sabato 6 maggio 2017

NEW YORK STORIES - Paolo Cognetti

Breve storia delle mie fissazioni

La mia stanza è invasa da libri e non so proprio più dove metterli.
E' piena la Billy; è piena la miniBilly; è piena la libreria destinata ai manuali universitari; il comodino è prossimo allo sfondamento; la scrivania è sovrastata da volumi su volumi su volumi e di spazio non ce n'è quasi più. (Non vi racconto la storia delle mie scarpe perché questo non è un FESCION BLOG di una FESCION BLOGGER, quindi lungi da me, le scarpe lasciamole nell'armadio).
Quando ho bisogno di utilizzare la scrivania scaravento tutti i libri sul letto, e quando è ora di andare a dormire riporto tutti i libri dal letto sulla scrivania, creando questo vortice incessante di carta e disordine. Poi ci sono quei giorni in cui proprio non me ne va di perdere tempo a spostare i libri e in quei giorni devo sperare che sul letto ce ne siano pochi, di libri, così da poterli spostare in un angolo lontano lontano e trovare un po' di spazio per dormire.
Sia benedetto il letto a una piazza e mezzo.

In questo momento avverto la necessità di puntualizzare un concetto importante: secondo il mio modesto parere, lo spazio non dovrebbe porre limiti all'acquisto di libri. Non posso rinunciare alle letture perché non ho posto per altri volumi e no, amici, no, non se ne parla. Io, gli eBook, gli eReader e compagnia bella (nonostante io stessa abbia scritto una tesi di laurea sull'ipertesto) siamo binari paralleli, mondi distanti, che non si incontreranno mai. E no amici, con la biblioteca non funziona, o meglio, funziona se un libro mi piace così così, ma se un libro mi appassiona non riesco a restituirlo e ad abbandonarlo. Diamine, sono un toro!
L'unica soluzione, ché una soluzione c'è sempre, è trovare altro spazio.

Situazione attuale: libri abbandonati sul letto

Detto ciò, veniamo a noi.
La situazione attuale, come si evince chiaramente dalla foto qui a lato, è la seguente:
- Agenda Book Journal aggiornata alla data del 15/05/2016
- Lettura conclusa di numero 1 libro per dovere e numero 2 libri per diletto (di Tre scene da Moby Dick trovale la recensione QUI!)
- Cervello impostato in modalità "se potessi volerei a New York ora e difficilmente tornerei a casa".
Perché?
Perché ho letto "New York Stories" di Paolo Cognetti e perché, se seguite questo blog da tempo sufficiente, è chiaro ed evidente l'amore dichiarato e sovraesposto che la sottoscritta nutre nei confronti di New York e di tutto ciò che le ruota intorno.
Leggere questo libro era un dovere morale verso la mia passione, a costo di spendere 21 euro (a proposito, su Ibs in questi giorni lo trovate scontato a 17€)


TRAMA: "A chi la attraversa con occhi attenti, New York racconta la storia di un secolo preciso, il Novecento: in quali idee credeva, di quali mali soffriva, che sogno di felicità inseguiva. Camminare tra il Lower East Side e il Greenwich Village, o pedalare su per Broadway fino a Times Square, o costeggiare l'isola in traghetto da Harlem alla Battery, è come assistere a un'epopea che nasce nell'età del transatlantico e delle grandi migrazioni, supera gli anni ruggenti, gli anni ribelli, gli anni dell'opulenza, e finisce una mattina di inizio millennio, il giorno del 2001 in cui qualcuno ha immaginato di poter distruggere New York. Ma una città non è fatta solo di luoghi: sono le persone con i loro sentimenti, le loro relazioni e desideri, a darle la sua anima. E New York - lo dice Fitzgerald nel racconto che apre questa raccolta - non è la città di chi ci è nato, ma quella di chi l'ha desiderata, e ha dovuto combattere per farne parte. Come la vecchia Mary del racconto di Nicholasa Mohr (tradotto per la prima volta in Italia), che ha lasciato un figlio a Portorico con l'intenzione di tornare a riprenderselo dopo aver fatto fortuna; come gli emigranti descritti da Mario Soldati che durante la traversata immaginano cosí il loro approdo: «fauci aperte, immane leviatano, a triturare senza pietà chiunque non sapesse l'inglese». I personaggi indimenticabili di queste storie - la bella bionda di Dorothy Parker, quello spilungone di Jelly che gareggia a colpi di rime in strada per rimediare un pranzo, o Pier Paolo Pasolini, in pantaloni di velluto e scarpe di camoscio, che si aggira da solo per le zone più cupe del porto - compongono il frastuono di grida, litigi, proteste, suppliche, dichiarazioni d'amore che sono la musica di New York. «Un luogo dove nascondersi, dove perdersi o ritrovarsi, dove fare un sogno in cui si abbia la prova che forse, dopo tutto, non si è un brutto anatroccolo, ma si è meravigliosi, degni di amore», come scrive Truman Capote. Paolo Cognetti da anni esplora le strade e le storie della Grande Mela, e ci regala con quest'antologia una bussola letteraria preziosa e originale per il nostro personalissimo viaggio
Rendere lo spirito di una città attraverso un'antologia di testi non è un'operazione semplice. Se poi quella città è una grande metropoli mondiale come New York, sulla cui storia è stata edificata un'autentica mitologia, l'opera può diventare uno sforzo titanico o donchisciottesco, in virtù della capacità dell’autore. Paolo Cognetti, già padre della serie "Scrivere/New York" per Minimum Fax, ha centrato l'obiettivo col tomo edito da Einaudi e pubblicato l’anno passato, un’opera che scava nelle sfaccettature di una realtà urbana, quella della Grande Mela, che forse più di ogni altra città ha rappresentato i valori del secolo scorso. Così, nella selezione letteraria sapientemente curata, si possono scorgere le tante anime che hanno dato voce al sogno americano, perché ogni storia a stelle e strisce made in NY è la storia di un viaggio, un itinerario in luoghi più o meno conosciuti che penetrano nel proprio io, esasperandone paure, tic e speranze."

Ventidue autori, ognuno con la propria storia, ogni personaggio con la propria compagnia, che sia l'alcool, un gatto, il vicino o la donna perfetta, come suggeriscono dal blog La campana di Vetro.

Trecentosettantotto pagine, una cartina di New York che indica dove sono ambientati i racconti e una cartina a colori  realizzata da Saul Steinberg.

Gli anni ruggenti, la grande migrazione, I love New York, l'età ribelle e Luminosa decadenza sono le cinque sezioni in cui è suddiviso il libro e New York è il leitmotiv del progetto di Cognetti.

Un libro adatto agli amanti della letteratura americana e della città che riesce a farci sognare ogni volta.

I miei racconti preferiti? Eccoli:
Il barile magino - Bernard Malamud
La vecchia Mary - Nicholasa Mohr
Ballata - John Cheever
Saluti a casa - Richard Yates
La suocera - Ed Sanders
Un luogo dove non sono mai stato - David Leavitt
Le cose che facciamo per amore - Mona Simpson
E voi? Quali sono i vostri racconti del cuore?

A presto
Marti

sabato 29 aprile 2017

LE NOSTRE ANIME DI NOTTE - Kent Haruf



-Leggi tanti libri, ma come fai a scegliere i libri giusti?-
-I libri “giusti”?-
-Sì, leggi sempre libri che ti piacciono, come ci riesci?

L’annosa questione dei libri giusti perseguita i lettori considerati “forti” da sempre. O quanto meno a me succede sempre così. Mi incontrano in libreria e mi dicono “sei sempre qui”; non mi trovano, mi telefonano e mi chiedono “in che libreria ti sei cacciata?” e poi mi raggiungono tra gli scaffali, mentre abbraccio decine di libri oppressa dai sensi di colpa (al pensiero di tutti i libri già acquistati e in attesa di essere letti nella mia libreria) e mi chiedono:
 -Leggi tanti libri, ma come fai a scegliere i libri giusti?-.

La risposta, come sempre, è meno articolata di quanto potrebbe mai sembrare. Leggo soprattutto letteratura americana contemporanea, che è il mio genere preferito ormai da anni, mi confronto con persone che hanno i miei stessi gusti e, ultimo ma non per importanza, seguo una serie di blog simili al mio, curati da persone che hanno gusti simili ai miei, di cui sto scrivendo nella mia tesi di laurea - ma questa è un'altra storia.

Haruf è stato, per me, una scoperta recente avvenuta grazie ad un amico, compagno di letture e scritture. Pietro mi consigliò di leggere la Trilogia della Pianura e Pietro è una garanzia. Feci un ordine su Ibs.it in tempo record. I primi due volumi arrivarono in quattro giorni, li lessi in due e dovetti aspettare qualche mese prima dell’uscita dell’ultimo.

Dopo aver letto l’intera trilogia iniziai a consigliarla a tutti.
-Marti, dammi un consiglio: cosa posso leggere?-
-Leggi Kent Haruf-
Punto.

Probabilmente pubblicherò le recensioni dei tre volumi della Trilogia, ma per il momento voglio parlarvi dell’ultimo romanzo pubblicato da NN Editore, tradotto da Fabio Cremonesi e in commercio dai primi di febbraio 2017.

Uno dei particolari più strazianti a proposito di questo romanzo – per chi si è affezionato allo scrittore e si dispiace quando pensa che i libri di sua produzione siano così pochi – è che Haruf fece appena in tempo a consegnare la bozza definitiva al suo editore poco prima di morire, settantunenne, il 30 novembre 2014. E se oggi possiamo leggere queste pagine dobbiamo ringraziare Cathy Dempsey, vedova dello scrittore, che ne ha permesso la diffusione.

Come i tre volumi precedentemente pubblicati, Le nostre anime di notte è ambientato a Holt, una cittadina immaginaria del Colorado. I protagonisti sono Louis e Addie, due pensionati, entrambi vedovi e vicini di casa. In realtà, per contestualizzare il racconto, non c'è molto altro da sapere.
Procediamo con ordine:

L’incipit del romanzo è spiazzante, l’espediente letterario adottato da Haruf è davvero molto interessante, soprattutto per chi come me è sempre in difficoltà quando deve scrivere un nuovo inizio.
Addie Moore bussa la porta del vicino di casa, Louis Waters:
“Ce ne stiamo per conto nostro da troppo tempo. Da anni. Io mi sento sola. Penso che anche tu lo sia. Mi chiedevo se ti andrebbe di venire a dormire da me, la notte. E parlare. […] Sto parlando di attraversare la notte insieme. Starsene a letto insieme e tu ti fermi a dormire. Le notti sono la cosa peggiore, non trovi?”
Così semplice, così ovvio. C’è voluto coraggio, ma lo ha detto. Addie se ne va, lasciando Louis sulla porta interdetto e spiazzato da una richiesta così assurda e allo stesso tempo così giusta.
La porta si chiude alle sue spalle e Addie, insieme a noi curiosi lettori, resta in attesa di una risposta.
Perché assurda? Addie e Louis sono due anziani signori, che vivono soli in due grandi case in Cedar Street, una tranquilla strada residenziale di Holt. Sono vedovi, i figli stanno vivendo la loro vita altrove e la solitudine si fa viva, sempre più prepotente, soprattutto di notte, quando è buio e nella notte si sentono i rumori in lontananza di una piccola città assopita. I pensieri, i ricordi e il timore che sia ormai troppo tardi per essere felici.
Addie crede che, per combattere la solitudine, addormentarsi a fianco di qualcuno sia la soluzione giusta. Dunque, armata di coraggio e forte del fatto che comunque non ha niente da perdere, fa la sua proposta a Louis. L’anziano signore condivide la stessa solitudine e, di fronte a questa inspiegabile dichiarazione, ribelle e spregiudicata, decide di accettare. Con una consapevolezza forse tardiva ma non meno efficace si rendono artefici di quel cambiamento che per errore siamo soliti attribuire all'età giovane o adulta. Mai a quella senile. Nonostante sia universalmente riconosciuto il fatto che non è mai tardi per essere felici. Non è mai tardi per sentirsi compiuti.
E i due protagonisti si trovano a dover scegliere tra la propria libertà e il rimpianto. 
“Per noi le emozioni non sono finite. Non siamo diventati aridi nel corpo e nello spirito”

Se c’è una paura legata alla vecchiaia è proprio questa: il venire meno della possibilità di sentire e volere fortemente, l’essere costretti ad accontentarsi di passioni sbiadite. Haruf sventa questa paura e in questo romanzo mette in scena la rappresentazione di una felicità mancata. Non perduta, ma ritrovata. O forse trovata per la prima volta. Un dolore, capace di piegare una famiglia per sempre, ha ridotto Addie a condurre una vita priva di passione, ma a recitare al tempo stesso la parte della moglie serena e amata. Louis si è sempre sentito caratterialmente inadeguato, incapace di afferrare la felicità, quando l’ha provata, incapace di seguire la chiamata a essere più di un mediocre professore. E ha vissuto nel senso di colpa per aver fatto del male a chi amava, senza per altro essere stato felice.
Louis prende pigiama e spazzolino, li inserisce in un sacchetto e attraversa la strada. Entra in casa di Addie. I due si infilano sotto le coperte, a letto, e restano così, vicini, a parlare fino a quando non si addormentano ascoltando una il respiro dell’altro.
Da quel momento nasce una relazione, che è fatta di intimità, amicizia, parole e tocchi leggeri di mani che si sfiorano nell'oscurità, alla luce delle stelle, con piccoli gesti di premura. Si crea un equilibrio magico, innocente e delicato. Addie e Louis si conoscono, notte dopo notte, aggiungendo ogni volta un tassello e, infine, si innamorano.

Nei romanzi, come nella vita, prima o poi si presentano le difficoltà. Gli abitanti di Holt iniziano a parlare della loro relazione, attirando l’attenzione del figlio di Addie, che reputa scandaloso un comportamento del genere - soprattutto tra due persone così anziane. La verità è che una storia d’amore senza sesso tra due anziani è troppo bella per essere vera e per essere capita. Eppure, in fondo, Addie e Louis cosa hanno da perdere? 
Tutti questi ostacoli riusciranno a dividerli? 
Potrete scoprirlo leggendo questo romanzo.

Come dice M. Piccione “C’è grandezza nella semplicità, nei romanzi di Kent Haruf. Pacatezza e poesia. Essenzialità. La luce dello straordinario nel quotidiano”.

Peccato soltanto che i suoi romanzi siano così pochi.

Vi svelo un segreto. Ero abbastanza disperata, non lo nego. Il pensiero di non avere a disposizione una produzione pari a quella di Follett, King o Roth mi preoccupava così tanto che ho scritto alla casa editrice. Il gentilissimo Edoardo Caizzi mi ha risposto dicendo che per il 2018 e per il 2019 prevedono di pubblicare i primi due romanzi di Haruf, non ancora tradotti in italiano.
Sospiro di sollievo.

Lasciate un commento se siete innamorati di Haruf, se avete letto questo romanzo o semplicemente se vi va.
Alla prossima recensione!

Marti