martedì 12 febbraio 2013

Alto come un vaso di gerani - Giacomo Poretti

Buongiorno cari amici lettori,
di solito non scrivo recensioni di martedì, lo so, però questa mattina sono a casa, ho appena inviato le famose mail alla casa editrice Mondadori (se volete sapere di cosa si tratta potete seguire la mia pagina Facebook mettendo "mi piace" a questo link) e mi è venuta voglia di scrivere.
Questo libro è stato un regalo inaspettato, anche se, devo essere sincera, l'ho puntato da quando è uscito.
Sto parlando di:


"Alto come un vaso di gerani" di Giacomo Poretti, edito da Mondadori, prezzo di copertina 16 euro, 135 pagine, codice ISBN 9788804624288.

Trama:
Nessun semaforo, una manciata di case e negozi, e un campanile che svetta come un faro nel mare verde dell'Alto Milanese, già però punteggiato di fabbriche e fabrichètte che ne stanno cambiando irrimediabilmente la fisionomia. E, soprattutto, volti e voci di un'umanità anch'essa in trasformazione, ma ancora sospesa prima della "rivoluzione". Sono gli anni Sessanta e Settanta, e il paese, con i suoi ritmi lenti, i suoi riti, i suoi personaggi, riesce ancora per un momento, forse per l'ultima volta, a dare significato e calore alla vita dei suoi abitanti. Villa Cortese, in questo senso, incarna tutti i paesi di un Nord italia che si avvia al boom economico senza sapere che poi niente sarà più come prima, del tutto ignaro dei costi della travolgente corsa al benessere. Custode fedele di questi ricordi, Giacomo Poretti ce li porge con la delicatezza di chi sa di maneggiare qualcosa di fragile e unico, con il candore di uno sguardo infantile acuto ma privo di malizia. Il suo umorismo non è mai crudele, e non c'è ombra di sarcasmo - semmai affetto e compassione- per un piccolo mondo al tramonto. All'interno di questa storia corale, che si dipana tra colonie estive, scuole, oratori, bar, officine, campi e garage, si susseguono le stagioni della vicenda di un uomo che, lungo il proprio percorso, avvertirà tutta l'angustia e i limiti del paese, l'insidia nascosta nel suo abbraccio protettivo. Così approderà a Milano, la città verticale indifferente se non ostile, quasi il rovescio dell'inclusiva dimensione orizzontale di villa Cortese, eppure sarà qui, all'ombra della madunina - la copia adulta di quella statuina del presepe che accende nei bambini le prime imbarazzanti domande -, che Giacomo troverà l'amore, creerà una famiglia, diventerà padre e raggiungerà il successo. Ma non per questo si placheranno in lui quell'inquietudine e quello spavento che, fin dall'inizio, sono il motore del racconto: attraverso la memoria di quell'umanità superata, continua la sua ricerca del senso delle cose e della vita. Magari anche a costo di intervistare un atomo di carbonio, e nemmeno di buon carattere.
Partiamo dagli aspetti meramente più frivoli: la copertina è favolosa: dolcissima e delicatissima. Come fai a lasciarlo lì, in quel cubo di legno, impilato insieme alle ultime uscite del mese. La tentazione è troppo forte e, infatti, come da copione, non ho resistito.

Il 33.33% del popolare trio Aldo, Giovanni e Giacomo, così viene apostrofato l'autore,  in poche pagine, ci propone il resoconto di una vita distribuita in ricordi sparsi, appuntati e circoscritti nelle quattro in cui è suddiviso il libro. Ognuna di esse viene intitolata con il nome di una delle quattro stagioni ed è preceduta da una piccola introduzione molto poetica.
Il libro è scorrevole, leggero e ironico.  
Pensando a Giacomo, pensando al fatto che è un comico e pensando alla sua carriera mi aspettavo un libro divertente e scanzonato, pieno di aneddoti simpatici e di battute esilaranti, invece, la sensazione che ho avuto durante la lettura è stata differente. Ho percepito una sorta di inquietudine.
Il libro nasce come diario da tramandare al figlio Emanuele e l'autore racconta quella che è stata la sua vita prima del successo che ha ottenuto come comico. Una vita semplice fatta di pochi soldi, ma di tanto amore. Giacomo racconta i suoi ricordi di quando era bambino, le gioie e i dolori, i primi dubbi, le domande, le avventure. Poi la scuola, la competizione tra studenti, le aspettative nei confronti del futuro, le fortune, i successi e le soddisfazioni. Il tutto velato, come dicevo, da un sottile velo di inquietudine verso la vita, "che straordinario spavento la vita".

Poi è successo che tutte le volte che mi guardi, io mi sento
interpellato dai tuoi occhi. Tu mi guardi con totale disponibilità,
con innocente e vorace curiosità, ma soprattutto
mi sembra che il tuo sguardo, che si posa per la prima colta
sulla vita, chieda di essere rassicurato: è come se tu mi
chiedessi se la vita sia una cosa buona, se nasconde
qualche tranello, se c'è da fidarsi di lei.
Per adesso me la cavo con una carezza, una abbraccio, un sorriso.
ma quando potrai parlare, quando farai domande,
quando mi chiederai che senso ha tutto ciò,
non vorrei farmi trovare impreparato. Vorrei 
poterti tranquillizzare, perché conosco l'insidia di
quelle domande, la paura e l'angoscia che possono portare.
E allora mi preparo, mi alleno: passo in rassegna ciò che
mi è capitato, nella speranza di poterti dire che sei finito
dentro un gioco meraviglioso, complicato sì, misterioso
anche, ma sensato e niente affatto malevolo.

Questo è un passo della lettera al figlio che introduce il resto del racconto.
Mi sono immedesimata in lui, nel Giacomo padre di famiglia, e anche se non sono ancora madre ho capito che questa lettera, questo libro e questa idea scaturiscono dai dubbi che sorgono nel momento in cui si mette al mondo una nuova vita. Ogni genitore, credo, alla nascita del figlio si trova a pensare come sarà la sua vita, se andrà tutto bene, se ci saranno problemi, difficoltà, se sarà una vita felice e spensierata o una vita difficile. L'autore deve aver avuto questi dubbi, queste incertezze e deve aver deciso di metterle su carta per chiarirsi le idee. Ho apprezzato molto l'umanità di questa persona. Non so se tutte le facce famose, i divi di Hollywood, le star dello spettacolo, presentatori, cantanti, non so se percepiscano tutto questo; non so se hanno timori o se sono rassicurati dal Dio denaro. So solo che Giacomo mi ha stupito e ho apprezzato la sua semplicità e, soprattutto, ho apprezzato il fatto che abbia avuto il coraggio di renderci partecipi della sua fragilità.
Io per questo lo ringrazio e vi assicuro che oggi lo apprezzo più di prima.
Non so se è un libro da consigliare, però, se stimate il Giacomo comico, forse addentrarvi tra i suoi ricordi potrà interessarvi e potrà farvi apprezzare di più la persona che sta dietro all'uomo di spettacolo. Io non me ne sono pentita, voi, se lo avete letto o se lo leggerete, fatemi sapere cosa ne pensate.
Io per ora vi saluto, vi mando un abbraccio forte!
Ci "vediamo" nella prossima recensione!