lunedì 28 aprile 2014

Leggendo #2: Il cardellino - Donna Tartt

Primo appuntamento con il gruppo di lettura!

In questo primo incontro tratteremo i tre capitoli iniziali del nuovo capolavoro di Donna Tartt, Il cardellino.
Premio Pulitzer 2014. Pubblicato in Italia da Rizzoli, prezzo di copertina 20 €, 892 pagine, codice ISBN 9788817072380
Ogni post sarà diviso in due parti:

  1. Una parte SPOILER di riassunto delle pagine della settimana.
  2. Una parte di RIFLESSIONE PERSONALE sulle stesse pagine.
Tutti i partecipanti al gruppo (anche chi non si è ancora iscritto, ma vuole comunque partecipare e unirsi a noi) dovranno commentare, contestare, appoggiare la mia riflessione iniziale. Dovete dire la vostra, dovete scrivere cosa ne pensate, quali sono i personaggi che amate e quali personaggi detestate, quali passi vi hanno colpito, cosa ne pensate dello stile e della prosa, cosa vi aspettavate, cosa vi piacerebbe leggere nelle pagine successive. Potete semplicemente concentrarvi su una citazione oppure spaziare su tutte le 150 pagine assegnate. Siete liberi di dire la vostra e di parlare di qualsiasi cosa sia attinente al libro
Non dovete avere paura di esporvi, siamo qui per questo!
Adesso non perdiamo altro tempo e iniziamo. Alla fine del post scatenate l'inferno!

SPOILER

 I 
L'assurdo non libera: vincola
ALBERT CAMUS

Capitolo 1
Ragazzo con un teschio
Quando la storia inizia ci troviamo ad Amsterdam ed è Natale. L'atmosfera è rigida e il protagonista del romanzo indossa le vesti del narratore e ci racconta che per la prima volta dopo anni ha sognato sua madre. I sogni che fa in quella fredda stanza di albergo sono strani ma straordinariamente vividi. Theo ha ventisette anni, è completamente solo ed è malato, ha la febbre, è perennemente intirizzito e trascorre le sue giornate a letto e le notti sospeso fluttua tra sonno e veglia. A pagina 16 e 17, Theo ricorda sua madre e devo assolutamente riportare qui quelle due pagine, perché sono le mie preferite:
























E' morta per colpa mia. Gli altri sono sempre stati fin troppo solerti nell'assicurarmi che, andiamo, ero solo un bambino, che avrebbe potuto immaginarlo, un terribile incidente, maledetta sfortuna, sarebbe potuto accadere a chiunque, tutto assolutamente vero, ma io non ho mai creduto ad una sola parola. E' successo a New York, il 10 aprile di quattordici anni fa.
Da questo punto la narrazione si trasporta indietro nel tempo e nello spazio. Con la memoria, Theo ritorna a New York: ha tredici anni e rivive con una straordinaria lucidità ogni momento di quel terribile 10 aprile.

Alle 11:30 Theo e sua madre hanno un appuntamento importante; decidono di uscire di casa abbastanza presto e di fare colazione prima di presentarsi al colloquio, che genera non poca ansia al nostro protagonista. Come dargli torto? E' stato convocato dalla sua scuola, rischia l'espulsione, rischia di perdere la borsa di studio che gli permette di studiare, ma, soprattutto, rischia di deludere sua madre. Salgono sul primo taxi, ma sono presto costretti a scendere dal momento che la madre di Theo ha una forte nausea. Dunque pagano in fretta e furia il tassista e abbandonano l'auto repellente che li ha condotti fino a lì.
Succedere sempre quassù. Ogni volta che ci vengo è come se fossi ancora una diciottenne appena scesa dall'autobus.
Una goccia di pioggia spezza la tranquillità di questo momento, attimo in cui la madre di Theo ricorda il passato e le difficoltà che ha vissuto. Scopriamo che, appena giunta a New York dal Kansas, senza amici e senza soldi, "alla mamma erano capitate tre cose importanti", dice Theo:

  1. Il giorno in cui un agente di nome Davy Jo Pickering l'aveva notata in un bar del Village, sua madre era un'adolescente denutrita che serviva ai tavoli in Dr. Martens e vestiti di seconda mano, con una treccia di capelli talmente lunga da potercisi sedere sopra. Davy Jo, quello stesso giorno, le aveva offerto prima 700 poi 1000 dollari per sostituire una modella che non si era presentata sul set fotografico di un catalogo di moda.
  2. La seconda cosa importante è il college. Grazie a quel primo ingaggio, la madre di Theo era diventata una fotomodella: mestiere che non la appassionava più di tanto, ma che le ha permesso di studiare al college.
  3. La terza cosa, quella considerata la meno fortunata da Theo, è stata il matrimonio. 
La madre di Theo era un'appassionata di arte e pittura. Se non fosse stato per il matrimonio quasi sicuramente avrebbe proseguito gli studi in questo campo, avrebbe preso un master e un dottorato. In ogni momento libero era solita trascorrere il suo tempo al Met o al MoMa e anche quel giorno, dato che di tempo ce ne era abbastanza e dato che stava per piovere a dirotto, i due decidono di trascorrere qualche ora al museo. Theo vorrebbe fare colazione, ma decide di seguire la madre senza fare storie.
Iniziano il percorso tra i vari dipinti e opere d'arte. A pagina 35 la terza pagina più bella del libro a mio parere:
"I pittori olandesi erano maestri nel lavorare su questo confine... la maturazione che scivola nella decomposizione. Il frutto è perfetto ma non durerà, è già sul punto di deperire. E guarda qui" disse, sporgendosi oltre la mia spalla per tracciare un segno nell'aria col dito, "la farfalla." L'ala era come fatta di polvere, da far pensare che si sarebbe sbriciolata al minimo tocco. "Con quanta finezza l'ha ritratta. L'immobilità con dentro un fremito di movimento." "Quanto ci avrà messo a dipingerla?" Si era avvicinata un po' troppo al quadro e indietreggiò per osservarlo meglio, incurante di aver attirato l'attenzione del custode, che ruminava un chewing gum con gli occhi incollati alla sua schiena. "Be', gli olandesi hanno inventato il microscopio" disse. "Erano gioiellieri, tornitori di lenti. Ci tenevano ai dettagli, perché c'è un significato anche nelle cose minuscole. Ogni volta che vedi una mosca o un insetto in una natura morta - un petalo sfiorito, la lieve ammaccatura di una mela -, l'artista ti sta inviando un messaggio in codice. Ti sta dicendo che le cose vive non durano... che tutto è effimero. La morte è connaturata alla vita. Per questo si chiamano nature morte. Può essere che all'inizio, dentro tutta questa bellezza, questo rigoglio, tu non riesca a scorgere l'impercettibile traccia di marcescenza. Ma se guardi attentamente...la troverai".
 Continuano la loro visita nel Museo e un signore anziano e una ragazzina dai capelli color rosso acceso attirano l'attenzione di Theo. Non riesce a spiegarsi come, ma in qualche modo si sente attratto da loro, gli sembra di conoscerli da sempre. La ragazzina mostra la medesima curiosità e tra lei e Theo inizia questa danza di sguardi che li terrà occupati per un certo tempo. Intanto sua madre si è fermata di fronte ad un quadro molto particolare, il suo preferito:
Feci un passo indietro per osservarlo meglio. Era una piccola creatura ritratta senza artificio né sentimentalismo; e qualcosa, nel modo compatto con cui se ne stava ripiegata su se stessa - la sua luminosità, l'espressione vigile e all'erta - mi ricordò alcune fotografie di mia madre da bambina; un cardellino anche lei, con la testa scura e lo sguardo fermo.
La visita al museo termina al negozio di souvenir. Theo ha ancora in testa la ragazzina dai capelli rossi. La cerca tra la folla e quando la trova vorrebbe raggiungerla e parlarle, ma ogni volta ci ripensa e resta immobile. Hanno ancora un po' di tempo, sua madre gli dice di aspettarla al negozio di souvenir, lei tornerà per qualche minuto dentro al museo, per guardare più da vicino un quadro intitolato Lezione di anatomia. Poi, la catastrofe.
Un boato. Un'esplosione assordante. Theo perde conoscenza..
Quando ritorna in sé vede solo polvere in giro, non c'è più nessuno.
Con una cascata di pietrisco, la mano appoggiata su una superficie non propriamente verticale, mi alzai, trasalendo per il dolore alla testa. L'inclinazione dello spazio aveva qualcosa di assurdo, di innaturale. Da un lato, fumo e polvere erano sospesi in una coltre immobile. Dall'altro, una massa di materiale da costruzione a brandelli pendeva aggrovigliata nel punto in cui avrebbe dovuto trovarsi il soffitto.
Dolorante Theo decide di alzarsi. Riconosce la sagoma di un uomo steso sulla schiena e imbiancato di calcinacci dalla testa ai piedi. E' l'anziano signore, lo stesso uomo che poco prima accompagnava la ragazzina dai capelli rossi. E' steso a terra, ustionato. Theo si avvicina all'uomo e cerca di aiutarlo in qualche modo. Vorrebbe correre a cercare aiuto, ma è davvero impossibile in mezzo a tutto quel caos e allora resta lì, fermo. L'uomo cerca disperatamente di alzarsi, ma non ci riesce. "Pippa" mormora, si agita, sibila e annaspa. Theo cerca di calmarlo, cerca di confortarlo, gli offre un po' d'acqua e capisce che probabilmente Pippa è la ragazzina che lo aveva tanto incuriosito poco prima. L'anziano signore sta perdendo molto sangue e il respiro è sempre più debole, ma trova la forza per costringere Theo a non abbandonare la tavola di legno che si trova alle sue spalle. Theo si gira e l'afferra, passa una manica sulla superficie sudicia e su quell'anonimo pezzo di legno compare un uccellino giallo e subito gli vengono in mente le parole di sua madre, che poco prima aveva indicato quell'esserino e lo aveva celebrato e incoronato come il suo preferito.Il vecchio tossisce e trema sempre più forte e in modo sempre più convulso e le pagine che seguono sono terribili, infatti, Theo accompagna il signore anziano in questo viaggio straziante ma inesorabile verso la morte. Ad un certo punto l'uomo si sfila l'anello d'oro con un pietra lavorata, in un rantolo schiumoso di sangue e con la voce di chi affoga dice "Hobart e Blackwell. Suona il campanello verde". E nulla più. Theo sente il bisogno estremo di uscire dal museo, ma l'architettura dello stesso gli impedisce di uscire in fretta, si perde tra i corridoi, vuole cercare sua madre, ma non sa dove e come raggiungerla. Dunque preferisce continuare a cercare l'uscita e aspettarla a casa. La descrizione dei corpi disseminati sul pavimento è agghiacciante, questi innocenti stesi a terra che fissavano il soffitto con occhi inespressivi, e mentre corre e mentre cerca l'uscita Theo dice una cosa terribile, ma bellissima e, giuro, mi ha spezzato il cuore:
Non volevo guardare, però non avevo scelta. Un piccolo uomo asiatico, patetico nella sua giacca a vento marrone chiaro, raggomitolato in una pozza di sangue che continuava ad allargarsi. Un custode (l'uniforme la cosa più riconoscibile, perché la faccia era orribilmente ustionata) con un braccio dietro la schiena e uno schizzo feroce là dove avrebbero dovuto trovarsi le gambe. Ma la cosa fondamentale, la cosa importante, era questa: nessuna delle persone stese lì a terra era lei. Mi sforzai di osservarle tutte, una per una - e quando non riuscivo più a guardare i visi, cercavo o piedi di mia madre, ricordavo com'era vestita e le sue scarpe bianche e nere. E persino dopo che mi fui reso conto che non era lì, mi costrinsi a restare dov'ero, circondato dai cori, ripiegato sul fondo di me stesso come un piccione ferito con gli occhi chiusi.
 Poche pagine dopo Theo riesce ad uscire, decide di tornare a casa, gli sembra la cosa più logica da fare: sua madre lo starà cercando.

Capitolo 2
Lezione di anatomia
Il capitolo si apre con il ricordo del tragitto verso casa:
Anche se il tragitto verso il nostro appartamento mi parve interminabile, non ricordo molto, eccetto l'umore grigio, freddo e piovoso che avvolgeva Madison Avenue: gli ombrelli che ballonzolavano, la folla che sciamava in silenzio verso Downtown, il senso di una moltitudine anonima come nelle foto in bianco e nero degli anni Trenta, con la gente assiepata davanti alle banche chiuse per fallimento o costretta a far la fila per il pane. Il mal di testa e la pioggia riducevano il mondo a un minuscolo cerchio malato attraverso il quale riuscivo a scorgere solo le spalle curve di quelli che camminavano davanti a me.
Nessuno sembrava davvero sapere cosa fosse successo, Theo riesce a ricordare solo questo particolare. Poliziotti ovunque, poliziotti che gesticolano. Poliziotti che fischiano facendo cenno di camminare più in fretta. Questo è lo scenario che si apre di fronte agli occhi di questo ragazzino di tredici anni, solo e ferito e senza forze.
Appena mette piede in casa cerca sua madre senza trovarla. Decide che aspetterà, magari è ancora in strada e sta per raggiungerlo. Non trova pace, chiama il numero di cellulare della madre e le lascia un messaggio (Mamma, sono io, sono preoccupato, dove sei?), spera che il telefono sia rotto, o magari spento o forse perso. Sua madre sta tornando, ne è sicuro.
Riagganciai a mia volta, in uno stato di forte agitazione, e dopo alcuni secondo di paralisi nel bel mezzo del soggiorno, andai ad accendere il televisore. La città era nel caos; i ponto che conducevano ai distretti esterni erano chiusi [...]. C'era un numero da chiamare per avere informazioni sulle persone scomparse. Lo copiai su un pezzo di giornale, e mi dissi che se non fosse tornata nel giro di mezz'ora esatta avrei telefonato.
Nessuna notizia. Passano le ore e Theo chiama il numero. Sua madre non è nella lista delle vittime e nemmeno nella lista dei feriti. Theo si rende conto che oramai è sera e che non ha mangiato niente per tutto il giorno. Mentre pensa a questo realizza che forse dovrebbe informare qualcuno dell'accaduto, ma suo padre se ne è andato senza lasciare traccia, la madre è figlia unica ...gli unici membri della famiglia ancora in vita sono i nonni paterni, che non sa come contattare.
Dopo un tempo che sembra interminabile il telefono squilla. Theo si precipita a rispondere convinto che sia la madre, ma le notizie non sono così buone.
"Salve" esordì una voce sommessa, quasi inquietante nella sua soavità. "Con chi parlo?" "Theodore Decker" risposi, spiazzato. "Lei chi è?" "Ciao, Theodore. Mi chiamo Marjorie Beth Weinberg e sono un'assistente sociale del Dipartimento di assistenza ai minori e alle famiglie." "Di che si tratta? Chiamate per via di mia madre?" "Sei il figlio di Audrey Decker, giusto?" "Mia madre! Dov'è? Sta bene?" Una lunga pausa, una pausa terribile. "Cos'è successo?" urlai "Dov'è?" "Tuo padre è in casa? Posso parlargli?" "Non può venire al telefono, Cos'è capitato alla mamma?" "Mi spiace, ma si tratta di un'emergenza. Devo parlare con tuo padre immediatamente."

Capitolo 3
Park Avenue

Il terzo capitolo è composto da 55 pagine, ma, secondo me, le ultime 9 pagine sono le più interessanti.
Theo incontra due assistenti sociali che gli confermano ciò che ormai sospettava: sua madre è morta. Non avendo parenti prossimi disposti ad ospitarlo ( i nonni paterni si sono offerti di pagargli una camera d'albergo) gli assistenti sociali gli chiedono se conosce qualcuno, un amichetto magari, dal quale potrebbe restare per qualche giorno, giusto il tempo per prendere delle decisioni più stabili. Theo si trasferisce a Park Avenue, sarà ospite della famiglia Barbour, la famiglia del suo compagno di scuola Andy. Tutto ciò che segue è il disagio di questo bambino, un disagio profondo perché, oltre ad aver perso la persona più importante della sua vita, non ha nessun altro disposto a prendersi cura di lui, tranne questa famiglia che per lui è quasi sconosciuta.
Anche adesso, ricordare quel periodo mi dà un disperato senso di soffocamento. Fu terribile. La gente mi offriva bibite fresche, maglioni, cibo che non riuscivo a mangiare: banane, muffin, sandwich, gelati. Rispondevo di sì e di no quando mi facevano una domanda, e passavo un sacco di tempo a fissare il tappeto, in modo che non si accorgessero che stavo piangendo. [...] Tutto era perduto, non avevo più un posto nel mondo: il disorientamento dato dal fatto di trovarmi nell'appartamento sbagliato, con la famiglia sbagliata, mi indeboliva sempre di più e mi sentivo intontito, confuso, quasi sempre sul punto di piangere, come un prigioniero sotto tortura che non dormisse da giorni. Devo tornare a casa, continuavo a pensare, e poi, per la milionesima volta, ma non posso.
Le ultime nove pagine del capitolo, invece, danno una sferzata al racconto, perché Theo ricomincia a vivere: torna a scuola, ricomincia ad uscire e ad avere contatti con il mondo esterno. L'appetito non è tornato del tutto e spesso fa degli incubi terribili, ma la vita va avanti e non aspetta nessuno. A proposito degli incubi, ad un certo punto la signora Barbour interviene e suggerisce a Teo di prendere delle pasticche di sonnifero. Gli effetti collaterali sono tanti, Theo cade in sonni profondissimi e spesso gli è difficile riemergere e svegliarsi, però, non tutti i mali vengono per nuocere:
Una domenica mattina riemersi da un sogno pesante e complesso di cui non mi restava niente se non un ronzio leggero nelle orecchie e un'afflizione per qualcosa che mi era sfuggito di mano precipitando in un crepaccio, invisibile per sempre. Eppure dentro quel lento affondare, tra fili recisi e frammenti perduti e impossibili da recuperare, c'era una frase che - non so come- ricordavo, che affiorava dal buio come i sottopancia scorrono sullo schermo durante il TG: Hobart e Blackwell. Suona il campanello verde.
Le ultime parole dell'anziano signore del museo. Theo recupera l'indirizzo e decide di affrontare il suo destino anello alla mano. Trovare quel campanello verde non è semplice, ma lo trova. Suona. Dopo un po' di attesa, si presenta al suo cospetto un uomo alto un metro e novantacinque, se non novantotto: viso affilato, mascella aristocratica, pesante, "e con qualcosa che mi ricordava le vecchie fotografie dei poeti e dei pugili irlandesi appese alle pareti del pub dove andava a bere mio padre" dice. I capelli dell'uomo sono perlopiù grigi e hanno bisogno di un taglio, la pelle è di un biancore malsano con pronunciati cerchi viola intorno agli occhi. Quell'uomo è Hobie e quando Theo gli mostra l'anello quel gigante risponde:
"Entra."

RIFLESSIONE PERSONALE 

Da dove inizio?
Inizio da un giudizio complessivo?
Sì, credo sia la cosa migliore: i primi tre capitoli mi hanno catturata, letteralmente. Quando sono arrivata alla fine del terzo avrei voluto proseguire la lettura e scoprire che tipo di personaggio fosse Hobie; come sarebbe proseguita la storia e scoprire, soprattutto, perché l'anziano signore ha ceduto a Theo l'anello d'oro, per quale ragione lo ha "costretto" ad appropriarsi del Cardellino di Fabritius e perché Theo percepiva questa sorta di collegamento con lui e con la ragazzina dai capelli rossi. Insomma, interrompere la lettura non è stato facile. In più, Donna Tartt ci regala delle pagine di straordinaria poesia. Nel riassunto ho riportato dei passi che mi hanno colpito tantissimo...anche se le mie pagine preferite, per ora, sono quelle in cui Theo descrive sua madre. In due pagine c'è un mondo e, signori, provate a leggerle ad alta voce...non è poesia questa?

Inoltre la struttura del romanzo è ben fatta. Ogni paragrafo tira l'altro, c'è la giusta dose di scambi tra i personaggi e di introspezione e poi...il capitolo 2 mi ha tenuta con il fiato sospeso! Inizialmente non capivo bene cosa fosse successo, ma quando la Tartt ha iniziato a descrivere l'ambiente post-attentato mi sono venuti i brividi. Sono state pagine atroci, ma come fai a smettere di leggere? Ti trovi nella situazione in cui DEVI sapere cos'è successo. Il terzo capitolo, a sua volta, è terrificante. Terribile. Mi sono ritrovata in quella stanza silenziosa insieme a Theo. Ho sperato che Theo sentisse suonare il telefono. Ho sperato che la signora Decker tornasse a casa. Insieme a Theo non ho voluto credere alla sua morte: tutti i segnali lo confermavano, pagina dopo pagina, (in realtà lo sappiamo dall'inizio) ma come si fa? Quel bambino ha 13 anni e non ha nessuno, l'unica persona che ama gli viene strappata via...io vi giuro che mi è venuta la pelle d'oca più volte. Ormai ho stabilito un legame empatico con Theo e con la sua storia.

Personaggi: secondo me i personaggi sono ben descritti dalla scrittrice. Donna Tartt non lascia nulla all'immaginazione, tutti i personaggi, infatti, sono approfonditi sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista psicologico. 
  • Se devo essere sincera, il personaggio che più mi ha colpito è stata la signora Barbour: è una donna forte, fredda e distaccata. Theo è in una fase critica della sua vita e secondo me ha davvero bisogno di quella solidità e di quella forza, che poi sono le caratteristiche principali che la contraddistinguono. Theo ha bisogno di ritrovare la strada di casa, perché in questo momento è perso e, a mio avviso, avere al suo fianco una donna che lo tratta come un adulto, che non lo compatisce, ma che allo stesso tempo lo protegge dai giornali, dai fotografi e da tutti i curiosi e si prende cura di lui più di quanto riesce a prendersi cura dei suoi figli è stata la sua fortuna. Non dico che la Signora B sia il mio personaggi preferito in assoluto, il motivo è semplice: si tratta di un personaggio funzionale in quel particolare momento della vita del protagonista. Però, se la estrapoliamo dal contesto e la esaminiamo da sola ecco che la Signora B si trasforma in un personaggio quasi agghiacciante. La famiglia Barbour è una famiglia ricca, ricchissima. I Signori B hanno quattro figli, che sono quattro casi umani; il marito è sotto psicofarmaci e la Signora B esce di casa la mattina per ritornare la sera, non ha un lavoro, ma ha tanti soldi e questo la impegna molto nello shopping, nelle aste di beneficenza e in eventi simili...e, forse non c'è nemmeno bisogno di dirlo, tutti questi "impegni" fanno sì che la famiglia venga letteralmente abbandonata a se stessa. Sulla carta potrebbero essere "La famiglia perfetta", ma la realtà non è questa. La famiglia Barbour è una famiglia grottesca. 
  •  La ragazzina con i capelli rossi è davvero misteriosa, sarà sopravvissuta all'attentato? Avrei voluto leggere le pagine successive e mi sono dovuta mordere le mani. Perché Theo percepisce un legame? Dove l'ha già incontrata? (Si sono già incontrati?)...mi sono domandata milioni di cose e, purtroppo, nei primi tre capitoli non ho trovato nessuna risposta.

Non credo che aggiungerò altro...però risponderò ai vostri commenti, che spero saranno molti.
Voglio chiedervi una cosa: secondo voi, 300 pagine in una settimana sono troppe?
Io, francamente, non riesco a fermarmi. Dobbiamo decidere quante pagine leggere per la prossima settimana e io voto 300, voi scrivetemi un commento così ne parliamo.

Inoltre: qual è il vostro personaggio preferito?

Il prossimo appuntamento sarà Lunedì 5 Maggio, non mancate!