Passa ai contenuti principali

ON WRITING - Lezioni di scrittura creativa IOBOOK (Parte 1)

La mia prima esperienza con i corsi di scrittura risale a tanti anni fa, frequentavo ancora la facoltà di Lettere Moderne e Contemporanee e dovevo ancora discutere la mia prima tesi.

Poi mi sono laureata e mi sono buttata a capofitto nel mondo del lavoro. Ho iniziato la specialistica. Ho fatto tante cose, ma ho accantonato questa mia passione: la scrittura creativa.

Poi, come sapete bene, mi sono anche specializzata in Giornalismo e cultura editoriale a Parma e, ormai, ho deciso di riprendere in mano le mie passioni più grandi:

  1. Letterando Con Marty, il mio piccolo spazio virtuale, nato nel lontano 2009
  2. Scrittura creativa.
Il primo passo verso la riscoperta di questa pratica non poteva non partire da un corso pratico, che mi insegnasse le basi tecniche per poter operare con la mia fantasia. Ho cercato e ricercato corsi in tutta la Regione Marche, ma non è semplice dalle mie parti trovare prodotti di qualità.
Alla fine, per fortuna, ci sono riuscita. 

Ho trovato questo corso organizzato dalla libreria IoBook di Senigallia e dalla casa editrice Ventura Edizioni, il docente è Vittorio Graziosi e ho deciso di iniziare questa nuova avventura.

Questi articoli sono pensati per tutte quelle persone che non hanno la disponibilità economica per affrontare un corso di formazione, ma che sono alla ricerca di basi tecniche per poter scrivere racconti o romanzi. I contenuti sono frutto del lavoro incredibile di Vittorio Graziosi, io ne ripropongo una panoramica, per trasferire a chi legge le mie parole tutte le conoscenze che sono riuscita ad assimilare.

L'obiettivo del corso è duplice. Da un lato, chiaramente, la possibilità di scrivere meglio affinando la tecnica; dall'altro, che non è scontato, leggere meglio. Ossia, leggere le cose che abbiamo sempre letto, ma con occhi diversi.

ERRORI DA EVITARE E CONSIGLI MOLTO PRATICI

La scrittura va fatta di getto. Bisogna redigere la prima stesura di un testo narrativo come se stessimo scrivendo per noi, senza pensare che prima o poi lo leggerà qualcuno. Per scrivere bene bisogna scrivere senza nessun tipo di freno, senza pensare alla sintassi, alla punteggiatura e alle regole. Bisogna viaggiare con la penna sul foglio o sulla tastiera del PC senza frenare l'ispirazione del momento. Un consiglio pratico, che vale anche per altri tipi di artisti, è portare con sè un quaderno e una penna, in qualsiasi momento, così - se mai dovesse arrivare l'ispirazione in un momento improvviso - si potrà prendere un appunto e iniziare a scrivere. Assecondare l'ispirazione iniziale è la prima regola e soltanto in un secondo momento affineremo la tecnica e, a quel punto, sapremo come correggere, cosa togliere e come strutturare il nostro racconto.

Per scrivere bene, poi, bisogna conoscere quali sono gli errori da evitare:
  • Credi nella capacità che ha il pubblico di seguirti. Lo scrittore deve avere questa fede perché l'assenza di questa fede produce il doppio delle parole che servono per scrivere testi validi. Quando ci troviamo nella condizione in cui sentiamo il bisogno di chiarire tutto e puntualizzare tutto e spiegare tutto nel momento in cui descriviamo personaggi e situazioni incappiamo necessariamente nell'errore più grave, perché i testi sovraccarichi di informazioni risultano estremamente noiosi. Facciamo un piccolo esempio:
Testo corretto: L'uomo uscì di corsa per raggiungere la moglie che lo stava aspettando al ristorante.
Testo sbagliato: L'uomo prese le chiavi della macchina; controllò di aver spento la luce del salotto; indossò cappello, sciarpa e guanti e scelse il cappotto blu che gli aveva regalato la suocera per il suo compleanno. Poi si guardò allo specchio, per vedere se i capelli erano a posto, ma si ricordò all'istante di aver indossato il cappello, dunque importava poco se i capelli fossero davvero a posto. In quel momento, sorridendo, si fermò a pensare al tempo che stava perdendo e a quanto si sarebbe arrabbiata la moglie, a causa di tutto quel ritardo, Ritardo. Non sorrise più, perché era davvero in ritardo; allora si mosse velocemente, afferrò le chiavi della macchina con la mano destra e la maniglia della porta di casa con la mano sinistra, ma visto che oltre ad essere in ritardo era anche un po' ritardato, tornò in salotto perché voleva essere sicuro di aver spento la luce, quindi tornò indietro, aveva un po' caldo perché i termosifoni state ancora leggendo davvero? erano rimasti accesi tutta la notte, l'idraulico aveva detto di tenerli accesi per evitare la muffa causata inevitabilmente dal clima estremamente piovoso del paese. La luce era spenta, così corse verso la porta no ma davvero state ancora leggendo? e afferrò le chiavi con la mano destra. Poi aprì la porta e l'aria pizzichina gli punzecchiò il volto in modo così violento da causare un brivido fortissimo sulla schiena, sulle gambe e anche su altre parti del corpo che non vogliamo citare apertamente. Visto il freddo, visto il ritardo e visto il disagio causato dal freddo decise di correre un po' più veloce verso la macchina così da poter, finalmente - grazie a Dio - raggiungere la moglie che lo stava aspettando in quel delizioso ristorantino dove festeggiavano ogni anno, da 55 anni ,l'anniversario del loro matrimonio.
Non ci si può perdere in chiacchiere, se non vogliamo prendere una denuncia da parte del lettore che si sente derubato di tutto il tempo necessario a leggere questa inutile massa di ovvietà. Serve una forte capacità di sintesi, il lettore vuole immaginare e scoprire, non vuole leggere l'elenco della spesa.
  •  I racconti piatti vengono abbandonati. Se siamo qui per fare scrittura creativa, non dobbiamo trasferire nessuna conoscenza scientifica; non dobbiamo istruire nessuno né creare reportage giornalistici. Chi fa scrittura creativa racconta qualcosa per trasferire emozioni al lettore. Dunque la priorità non è passare informazioni; la priorità è passare emozioni. Tra l'informazione e l'emozione scegli sempre l'emozione.
A questo punto Vittorio mi ha fatto riflettere parecchio perché ha portato due esempi. Uno riguardava una notizia catastrofica, purtroppo se ne sentono così tante che quasi non fanno più effetto, e parlava di un attentato in medio oriente che aveva decimato la popolazione. Il secondo esempio riguardava un gattino, era la storia di un'anziana signora che aveva perso tutto, ma che aveva ricevuto in dono un gattino. Una settimana dopo quel gattino è morto investito da una macchina.
Mentre Vittorio raccontava queste due storie ha fatto emergere una grande differenza. Il primo esempio, infatti, veniva raccontato in modo giornalistico: informazioni, dati, orari, numero di morti; il secondo esempio, invece, faceva leva su un sentimento universale di perdita e abbandono, che in qualche modo, prima o poi, ha colpito/colpirà ognuno di noi.
Raccontare l'attentato è giornalismo, il racconto del povero gattino è scrittura creativa, perché nel primo caso si parla di dati e nel secondo caso si parla di un concentrato di emozioni e nonostante l'attentato dovesse in qualche modo generare dolore, la storia del gattino faceva più male. Perché si parlava di sentimenti e sensazioni e si faceva leva sull'empatia dell'ascoltatore.
  • Fidatevi sempre delle vostre sensazioni negative, sono spesso vere. Molto spesso scriviamo dei testi, Vittorio Graziosi si occupa di editing da tanti anni e tante persone lo contattano dicendo "ho scritto questa cosa ma non mi piace molto, leggila tu, che magari ti piace". Se un testo non ci piace dobbiamo concluderlo, voltare pagina e iniziarne un altro. Non succede niente. L'unica cosa che possiamo fare con il testo che non ci piace è capire perché non ci piace ed evitare di riprodurre quell'errore o quegli errori nei testi successivi. Per scrivere bene bisogna allenarsi molto.
  • Prendiamo con le molle le sensazioni positive. Giustissimo credere in se stessi, ma dobbiamo essere obiettivi e capire in modo oggettivo quando un testo è veramente buono.
  • Il valore aggiunto potrebbe essere dettato da una parola in dialetto o da uno slang o dalla lingua parlata. Abbiamo esempi molto celebri nella letteratura italiana, Verga in primis e Camilleri in extremis. Le parole in dialetto evocano un territorio specifico e fanno leva sul senso di appartenenza del lettore. Ovviamente non devono essere parole impossibili, devono essere parole in dialetto o slang comprensibili da chiunque, altrimenti la lettura diventa difficile e perde di ogni ragione e significato.
  • Non date opinioni palesi nei vostri racconti. Non potete intromettervi come faceva Manzoni ne I promessi sposi, però potete far parlare un personaggio in vostra vece. Nascondetevi dietro un personaggio e sfogatevi quanto volete, ma per il resto non lasciate trasparire la vostra opinione o le vostre ideologie. Il narratore deve raccontare una storia ma deve mimetizzarsi con lo sfondo.
  • Dovete essere cronologicamente coerenti. Questa regola parte da un presupposto molto semplice: per scrivere un racconto impieghiamo mesi o anni, mentre il lettore, per leggere il nostro racconto, impiega qualche ora. Nell'arco di quei mesi o di quegli anni sono successe tante cose nella vita dello scrittore, la persona che ha iniziato a scrivere quel racconto non sarà la stessa che lo terminerà, ma questo non deve trasparire dal racconto. Questo è il motivo per cui bisogna scrivere, poi bisogna lasciar riposare il testo per qualche settimana e poi, successivamente, rivederlo integralmente verificando la coerenza globale dello stile, del tono e del racconto.
  • Evitare di non mantenere la parola con il lettore, perché chi non mantiene la parola fa paura. Il patto iniziale con il lettore è fondamentale ecco perché il lettore va targetizzato. Prima di scrivere un racconto dobbiamo pensare a chi sarà il nostro lettore ideale, in base a questa decisione va calibrato il racconto. Poi, nel livello successivo, bisogna tenere il filo logico del discorso, coerenza prima di tutto.
L'esempio che ha fatto Vittorio a questo punto è stato cristallino. Ha detto "pensate se io, che in questo momento personifico lo scrittore, chiedo a te lettore di accompagnarmi in un breve viaggio -che nella metafora corrisponde al racconto. Io-scrittore inizio l'incipit dicendo che il viaggio sarà breve, circa un quarto d'ora, e che passando per la città raggiungeremo il nostro punto di arrivo. Dunque apriamo il libro\saliamo in macchina insieme. Inizio a guidare con il lettore nel posto del passeggero e passano due ore, siamo in aperta campagna e non c'è nessuna città. Come vi sentite? Avete paura. Non c'è coerenza in quello che abbiamo detto all'inizio e in quello che si sta verificando in questo momento, il lettore è spaesato, preoccupato e non vuole proseguire la lettura. Vuole scendere dalla macchina\chiudere il libro e non sentir più parlare di quello scrittore". E' tutto qui. L'incoerenza fa paura e scoraggia il lettore.

Lo scrittore è il creatore del testo e questa pratica è insieme un grande privilegio e una grande responsabilità.

COME SCEGLIERE LA STORIA DA RACCONTARE
per continuare la lettura clicca qui!

Commenti