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Ray Bradbury

Ognuno deve lasciarsi qualche cosa dietro quando muore, diceva sempre mio nonno: un bimbo o un libro o un quadro o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi. O un giardino piantato col nostro sudore. Qualche cosa insomma che la nostra mano abbia toccato in modo che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo, e quando la gente guarderà l'albero o il fiore che abbiamo piantato, noi saremo là. Non ha importanza quello che si fa, diceva mio nonno, purché si cambi qualche cosa da ciò che era prima in qualcos'altro che porti poi la nostra impronta. La differenza tra l'uomo che si limita a tosare un prato e un vero giardiniere sta nel tocco, diceva. Quello che sega il fieno poteva anche non esserci stato, su quel prato; ma il vero giardiniere vi resterà per tutta una vita.
22 Agosto 1920 - 5 Giugno 2012
Ciao amici lettori,
oggi, mio malgrado, questo non sarà un post recensione. Ho deciso di scrivere in ricordo di Ray Bradbury, fantastico scrittore scomparso pochissimo tempo fa. Ho conosciuto i suoi libri grazie alla prof. di Lettere che mi ha sopportato alle medie e al liceo; senza di lei sono sicura che la mia passione per i libri non sarebbe mai emersa, ma sono anche sicura che se non avessi affrontato la lettura di libri come quelli di Bradbury oggi non sarei la persona che sono. Ogni libro, in qualche modo, lascia qualcosa nella nostra anima. Fahrenheit 451 mi ha fatto apprezzare il valore della carta, del libro come oggetto fisico e come fonte di conoscenza. Se non sono a favore degli e-book è anche grazie a lui. Questo scrittore mi ha dato tanto e mi sento in dovere di ricordarlo così:


Ray nasce a Waukegan da un operaio e una casalinga di origini svedesi. La scoperta della fantascienza si fa risalire circa al 1934 quando, a causa del licenziamento del padre, Ray e famiglia sono costretti a trasferirsi in California, in cerca di lavoro. Qui Ray inizia prestissimo a scrivere, ad immortalare le sue geniali fantasie su carta, ma il suo stile non è ancora quello che conosciamo oggi, infatti preferisce occuparsi di generi letterari diversi, soprattutto polizieschi e noir.

Dobbiamo aspettare il 1950, anno in cui raccolse in un unico volume le sue "Cronache marziane", per conoscere il vero Bradbury. L'anno seguente, poi, pubblica il celeberrimo "Fahrenheit 451", definito da Wikipedia come una "sorta di elogio alla lettura", da me tanto amato, letto e riletto.
Oltre alla fama di scrittore Ray vanta anche un notevole successo come sceneggiatore.
Un uomo brillante ed appassionato del suo mestiere, amava leggere e scrivere e aveva un profondissimo rispetto nei confronti dei libri e della carta stampata. Fonti anonime ci raccontano che, negli ultimi anni della sua vita, Ray si è dimostrato del tutto avverso ai libri in formato digitale tanto da impedire che le proprie opere venissero pubblicate in formato e-book. Solo nel 2011 ha acconsentito alla pubblicazione in formato digitale del suo successo maggiore: "Fahrenheit 451", sostenendo comunque di preferire il formato cartaceo.


"Bradbury aveva 91 anni. Quando ne aveva compiuti 85, amava dire, ridendo: "Non sono molti se usciamo da una prospettiva terrestre. Quando mi guardo allo specchio, la persona che ho di fronte è un giovane ragazzo, con la testa ed il cuore pieni di sogni ed eccitazione e un inarrestabile entusiasmo per la vita. Certo, ha i capelli bianchi, e allora? Spesso la gente mi chiede come faccio a restare così giovane e la risposta è semplice: basta vivere una vita in cui ti mescoli con qualsiasi tipo di attività, qualsiasi tipo di metafora, qualsiasi tipo di amore. E nella quale trovare il tempo di ridere, trovare ogni volta qualcosa che ti rende veramente felice, ogni giorno della tua vita. E questo è quello che ho fatto io, dai miei primi giorni ad oggi. E per mia fortuna sono stato sostenuto dalla passione, soltanto passione. E' un dono divino, non ha nulla a che vedere con la disciplina o con qualche regola. Io scrivo senza regole precise. Credo che proporsi preventivamente un piano uccida la creatività. Io le storie le voglio vivere mentre le scrivo". [La Repubblica.it]





"I buoni scrittori toccano spesso la vita. I mediocri la sfiorano con una mano fuggevole. I cattivi scrittori la sforzano e l'abbandonano."
Ciao Ray!