sabato 12 gennaio 2013

L'abito di piume - Banana Yoshimoto


 Cari amici lettori,
eccomi qui a raccontarvi la storia di un libro che ho inaspettatamente ricevuto a Natale.
Ogni anno consegno la wish list ufficiale alla mami, così da poter attingervi per i regali di Natale. Quest'anno, invece, di liste non ne ho prodotte, vuoi per il poco tempo a disposizione, vuoi per le idee poco chiare.
Mia sorella, di sua iniziativa, mi ha regalato due libri della Yoshimoto e io ne sono stata molto felice.
Questo, in particolare, l'ho terminato prima di subito, ed ora eccomi qui per parlarvene:


L'abito di piume di Banana Yoshimoto, edito dall'Universale economica Feltrinelli, il prezzo di copertina è coperto perché si tratta di un regalo, 130 pagine, codice ISBN 9788807819384.

Trama:
Hotaru torna nel paese natale, un piccolo borgo tranquillo attraversato da un fiume, per dimenticare le sue pene d'amore. Era andata ad abitare a Tokyo e, per otto anni, aveva vissuto una relazione sentimentale con un uomo sposato, un fotografo sempre impegnato nel lavoro che inaspettatamente l'aveva abbandonata. Il ritorno di Hotaru è un ritorno all'infanzia, un modo per ritrovare pace e serenità tra gli amici, e l'affetto della nonna. La madre è morta e il padre, un famoso psicologo, è in viaggio in California. Hotaru trascorre le giornate aiutando la nonna nel suo caffè dall'atmosfera intima e familiare. Rivede luoghi e persone del passato, soprattutto la sua vecchia amica Rumi, dotata di una speciale capacità di intuire ciò che si nasconde nell'animo delle persone. Un giorno, dopo una passeggiata lungo le sponde del fiume, Hotaru incontra Mitsuru, un ragazzo che le lascia una strana sensazione di dejà vu...Il titolo originale del romanzo, "Hagoromo (letteralmente "abito di piume"), indica un particolare tipo di kimono leggerissimo che le tennyo, figure mitologiche dalle sembianze di donne-angelo, indossano per volare tra il mondo terreno e l'Aldilà. Guarita dal dolore, Hotaru può indossare il suo abito di piume per librarsi in volo verso la vita.

Hotaru è stata abbandonata dall'uomo che diceva di amarla. Per otto anni questa ragazza ha vissuto in funzione di un uomo sposato che si ricordava di lei nel momento del bisogno e nulla più. Hotaru si accontentava di lavori saltuari, accantonando le sue aspirazioni; trascorreva le giornate guardando la TV mentre aspettava il suo ritorno; aveva abbandonato le sue amicizie ed era rimasta sola al fine di dedicarsi anima e corpo al suo amore.
Persa nella mia relazione, non ero riuscita a fare nient'altro. 
Io mi ero immersa in quella vita di coppia, in quella grande storia d'amore senza un futuro in cui giorno dopo giorno si accumulavano leggeri ricordi quotidiani privi del peso della realtà. Anche se non ne ero consapevole del tutto, non c'era dubbio che dipendessi completamente da quella vita. Una vita che, a ripensarci adesso, assomigliava a quella dei ricoverati negli ospizi, tutto il giorno davanti alla televisione. Intontiti dal tranquillo ripetersi degli eventi, riescono a chiedersi soltanto quale programma desidereranno vedere, mentre fuori dalle loro stanze tutto avviene in modo dinamico. A dire la verità, sapevo che stavo perdendo, istante dopo istante, qualcosa di molto importante. Per esempio: il tempo per me stessa e la lucidità di giudizio.

Hotaru pensa e ripensa alla sua storia conclusa e si accorge di tutto quello che ha perso, degli anni sprecati, dei ricordi buttati e, per fortuna, scappa. Il suo ex le lascia l'appartamento dove l'aveva segregata per otto anni, ma lei non si lascia abbindolare e torna a casa. Il periodo successivo è un periodo difficile. Lacrime e dispiaceri sono il suo pane quotidiano e le lacrime che versa la lasciano disidratata in un mare di disperazione. La stessa Hotaru scrive:
All'improvviso me ne resi conto: la separazione, quella vera, ossia la fine definitiva del rapporto sentimentale con una persona, era qualcosa di più vicino alla morte della morte stessa.
Ma alla fine il tempo sistema le cose. Hotaru incontra nuova gente, incontra gli amici che aveva abbandonato e riscopre il valore della famiglia. Si lascia alle spalle la storia con l'uomo sposato e decide che è arrivato il momento di reagire anche perché ci sono cose peggiori nella vita. Mitsuru lo sa. Lui ha perso suo padre in un attentato e da quel nefasto giorno ha un po' perso anche sua madre, che ha smesso di nutrirsi e di sorridere alla vita. I due si incontrano, si raccontano le loro storie, i loro trascorsi e, dopo tanto parlare, entrambi hanno una sensazione fortissima di deja vu, ma ci vorranno mesi perché si ricordino di quando è stato il loro primo incontro.

La Yoshimoto non si smentisce e questo libro, pur essendo brevissimo, è carico di emozioni.
Pensare che questo romanzo nasce da un episodio vissuto veramente dall'autrice lo rende ancora più denso di significato, ancora più straziante all'inizio e molto più appagante alla fine, quando Hotaru rinchiude nell'armadio gli spettri del passato e si fa trasportare dalla corrente calda della nuova vita.
E' stato difficile leggerlo fino in fondo perché non ho potuto non immedesimarmi nella protagonista.
E' vero che non ho avuto molte relazioni nella mia vita, ma so quanto fa male quando una storia finisce; quando tutto ti crolla addosso e ti senti solo e perso. Fortunatamente so anche cosa si prova quando quel dolore diventa giorno dopo giorno più lieve e quando si ricomincia a credere nell'amore fino al punto in cui, quando meno te lo aspetti, il vero amore arriva.
E' sicuramente un libro adatto a tutti coloro i quali stanno attraversando quella fase difficile che segue la fine di una relazione, perché, se lo si legge attentamente, si capisce che c'è una speranza per tutti. La vita va avanti e potrebbe evolvere in qualcosa di nettamente migliore. Questo libro ci fa capire che bisogna vivere quel momento come se fosse un momento catartico.
Io l'ho apprezzato molto e forse lo avrei apprezzato di più tempo fa.
Voi? Lo avete letto?

Pensai che la gentilezza disinteressata delle persone, le loro parole appassionate, fossero come un abito di piume. Avvolta in quel tepore, finalmente libera dal peso che mi aveva oppresso fino a quel momento, la mia anima stava fluttuando nell'aria con grande gioia.