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Le montagne della follia - H.P. Lovecraft




Buongiorno lettrice e buongiorno lettore,
questa mattina mi sono svegliata con una voglia matta di studiare, per la quarantesima volta, il programma dell'esame che mi attende la settimana prossima. Quindi, armata di voglia di fare, entro nello studio e mi rendo conto che la pila di libri da recensire è lievitata a dismisura. Di solito, appena termino la lettura di un libro tolgo il segnalibro e appoggio il volume in un angolo della scrivania, così so che quel libro in quel posto attende una recensione. Non mi sono resa conto, però, che ora come ora i libri sulla scrivania, in attesa di recensione, sono diventati sei! Forse è meglio che mi do da fare:

Le montagne della follia di Lovecraft, edito da Newton Compton Editore (serie tascabili Deluxe), 176 pagine, prezzo di copertina 9.90 euro (io l'ho pagato 2 euro al supermercato), codice ISBN 9788854111349.

Sono in ritardo pauroso. Pensate che questo è il libro che mi sono portata a Torino durante il periodo del Salone Internazionale. Mi serviva un libro da leggere la sera che mi sono fermata in albergo, a casa ho scovato questo nei meandri della mia libreria e mi sono detta: "Lovecraft, è arrivato il tuo momento". Un po' in Autogrill, un po' in macchina, un po' a letto prima di dormire e un po' nell'attesa della coda all'entrata del Salone, l'ho terminato. Non avevo mai letto niente di questo autore e, sinceramente, non so se leggerò altro.

Lovecraft ci racconta la storia di una spedizione al Polo Sud. Un gruppo di esploratori, dopo essersi accampati e aver sistemato le loro attrezzature, iniziano ad esplorare ciò che li circonda. Ognuno di loro ha una specializzazione e ognuno di loro inizia a ricercare ciò che gli compete: geologi, ingegneri, fisici, biologi e così via
Ad un certo punto, però, una scoperta sensazionale: in una caverna vengono ritrovati i resti di esseri mostruosi, a metà strada tra vegetali e animali, che sembrano congelati da milioni di anni. Subito dopo l'esaltazione generale e la divulgazione della notizia, gli scienziati vogliono trasportare alcuni di questi esemplari nell'accampamento, al fine di poterli studiare con i giusti macchinari. Però c'è un però.
Detti esploratori, vuoi per trascinare le slitte, vuoi per protezione personale, non si muovono mai dall'accampamento senza il gruppo dei cani della spedizione e, proprio grazie ai cani, si trovano di fronte al primo evento sospetto: durante il ritrovamento degli strani esseri e durante il loro trasporto i cani non fanno altro che ringhiare e abbaiare in maniera furiosa. Gli esploratori arrivano a temere che i cani possano azzannare i reperti e rovinarli irrimediabilmente, così, una  volta tornati all'accampamento, decidono di allontanarli e, in un punto piuttosto lontano dalle loro tende, costruiscono un recinto di neve abbastanza largo da contenerli tutti e abbastanza alto da impedire loro la vista degli strani esseri. 
Dopo attenti studi, gli studiosi identificano questi esseri come probabili anfibi e attribuiscono loro il nome di "Antichi".

Poi il disastro. Un gruppo ristretto di uomini lascia l'accampamento e una volta tornati si rendono conto che una tempesta di neve ha distrutto il campo, gli uomini e i cani sono morti e degli "Antichi" non c'è più traccia. Si disperano, iniziano una ricerca furiosa, ma non c'è traccia nè degli uomini nè degli animali. Così si insospettiscono e si dirigono verso l'unica tenda rimasta intatta, al suo interno trovano un corpo di cane terribilmente mutilato e quello dello scienziato ce stava esaminando gli Antichi sezionato e deturpato. Un brivido freddo percorre la loro schiena e nella testa del narratore l'ombra di un sospetto.
Da questo punto in poi, i pochi superstiti faranno di tutto per scoprire la verità: è stata veramente una tempesta a devastare l'accampamento? O, piuttosto, è stato qualcuno?

 Per la prima volta, probabilmente, ho letto un libro di fantascienza e di "terrore". Nei primi capitoli Lovecraft è capacissimo di generare inquietudine nel lettore, ma, dopo il ritrovamento degli antichi e l'episodio della tempesta di neve, il libro risulta noioso. Non ho apprezzato la ridondanza delle frasi. Ogni cosa è "Temibile", "Spaventosa", "terribile", "Inquietante" e Lovecraft non fa altro che ripeterlo. Forse piuttosto che ripetere quanto tutto sia spaventoso sarebbe stato di gran lunga più efficace descrivere situazioni spaventose, lasciando al lettore il giudizio su di esse. E' pesante! Troppo pedante.
Poi però ho pensato anche che Lovecraft non scrive nel 2012.
Lovecraft ha scritto questo libro nel 1931 e lo ha visto pubblicato nel 1936; ha praticamente inaugurato questo genere e insieme a Edgar Allan Poe è stato definito "il padre della narrativa gotica americana". Come esordio è fantastico, ma se rapportato ai giorni nostri è un po' fastidioso.
Posso ritenermi soddisfatta? Sì, ho apprezzato questo libro, la sua storia e il suo essere "spaventoso", ma non so se leggerò altro, preferisco Poe!

E voi? Chi votate, Poe o Lovecraft!?
Al prossimo post