martedì 29 aprile 2014

LIBRERIAMO - Ecco perché quello del bibliotecario è il lavoro dei sogni, non solo per i booklover

Poco stress, compiti creativi, un ruolo fondamentale per la società. Ecco nove buone ragioni per cui il mestiere di bibliotecario potrebbe essere il lavoro ideale di molte persone

MILANO – Il bibliotecario è una di quelle figure ormai stereotipate e quando sentiamo nominare questa professione ci vengono in mente o i bibliotecari impertinenti, che non fanno altro che interrompere conversazioni e intimare il silenzio, o le bibliotecarie sexy alla American Pie, errore decisamente più selvaggio. E’ ora di accantonare ogni stereotipo, il magazine Buzzfeed ha fornito in un articolo ben nove motivi validi per rivalutare questa stimabile professione.

lunedì 28 aprile 2014

LIBRERIAMO- I 10 detective più famosi della letteratura che sono stati protagonisti al cinema



Da Sherlock Holmes a Victoria Ifigenia Warshawski, ecco i più famosi detective della letteratura che abbiamo conosciuto grazie al grande e piccolo schermo
MILANO – La televisione vive da troppo tempo un forte complesso di inferiorità rispetto a tanti altri mezzi di comunicazione. Pasolini la definiva ''promotrice e divulgatrice di anticultura'' e Moravia la considerava profondamente ''qualunquista'', insomma, quello tra televisione e libro (o più ampiamente, tra televisione e cultura) è un contrasto quasi ancestrale. Eppure, a pensarci bene, i telespettatori che dovrebbero ringraziarla esistono eccome. Quante volte, guardando un thriller o un poliziesco ci siamo appassionati e affezionati ai protagonisti? Quante volte, poi, abbiamo scoperto che quegli stessi personaggi provenivano dalle penne dei grandi giallisti inglesi o americani? L’Huffington Post ha stilato una classifica dei più famosi protagonisti di gialli e thriller che abbiamo visto sul grande e piccolo schermo.

Leggendo #2: Il cardellino - Donna Tartt

Primo appuntamento con il gruppo di lettura!

In questo primo incontro tratteremo i tre capitoli iniziali del nuovo capolavoro di Donna Tartt, Il cardellino.
Premio Pulitzer 2014. Pubblicato in Italia da Rizzoli, prezzo di copertina 20 €, 892 pagine, codice ISBN 9788817072380
Ogni post sarà diviso in due parti:

  1. Una parte SPOILER di riassunto delle pagine della settimana.
  2. Una parte di RIFLESSIONE PERSONALE sulle stesse pagine.
Tutti i partecipanti al gruppo (anche chi non si è ancora iscritto, ma vuole comunque partecipare e unirsi a noi) dovranno commentare, contestare, appoggiare la mia riflessione iniziale. Dovete dire la vostra, dovete scrivere cosa ne pensate, quali sono i personaggi che amate e quali personaggi detestate, quali passi vi hanno colpito, cosa ne pensate dello stile e della prosa, cosa vi aspettavate, cosa vi piacerebbe leggere nelle pagine successive. Potete semplicemente concentrarvi su una citazione oppure spaziare su tutte le 150 pagine assegnate. Siete liberi di dire la vostra e di parlare di qualsiasi cosa sia attinente al libro
Non dovete avere paura di esporvi, siamo qui per questo!
Adesso non perdiamo altro tempo e iniziamo. Alla fine del post scatenate l'inferno!

SPOILER

 I 
L'assurdo non libera: vincola
ALBERT CAMUS

Capitolo 1
Ragazzo con un teschio
Quando la storia inizia ci troviamo ad Amsterdam ed è Natale. L'atmosfera è rigida e il protagonista del romanzo indossa le vesti del narratore e ci racconta che per la prima volta dopo anni ha sognato sua madre. I sogni che fa in quella fredda stanza di albergo sono strani ma straordinariamente vividi. Theo ha ventisette anni, è completamente solo ed è malato, ha la febbre, è perennemente intirizzito e trascorre le sue giornate a letto e le notti sospeso fluttua tra sonno e veglia. A pagina 16 e 17, Theo ricorda sua madre e devo assolutamente riportare qui quelle due pagine, perché sono le mie preferite:
























E' morta per colpa mia. Gli altri sono sempre stati fin troppo solerti nell'assicurarmi che, andiamo, ero solo un bambino, che avrebbe potuto immaginarlo, un terribile incidente, maledetta sfortuna, sarebbe potuto accadere a chiunque, tutto assolutamente vero, ma io non ho mai creduto ad una sola parola. E' successo a New York, il 10 aprile di quattordici anni fa.
Da questo punto la narrazione si trasporta indietro nel tempo e nello spazio. Con la memoria, Theo ritorna a New York: ha tredici anni e rivive con una straordinaria lucidità ogni momento di quel terribile 10 aprile.

Alle 11:30 Theo e sua madre hanno un appuntamento importante; decidono di uscire di casa abbastanza presto e di fare colazione prima di presentarsi al colloquio, che genera non poca ansia al nostro protagonista. Come dargli torto? E' stato convocato dalla sua scuola, rischia l'espulsione, rischia di perdere la borsa di studio che gli permette di studiare, ma, soprattutto, rischia di deludere sua madre. Salgono sul primo taxi, ma sono presto costretti a scendere dal momento che la madre di Theo ha una forte nausea. Dunque pagano in fretta e furia il tassista e abbandonano l'auto repellente che li ha condotti fino a lì.
Succedere sempre quassù. Ogni volta che ci vengo è come se fossi ancora una diciottenne appena scesa dall'autobus.
Una goccia di pioggia spezza la tranquillità di questo momento, attimo in cui la madre di Theo ricorda il passato e le difficoltà che ha vissuto. Scopriamo che, appena giunta a New York dal Kansas, senza amici e senza soldi, "alla mamma erano capitate tre cose importanti", dice Theo:

  1. Il giorno in cui un agente di nome Davy Jo Pickering l'aveva notata in un bar del Village, sua madre era un'adolescente denutrita che serviva ai tavoli in Dr. Martens e vestiti di seconda mano, con una treccia di capelli talmente lunga da potercisi sedere sopra. Davy Jo, quello stesso giorno, le aveva offerto prima 700 poi 1000 dollari per sostituire una modella che non si era presentata sul set fotografico di un catalogo di moda.
  2. La seconda cosa importante è il college. Grazie a quel primo ingaggio, la madre di Theo era diventata una fotomodella: mestiere che non la appassionava più di tanto, ma che le ha permesso di studiare al college.
  3. La terza cosa, quella considerata la meno fortunata da Theo, è stata il matrimonio. 
La madre di Theo era un'appassionata di arte e pittura. Se non fosse stato per il matrimonio quasi sicuramente avrebbe proseguito gli studi in questo campo, avrebbe preso un master e un dottorato. In ogni momento libero era solita trascorrere il suo tempo al Met o al MoMa e anche quel giorno, dato che di tempo ce ne era abbastanza e dato che stava per piovere a dirotto, i due decidono di trascorrere qualche ora al museo. Theo vorrebbe fare colazione, ma decide di seguire la madre senza fare storie.
Iniziano il percorso tra i vari dipinti e opere d'arte. A pagina 35 la terza pagina più bella del libro a mio parere:
"I pittori olandesi erano maestri nel lavorare su questo confine... la maturazione che scivola nella decomposizione. Il frutto è perfetto ma non durerà, è già sul punto di deperire. E guarda qui" disse, sporgendosi oltre la mia spalla per tracciare un segno nell'aria col dito, "la farfalla." L'ala era come fatta di polvere, da far pensare che si sarebbe sbriciolata al minimo tocco. "Con quanta finezza l'ha ritratta. L'immobilità con dentro un fremito di movimento." "Quanto ci avrà messo a dipingerla?" Si era avvicinata un po' troppo al quadro e indietreggiò per osservarlo meglio, incurante di aver attirato l'attenzione del custode, che ruminava un chewing gum con gli occhi incollati alla sua schiena. "Be', gli olandesi hanno inventato il microscopio" disse. "Erano gioiellieri, tornitori di lenti. Ci tenevano ai dettagli, perché c'è un significato anche nelle cose minuscole. Ogni volta che vedi una mosca o un insetto in una natura morta - un petalo sfiorito, la lieve ammaccatura di una mela -, l'artista ti sta inviando un messaggio in codice. Ti sta dicendo che le cose vive non durano... che tutto è effimero. La morte è connaturata alla vita. Per questo si chiamano nature morte. Può essere che all'inizio, dentro tutta questa bellezza, questo rigoglio, tu non riesca a scorgere l'impercettibile traccia di marcescenza. Ma se guardi attentamente...la troverai".
 Continuano la loro visita nel Museo e un signore anziano e una ragazzina dai capelli color rosso acceso attirano l'attenzione di Theo. Non riesce a spiegarsi come, ma in qualche modo si sente attratto da loro, gli sembra di conoscerli da sempre. La ragazzina mostra la medesima curiosità e tra lei e Theo inizia questa danza di sguardi che li terrà occupati per un certo tempo. Intanto sua madre si è fermata di fronte ad un quadro molto particolare, il suo preferito:
Feci un passo indietro per osservarlo meglio. Era una piccola creatura ritratta senza artificio né sentimentalismo; e qualcosa, nel modo compatto con cui se ne stava ripiegata su se stessa - la sua luminosità, l'espressione vigile e all'erta - mi ricordò alcune fotografie di mia madre da bambina; un cardellino anche lei, con la testa scura e lo sguardo fermo.
La visita al museo termina al negozio di souvenir. Theo ha ancora in testa la ragazzina dai capelli rossi. La cerca tra la folla e quando la trova vorrebbe raggiungerla e parlarle, ma ogni volta ci ripensa e resta immobile. Hanno ancora un po' di tempo, sua madre gli dice di aspettarla al negozio di souvenir, lei tornerà per qualche minuto dentro al museo, per guardare più da vicino un quadro intitolato Lezione di anatomia. Poi, la catastrofe.
Un boato. Un'esplosione assordante. Theo perde conoscenza..
Quando ritorna in sé vede solo polvere in giro, non c'è più nessuno.
Con una cascata di pietrisco, la mano appoggiata su una superficie non propriamente verticale, mi alzai, trasalendo per il dolore alla testa. L'inclinazione dello spazio aveva qualcosa di assurdo, di innaturale. Da un lato, fumo e polvere erano sospesi in una coltre immobile. Dall'altro, una massa di materiale da costruzione a brandelli pendeva aggrovigliata nel punto in cui avrebbe dovuto trovarsi il soffitto.
Dolorante Theo decide di alzarsi. Riconosce la sagoma di un uomo steso sulla schiena e imbiancato di calcinacci dalla testa ai piedi. E' l'anziano signore, lo stesso uomo che poco prima accompagnava la ragazzina dai capelli rossi. E' steso a terra, ustionato. Theo si avvicina all'uomo e cerca di aiutarlo in qualche modo. Vorrebbe correre a cercare aiuto, ma è davvero impossibile in mezzo a tutto quel caos e allora resta lì, fermo. L'uomo cerca disperatamente di alzarsi, ma non ci riesce. "Pippa" mormora, si agita, sibila e annaspa. Theo cerca di calmarlo, cerca di confortarlo, gli offre un po' d'acqua e capisce che probabilmente Pippa è la ragazzina che lo aveva tanto incuriosito poco prima. L'anziano signore sta perdendo molto sangue e il respiro è sempre più debole, ma trova la forza per costringere Theo a non abbandonare la tavola di legno che si trova alle sue spalle. Theo si gira e l'afferra, passa una manica sulla superficie sudicia e su quell'anonimo pezzo di legno compare un uccellino giallo e subito gli vengono in mente le parole di sua madre, che poco prima aveva indicato quell'esserino e lo aveva celebrato e incoronato come il suo preferito.Il vecchio tossisce e trema sempre più forte e in modo sempre più convulso e le pagine che seguono sono terribili, infatti, Theo accompagna il signore anziano in questo viaggio straziante ma inesorabile verso la morte. Ad un certo punto l'uomo si sfila l'anello d'oro con un pietra lavorata, in un rantolo schiumoso di sangue e con la voce di chi affoga dice "Hobart e Blackwell. Suona il campanello verde". E nulla più. Theo sente il bisogno estremo di uscire dal museo, ma l'architettura dello stesso gli impedisce di uscire in fretta, si perde tra i corridoi, vuole cercare sua madre, ma non sa dove e come raggiungerla. Dunque preferisce continuare a cercare l'uscita e aspettarla a casa. La descrizione dei corpi disseminati sul pavimento è agghiacciante, questi innocenti stesi a terra che fissavano il soffitto con occhi inespressivi, e mentre corre e mentre cerca l'uscita Theo dice una cosa terribile, ma bellissima e, giuro, mi ha spezzato il cuore:
Non volevo guardare, però non avevo scelta. Un piccolo uomo asiatico, patetico nella sua giacca a vento marrone chiaro, raggomitolato in una pozza di sangue che continuava ad allargarsi. Un custode (l'uniforme la cosa più riconoscibile, perché la faccia era orribilmente ustionata) con un braccio dietro la schiena e uno schizzo feroce là dove avrebbero dovuto trovarsi le gambe. Ma la cosa fondamentale, la cosa importante, era questa: nessuna delle persone stese lì a terra era lei. Mi sforzai di osservarle tutte, una per una - e quando non riuscivo più a guardare i visi, cercavo o piedi di mia madre, ricordavo com'era vestita e le sue scarpe bianche e nere. E persino dopo che mi fui reso conto che non era lì, mi costrinsi a restare dov'ero, circondato dai cori, ripiegato sul fondo di me stesso come un piccione ferito con gli occhi chiusi.
 Poche pagine dopo Theo riesce ad uscire, decide di tornare a casa, gli sembra la cosa più logica da fare: sua madre lo starà cercando.

Capitolo 2
Lezione di anatomia
Il capitolo si apre con il ricordo del tragitto verso casa:
Anche se il tragitto verso il nostro appartamento mi parve interminabile, non ricordo molto, eccetto l'umore grigio, freddo e piovoso che avvolgeva Madison Avenue: gli ombrelli che ballonzolavano, la folla che sciamava in silenzio verso Downtown, il senso di una moltitudine anonima come nelle foto in bianco e nero degli anni Trenta, con la gente assiepata davanti alle banche chiuse per fallimento o costretta a far la fila per il pane. Il mal di testa e la pioggia riducevano il mondo a un minuscolo cerchio malato attraverso il quale riuscivo a scorgere solo le spalle curve di quelli che camminavano davanti a me.
Nessuno sembrava davvero sapere cosa fosse successo, Theo riesce a ricordare solo questo particolare. Poliziotti ovunque, poliziotti che gesticolano. Poliziotti che fischiano facendo cenno di camminare più in fretta. Questo è lo scenario che si apre di fronte agli occhi di questo ragazzino di tredici anni, solo e ferito e senza forze.
Appena mette piede in casa cerca sua madre senza trovarla. Decide che aspetterà, magari è ancora in strada e sta per raggiungerlo. Non trova pace, chiama il numero di cellulare della madre e le lascia un messaggio (Mamma, sono io, sono preoccupato, dove sei?), spera che il telefono sia rotto, o magari spento o forse perso. Sua madre sta tornando, ne è sicuro.
Riagganciai a mia volta, in uno stato di forte agitazione, e dopo alcuni secondo di paralisi nel bel mezzo del soggiorno, andai ad accendere il televisore. La città era nel caos; i ponto che conducevano ai distretti esterni erano chiusi [...]. C'era un numero da chiamare per avere informazioni sulle persone scomparse. Lo copiai su un pezzo di giornale, e mi dissi che se non fosse tornata nel giro di mezz'ora esatta avrei telefonato.
Nessuna notizia. Passano le ore e Theo chiama il numero. Sua madre non è nella lista delle vittime e nemmeno nella lista dei feriti. Theo si rende conto che oramai è sera e che non ha mangiato niente per tutto il giorno. Mentre pensa a questo realizza che forse dovrebbe informare qualcuno dell'accaduto, ma suo padre se ne è andato senza lasciare traccia, la madre è figlia unica ...gli unici membri della famiglia ancora in vita sono i nonni paterni, che non sa come contattare.
Dopo un tempo che sembra interminabile il telefono squilla. Theo si precipita a rispondere convinto che sia la madre, ma le notizie non sono così buone.
"Salve" esordì una voce sommessa, quasi inquietante nella sua soavità. "Con chi parlo?" "Theodore Decker" risposi, spiazzato. "Lei chi è?" "Ciao, Theodore. Mi chiamo Marjorie Beth Weinberg e sono un'assistente sociale del Dipartimento di assistenza ai minori e alle famiglie." "Di che si tratta? Chiamate per via di mia madre?" "Sei il figlio di Audrey Decker, giusto?" "Mia madre! Dov'è? Sta bene?" Una lunga pausa, una pausa terribile. "Cos'è successo?" urlai "Dov'è?" "Tuo padre è in casa? Posso parlargli?" "Non può venire al telefono, Cos'è capitato alla mamma?" "Mi spiace, ma si tratta di un'emergenza. Devo parlare con tuo padre immediatamente."

Capitolo 3
Park Avenue

Il terzo capitolo è composto da 55 pagine, ma, secondo me, le ultime 9 pagine sono le più interessanti.
Theo incontra due assistenti sociali che gli confermano ciò che ormai sospettava: sua madre è morta. Non avendo parenti prossimi disposti ad ospitarlo ( i nonni paterni si sono offerti di pagargli una camera d'albergo) gli assistenti sociali gli chiedono se conosce qualcuno, un amichetto magari, dal quale potrebbe restare per qualche giorno, giusto il tempo per prendere delle decisioni più stabili. Theo si trasferisce a Park Avenue, sarà ospite della famiglia Barbour, la famiglia del suo compagno di scuola Andy. Tutto ciò che segue è il disagio di questo bambino, un disagio profondo perché, oltre ad aver perso la persona più importante della sua vita, non ha nessun altro disposto a prendersi cura di lui, tranne questa famiglia che per lui è quasi sconosciuta.
Anche adesso, ricordare quel periodo mi dà un disperato senso di soffocamento. Fu terribile. La gente mi offriva bibite fresche, maglioni, cibo che non riuscivo a mangiare: banane, muffin, sandwich, gelati. Rispondevo di sì e di no quando mi facevano una domanda, e passavo un sacco di tempo a fissare il tappeto, in modo che non si accorgessero che stavo piangendo. [...] Tutto era perduto, non avevo più un posto nel mondo: il disorientamento dato dal fatto di trovarmi nell'appartamento sbagliato, con la famiglia sbagliata, mi indeboliva sempre di più e mi sentivo intontito, confuso, quasi sempre sul punto di piangere, come un prigioniero sotto tortura che non dormisse da giorni. Devo tornare a casa, continuavo a pensare, e poi, per la milionesima volta, ma non posso.
Le ultime nove pagine del capitolo, invece, danno una sferzata al racconto, perché Theo ricomincia a vivere: torna a scuola, ricomincia ad uscire e ad avere contatti con il mondo esterno. L'appetito non è tornato del tutto e spesso fa degli incubi terribili, ma la vita va avanti e non aspetta nessuno. A proposito degli incubi, ad un certo punto la signora Barbour interviene e suggerisce a Teo di prendere delle pasticche di sonnifero. Gli effetti collaterali sono tanti, Theo cade in sonni profondissimi e spesso gli è difficile riemergere e svegliarsi, però, non tutti i mali vengono per nuocere:
Una domenica mattina riemersi da un sogno pesante e complesso di cui non mi restava niente se non un ronzio leggero nelle orecchie e un'afflizione per qualcosa che mi era sfuggito di mano precipitando in un crepaccio, invisibile per sempre. Eppure dentro quel lento affondare, tra fili recisi e frammenti perduti e impossibili da recuperare, c'era una frase che - non so come- ricordavo, che affiorava dal buio come i sottopancia scorrono sullo schermo durante il TG: Hobart e Blackwell. Suona il campanello verde.
Le ultime parole dell'anziano signore del museo. Theo recupera l'indirizzo e decide di affrontare il suo destino anello alla mano. Trovare quel campanello verde non è semplice, ma lo trova. Suona. Dopo un po' di attesa, si presenta al suo cospetto un uomo alto un metro e novantacinque, se non novantotto: viso affilato, mascella aristocratica, pesante, "e con qualcosa che mi ricordava le vecchie fotografie dei poeti e dei pugili irlandesi appese alle pareti del pub dove andava a bere mio padre" dice. I capelli dell'uomo sono perlopiù grigi e hanno bisogno di un taglio, la pelle è di un biancore malsano con pronunciati cerchi viola intorno agli occhi. Quell'uomo è Hobie e quando Theo gli mostra l'anello quel gigante risponde:
"Entra."

RIFLESSIONE PERSONALE 

Da dove inizio?
Inizio da un giudizio complessivo?
Sì, credo sia la cosa migliore: i primi tre capitoli mi hanno catturata, letteralmente. Quando sono arrivata alla fine del terzo avrei voluto proseguire la lettura e scoprire che tipo di personaggio fosse Hobie; come sarebbe proseguita la storia e scoprire, soprattutto, perché l'anziano signore ha ceduto a Theo l'anello d'oro, per quale ragione lo ha "costretto" ad appropriarsi del Cardellino di Fabritius e perché Theo percepiva questa sorta di collegamento con lui e con la ragazzina dai capelli rossi. Insomma, interrompere la lettura non è stato facile. In più, Donna Tartt ci regala delle pagine di straordinaria poesia. Nel riassunto ho riportato dei passi che mi hanno colpito tantissimo...anche se le mie pagine preferite, per ora, sono quelle in cui Theo descrive sua madre. In due pagine c'è un mondo e, signori, provate a leggerle ad alta voce...non è poesia questa?

Inoltre la struttura del romanzo è ben fatta. Ogni paragrafo tira l'altro, c'è la giusta dose di scambi tra i personaggi e di introspezione e poi...il capitolo 2 mi ha tenuta con il fiato sospeso! Inizialmente non capivo bene cosa fosse successo, ma quando la Tartt ha iniziato a descrivere l'ambiente post-attentato mi sono venuti i brividi. Sono state pagine atroci, ma come fai a smettere di leggere? Ti trovi nella situazione in cui DEVI sapere cos'è successo. Il terzo capitolo, a sua volta, è terrificante. Terribile. Mi sono ritrovata in quella stanza silenziosa insieme a Theo. Ho sperato che Theo sentisse suonare il telefono. Ho sperato che la signora Decker tornasse a casa. Insieme a Theo non ho voluto credere alla sua morte: tutti i segnali lo confermavano, pagina dopo pagina, (in realtà lo sappiamo dall'inizio) ma come si fa? Quel bambino ha 13 anni e non ha nessuno, l'unica persona che ama gli viene strappata via...io vi giuro che mi è venuta la pelle d'oca più volte. Ormai ho stabilito un legame empatico con Theo e con la sua storia.

Personaggi: secondo me i personaggi sono ben descritti dalla scrittrice. Donna Tartt non lascia nulla all'immaginazione, tutti i personaggi, infatti, sono approfonditi sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista psicologico. 
  • Se devo essere sincera, il personaggio che più mi ha colpito è stata la signora Barbour: è una donna forte, fredda e distaccata. Theo è in una fase critica della sua vita e secondo me ha davvero bisogno di quella solidità e di quella forza, che poi sono le caratteristiche principali che la contraddistinguono. Theo ha bisogno di ritrovare la strada di casa, perché in questo momento è perso e, a mio avviso, avere al suo fianco una donna che lo tratta come un adulto, che non lo compatisce, ma che allo stesso tempo lo protegge dai giornali, dai fotografi e da tutti i curiosi e si prende cura di lui più di quanto riesce a prendersi cura dei suoi figli è stata la sua fortuna. Non dico che la Signora B sia il mio personaggi preferito in assoluto, il motivo è semplice: si tratta di un personaggio funzionale in quel particolare momento della vita del protagonista. Però, se la estrapoliamo dal contesto e la esaminiamo da sola ecco che la Signora B si trasforma in un personaggio quasi agghiacciante. La famiglia Barbour è una famiglia ricca, ricchissima. I Signori B hanno quattro figli, che sono quattro casi umani; il marito è sotto psicofarmaci e la Signora B esce di casa la mattina per ritornare la sera, non ha un lavoro, ma ha tanti soldi e questo la impegna molto nello shopping, nelle aste di beneficenza e in eventi simili...e, forse non c'è nemmeno bisogno di dirlo, tutti questi "impegni" fanno sì che la famiglia venga letteralmente abbandonata a se stessa. Sulla carta potrebbero essere "La famiglia perfetta", ma la realtà non è questa. La famiglia Barbour è una famiglia grottesca. 
  •  La ragazzina con i capelli rossi è davvero misteriosa, sarà sopravvissuta all'attentato? Avrei voluto leggere le pagine successive e mi sono dovuta mordere le mani. Perché Theo percepisce un legame? Dove l'ha già incontrata? (Si sono già incontrati?)...mi sono domandata milioni di cose e, purtroppo, nei primi tre capitoli non ho trovato nessuna risposta.

Non credo che aggiungerò altro...però risponderò ai vostri commenti, che spero saranno molti.
Voglio chiedervi una cosa: secondo voi, 300 pagine in una settimana sono troppe?
Io, francamente, non riesco a fermarmi. Dobbiamo decidere quante pagine leggere per la prossima settimana e io voto 300, voi scrivetemi un commento così ne parliamo.

Inoltre: qual è il vostro personaggio preferito?

Il prossimo appuntamento sarà Lunedì 5 Maggio, non mancate!


mercoledì 23 aprile 2014

Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore + Graus Editore

Buongiorno a tutti cari amici lettori e buona giornata mondiale del libro!
Questa mattina mi sono svegliata presto e, appena sono entrata su Facebook, ho notato che il 23 Aprile è un giorno felice per il mondo della letteratura. Mi sento davvero ignorante, ma non avevo idea che esistesse una Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore. Dunque ho fatto qualche ricerca e ho scoperto che si tratta di un evento patrocinato dall'UNESCO volto a promuovere la lettura e la pubblicazione dei libri, oltre alla protezione della proprietà intellettuale attraverso il copyright. E' un'iniziativa che viene organizzata e riproposta dal 1996 tutti gli anni e io, testona che non sono altro, l'ho scoperto solo oggi.


Per festeggiare questo evento e questa nuova scoperta, il destino ha fatto sì che proprio oggi ricevessi un pacco da una casa editrice che ho scoperto da poco: la Graus Editore,  fondata nel 2003 da Pietro Graus, rappresenta una realtà editoriale giovane e dinamica.Il loro catalogo vanta circa 600 titoli e a quanto mi è sembrato di capire è una casa editrice che punta molto sulla scrittura dei giovani. Non è così scontato, credetemi, esistono case editrici che pubblicano di tutto senza filtri e senza gusto e ci sono case editrici che pubblicano solo autori conosciuti. La Graus editore investe nei giovani e nella freschezza delle loro idee.


A dimostrazione di ciò mi sono stati inviati due libri interessanti:

Il primo libro si intitola Mal d'amore ed è una raccolta di quattro racconti di una scrittrice classe 1985. Alba Calò è nata a Messina ed è laureata alla facoltà di Lettere e Filosofia di Roma, dove ha anche conseguito il master in scrittura Cineradiotelevisiva.

TRAMA: Carlo, protagonista del primo racconto, uomo alla soglia della maturità, narra in prima persona la sua storia, appassionante, ironica, intelligente, amara. In poco spazio riempie il cuore non solo d'inchiostro; metafora e non, il mal d'amore è la scenografia della sua vita, e nel comprenderlo sta la tristezza dell'essere. Mal d'amore che si manifesta anche negli altri racconti, fino ad esplodere in tutta la sua forza spietata, tanto da far toccare il fondo, tanto da annullare e annientare le vite stesse dei personaggi. sembra risuonare l'antico adagio "Eros-Thànatos", secondo cui Amore è imprescindibile da morte. Insieme, senza soluzione di continuità.




Il secondo libro è una novità del catalogo. Si intitola Melchi e l'autore, Sergio Schiazzano, è nato a Ischia nel 1993. Ha frequentato il Liceo Scientifico di Ischia ed è attualmente studente di Giurisprudenza presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II".

TRAMA: Un giovane scrittore vede crollare tutti i propri sogni quando perde ciò che ha cercato per tutta la vita: la sua Storia da Raccontare, la più bella di tutte le storie, l'unico racconto capace di procurare l'immortalità a chi sarà così fortunato da catturarlo. Ritornato sulla sua isola natìa, incontra un eccentrico personaggio che darà una scossa alla sua esistenza disincantata: un vecchio vagabondo, apparentemente privo di passato, che, senza meta e senza scopo. erra per le strade dispensando sorrisi e regalando cianfrusaglie ai passanti. Eppure il vecchio non è benvoluto dagli isolani, e il motivo è che di notte, sotto la luce fatata dei lampioni, egli misteriosamente pare trasformarsi e ringiovanire. Malgrado la diffidenza dell'intero paese, il giovane scrittore si affeziona a lui, sperando inconsciamente che possa aiutarlo a trovare la sua Storia da Raccontare. Ma forse la storia che si nasconde dietro quell'uomo è ben lungi dal poter essere narrata...E così il segreto di cui è portatore peserà come un macigno sul cuore del giovane scrittore, e il mondo in cui il vecchio lo trascina rovescerà tutte le sue certezze e lo indurrà a chiedersi se ciò che vede sia la realtà o solo un sogno.

Due libri molto diversi, ma curiosi. Non vedo l'ora di leggerli...da quale inizio?
Buona giornata a tutti e a presto!

martedì 22 aprile 2014

Ci sono sorrisi... - Ring Lardner

Ci sono sorrisi... di Ring Wilmer Lardner, pubblicato da
 Passigli Editori, prezzo di copertina 14,50 €, 172 pagine,
codice ISBN 9788836814145


Un libro del tutto inaspettato.
Ero a casa della mia prof di lettere del liceo, parlavamo dell'esperienza del corso di scrittura e di Raymond Carver e, ad un certo punto, il marito della prof si è alzato, ha cercato tra i tantissimi volumi presenti nella libreria del loro salotto e mi ha detto: "Devi leggere Ring Lardner".

"Questo nome non mi è nuovo", ho pensato.
Il libro, inoltre, mi incuriosisce sin da subito: la copertina scelta dalla Passigli Editori mi affascina e decido di prenderlo in prestito. Dopotutto, i libri più belli che ho letto nella mia vita mi sono stati consigliati o dalla prof o dal marito della prof, dunque, se decidono di offrirmi in prestito un libro lo prendo...anche se conoscete la mia personale politica sui prestiti.






TRAMA: Un mite poliziotto che si innamora di una ragazza in Cadillac, un autoritario impresario di musicals di successo, le chiacchiere di giovani giocatori di baseball confinati perennemente in panchina, un marito di provincia "perfetto" ma insopportabilmente noioso, uno scrittore ubriacone che vuole suicidarsi... I temi di Ring Lardner sono molteplici, e tutti strettamente legati alla realtà americana degli anni ruggenti. Un'ironia, ma anche un'umanità, esplosive, una lingua nuova, non più letteraria ma "come parla la gente", sulla scia di Mark Twain, al quale Ring Lardner, da questo punto di vista, è stato spesso accostato. Tutto questo è Ring Lardner, sublime, graffiante, irresistibile testimone dell'America degli anni Venti e Trenta, esaltato da un grande critico dell'epoca quale Edmund Wilson e da scrittori suoi contemporanei quali Dorothy Parker, Sherwood Anderson, Virginia Woolf, Francis Scott Fitzgerald, ma anche dal postero Holden Caufield, protagonista de Il giovane Holden di J.D Salinger. Oggi Ring Lardner è ritenuto capostipite di un filone letterario che comprende nomi quali Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Raymond Carver, Charles Bukowski...

Il curatore di questa raccolta di racconti, Luca Merlini, nella nota introduttiva riporta una frase de Il giovane Holden che mi ha acceso un campanello:
"Il mio scrittore preferito è mio fratello D. B., e subito dopo viene Ring Lardner. Mio fratello per il mio compleanno mi ha regalato un libro di Ring Lardner, subito prima che io andassi a Pencey. C'erano queste storie pazze e divertenti e c'era quella storia di quel poliziotto addetto al traffico che si innamora di una ragazza carina che corre sempre troppo in macchina. Solo che il poliziotto è sposato, così non può sposarla né niente. Alla fine la ragazza muore, proprio perché corre troppo. Questa storia mi ha praticamente ucciso" 
Ero sicura di aver già sentito questo nome, ma non avevo mai avuto il piacere di leggere nessuno degli scritti di questo autore. Così, appena tornata a casa, la prima cosa che ho fatto è stata sfogliare il libro fino al primo racconto, che poi è il racconto di cui parla Holden, poi l'ho letto tutto d'un fiato, è davvero bellissimo, straziante e potente.
Ovviamente ho continuato e ho raggiunto l'ultima pagina senza accorgermene.

La scrittura di Ring Lardner, forse proprio grazie al suo mestiere (nella sua breve vita fu giornalista e commentatore sportivo e fu un grande appassionato di teatro) è essenziale e i suoi racconti risultano dominati da uno stile molto asciutto e minimale. Gli scambi tra i personaggi sono molti e ritmi narrativi sono frenetici. Tutto ciò, insieme ad un'arguzia e un'ironia di fondo, rende la lettura piacevolissima e davvero davvero scorrevole.
Lardner è considerato l'iniziatore di un nuovo genere letterario tutto americano e, leggendo questi racconti, non vi sarà difficile visualizzare i punti di contatto che ci sono con la prosa di Carver, Salinger ma anche Fitzgerald e Bukowski. Una scrittura vera, per niente arzigogolata e, invece, molto lineare, che ritrae i ruggenti anni venti sottolineandone pregi e difetti sociali.

Per un attimo mi sono anche fermata a pensare che la prosa, ma soprattutto la prosa breve, è il genere più spassoso e più adatto all'intrattenimento. Non ha importanza chi siano i personaggi, in quale continente si trovino a vivere o quale sia l'argomento trattato...le raccolte di racconti che ho letto fino ad ora mi hanno coinvolto e intrattenuto tantissimo. Certo, qualche racconto mi è piaciuto di più e qualche altro mi è piaciuto meno, questo è chiaro, ma tra un romanzo e l'altro, leggere un racconto mi rilassa e mi distrae esattamente come succede con le puntate delle serie tv. Mi spiego: i romanzi sono lo specchio letterario dei film, mentre i racconti, secondo questa mia riflessione estemporanea, sono lo specchio letterario delle serie tv.
Insomma, il romanzo è qualcosa che ti porta via  tempo e che ti fa immerge e perdere in un mondo totalmente altro; il racconto è un piccolo momento di svago, infatti, trovo che sia giusto leggere raccolte come queste in tempi molto lunghi, un racconto per volta, una settimana sì e una no.
Questa volta non ci sono riuscita, ho letto un racconto dietro l'altro come si fa durante le maratone di serie tv. E peccato che siano otto soltanto (Piccola parentesi; Ci sono sorrisi... e Una cena  e Uomo non a mare sono i miei racconti preferiti in assoluto)

Un libro inaspettato che si è rivelato un'ottima lettura. Adesso non riuscirò più a sopravvivere senza Lardner, devo assolutamente acquistare una copia del libro prima di restituire questa alla Prof!

Conoscevate questo scrittore?
Qual è il vostro racconto preferito?
Al prossimo post!

martedì 15 aprile 2014

Leggendo #1: Il cardellino - Donna Tartt


Questo post è un esperimento.
Sto per iniziare una nuova lettura e il protagonista è un romanzo di 892 pagine, si intitola Il cardellino è stato scritto da Donna Tartt ed è il nuovo Premio Pulitzer.

TRAMA: Figlio di una madre devota e di un padre inaffidabile, Theo Dacker sopravvive, appena tredicenne, all'attentato terroristico che in un istante manda in pezzi la sua vita. Solo a New York, senza parenti né un posto dove stare, viene accolto dalla ricca famiglia di un suo compagno di scuola. A disagio nella sua nuova casa di Park Avenue, isolato dagli amici e tormentato dall'acuta nostalgia nei confronti della madre, Theo si aggrappa alla cosa che più di ogni altra ha il potere di fargliela sentire vicina: un piccolo quadro dal fascino singolare che, a distanza di anni, lo porterà ad addentrarsi negli ambienti pericolosi della criminalità internazionale. Nel frattempo, Theo cresce, diventa un uomo, si innamora e impara a scivolare con disinvoltura dai salotti più chic della città al polveroso labirinto del negozio di antichità in cui lavora. Finché, preda di una pulsione autodistruttiva impossibile da controllare, si troverà coinvolto in una rischiosa partita dove la posta in gioco è il suo talismano, il piccolo quadro raffigurante un cardellino che forse rappresenta l'innocenza perduta e la bellezza che, sola, può salvare il mondo. Tra le luci dell'Upper East Side di New York e la desolazione della periferia di Las Vegas, tra capolavori rubati e fughe vertiginose lungo i canali di Amsterdam, Il cardellino è un romanzo meravigliosamente scritto che si legge come un thriller. Primo in assoluto nelle classifiche di Stati Uniti, Francia e Olanda, osannato dalla critica in patria come all'estero, è l'evento letterario dell'anno.

Sono quasi 900 pagine e voglio testare le mie capacità.
Ora che sono libera da tutti gli impegni vorrei provare a scandire la recensione in più puntate, perché non è semplice parlare di libri di 900 pagine in poche battute, inoltre, scrivere post lunghi quarantasettemila righe può risultare noioso, non tanto per me che le scrivo quanto più per chi decide di leggerle. Sto organizzando un gruppo di lettura, praticamente. Il luogo di scambio è questo Blog e la lista dei partecipanti, per ora, presenta un solo nome: il mio.

Se qualcuno decidesse di partecipare sarebbe bellissimo perché si creerebbe un luogo di scambio di impressioni, idee, opinioni e tutto il resto. Inoltre, se qualche altro nome si aggiungesse alla lista potremmo darci dei termini di lettura da rispettare (ad esempio cento pagine alla settimana) e potremmo di volta in volta affrontare delle tematiche specifiche, degli argomenti particolari o approfondire il punto di vista dei personaggi, magari in confronto ad altri libri e altre letture.
La recensione finale sarebbe un riassunto di questo percorso condiviso.
E' un esperimento, ma possiamo riuscirci.

Vi lascio la foto dell'incipit del romanzo, così potete farvi un'idea di quello che ci aspetta.
Avete tempo fino a Lunedì 21 aprile per decidere cosa fare!


PS: Possono partecipare TUTTI. Può partecipare che l'ha già iniziato, chi lo deve ancora comprare e chi lo ha finito. Lo scopo di questo progetto è lo scambio di idee.
Se non dovesse partecipare nessuno porterò avanti comunque il progetto da sola :)
A presto!

Nuovi acquisti!


Buon pomeriggio a tutti,
iniziano i post divertenti e, ovviamente, prima di recensioni e progetti vari è meglio fare un punto della situazione.
Nel post di ieri (se ve lo siete perso cliccate qui) ho scritto che per auto-premiarmi in seguito agli obiettivi raggiunti, e prontamente depennati dalla mia to-do list personalissima, ho fatto un ordine sul mio sito di acquisti libreschi on-line preferito: IBS.it.

Era da tanto tempo che non mi capitava di ordinare on-line. Il fatto è che preferisco di gran lunga trascorrere il tempo in libreria, tra i libri, prima di decidere quale acquistare. E' vero che non parto mai di casa senza un'idea precisa, ma questo lo faccio con qualsiasi cosa: sono la donna delle liste e dell'organizzazione e non sono proprio il tipo di persona che acquista cose in modo impulsivo.
Ogni volta la stessa storia: giorni prima decido quando andare e dove andare a comprare; studio una lista che ordino in base alla priorità dell'acquisto e attacco la lista sulla mia agenda nel giorno stabilito (siano benedetti i post-it). Quando poi il gran giorno arriva esco di casa accompagnata dalla mia immancabile agenda; raggiungo il negozio, in questo caso specifico la libreria; entro; faccio un giro veloce tra gli scaffali e solo dopo parto alla ricerca dei libri della mia lista. Sono capace di trascorrere anche due ore in libreria, quando posso. La lista mi permette di essere decisa e veloce, ma è bellissimo guardare le copertine, leggere i titoli, sfogliare i libri...sono sicura che mi capirete.
Questa volta, però, ho optato per un acquisto on line, anche perché dovevo riscattare un libro (ma di questo vi parlerò in seguito). Chi mi segue sulla pagina Facebook conosce benissimo il contenuto di questo pacco e non perché l'ho già svelato, ma perché era del tutto prevedibile.



  • Il primo libro è Storia del nuovo cognome, il secondo volume della trilogia de L'amica geniale di Elena Ferrante:
TRAMA: Lila ed Elena hanno sedici anni e si sentono entrambe in un vicolo cieco. Lila si è appena sposata ma, nell'assumere il cognome del marito, ha l'impressione di aver perso se stessa. Elena è ormai una studentessa modello ma, proprio durante il matrimonio dell'amica, ha scoperto che non sta bene né nel rione né fuori. Le vicende dell'Amica geniale riprendono a partire da questo punto e ci trascinano nella vitalissima giovinezza delle due ragazze, dentro il ritmo travolgente con cui si tallonano, si perdono, si ritrovano. Il tutto sullo sfondo di una Napoli, di un'Italia che preparano i connotati allarmanti di oggi. Della trama non anticiperemo niente. Storia e forza della scrittura fanno tutt'uno al punto che ci pare sconveniente guastare al lettore il piacere di leggere sorprendendosi ad ogni pagina. Meglio dunque abbandonarsi a Lila ed Elena: conoscerle a fondo, riconoscersi sia nella tendenza alla conformità acquiescente sia nella caparbia determinazione a prendere in mano il proprio destino.


  •  Il secondo libro, ovviamente, è Storia di chi fugge e di chi resta, dunque, il capitolo conclusivo della trilogia:
TRAMA: Elena e Lila, le due amiche la cui storia i lettori hanno imparato a conoscere attraverso L'amica Geniale e Storia del nuovo cognome, sono diventate donne. Lo sono diventate molto presto: Lila si è sposata a sedici anni, ha un figlio piccolo, ha lasciato il marito e l'agiatezza, lavora come operaia in condizioni durissime; Elena è andata via dal rione, ha studiato alla Normale di Pisa e ha pubblicato un romanzo di successo che le ha aperto le porte di un mondo benestante e colto. Ambedue hanno provato a forzare le barriere che le volevano chiuse in un destino di miseria, ignoranza e sottomissione. Ora navigano, con i ritmi travolgenti a cui Elena Ferrante ci ha abituati, nel grande mare aperto degli anni Settanta, uno scenario di speranze e incertezze, di tensioni e sfide fino ad allora impensabili, sempre unite da un legame fortissimo, ambivalente, a volte sotterraneo a volte riemergente in esplosioni violente o incontri che aprono prospettive inattese.


  • Il terzo libro è un'ultimissima uscita, si intitola Il cappello del maresciallo ed è l'esordio letterario di Marco Ghizzoni, classe 1983. E' stato pubblicato da Guanda ed è acquistabile dal 10 Aprile 2014, data a me molto cara.
TRAMA: Boscobasso, succulento borgo in provincia di Cremona, è in subbuglio. Non solo il liutaio Arcari è stato trovato morto in circostanze imbarazzanti, ma pare che la sua perfetta mogliettina si sia messa a intrallazzare col becchino, mentre l'ex sindaco è "fuggito" dalla sua tomba: è troppo persino per il maresciallo Bellomo e per i suoi due obbedienti sottoposti. Nel breve volgere di due giorni, mezzo paese viene preso dalla febbre dell'intrigo, che non risparmia nessuno: dalla segretaria comunale Gigliola, zelante in tutto tranne che nel lavoro, al ruvido macellaio milanista Primo Ruggeri, per non parlare della barista Elena, contesa tra due uomini e ben decisa a conquistarne un terzo. L'indagine si complica, finché il maresciallo perderà, se non la testa, perlomeno il suo cappello...Una commedia degli equivoci sul filo del giallo che mette in scena con gusto la provincia italiana, i suoi caratteri, la sua allegria e i suoi misteri, in un intreccio che coinvolge e trascina come una sarabanda.
Come vedete dalla foto la mia copia è un'edizione speciale, mi è stata recapitata un giorno prima dell'uscita ufficiale in libreria. E' un'edizione fuori commercio che ho vinto partecipando ad un concorso tramite il sito IBS. In poche parole, mi è stata inviata una mail con le prime ventisette pagine del romanzo; c'era un termine di scadenza entro il quale, chi avesse voluto concorrere, avrebbe dovuto leggere l'estratto e scrivere un commento di massimo 400 caratteri, spazi inclusi. Io ho deciso di partecipare perché le prime ventisette pagine mi hanno colpito, soprattutto per lo stile ironico, e mi sono incuriosita. Per fortuna ora potrò sapere come termina questa storia, ma sicuramente ne parlerò in un post più avanti.


Il contenuto del pacco IBS è bello che terminato, ma gli acquisti non sono ancora finiti...


Un'altra trilogia è entrata a far parte della mia libreria: Mi piaci da morire, L'amore non fa per me, L'amore mi perseguita di Federica Bosco.

TRAMA: Monica è fragile e ingenua, intrepida e determinata. Ha trentuno anni, vive a New York ed è...cronicamente single! Ha un solo grande sogno nel cassetto: diventare una scrittrice. Convive con un gay e una cantante di colore esperta di astrologia e tutti gli appuntamenti al buio che gli amici le organizzano si rivelano sempre dei veri disastri. Fino al giorno in cui conosce Edgar, splendido principe azzurro. Si trasferisce con lui in Scozia e tutti i suoi sogni sembrano realizzarsi: vive con l'uomo che ama e il suo libro sta per essere pubblicato. Ma all'improvviso gli eventi precipitano: la convivenza mette in luce i "piccoli difetti" di Edgar, vivere con la suocera è insopportabile e il paese in cui abitano è sperduto nella brughiera. Il suo grande amore naufraga e Monica torna a New York più disillusa che mai, ma non immagina quali scherzi il destino abbia ancora in serbo per lei...

 In realtà ho già letto tutti e tre questi romanzi, ma li possiedo in tre edizioni diverse e, mentre ero al supermercato, ho scoperto l'esistenza di questo volume che li racchiudeva tutti. Mi sembrava un'idea carina, la copertina è deliziosa e il corpo in cui sono scritte le pagine è un corpo visibile anche da un occhio umano. Questi motivi, più il fatto che costava cinque euro e il fatto che questi tre romanzi, ai tempi, mi erano piaciuti tantissimo, mi hanno spinto ad afferrarne una copia e metterla direttamente nel mio carrello.
Federica Bosco è una delle poche scrittrici italiane capaci di tenere testa alla mitica Sophie Kinsella (ovviamente questa trilogia potrà piacere moltissimo alle donne amanti del genere chick-lit e a chi ha apprezzato lo stile della Kinsella).







Infine, ultimo, ma non per importanza, il nuovo Premio Pulitzer: Il cardellino di Donna Tartt, nonché mia prossima lettura.
Sto già scrivendo un post a proposito di questo romanzo.

A presto!


Ho qualche domanda per tutti gli amici ascoltatori:

  1. Quali sono stati gli ultimi acquisti libreschi che avete fatto? 
  2. Preferite acquistare in modo impulsivo o preferite fare come me e partire da casa con le idee ben chiare?
  3. Preferite acquistare on-line o in libreria?
  4. Se la risposta 3 era -on-line- qual è il vostro sito preferito e perché?

Finalmente sono tornata sulla terra

Finalmente sono tornata sulla terra.
Questo sarà un post lunghissimo e logorroico. Il Blog, tra le tante cose, è anche un diario virtuale e questo post servirà sia a me, per ricordare questi quattro mesi meravigliosi, sia a voi, per scoprire che fine ho fatto e per quali motivi sono stata così poco presente e tanto con la testa tra le nuvole. Avrete capito già che non sarà un post recensione, ma semplicemente un post di chiacchiere tra amici.
Nella pagina Facebook del Blog si è creata una bella atmosfera di condivisione e quindi mi sento in dovere di spendere due parole con le persone che mi seguono e che mi sostengono giorno dopo giorno.

Inizio subito dicendo che questo 2014 è iniziato piuttosto bene.
Gli sforzi che ho compiuto nel 2013 stanno iniziando a dare i frutti che speravo, infatti, a Gennaio ho terminato tutti gli esami della Triennale e giovedì 10 Aprile mi sono Laureata con una tesi in Filosofia del linguaggio. L'impronta che ho voluto dare al mio elaborato è stata sin da subito evidente sia al mio Relatore sia al mio Contro Relatore, entrambi si sono accorti quanto è grande la mia passione nei confronti della Letteratura, della lettura e della scrittura e in sede di discussione lo hanno fatto notare entrambi all'intera commissione e a tutti i presenti. Il mio Relatore mi ha addirittura fatto pubblicità citando il Blog in diretta! Non me lo aspettavo, è stato emozionante e unico e posso affermare con certezza che il giorno della mia Laurea è stato uno dei più belli della mia vita. Ho realizzato un sogno che non riguardava tanto la Laurea quanto più riscoprire la fiducia in me stessa, quella fiducia che avevo perso dopo cinque anni di Liceo nei quali mi sono sentita inadeguata, nel posto sbagliato. L'Università non è stata semplice, è stata un'esperienza formativa enorme, ma mi ha fatto riscoprire me stessa e non so descrivervi la gioia che ho provato quando mi sono sentita proclamare Dottoressa e ho indossato quella corona d'alloro.
Negli ultimi tre anni ho sacrificato tante cose, ma farei tutto di nuovo solo per rivivere quel 10 Aprile.

Ma la Laurea non è stata l'unico sogno diventato realtà, infatti, qualche giorno prima (precisamente il 29 Marzo) è stato presentato un libro che si intitola "13 Pezzi facili". Questo libro di 122 pagine è la realizzazione di un progetto d'avanguardia letteraria al quale ho preso parte. Se scorrete tutti i post di questo Blog e raggiungete quelli pubblicati nel mese di Ottobre 2013 ce ne sarà uno, o forse più di uno, in cui annunciavo con timore e curiosità l'inizio di una nuova impresa: un corso di scrittura narrativa.
In questo corso di scrittura, oltre a leggere i nostri elaborati, abbiamo letto soprattutto autori americani (Carver, Salinger, Conrad, Dubus e Williams); li abbiamo studiati e approfonditi e abbiamo cercato di interiorizzarne lo stile adattandolo, però, a situazioni nostre e attuali. Quello che è scaturito è questa raccolta definita sorprendente dall'editore stesso. Talmente tanto sorprendente che ha deciso di pubblicare i racconti più meritevoli. Io sono fiera di questo libro. Al suo interno sono presenti tre dei miei racconti e per me è un vero onore vedere il mio nome stampato in copertina. Credo tanto in questo progetto e realizzarlo è stato bellissimo. Alla presentazione del libro, l'editore ha chiamato ognuno di noi autori a leggere un racconto di fronte a centinaia di persone, è stata un'emozione indescrivibile e irripetibile e anche se l'ansia era tanta e anche se ho temuto di dover contattare un cardiologo, o almeno il 118, è stato bellissimo ricevere l'applauso della folla a lettura terminata. Un sogno.




Per festeggiare questi due lietissimi e tanto sperati eventi ho fatto un discreto ordine su Ibs.it. E' il sito on-line che uso di solito per acquistare libri ed è quello con il quale mi trovo meglio. Amazon, ogni volta, mi crea qualche problema...soprattutto a livello di tempistiche e corrieri. Con Ibs, invece, il corriere è gentile e veloce. Ho ordinato cinque libri e mi sono arrivati due giorni dopo.

Volevo mostrarvi il contenuto di questa scatola in questo post, ma credo verrebbe troppo lungo e noioso, quindi rimando l'apertura della scatola alla prossima puntata (mercoledì, restate connessi).
Gli unici libri che vi mostrerò in questo post sono quello che sto leggendo e quello che mi è stato regalato dalle mie amiche per la Laurea, ma procediamo con ordine:





Il libro che sto leggendo in questo periodo è Tenera è la notte di Franzis Scott Fitzgerald. E credo proprio di aver commesso un errore, non dovevo iniziarlo dopo la presentazione di quello che posso definire il mio libro e prima della Laurea, perché questi due eventi così importanti mi hanno assorbito ogni energia e ogni pensiero. Ho letto Francis in modo scostante e disattento e non mi sono goduta né lo stile né l'intreccio. Sono a pagina 247\371 e non mi convince ancora.
Il fatto è che sono sicura che se lo avessi letto oggi o nei prossimi giorni il risultato sarebbe stato diverso e lo avrei apprezzato molto di più. Credo di essermi giocata questo romanzo e mi dispiace.
Probabilmente tra qualche anno lo rileggerò con maggiore attenzione




 Le mie amiche sono meravigliose.
Non ne ho tante, ma ho scelto le migliori.
Per la Laurea mi hanno fatto un doppio regalo tematico e il tema, evidentemente, è il tempo.
Alla ricerca del tempo perduto è un libro che desideravo da tanto tempo, ma che mi ha sempre spaventata un po'. Forse da sola non lo avrei mai acquistato e per fortuna le mie amiche me lo hanno regalato. In più, come se non bastasse, hanno aggiunto un orologio al regalo!

Un giorno vi parlerò del mio problema con gli orologi.
Ne avrò comprati almeno dieci e mai una volta sono riuscita a trovare quello giusto. Un giorno vi dirò anche che massimo massimo sono riuscita ad indossare lo stesso orologio per due giorni consecutivi senza odiarlo. Un giorno vi dirò inoltre che sono decisa in tutto e determinata in qualsiasi cosa, ma la scelta del giusto orologio è il mio tallone d'Achille. Le mie amiche mi hanno regalato questo Casio, il modello più piccolo...l'ho ricevuto Venerdì sera e non l'ho più tolto. Contando che oggi è Martedì direi proprio che mi conoscono bene e che hanno trovato l'orologio, forse l'unico, che fa per me! Ma di questo vi parlerò un altro giorno. Adesso mi appresto a scrivere il post Pacco Ibs.

Cosa state leggendo? E quali libri avete acquistato di recente?
 Al prossimo post!