domenica 17 marzo 2013

Il catino di zinco - Margaret Mazzantini



Ciao cari amici lettori,
finalmente sono tornata...sono passati secoli dall'ultimo post, e me ne scuso, ma purtroppo questo periodo non è stato molto "felice" per la mia salute: ho avuto ogni sorta di malanno, dalla tosse all'influenza, e la voglia di leggere e scrivere, come potete immaginare, non è stata molta.
Ora però sto meglio e non vedo l'ora di aggiornarvi a proposito di letture, curiosità e nuove scoperte.

Parto subito con l'esaudire una richiesta della mia amica Feliciana. Lei ama molto Margaret Mazzantini ed ha praticamente letto quasi tutti i suoi libri, tranne quello di cui sto per parlarvi. Così, incuriosita dal post sulla pagina Facebook di Letterando con Marty, mi ha chiesto di scrivere la recensione dell'esordio della sua scrittrice preferita...allora io colgo la palla al balzo e ve ne parlo senza indugio:


Il catino di zinco di Margaret Mazzantini, edito da Mondadori (Numeri Primi), 137 pagine, prezzo di copertina 12 euro, codice ISBN 9788866210535.

Trama:
Al centro di questo romanzo, il primo scritto da Margaret Mazzantini, c'è l'esistenza drammatica di una donna coerente e volitiva, che riesce sempre a conservare con coraggio e tenacia la sua indipendenza interiore. E' Antenora, eroina di un mondo arcaico, nel quale, pur confinata all'interno delle mura, esercita un matriarcato energico e indiscusso. Valori netti e semplici, sentimenti forti ed esclusivi la renderanno capace di affrontare dittature, guerre, e la difficile ricostruzione, senza mai perdersi d'animo. Di fronte alla sua morte, una donna di un'altra generazione, la nipote, ne tratteggia un superbo ed evocativo ritratto. Un romanzo intenso e coinvolgente costruito attorno a una donna in grado di essere sempre se stessa nonostante l'ostilità del mondo e della storia.

Margaret Mazzantini è una scrittrice di successo alla quale piace trattare tematiche serie, forti e importanti. Io ho letto alcuni tra i suoi libri più famosi e in ognuno di essi non c'era affatto spazio per la frivolezza:

  • In "Non ti muovere", come di certo saprete, la scrittrice narra la storia di una ragazza che in seguito ad un incidente in motorino, in un  giorno di pioggia, rischia di perdere la vita. Insieme alla sofferenza personale della ragazza è narrata anche quella delle persone che la circondano, in primis suo padre che, proprio grazie a questa disgrazia, ripercorre il suo passato in cerca dei suoi errori e delle sue colpe da espiare.
  • In "Mare al mattino", Margaret Mazzantini ci racconta le conseguenze della Guerra in Libia e della sofferenza di due bambini ai lati opposti dello stesso mare che, anche se lontani, hanno un passato comune che si ripercuote sul loro triste presente.
  • In "Venuto al mondo" la guerra è ancora presente, ma ad essa si aggiungono i problemi di una donna, che vorrebbe avere un figlio quando questo figlio non arriva e allora sarà costretta a rivolgersi ad altri orizzonti.
Nel suo libro d'esordio, invece, tratta una tematica molto più semplice: la storia di una donna.

Nella scena di apertura incontriamo una ragazza che, sconvolta dalla morte di sua nonna, inizia a raccontarne la vita, dalla giovinezza fino ad arrivare al matrimonio; la prima notte di nozze; i figli; la guerra; le difficoltà dei soldati che partivano per il fronte insieme a quelle di chi rimaneva a casa; la fame; la povertà; la gioia del ritorno; la paura del domani; poi i nipoti; la vecchiaia e gli ultimi giorni di questa donna forte e caparbia.
E' un libro fatto di ricordi, di un amore forte tra una nonna e una nipote, di parole forti, di forti sentimenti e di un linguaggio forbito (anche troppo) e che a volte tende a ridursi ad un puro esercizio di stile.
A me piacciono molto le storie che parlano di figure femminili e mi piace ancora di più quando il soggetto della storia è una donna forte e temeraria come Antenora. Non si può che imparare da loro, dal loro vissuto, dalle loro esperienze, anche nei casi in cui queste non siano realmente esistite.

Però, e c'è un però, non ho per niente apprezzato il modo in cui questo libro è stato scritto.
La Mazzantini ha voluto strafare: ha scritto una bella storia, ma l'ha scritta male, utilizzando parole arzigogolate e ridondanti; scrivendo periodi insoliti; utilizzando male la punteggiatura ed è un vero peccato perché il libro merita.
Una storia da 10+ si è trasformata in un libro da 6--.
Fortunatamente, al momento della lettura mi sono trovata di fronte a poco più di 100 pagine perché, sinceramente, non so se avrei retto un paragrafo in più.
A sua discolpa posso dire che si tratta di un libro d'esordio e che la Mazzantini è migliorata molto nel tempo, affinando e rendendo più elegante la sua prosa e, soprattutto, intuendo che per avere successo nel mondo della Letteratura il puro esercizio di stile non è sufficiente. A volte c'è bisogno anche della giusta semplicità.

Voi cosa ne pensate?
Avete letto questo libro?

PS: chi di voi sa perché l'autrice ha scelto proprio questo titolo? Vediamo chi indovina...