domenica 18 maggio 2014

Diari - Sylvia Plath

Buona Domenica a tutti,
ho appena terminato uno dei tanti libri acquistati al Salone Internazionale del Libro di Torino, dunque ho deciso di scriverne immediatamente il post recensione: ho la mente fresca e ho tempo per me. Iniziamo subito:

Premessa numero uno: Non leggo mai le trame dei libri che acquisto. Preferisco orientarmi in base alle sensazioni delle persone con gusti letterari vicini ai miei. Odio gli spoiler e odio conoscere la storia che mi aspetta prima ancora di iniziare la lettura prescelta. Quindi i libri de Gli Adelphi sono tra i miei preferiti. Di solito, infatti,  i volumi sono accompagnati da una citazione di un critico letterario o di uno scrittore e in uno spazio brevissimo l'incaricato si occupa di regalare al futuro lettore un'informazione brevissima o una sensazione molto labile. Per me questo è sufficiente.
Nel libro di Sylvia Plath, voltandolo, leggerete soltanto:

Il giornale di bordo di una sensibilità acutissima, lacerata e drammatica: quella di una scrittrice che, per i suoi versi e il suo tragico destino, è presto diventata, nei nostri anni, un magnete e un emblema - ovvero anche, come si dice con inconsapevole esattezza, un "culto".
 Premessa numero due: i diari sono sempre un problema. Chissà quanti anni sono passati dalla prima volta che ho visto una foto di questo libro... non li ricordo nemmeno più. Però ricordo che la copertina era diversa: c'era il primo piano della scrittrice e il rosso era leggermente più scuro. Ricordo gli occhi di quella donna e ricordo che dopo averli ammirati per qualche istante ho fatto delle ricerche. Chi è Sylvia Plath, mi sono chiesta. Ho scoperto che era una scrittrice, scriveva soprattutto poesie e ha scritto un romanzo che nasce da spunti autobiografici. Sylvia Plath è morta suicida a trentuno anni e questa è una raccolta delle pagine più significative dei suoi diari dal 1950 al 1962, l'anno precedente alla sua morte.
I diari, per quanto mi riguarda, sono sempre un problema. Il primo che ho letto è stato quello della sfortunata Anne Frank e ricordo di aver interrotto più volte la lettura, soprattutto dopo aver letto delle pagine davvero troppo personali. La curiosità è tanta, ma c'è sempre qualcosa che mi frena, che mi blocca.
Sono anni che cerco di acquistare i diari della Plath, una volta non li trovo, una volta li rimetto sullo scaffale della libreria e una volta ci passo davanti facendo finta di non notarli. Ma c'è sempre stata un'attrazione fatale e quando mi sono ritrovata a Torino allo stand Adelphi si è riproposta la medesima scena. Effettivamente non ho deciso subito di acquistarli, li ho presi, li ho rimessi al loro posto, sono andata alla cassa, stavo per pagare e solo in quel momento ho deciso di tornare a prenderli. Chissà per quanto tempo ancora avrei aspettato...così mi sono tolta questo dente, li ho afferrati di prepotenza e li ho portati alla cassa.
I Diari di Sylvia Plath erano finalmente miei.

Iniziati Lunedì 12 maggio e terminati oggi.
Pensavo che li avrei letti a spezzoni, magari intervallando queste pagine alla lettura di un romanzo, invece non ce l'ho fatta. Sono caduta nella trappola di questo gioco malato e disumano per cui una pagina tirava l'altra, e così è terminato prima che me ne rendessi conto.


Finite le premesse veniamo a noi. Questo libro è inquietante. Sylvia Plath era malata, soffriva di un disturbo  bipolare, e qui sono contenute delle pagine che lo dimostrano chiaramente. Vi faccio un esempio: nella prima parte, quando lei è giovanissima e studia al college, si alternano pagine di diario dove scrive in prima e pagine di diario dove scrive in seconda. Oggi si rivolge a se stessa e domani sarà lei la narratrice. E' davvero inquietante, o almeno lo è stato per me. Io scrivo diari da tantissimi anni e scrivo sempre in prima persona, credo sia una cosa naturale, dopotutto, considerato che ci siamo soltanto io e il foglio bianco pronto a raccogliere i miei pensieri. In questo diario invece la Plath a volte racconta gli eventi dal suo punto di vista e altre volte si estrania completamente da se stessa, ed è come se si guardasse da un'altra prospettiva, come se il suo corpo fosse una gabbia pronta ad imprigionarla. Questa non è una mia sensazione, nei suoi diari Sylvia ribadisce spesso che la sua anima è costretta in un corpo forse sbagliato e che non vede l'ora di liberarsene per essere libera e in pace. Inoltre, a confermare la bipolarità, a questo si somma il fatto che un giorno è speranzosa, piena di vita e di voglia di fare, descrive i suoi sogni, i suoi progetti, fissa degli schemi e delle tabelle di marcia per cui dovrà studiare francese per un'ora, leggere per un'ora, scrivere almeno tre pagine e tradurre dal tedesco per due ore; il giorno dopo manifesta un atteggiamento del tutto opposto, per cui resterebbe chiusa in casa a disperarsi, ripensa agli episodi più negativi della sua vita, medita su cosa sia l'amore e cosa sia la morte, e nel raccontare tutto questo c'è una lentezza e un'aria sospesa che rischia di trascinare anche il lettore nella sua depressione. Mi sono intristita molto, a volte, e mi sono resa conto che anche il mio umore cambiava con il suo.
Se mai deciderete di leggere questi diari non aspettatevi di leggere resoconti sterili di giornate vuote, infatti, vi troverete i pensieri e le paure di una donna che all'inizio è soltanto una ragazza e che a mano a mano sta crescendo, con noi testimoni del cambiamento; ma anche poesie e descrizioni e inizi di racconti; i suoi ricordi e i suoi sogni, i suoi obbiettivi. Tutto questo condensato da uno stile meraviglioso: Sylvia Plath è per prima cosa una poetessa e l'uso che fa degli aggettivi, delle assonanze e della musicalità delle parole sono fuori da ogni immaginazione.

Per questo motivo il mio consiglio è leggetelo, ma considerate entrambe le prospettive di lettura:

  1. Dovete considerare quella meravigliosa della lingua, della struttura dei testi, della musicalità delle parole e della bellezza della prosa.
  2. Dovete considerare anche quella devastante dei contenuti. Le pagine felici sono tante, ma quelle tristi e abbattute incombono continuamente. Sfogliando il libro vi accorgerete di una cosa che, personalmente, mi ha fatto rallentare di molto la lettura: ogni pagina che passa e va ci avvicina alla morte. Quindi tu inizi il libro e inizi a conoscere l'essenza più pura di una donna malata che si sta confidando e che si sta mettendo a nudo; arrivi a metà del libro e trovi le foto degli anni che stai vivendo con lei, in presa diretta mentre leggi; poi superi la metà del libro e gli anni passano e i problemi crescono e le insicurezze aumentano e tu vedi che manca poco, manca pochissimo alla fine. Come si fa a lasciarla andare? Come si fa a ostacolare l'inevitabile? Non si può, allora continui a leggere e il diario finisce, con lei.
E' una lettura forte. Mi sono affezionata alla scrittrice e, anche se sono dispiaciuta per la sua morte e sono dispiaciuta di aver abusato dei suoi pensieri leggendo i suoi diari, l'ho amata tanto tra quelle pagine. Ho lasciato un pezzo di cuore in questo libro ed è stato meraviglioso. Un'emozione unica, terribile, ma unica e davvero indescrivibile.
Vi consiglio di leggerlo.
Dovete leggerlo per capire l'intensità che emanava questa artista.
Io non me ne sono pentita, anche se ho sofferto molto...


Chissà se riuscirò a girare una video recensione? Sicuramente approfondirei diversi punti che non posso dilungarmi a scrivere qui. Ecco, se avete qualche domanda da fare e vi va di scrivermela qua sotto, domani  girerò un video dove rispondo aiutandomi con la lettura delle pagine del libro, magari.
Fatemi sapere se vi interessa e fatemi sapere, se lo avete letto, quali sono state le vostre sensazioni e qual è il vostro giudizio su questa opera.
A presto!