sabato 11 maggio 2013

A che gioco giochiamo? - Madeleine Wickham


A che gioco giochiamo di Madelaine Wickham (alisa Sophie Kinsella) edito da Mondadori, prezzo di copertina 19 euro, 244 pagine, codice ISBN 9788804628460

Buonasera cari amici lettori,
eccomi qui con una nuova recensione anche se ho letto questo libro durante il mese di Aprile. Come vi dicevo nei post precedenti sono arrivata alla conclusione che per me è molto difficile leggere un libro e scrivere la recensione prima di iniziarne un altro. Sarebbe sicuramente più comodo, perché la mente sarebbe più fresca, mi ricorderei meglio storie e personaggi e starei al passo con i tempi. Però sono una studentessa fuori sede e non ho sempre la possibilità di accedere ad internet e scrivere e pubblicare con calma le recensioni sul blog. E' tanto se trovo un attimo di tempo per farmi una doccia in certi giorni, figuriamoci.

(Sono una ragazza pulita, mi faccio la doccia un giorno si e uno no, era tanto per dire eh!)


Tornando a noi. Ormai lo sapete, sono un'amante dei chick-lit e per me Sophie Kinsella è la regina indiscussa di questo genere. Mi piace molto leggere questo genere di libri anche se non posso di certo considerarli dei capolavori della letteratura contemporanea. Sono dell'idea che la lettura non sia soltanto un mezzo di divulgazione o un qualcosa dalla quale trarre degli insegnamenti o delle riflessioni. Per me la lettura è molto questo e molto altro. La lettura è anche intrattenimento, è passare un'ora spensierata senza pensare ai problemi della vita, è divertimento ed è anche staccare la spina dallo studio. Quindi, appena posso, acquisto e leggo chick lit, acquisto e leggo Sophie Kinsella & Co e molto spesso sono anche soddisfatta al termine della lettura.

Trama:
E' stato Patrick ad avere l'idea di invitare gli amici per un week end di tennis e relax. Non vede l'ora  di esibire la favolosa residenza di campagna acquistata grazie ai lauti guadagni della sua attività per così dire...spregiudicata di consulente finanziario. Ma alla bella moglie Caroline non ha rivelato il vero motivo di questa riunione a cui tiene così tanto. Caroline è una donna senza peli sulla lingua che conosce bene il caro maritino, quindi non si fa certo problemi a dire la sua in merito a questa iniziativa. E' ben contenta di accogliere Stephen e Annie, i vecchi vicini di casa con qualche problema finanziario, un po' meno di vedere l'arricchito Charles e la sua aristocratica moglie Cressida, ed è scontentissima di dover avere a che fare con il competitivo e pedante Don, cliente di Patrick, e la sciocca figlia Valerie. Quando le quattro coppie si riuniscono, sembra già chiaro chi siano i vincitori e chi i vinti nella vita. Ma nel momento in cui la prima palla viene lanciata oltre la rete l'impeccabile campo da tennis in erba diventa teatro di qualcosa di molto diverso da un piacevole torneo di tennis tra amici. Ha inizio infatti una due giorni di ripicche, scenate e rivelazioni, culminate nell'arrivo di un ospite inatteso che sovvertirà completamente gli equilibri...In "A che gioco giochiamo?" Madeleine Wickham racconta senza mai perdere l'usuale leggerezza il rapporto che intratteniamo con il denaro, scegliendo come bersaglio della sua tagliente ironia il mondo fatuo dei nuovi ricchi. In questa fiera delle vanità e opportunismo, dietro l'ostentazione si nascondono tante piccolo miserie e in nome dei soldi sembra lecito sacrificare tutto, persino l'amicizia.




L'opinione di Marty:

Tagliamo subito la testa al toro: il titolo originale di questo libro è "The tennis party", che è il titolo GIUSTO. Non dico che sia bello, impressionante o mistico. E' il titolo GIUSTO per questa storia. Nicoletta Lamberti, la traduttrice del romanzo, ha deciso di tradurre questo titolo con le parole "A che gioco giochiamo?". Vi chiederete perché. Me lo sono chiesto anche io, mi sono pure data una risposta.
Perché Nicoletta Lamberti lavora per Mondadori.

Passiamo al resto, che è meglio.
"A che gioco giochiamo" è un romanzo che fa parte della serie pubblicata precedentemente alla saga di I love shopping, infatti, già dalla copertina, notiamo subito che il pen name non è quello che siamo soliti incontrare quando acquistiamo un libro di questa autrice, ma è il suo vero nome. Ormai siamo agli sgoccioli, la Mondadori ha pubblicato quasi tutti i romanzi per così dire precedenti della Kinsella e, come dico sempre, in questi si percepisce la mano dell'autrice, anche se la mano è leggermente più incerta.
Come in ogni chick lit che si rispetti la protagonista o le protagoniste sono donne di trent'anni e spesso sono donne bellissime e piene di soldi, con mariti bellissimi, borse bellissime e scarpe fantastiche. Insomma, hanno tutto ciò che stuzzica l'occhio di una donna piuttosto femminile.
Quello che le contraddistingue è anche il fatto di essere sbadate e di incappare in situazioni al limite dell'assurdo da cui, con difficoltà riescono a risorgere.

Nei romanzi che ho chiamato precedenti, le protagoniste sono donne bellissime, sì, ricche, sì, con lavori da favola o favolosamente mantenute, sì, ma hanno anche una testa sulle spalle.
In questo romanzo la protagonista è Caroline che anche se possiede tutte le caratteristiche del protagonista topos di questo genere, è una donna reale, una donna umana.
Di fronte ad un marito subdolo e spregevole, che pur di fare soldi riesce addirittura ad incastrare un amico squattrinato con una figlia disabile, facendogli ipotecare l'unico bene che possiede, una casa, Caroline reagisce. Sa che i soldi sono molto comodi, ma preferisce l'amicizia.

E' stato piacevole leggere questo libro perché, seppur rispettando il genere in cui è inserito, racconta di argomenti molto attuali, con i quali facciamo i conti ogni volta che accendiamo la televisione e guardiamo un qualsiasi telegiornale: i soldi e la qualità della vita umana.

In questo libro ci sono tante tipologie di famiglie: c'è quella che si è arricchita, ma che proviene da quartieri, da situazioni e da un passato in cui la ricchezza era solo una splendida utopia; c'è la famiglia che non ha mai avuto problemi di soldi e che si vede sfumare tutti il patrimonio nel tempo di un caffè; c'è la famiglia che non ha molti soldi, ma ha una casa e tanto amore da offrire al prossimo. Ci sono tutti e ognuno di loro interagisce con l'altro a modo suo. C'è l'invidia, c'è la compassione e c'è l'amicizia.
Anche se la storia è quello che è, per una volta una donna frivola, il cui pensiero più serio è quando fissare la manicure tra una seduta di shopping e l'altra, preferisce l'amicizia ai soldi. Preferisce l'umanità al dio denaro.
C'è speranza ragazzi, se lo capisce Caroline, c'è speranza.


In due, tre ore se ci prendiamo una pausa caffè, questo libro si legge con tranquillità. E' un ottimo sostituto alla televisione in una giornata di pioggia in cui non si ha nulla da fare. Insomma, è una piacevole perdita di tempo. Se siete amanti di questo genere ve lo consiglio!

mercoledì 1 maggio 2013

Cose che nessuno sa - Alessandro D'Avenia



"Cose che nessuno sa" di Alessandro D'Avenia, la mia è un'edizione Mondolibri, prezzo di copertina della mia edizione 9.90 euro, 329 pagine, codice ISBN dell'edizione originale 9788804609162.

Trama:
Margherita ha quattordici anni e sta per varcare una soglia magica e misteriosa: l’inizio del liceo. Un mondo nuovo da esplorare e conquistare, sapendo però di poter contare sulle persone che la amano. Ma un giorno, tornata a casa, ascolta un messaggio nella segreteria telefonica: è di suo padre, che non tornerà più a casa. Margherita ancora non sa che affrontando questo dolore si trasformerà a poco a poco in una donna, proprio come una splendida perla fiorisce nell'ostrica per l’attacco di un predatore marino. Accanto a lei ci sono la madre, il fratellino vivace e sensibile e l’irriverente nonna Teresa. E poi Marta, la compagna di banco sempre sorridente, e Giulio, il ragazzo più cupo e affascinante della scuola. Ma sarà un professore, un giovane uomo alla ricerca di sé eppure capace di ascoltare le pulsazioni della vita nelle pagine dei libri, a indicare a Margherita il coraggio di Telemaco nell'Odissea: così che il viaggio sulle tracce del padre possa cambiare il suo destino...

L'opinione di Marty:


Il prologo di questo libro è dedicato alla protagonista, Margherita, una ragazza che terminata la scuola media sta trascorrendo l’estate che precede l’inizio del liceo. Siamo su una barca in mezzo al mare, il sole sfrigola sulla pelle, l’odore della crema solare pervade l’intera situazione e delle leggerissime gocce d’acqua rinfrescano i corpi e i pensieri. Margherita ha paura, è in quieta, non sa cosa l’aspetta e non sa ancora se sarà all'altezza. Al suo fianco c’è la sua roccia, suo padre, che con molta tranquillità e con la calma che deriva dall'esperienza la rincuora e la prepara a quello che sarà.
La storia inizia, ma crolla ogni certezza. Margherita è a casa, il telefono squilla e parte la segreteria telefonica. Margherita resta in ascolto di quella voce familiare che annuncia la sua dipartita, senza un motivo, senza un perché, nel momento peggiore, il più delicato. Margherita crolla e la scuola inizia.
In questo momento entrano in scena due nuove figure. La prima è quella del Prof, un sognatore. E’ esattamente il prof di lettere che ognuno di noi si immagina, o almeno è come me lo immagino io: vive in un monolocale e l’unica forma di arredamento è costituita dai libri, che ricoprono le pareti, che fungono da piedistallo per i letti, ma anche da poltrone o sedie improvvisate. Questo Prof, in particolare, è anche un uomo innamorato della figlia dei proprietari della sua libreria preferita, la libreria Parnasso. Ma ciò che lo caratterizza maggiormente è la sua inseparabile amica di viaggio: la bicicletta.
“Il professore vagava nella sera di Milano con la sua bicicletta nera chiazzata di ruggine, la catena che ogni tanto scappava e un fanale che lampeggiava a intermittenza. Assomigliava ad un Don Chisciotte moderno sul suo Ronzinante di ferro, ma nei suoi occhi non scorgeva follia, piuttosto lo sguardo trasparente di chi vede spettacoli preclusi a occhi che si fermano sulla soglia delle cose. La bicicletta era la velocità giusta per lui: la velocità di chi può permettesse di fissare le persone e i fatti al ritmo adeguato. Solo in bicicletta puoi sorprendere le cose senza essere visto, come sanno fare i poeti”
Margherita e il prof entrano in contatto il primo giorno di scuola e la prima impressione non è delle migliori perché Margherita è distratta, risponde a monosillabi ed è scontrosa. Ma il prof appare subito come uno strano essere soprannaturale agli occhi della ragazzina. Nello stesso giorno Margherita conosce quella che sarà la sua migliore amica da lì in avanti, Marta
“Margherita sobbalzò e squadrò il viso che aveva accanto, senza dire nulla. Un apparecchio rendeva il sorriso alquanto metallico, ma quella ragazza non sorrideva tanto con la bocca, quanto con due occhi tondi, blu petrolio. Una fontana di capelli rossi ricci e attorcigliati zampillava in tutte le direzioni, come se le fosse esploso un fuoco d’artificio sulla testa”
Marta è la speranza, la pace e l’allegria. Margherita non farà altro che trascorrere le sue giornate con l’amica e la sua strana famiglia (che a me ha ricordato un po’ quella dei Weasley di Harry Potter in quanto a numero e a “pazzia”) e grazie a Marta Margherita riuscirà ad evadere da quella che è la sua quotidianità, composta da una famiglia smembrata, l’assenza di un padre che pesa molto sulla coscienza della ragazza e le difficoltà di tutti i giorni tra l’emarginazione da parte dei suoi coetanei che fiutano in lei l’odore della “stranezza” e il primo amore, Giulio.
Questa è la situazione che si presenta nella fase iniziale del libro. Margherita insieme al prof, Marta e Giulio inizierà un viaggio nella sua nuova vita e soprattutto partirà alla ricerca di un padre che è scomparso senza lasciare traccia. Non voglio svelarvi altro, perché vi racconterei tutto. Voglio dirvi soltanto che quello che vi aspetta è un viaggio pieno di insidie e difficoltà simile a quello che fu per Telemaco, quando partì alla ricerca di Ulisse.

Un romanzo molto romantico, uso impropriamente questo termine non per dirvi che dentro a questo romanzo troverete mille storie d'amore e passione, sì, l'amore c'è e c'è in ogni sua sfaccettatura: c'è l'amore alle prime armi tra Giulio e Margherita, due ragazzi giovani che non ne hanno mai fatto esperienza; c'è un amore arrivato al capolinea che è quello tra i genitori di Margherita e c'è l'amore bellissimo e unico che può instaurarsi solo tra una nonna e una nipote. Ma il libro non è romantico per questo, il libro è Romantico nel senso settecentesco del termine. Se lo leggerete, e io ve lo consiglio, voglio che oltre a focalizzare la vostra attenzione sulla trama, teneste anche un occhio di riguardo verso lo stile in cui lo scrittore ha trasposto la storia. Tra le pagine di questo libro si percepisce il profumo del ricordo, ma non il ricordo del tipo "caro diario ti scrivo..."; sto parlando di quei ricordi che sono sfumati nella loro forma, ma che nella loro sostanza ti scuotono l'anima e ti fanno venire i brividi. Oltre a questo, sullo sfondo, c'è la poesia. Alessandro D'Avenia scrive come pochi e riesce a condensare in poche parole la descrizione di un sentimento o di un pensiero come pochissimi sanno fare. Io non ho fatto altro che sottolineare ed appiccicare post-it a destra e a manca perché è un libro pieno di frasi ad effetto e di pensieri profondissimi.

Il mio personaggio preferito è nonna Teresa. Ho dedicato a questa nonna un'intera pagina del mio diario perché le sue parole e i suoi pensieri mi hanno riportato indietro nel tempo a quando trascorrevo tanto tempo con i miei nonni, sempre pronti a coccolarmi e a farmi sentire importante.
Questo libro è stato un'emozione continua e ve lo consiglio dal profondo del cuore, soprattutto se siete dei Romantici, come lo sono io.

PS: D'Avenia mi ha fatto venir voglia di leggere Hoderlin...