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Tsugumi - Banana Yoshimoto


Sono appena tornata a casa!
Finalmente!

Questa settimana è stata massacrante, ma di questo vi parlerò più tardi in un altro post. Adesso sono qui perché, nel sondaggio della scorsa settimana, due dolci ragazze iscritte alla mia pagina Facebook hanno votato la recensione del libro di cui sto per parlarvi. E siccome lo scorso fine settimana non ho avuto tempo di pubblicare nulla, questo pomeriggio mi sono impegnata per recuperare il lavoro.
Iniziamo subito...oggi vi parlo di:


Tsugumi di Banana Yoshimoto, Edito Feltrinelli, pagine 156 (compresi i due post scriptum), prezzo 7 euro, codice ISBN 9788807812941.

"Giornate di una felicità intensa non capitano spesso nella vita. Ed è inseguendo quel vivido miraggio, che le persone riescono a tirare avanti e a invecchiare...Tsugumi è un romanzo che parla di questo. Di un'estate di un gruppo di ragazzi che non tornerà mai più. Del mare e del primo amore..." Così Banana Yoshimoto parla del suo romanzo tutto dedicato all'adolescenza. Uscito a puntate nell'edizione giapponese di "Marie Claire" e apparso in volume nel 1989, Tsugumi è sicuramente il più grande successo di Banana Yoshimoto, superando i due milioni di copie vendute: questa è la prima edizione in lingua occidentale. Maria e Tsugumi sono amiche fin dall'infanzia anche se sono due ragazzine molto diverse. Maria, l'io narrante, è dolce e buona: ha lasciato il piccolo paesino in cui era nata e cresciuta per iscriversi all'università di Tokyo. Tsugumi è bellissima ma dotata di un carattere infernale: affabile e dolce con gli estranei, nel privato è un tiranno, parla come un maschio ed è viziata all'inverosimile. Non può spostarsi dalla tranquilla penisola  di Izu perché le sue condizioni di salute non glielo permettono. Il suo destino pare essere segnato...Ma quando due amiche si ritrovano, e se questo accade d'estate, e se è il mare a cullare le rispettive solitudini, allora la magia scaturita dall'attimo può creare sensazionali cambiamenti del mondo reale. 
 La cara Banana è riuscita a deludermi: questo libro mi ha infastidito.
Perché? Ve lo dimostro subito: andate a pagina quattordici, se non avete il libro a portata di mano vi trascrivo l'episodio in cui Maria ci racconta come sono diventate amiche:


Io e Tsugumi siamo diventate amiche nel vero senso della parola, a causa di un <>. Tsugumi era intelligente e diligente nello studio. Nonostante le numerose assenze per motivi di salute, quanto a voti era quasi sempre tra i primi della classe. Andava a caccia dei libri più svariati, in modo da essere ben preparata in ogni materia. Forse, se non avesse fatto lavorare così tanto il cervello, non le sarebbero mai potute venire in mente tutte quelle cattiverie. I primi anni delle elementari, io e lei giocavamo spesso alla <>. Ai piedi delle montagne, nel giardino dietro la scuola, c'era una capannina meteorologica in rovina. Avevamo deciso che quel posto era in collegamento con il mondo degli spiriti e che lì venivano recapitate le lettere all'aldilà. Di giorno andavamo a metterci fotografie spaventose o articoli su storie di fantasmi, presi da alcune riviste, e di notte tornavamo a riprenderli. Quel giardino, che di giorno non aveva niente di particolare, di notte, quando di andavamo di nascosto nel buio pesto, faceva davvero paura, e per qualche istante andavamo in visibilio. Però col passare del tempo anche quel gioco finì col confondersi tra gli innumerevoli divertimenti di quel periodo, e ce ne dimenticammo. Io cominciai le medie e decisi di entrare nella squadra di basket. Gli allenamenti erano talmente duri che, quando tornavo a casa la sera, facevo i compiti e andavo subito a letto. Di Tsugumi me ne importava sempre meno, tanto che era diventata la << cugina della porta accanto>>. L' <> accadde in quel periodo, durante le vacanze primaverili della seconda media, se non ricordo male. Quella sera stava piovigginando e io ero chiusa in camera mia. Nelle città di mare la pioggia ha l'odore della salsedine. In quella notte di pioggia, nel profondo del mio cuore mi sentivo avvilita. Era appena morto mio nonno. Dal momento che ero cresciuta in casa sua fino alle età di 5 anni, ero sempre stata indiscutibilmente la sua cocca. E dopo essermi trasferita con la mamma dagli Yamamoto, andavo a trovarlo regolarmente e ci tenevamo in contatto anche per lettera. Avevo saltato l'allenamento ed ero distesa sul letto con gli occhi gonfi per il pianto, senza riuscire a concentrarmi su niente. Mia madre mi disse che c'era Tsugumi al telefono e io la pregai di dirle che ero fuori. Non ero proprio nelle condizioni di parlarle. Stavo quasi per assopirmi, quando dal corridoio sentii avvicinarsi un rumore di ciabatte. Nell'istante in cui alzai la testa, il fusuma si aprì di scattò: Tsugumi era lì in piedi bagnata fradicia. Tutta ansimante e con gli occhi spalancati, mi chiamò con un fil di voce:
<< Maria!>>.
<< Cosa è successo?>>
Sembrava in ansia, come spaventata. Poi mi disse con tono prepotente:
<< Ohi, sveglia, c'è poco da dormire! Leggi qua!>>, e mi porse un foglio che aveva tirato fuori dalla tasca con una cura estrema. Confusa da tutta quella attenzione lo presi e, non appena lo guardai, mi sembrò di venir spinta sotto il fascio di luce di un riflettore. Non c'erano dubbi: quella era la calligrafia del mio caro nonno, con quei tratti in semicorsivo tracciati energicamente con il pennello. L'attacco era il suo solito, quello con cui aveva sempre iniziato le lettere che mi aveva scritto.

Al mio tesoro, Maria.
Addio.
Abbi cura di nonna, papà e mamma. Mi raccomando, vedi di diventare una donna rispettabile degna del nome che porta.
                                                            Ryuso

Rimasi senza parole. Per un attimo rividi la figura di spalle del nonno alla scrivania e provai una fitta al cuore. Poi chiesi a Tsugumi con un'irruenza incredibile:
<< Dove l'hai trovata?>>.
Lei mi fissò e con un tono serissimo, da preghiera, mosse le sue labbra vermiglie e mi rispose:
<< Ci credi? Era nella cassetta degli Spiriti>>.
<< Cosa?>>
In un istante il ricordo di quella capannina metrologica  che ormai avevo dimenticato del tutto, riaffiorò nella mia mente. Tsugumi abbassò la voce e sussurrò:
<< Prima, stavo dormendo quando ho sognato il nonno. Ho provato ad aprire gli occhi, ma non se ne voleva andare. Era come se cercasse di dire qualcosa. Io gli sono molto riconoscente. Sai, quando ero piccola mi ha comprato così tante cose. Poi a un certo punto del sogno sei saltata fuori anche tu e il nonno sembrava volerti parlare. Ti voleva bene, eh? D'un tratto, ecco che mi è venuta l'illuminazione e sono andata a vedere nella cassetta. Ma tu gli avevi parlato del nostro gioco mentre era in vita?>>
<>, risposi io scuotendo il capo. <>
<>, urlò e poi aggiunse con un tono grave:
<>.
Tsugumi si era fatta pallida in volto quando finalmente, guardandomi negli occhi, riuscì a dirmi con un fil di voce:
<< E adesso cosa facciamo?>>.
<< Per ora>>, cominciai io con decisione, <>
<< Va bene, ho capito>>, rispose Tsugumi; Si alzò di scatto e disse:
<< Torno a casa!>>.
Mentre usciva dalla mia stanza le dissi: <>.
<< Di niente!>>, mi rispose lei e, senza neppure voltarsi a salutare, se ne andò lasciando il fusuma aperto.
Per un po' rimasi seduta per terra a rileggere, chissà quante volte, quella lettera. Le mie lacrime cadevano copiose sul tappeto. Più la leggevo e più le lacrime si facevano abbondanti, mi ci sdraiai sopra e piansi all'infinito.
Il giorno dopo Maria scopre di essere stata ingannata: è stata Tsugumi a scrivere la lettera imitando alla perfezione lo stile e la calligrafia del nonno.
Certo che c'ero cascata proprio in pieno... per un istante avevo dubitato che si trattasse di un imbroglio, visto che c'era di mezzo Tsugumi. Però, quella calligrafia, quel tratto, quell'inizio di lettera: << Al mio tesoro >>, di cui solo io e il nonno eravamo a conoscenza, erano aldilà di qualsiasi sospetto. Lo sguardo deciso, penetrante di Tsugumi bagnata dalla pioggia, quel suo tono di voce... aah, avevo abboccato alla perfezione. Il trucco lo scoprii il giorno successivo. Non appena Tsugumi entrò nella stanza, vide l'espressione del mio volto e sogghignando disse: << Mi hai scoperta?>>. In quell'istante mi infuocai di rabbia e di vergogna. Mi alzai di scatto e le diedi una spinta con tutta me stessa. Tsugumi, cadendo a terra, sbatté con violenza contro la parete. Ero davvero furiosa tanto che persino Tsugumi non osò aprir bocca. Nessuno l'aveva mai aggredita in quel modo. Lei in quel momento capì che, se non l'avesse fatto, la nostra amicizia sarebbe stata compromessa per sempre. E infatti era proprio così. Ancora nella posizione in cui ero caduta, fissò i miei occhi con uno sguardo trasparente. Poi pronunciò, quasi bisbigliando, una frase che non aveva mai detto in vita sua.  In nessuna circostanza, qualsiasi cosa fosse accaduta, anche se le avessero squarciato la bocca.
<>
Restai senza parole, in silenzio e con il fiato sospeso. Tsugumi che chiede scusa? I raggi di sole che riempivano la stanza ci rendevano brillanti in quello spazio immobile. In lontananza si sentiva soltanto il rumore del vento che quel pomeriggio soffiava sulla città.
<< Ah!Ah!Ah!>> Il silenzio venne rotto da Tsugumi che d'improvviso scoppiò a ridere.
<< Certo che anche tu ci sei cascata...eh, Maria?>>, disse, ormai ridendo a crepapelle.
<< Prova a ragionare con un briciolo di buon senso! Un morto non può certo scrivere una lettera, no? Sei proprio stupida! Ah!Ah!Ah!>>.
Non riusciva più a contenersi: comprimendosi lo stomaco con le braccia, si contorceva dalle risa.
Di riflesso anche a me venne da ridere, arrossii e dissi:
<< Hai vinto tu>>.
Ancora oggi, quando ricordiamo le frasi di quella notte di pioggia, c'è da sbellicarsi dalle risate per ore e ore.
Si, quella fu la ragione per cui io e Tsugumi finimmo col diventare amiche per la pelle, nel bene e nel male.

Voi non l'avreste insultata? Non avreste scaraventato verso di lei tutti gli oggetti possibili e immaginali presenti in quella stanza? Non vi sareste arrabbiati a morte? Non avreste urlato come folli psicopatici? Io si. E ogni volta che nel libro si presentava questo terribile personaggio mi sono sentita così. L'ho odiata con tutta me stessa e mi è capitato di arrabbiarmi anche con Maria che, diciamocelo, è tanto buona e cara...ma non può farsi trattare così. Io non riesco proprio a concepire un'amicizia tra queste due figure. Mi sembra impossibile che una storia del genere possa essere quantomeno vicino alla realtà.
Un'estate, due ragazzine amiche da anni, due ragazzine troppo diverse.
Mi dispiace dirlo, ma l'idea di fondo non regge, e anche se questo libro è il più grande successo dell'autrice che è riuscita a venderne più di due milioni di copie e bla bla bla... non mi ha convinto.
Forse non l'ho capito, ed è possibilissimo, ma più penso a questo libro e meno mi convince.
Peccato.

Voi l'avete letto?
Che effetto vi ha fatto?