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La principessa che credeva nelle favole - Marcia Grad Powers


Ciao Lettori!
In questo nuovo post, secondo di questa Domenica evidentemente proficua, voglio parlarvi di un libro che mi ha fatto riflettere molto. Sarò polemica! Quindi se amate questa autrice passate al post successivo perchè devo sfogarmi.

 La mia è un'edizione PIEMME, prezzo di copertina 9 euro, pagine 217, codice ISBN 9788838478154.

Di ritorno da una spedizione, missione: fare la spesa, mia madre mi porta in dono due libri. Uno è proprio questo e dell'altro vi parlerò nel post successivo.
Io non lo avevo mai visto ma lei è rimasta colpita un pò dalla copertina e un pò dal retro copertina e così ha deciso di prenderlo. Io l'ho letto, lei sarà la prossima e sono proprio curiosa di conoscere anche la sua di opinione.

Vi avverto subito dicendo che questa non sarà una recensione positiva.
A inizio recensione ho scritto che questo libro mi ha fatto riflettere. E' vero! Ho letto queste 217 pagine in due ore, o forse tre e, appena terminata l'ultima pagina che termina con la parola INIZIO, mi sono subito chiesa "mi è piaciuto o non mi è piaciuto?". Se andate a sbirciane nella mia pagina di aNobii (se vuoi clicca Qui!) noterete che la data in cui l'ho terminato è il 24 Febbraio 2012; ho impiegato tutto questo tempo per farmi un'idea a proposito di questo romanzo (?), non so come definire questo libro. La PIEMME lo ha catalogato nella collana intitolata "varia" ed effettivamente si tratta di un libro di vario genere: lo si potrebbe usare in quelle imbarazzanti situazioni in cui ci ritroviamo a scrivere con il quaderno posato su un tavolo che traballa, possiamo inserirlo sotto una delle gambe del tavolo per eliminare il dislivello; lo si potrebbe usare come appoggio per le dita quando siamo davanti alla TV e vogliamo stendere un velo di smalto sulle unghie, ma senza sporcare in giro oppure lo si potrebbe prestare ad un'amica nella speranza che si dimentichi di restituirvelo. Insomma, potreste usarlo i vari modi.

Ragazzi, i casi sono due: o questa autrice si sente Buddha e vuole svelare a noi "povere donne indifese" la via della salvezza oppure questa autrice è talmente una "donna vissuta" che ormai ha capito tutto dalla vita e con questo libro vuole farci un favore, vuole farci capire come vivere una relazione stabile e cosa è più giusto fare della nostra vita. Ma, come ogni manuale-di-auto-aiuto, non dice le cose come stanno direttamente, no, usa una metafora, la più banale delle metafore: una principessa, educata ad essere una donna "accogliente", la cui unica ambizione di sempre è sposarsi e avere figli, trova il principe azzurro ma questo principe azzurro è un bastardo con un disturbo bipolare che si comporta come Dr Jekyll e Mr Hide e allora la principessa, con la sua amica immaginaria, incontrano un saggio gufo parlante (perchè i gufi sono considerati saggi non lo scoprirò mai) e un delfino altrettanto parlante e con questi tre amici di avventura la principessa capisce che è ora di lasciare il bastardo e trovarsi una passione da coltivare.
Grazie Marcia Grad Powers, senza di te noi "povere donne indifese" non avremmo mai nemmeno intuito che a volte è meglio lasciare un bastardo per pensare a qualcosa di totalmente altro dal matrimonio e dalla procreazione di figli. Questo, secondo me, è un libro che avrebbero dovuto leggere le "donne indifese" del 1800. E forse anche loro sarebbero rimaste interdette da cotale inutilità.

Due ore del mio tempo che non torneranno mai più.

Però se conoscete qualche ragazza che pensa che l'unico obiettivo della sua vita può essere solo, soltanto ed esclusivamente il matrimonio, vi prego, fatele leggere questo libro. Così Marcia Grad Powers Buddha avrà salvato almeno una di noi!