sabato 2 febbraio 2013

L'estate senza uomini - Siri Hustvedt


Buon pomeriggio cari amici lettori,
continuando con le recensioni in ordine cronologico di lettura e consultando la mia agenda posso dirvi che, dopo il libro di Romano Montroni, le mie letture sono state:

  1. "La casa degli spiriti" di Isabel Allende
  2. "L'abito di piume" di Banana Yoshimoto
  3. "Tu, mio" di Erri De Luca
  4. Il quarto libro è quello di cui vi sto per parlare:

 "L'estate senza uomini" di Siri Hustvedt, edito da Einaudi, ma la mia è un'edizione Mondolibri che ho pagato 8 euro, il libro è composto da 151 pagine.

Trama:
Boris, insigne neuroscienziato newyorchese, si è concesso una pausa, vale a dire un'amante più giovane, e la moglie Mia, poetessa e filosofa, l'ha presa male ed è finita in ospedale con una diagnosi di "psicosi reattiva breve". Uscita dall'ospedale, Mia non se la sente di tornare nella casa disertata dal marito, e decide così di allontanarsi per qualche tempo da New York per andare a trovare la madre, che abita in una struttura residenziale per anziani a Bonden, Minnesota, la cittadina dove Mia è nata e cresciuta. Comincia così questa inconsueta storia di una convalescenza, la convalescenza di una donna che, sperimentando un'estate senza uomini, riscopre in una realtà provinciale apparentemente squallida e monotona un mondo di relazioni umane ancora più ricco e coinvolgente di quello a cui era abituata nella sua sofisticata vita da intellettuale metropolitana. Non si pensi però a un'ingenua riscoperta delle radici, perché lo sguardo posato da Siri Hustvedt sulla provincia americana non ha nulla di idilliaco: le tenere adolescenti che studiano poesia sottopongono le compagne a raffinate torture psicologiche, le arzille vecchiette ricoverate in ospizio coltivano lubrichi "divertimenti segreti" e le simpatiche famigliole nelle loro villette suburbane sono lacerate da violenti diverbi. In questo mondo apparentemente mansueto ma intimamente turbolento, Mia irrompe come una sorta di deus ex machina, suscitando confidenze, svelando intrighi e risolvendo conflitti, e da questo mondo in cambio riceve una nuova consapevolezza di sè: abituata a considerarsi bella e intelligente, Mia si scopre anche umana e autonoma, e soprattutto degna di essere amata. L'estate senza uomini finisce così per rivelarsi un sorprendente romanzo d'amore, un'intensa e raffinata meditazione narrativa sulla più irrazionale, incoerente, profonda e persistente delle forme di convivenza umana: il matrimonio.
Devo essere sincera. Io non ho capito niente. Mi spiego:
Quando vai in libreria o quando sfogli il catalogo di Mondolibri, con l'intento esplicito di acquistare qualcosa cosa fai? Io di solito, pensando alla versione di acquisti con il catalogo, sfoglio il detto catalogo, mi faccio abbagliare dalle copertine più accattivante e rapire dai titoli più interessante, poi cerco di risalire all'autore e a volte leggo anche il risvolto di copertina. Se il libro ottiene voti alti sia per titolo, sia per copertina che per trama, lo prendo.
Questa copertina mi piace molto, il titolo mi sembra degno di nota e la trama sembra interessante.
Contando tutte queste qualità e contando il fatto che dopo gli esami avevo bisogno di svagarmi, mi sono detta " questo libro di 151 pagine potrebbe fare al caso mio!".
L'ho iniziato.
L'ho letto.
L'ho finito.

La prima cosa che ho pensato è stata "colui o colei che ha scritto il risvolto di copertina è un affabulatore nato, bugiardo e anche un po' mentecatto, che vende lucciole per lanterne anche ai più sagaci di questo mondo". Questo libro è un disastro!
Mia ha subito un crollo nervoso perché suo marito, dopo molti anni, l'ha lasciata per una sua collega più giovane. Mia è disperata e non ha più voglia né di lavorare né di esporsi allo sguardo malizioso del pubblico di studenti con cui deve confrontarsi giorno dopo giorno per il suo lavoro. Viene rinchiusa per un certo periodo in un ospedale psichiatrico, prende un'aspettativa dal lavoro e torna a casa dalla madre. Qui, tra un po' di riposo, due chiacchiere con il gruppo di amiche di sua madre e ancora un po' di riposo; Mia tiene un corso sulla poesia, un corso che si rivolge ad un pubblico molto giovane composto da ragazzine che non hanno niente da fare tutto il giorno perché sono in vacanza, dato che, come dice il titolo, ci troviamo in estate. Non mi fermerò a raccontarvi quanto queste ragazzine siano stronze e saputelle oppure quanto siano stupende le amiche della mamma di Mia, che, durante la storia, ci lasciano una dopo l'altra dal momento che sono molto molto molto, l'ho già detto?, molto anziane.

Quello di cui voglio parlarvi è la struttura di questo romanzo.
Si tratta di un'accozzagli di generi messi insieme senza nessunissima logica. Prima c'è la narrazione introspettiva della protagonista, poi la mail del marito e l'sms della figlia, poi si racconta del primo giorno di lezione alle bambine, poi compare una bambina con la parrucca, poi un diario porno che decide di tenere nella speranza di non si sa cosa, poi altre due mail, poi una lettera, poi una pagina del diario porno, poi dei disegni senza senso e davvero inquietanti, poi conosce la vicina che litiga sempre con il marito, poi muore una signora, poi una mail, poi ne muore un'altra poi una pagina del diario porno poialtrismsaltremailaltromortopiangoridoscrivocosafaccioquandotorno?!?!?!?!?

Un disastro.

Il titolo mi piace.
La copertina mi piace.
La trama mi piace molto.
Il libro è un disastro. Eppure l'idea era ottima, la signora Siri Hustvedt, forse facendo leva sul fatto che è la moglie di Paul Auster, è riuscita a pubblicare un libro del genere. Io non glielo avrei pubblicato nemmeno sotto tortura. L'ho finito solo perché era breve e per rispetto nei confronti dei soldi che ho speso.
Che delusione.

Voi lo avete letto?
Vi è piaciuto??