la grande guerra.
Se non lo avete ancora letto e volete farlo preparatevi a gioire e a patire le più atroci sofferenze; preparatevi a fare esperienza dell'amore, dell'odio e delle più sfrenate passioni. Preparatevi a sentirvi impotenti o potentissimi. Preparatevi ad entrare nella vita di una famiglia stravagante e, allo stesso tempo, terribilmente reale.

In tanti mi hanno consigliato questo romanzo e tutti loro lo hanno lodato e mi hanno consigliato di leggerlo.
Bè, avevano proprio ragione.
Leggetelo, non ve ne pentirete...

Così come quando si viene al mondo, morendo abbiamo paura dell'ignoto. Ma la paura è qualcosa d'interiore che non ha nulla a che vedere con la realtà. Morire  è come nascere: sono un cambiamento. Aveva detto Clara