mercoledì 23 luglio 2014

Le mille luci di New York - Jay McInerney



TRAMA: "Folgorante libro d'esordio, scritto quando McInerney aveva ventinove anni, diventato in breve uno dei più acclamati best seller d'America. La storia è di quelle che non si dimenticano; la scrittura, concitata e imprevedibile, colpisce fin dalle prime battute. Il protagonista, che lavora presso la rivista chic di New York, al Reparto Verifica dei Fatti, è "andato oltre su una coda di cometa di polvere bianca", nell'intento di saggiare i propri limiti, ma il mondo riluttante dei locali alla moda e dei personaggi di successo che frequenta durante le sue peregrinazioni notturne è incompatibile con la routine quotidiana. La "vita spericolata" non si concilia con il lavoro che inchioda alla scrivania dalla mattina alla sera. Il suo "capo", una donna severa come una maestra elementare d'altri tempi, non è disposta ad accettare debolezze ed errori. Il nostro eroe, che ormai non può più fare a meno di uno stick di Vicks inalante per aprirsi un varco tra i mucchi di "neve" indurita che gli ostruiscono le narici, e di un paio di occhiali scuri per difendere gli occhi incapaci di affrontare la luce del giorno, viene licenziato, senza preavviso. Ma anche la vita privata non va meglio: la moglie, una ex ragazza di provincia, diventa poi una modella di successo, lo scarica da un giorno all'altro senza troppe spiegazioni. Ma questo comportamento ha ragioni profonde, le cui radici si ritrovano nell'infanzia e in complicati rapporti familiari, Quando l'autore affronta questa parte della storia dà il meglio di se stesso, scavando anche nella propria biografia, e la scrittura diventa commovente ma priva di sbavature sentimentali."

Non riesco a capacitarmi di cosa sia cambiato. Anni fa mi capitava spesso di prendere delle cantonate per cui, ogni dieci libri, almeno un libro brutto saltava fuori, sempre. Questo 2014 mi sta andando proprio bene, non faccio altro che acquistare e leggere romanzi bellissimi e "Le mille luci di New York" è uno di questi.
Ho deciso di prendere questo libro al Salone Internazionale del libro di Torino sotto consiglio della grande Fernanda Pivano. L'ho tenuto da parte per due mesi esatti e poi ho deciso di leggerlo, finalmente.
"Le mille luci di New York" mi ha accompagnato in un pomeriggio inquietantemente sereno, non una nuvola, solo blu ovunque sia nell'acqua del mare sia nel cielo. Ripensandoci, probabilmente la location e la lettura non erano del tutto abbinate, eppure il connubio si è rivelato vincente: nella calma totale di una spiaggia libera e senza vita ho trovato la concentrazione adatta a iniziare, leggere e finire questo romanzo.

"Come hai fatto ad andare in rovina?"
chiese Bill.
"In due modi," rispose Mike, "gradata-
mentre prima, e poi di colpo."

Jay McInerney decide di inserire questo passo tratto da Fiesta di Hemingway e credo non avrebbe potuto fare altrimenti dato che l'essenza del suo romanzo è tutta qui. Il protagonista, pagina dopo pagina, viene risucchiato dalle sabbie mobili della vita che lo espropriano di tutto: salute, amore, lavoro e giovinezza. Ma pur essendo vittima degli eventi; pur essendo un drogato cocainomane; pur avendo alle spalle un matrimonio fallito senza un motivo realmente valido; pur avendo un lavoro totalmente inadeguato leggendo le disavventure di costui nemmeno una volta ho pensato "Gesù, che depressione!". McInerney ci offre una storia potenzialmente tragica e ce la fa vedere sotto una lente piuttosto ironica e a tratti, azzarderei, anche divertente.
Quando il libro inizia ecco che l'incipit si rivela come qualcosa di così formidabile che sarebbe un reato non condividerlo con il mondo:

"Tu non sei esattamente il tipo di persona che ci si aspetterebbe di trovare in un posto come questo a quest'ora del mattino. E invece eccoti qua, e non puoi certo dire che il terreno ti sia del tutto sconosciuto, anche se i particolari sono confusi. Sei in un nightclub e stai parlando con una ragazza rapata a zero. Il locale è lo Heartbreak oppure il Lizard Lounge. Tutto diventerebbe più chiaro se potessi fare un salto in bagno a sniffare una bella riga di Tiramisù Boliviano. Una vocina dentro di te insiste che questa epidemica mancanza di chiarezza è già il risultato di un eccesso di biancolina. La notte ha ormai girato quell'impercettibile chiavetta con cui si passa dalle due alle sei del mattino. Tu sai benissimo che il momento è arrivato e passato, ma non sei ancora disposto ad ammettere di aver superato il limite oltre il quale tutto è effetto collaterale gratuito e paralisi di terminazioni nervose. A un certo punto avresti potuto decidere di fermarti, ma sei andato oltre su una coda di cometa di polvere bianca, e adesso stai cercando disperatamente di cavalcarla. In questo momento il tuo cervello è uno schieramento di soldatini boliviani. Sono stanchi e infangati per la lunga marcia attraverso la notte. hanno i buchi nelle scarpe, hanno fame. Hanno bisogno di sostentamento, di un po' di Tiramisù nazionale." [...]
 Leggere le prime righe del romanzo mi ha convinta che era arrivato il suo turno, vi state chiedendo perché? Ve lo spiego subito: il romanzo inizia con una parola chiave, il romanzo inizia con "tu". Questo presuppone che il narratore e il protagonista siano due persone distinte e implica anche che il narratore non si sta preoccupando di raccontare qualcosa successo giorni, settimane o mesi prima; il narratore sta guardando la storia in divenire, dunque ci è seduto a fianco mentre leggiamo e ci accompagna nella lettura e ci aiuta a analizzare le pagine del racconto. Chi è questo narratore? E' McInerney? E' un personaggio che prende parte alla storia? La narrazione in seconda persona mi attrae e mi sconvolge ogni volta.

 Molti si lamentano che il libro sia piuttosto superficiale e che non sia in grado di approfondire determinati nuclei tematici. Probabilmente detti molti lettori hanno ragione, ma il libro è scritto così bene che è un piacere sfogliare queste pagine. Non è un caso che McInerney sia un "discepolo" di Carver, la grandezza di questi scrittori sta nel non raccontare quasi niente eppure raccontare quel niente nel miglior modo possibile. Trovo sia affascinante e sfido tutti, nessuno escluso, a scrivere così.

Inoltre la trama e il personaggio principale mi sono entrati nel cuore. L'ultimo capitolo o per meglio dire la scena finale mi ha spezzato il cuore, letteralmente. Dopo tutte le vicissitudini affrontate dopo l'ennesima scorribanda notturna, il protagonista si trova di fronte a dei camioncini dove viene caricato del pane appena sfornato, ne chiede un poco al panettiere, "un uomo dagli avambracci tatuati", e quando questo gliene lancia un sacco lui si inginocchia ad annusarne il profumo "Ti vengono le lacrime agli occhi, e provi una tale sensazione di tenerezza e pietà che sei costretto ad attaccarti a un lampione". "Ti inginocchi e apri il sacco con uno strappo. Il profumo del pane fresco ti avvolge tutto. Il primo boccone ti si ferma in gola e ti fa quasi vomitare. Dovrai cercare di andar piano. Dovrai imparare tutto daccapo".

Anche nelle situazioni più atroci c'è speranza e nonostante la dissoluzione e le difficoltà, durante la lettura di questo romanzo non siamo spinti verso uno stato di depressione, bensì di speranza. Si può ricominciare in ogni momento, basta trovare la forza di volontà per cambiare la propria vita. Chissà se il protagonista c'è riuscito.



"Le mille luci di New York" di Jay McInerney
Casa Editrice: Bompiani
Pagine: 152
Prezzo di copertina: 9 euro
codice ISBN: 978845243677

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