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Poesie - Hikmet


Ciao a tutti,
oggi voglio parlarvi di questo libro di poesie. Mi è stato regalato a Natale ed è stato una piacevole sorpresa:


Edito da Newton Compton, prezzo di copertina 6 euro, 233 pagine, codice ISBN 9788854120273.

Ho scoperto che la poesia di Hikmet è una poesia visiva, molto simile a quella tipica del movimento Futurista che, oltre per il contenuto, stupisce per la forma, non più costruita con endecasillabi e settenari disposti uno sotto l'altro, tradizionalmente. E' una poesia che evidenzia determinate parole isolandole in un verso e che procede quasi seguendo un percorso geometrico.
Allo stesso tempo è una poesia delle cose semplici che descrive momenti autobiografici. Attraverso la parola scritta, Hikmet mette su carta i suoi pensieri ma non lo fa nel modo altisonante tipico dei "poeti laureati", come li chiamava Montale, e forse il motivo è dato dalla sua formazione. Non era un letterato: il letterato si forma con lo studio dei predecessori, con l'accumulazione libresca e a Hikmet questo non interessava. La sua fonte di ispirazione non erano gli altri scrittori ma la coscienza storica e la lotta politica, temi ampiamente affrontati anche in questa raccolta.
Interessante.

E' un libro che bisogna tenere in borsa e tirare fuori durante quelle assurde conversazioni in cui i "tuttologi" sentenziano frasi del tipo "Mamma mia che noia, la poesia parla sempre dell'amore e della donna amata". Una volta un signore molto speciale, vittima di una fine ingiusta, disse che ci sono persone che sanno tutto e purtroppo è tutto quello che sanno. Amici, diffidate da chi dice di sapere tutto, date retta ad Oscar Wilde!
Ascoltate coloro che vi ascoltano e che vogliono imparare, perchè non si finisce mai di farlo.
Io, ci ho messo qualche anno e una discreta mole di libri, ma ho capito che la poesia non è solo costernazione sentimentale e non è solo la descrizione di una passione.
La poesia è pensiero.
Ogni Scrittore con la S maiuscola almeno una volta nella sua vita ha scritto una poesia e questo perchè quella volta, magari l'unica, è stato folgorato da un pensiero talmente grande e talmente luminoso che la prosa difficilmente sarebbe stata in grado di descrivere. Per concretizzare pensieri di tale portata l'unica soluzione è il far poesia.

Addirittura Hikmet ha scritto la sua autobiografia in forma poetica! Secondo me è geniale, guardate:


Sono nato nel 1902
non sono più tornato
nella città natale
non amo i ritorni indietro
quando avevo tre anni
abitavo Alep
con mio nonno pascià
a 19 anni studiavo a Mosca
all'università comunista
a 49 ero a Mosca di nuovo
ospite del comitato centrale
del partito comunista
e dall'età di 14 anni
faccio il poeta
alcuni conoscono bene le varie specie
delle piante altri quelle dei pesci
io conosco le separazioni
alcuni enumerano a memoria i nomi
delle stelle io delle nostalgie
ho dormito in prigioni e anche in alberghi di lusso
ho sofferto la fame compreso lo sciopero della fame
e non c'è quasi pietanza
che non abbia assaggiata
quando avevo trent'anni hanno chiesto
la mia impiccagione
a 48 mi hanno proposto
per la medaglia della Pace
e me l'hanno data
a 36 ho traversato in sei mesi
i quattro metri quadrati
di cemento
della segregazione cellulare
a 59 sono volato 
da Praga all'Avana
in diciotto ore
ero di guardia davanti alla bara di Lenin nel '24
e il mausoleo che visito sono i suoi libri
hanno provato a strapparmi dal mio Partito
e non ci sono riusciti
e non sono rimasto schiacciato
sotto gl'idoli crollati
nel 51 con un giovane compagno
ho camminato verso la morte
nel 52 col cuore spaccato ho atteso la morte
per quattro mesi sdraiato sul dorso
sono stato pazzamente geloso delle donne ch'ho amato
non ho invidiato nemmeno Charlot
ho ingannato le mie donne
non ho sparlato degli amici
dietro le loro spalle
ho bevuto ma non sono stato un bevitore
ho sempre guadagnato il mio pane
col sudore della mia fronte
che felicità
mi sono vergognato per gli altri e ho mentito
ho mentito per non far pena agli altri
ma ho anche mentito
senza nessun motivo
ho viaggiato in treno in areoplano in macchina
i più non possono farlo
sono stato all'Opera
i più non ci vanno non sanno
nemmeno che cosa sia
e dal '21 non sono entrato
in certi luoghi frequentati dai più
la moschea la sinagoga la chiesa
il tempio i maghi le fattucchiere
ma mi è capitato 
di far leggere la mia sorte
nei fondi di caffè
le mie poesie sono pubblicate
in trenta o quaranta lingue
ma nella mia Turchia
nella mia lingua turca
sono proibite
il cancro non l'ho ancora avuto
non è necessario che l'abbia
non sarò primo ministro
d'altronde non ne ho voglia
anche non ho fatto la guerra
non sono sceso nei ricoveri
nel mezzo della notte
non ho camminato per le vie
sotto gli aerei in picchiata
ma verso i sessant'anni mi sono innamorato
in una parola compagni
anche se oggi a Berlino sono sul punto
di crepare di tristezza
posso dire di aver vissuto 
da uomo
e quanto vivrò ancora
e quanto vedrò ancora
chi sa.