Passa ai contenuti principali

LEGGERE - Corrado Augias

Quando decido di acquistare un libro di questo genere è, chiaramente, perché sono alla ricerca di ispirazioni.
Le ispirazioni non riguardano soltanto libri nuovi, potenziali letture, autori e romanzi da aggiungere in wish list. Le ispirazioni che cerco riguardano anche una certa filosofia, un vissuto, una prospettiva, un insegnamento, qualsiasi cosa, insomma, che sia di ispirazione e di contaminazione e propulsione di pensieri nuovi, concetti innovativi e punti di vista totalmente altri da me.

Questo libro è nella mia wish list da tempo immemore. Probabilmente sta lì da quando, per la prima volta, l'ho incontrato tra gli scaffali di Feltrinelli. E quando ho ricevuto la mail da Bookmooch che mi diceva che "Leggere" era finalmente tra i titoli disponibili, non ci ho pensato neanche un secondo: l'ho ordinato in un battibaleno!

TRAMA:
Perché si legge e come si impara a farlo? Come nasce la passione per la lettura? Perché leggere fa bene, ma può talvolta far male? In queste densissime e scorrevolissime pagine Corrado Augias si chiede che cosa significhi "leggere", e lo fa attraverso una sorta di racconto autobiografico: dalle prime emozioni che, giovane studente liceale, suscitarono in lui i grandi classici (I sepolcri di Foscolo, Guerra e pace di Tolsotj, I miserabili di Victor Hugo), ma anche alcuni libri "proibiti" (come l'amante di Lady Chatterley), alla scoperta di Edgar Wallace, Conan Doyle, Raymond Chandler e del genere poliziesco, fino all'amore più maturo per i romanzi di Joseph Roth e Robert Musil. E poi, ancora, la letteratura francese, quella erotica, gli autori antichi, Dante, Petrarca, Saffo... Un libro stimolante, e per molti versi sorprendente, sul piacere insostituibile della lettura, sulla capacità di aiutarci a conoscere noi stessi e il mondo che ci circonda, a crescere, a diventare più liberi e, perché no, più allegri.

Di solito mi rilassa molto leggere libri che parlano di libri, ma questa volta sono rimasta parecchio perplessa. La trama di questo volume fa grandi promesse che non vengono mantenute:


  • Il libro non risponde alle domande "Perché si legge e come si impara a farlo?", "Come nasce la passione per la lettura?", "Perché leggere fa bene, ma può talvolta far male?", non trasferisce un punto di vista chiaro e non c'è una vera presa di posizione da parte dell'autore che, invece, visto che si sta mettendo in gioco dovrebbe essere onesto fino in fondo ed esprimersi con sincerità.
  • "Corrado Augias si chiede che cosa significhi "leggere", e lo fa attraverso una sorta di racconto autobiografico". Una sorta? Se non è autobiografia questa, mi chiedo cosa sia! L'autore parla di se stesso, della sua storia e della sua vita e lo fa in prima persona. Di cosa stiamo parlando?
  • "Un libro stimolante, e per molti versi sorprendente [...]". Io non ho letto una cosa, e dico una, che non sapessi già. Mi chiedo cosa trovi di sorprendente il redattore che ha deciso di utilizzare questa parola durante la stesura della trama di copertina. Le parole sono importanti: se scrivi che questa lettura è sorprendente, devi conoscere il significato del termini, altrimenti non puoi utilizzarlo perché da un punto di vista commerciale è una parola che funziona. Chissenefrega se funziona, stiamo parlando di letteratura, da una casa editrice mi aspetto in massimo dell'onestà intellettuale.

 Uno degli aspetti che più mi ha infastidito è stato leggere ogni 10 pagine la frase "non voglio perdermi in digressioni, perché vorrei evitare di perdere il filo logico del discorso". Puntualmente si presentava una digressione a proposito di un flashback sull'infanzia\giovinezza\età adulta\maturità dell'autore e del filo logico, personalmente, non ho trovato molte tracce.

  1. Il primo capitolo si intitola "I nomi delle cose" e l'autore riporta alcuni concetti di linguistica piuttosto semplici che ho letto con piacere, perché comunque sono sempre interessanti: la nascita del sistema grafico alfabetico;il fatto che la lingua è una convenzione sociale e che le parole hanno un determinato significato perché la società ha creato quel significato e quel significante; fino ad arrivare a Marshall McLuhan e il celebre corollario "Il mezzo è il messaggio". Tutto molto interessante, se non fosse che questi concetti enormi e elaboratissimi sono stati affrontati in 13 pagine. Io all'Università ho dedicato a questi argomenti almeno 3 esami da 12 CFU. E questo è il grado di approfondimento che Augias dedica a tutti i concetti (pochi) presenti in questo volume.
  2. Il secondo capitolo "Come ho cominciato a leggere" racconta delle letture che l'autore faceva al ginnasio: "I Sepolcri" e "Guerra e Pace". Lasciando per un attimo da parte il grado di snobismo che c'è dietro le prime 3 facciate, vorrei canalizzare la nostra attenzione verso una delle domande che l'autore si fa mentre scrive queste pagine: "Chissà se De Sanctis viene ancora letto nei licei, se ancora si ragiona sul suo tentativo di raccontare la letteratura mettendo bene in chiaro che chi scrive, sia esso narratore o saggista, lo fa immerso in un contesto dal quale gli è impossibile evadere, perché ogni essere umano, per geniale che sia, è in primo luogo una creatura del suo tempo." Ora. Vorrei tranquillizzare Augias sul fatto che, evidentemente, De Sanctis non viene neanche nominato nei licei, ma il punto non è questo. Il punto è che da qui in avanti (e siamo a pagina 18) la quantità di ovvietà inizia ad accatastarsi senza tregua. Passiamo da concetti come "ogni scrittore è figlio del suo tempo" a "il dialetto va bene, anzi benissimo, ma non bisogna utilizzarlo durante un colloquio di lavoro" fino a "La forza del racconto poliziesco sta nel meccanismo della suspense". Mentre leggevo mi chiedevo in quale modo avrei potuto investire il mio tempo altrimenti, ma non ho chiuso il libro, perché speravo in una smentita (il libro è breve, scritto in corpo 14 e le pagine sono spesse mezzo centimetro, visto il grado di profondità della narrazione direi che un'ora di lettura è più che sufficiente).
  3. "In queste densissime e scorrevolissime pagine". Mi collego al punto precedente per dire che i concetti più interessanti riguardano solo le citazioni fatte dai libri di altri autori. Ci sono bellissime citazioni di Kafka, di Tolstoj, di De Mauro, ci sono molti brani tratti dai romanzi di autori italiani, francesi, russi, inglesi e americani, quello che manca è il punto di vista dell'autore, che al di là della descrizione del proprio vissuto, sorvola ogni argomento in modo troppo superficiale. Le pagine di Augias non sono densissime di concetti, sono raccoglitori di citazioni e sono scorrevolissime, perché il grado di approfondimento dei concetti citati è troppo approssimativo. Questo libro è banale, è frettoloso, non esauriente ed è totalmente inconsistente: ho letto tesine di colleghi universitari decisamente più accurate, attente, dettagliate e documentate di così. 
L'unico concetto sul quale sono d'accordo con Augias si trova a pagina 108, quando dice: "[...]Philip Roth, a mio giudizio il più grande scrittore vivente". E finisce qui. Senza spiegare perché. Senza approfondire nulla.

Io non so cosa spinge un autore alla creazione di un prodotto editoriale come questo, ma posso provare a immaginarlo. Un libro come questo dovrebbe essere un dono fatto al lettore: un autore si mette a nudo e con umiltà e onestà regala una visione, un punto di vista, un approfondimento -chiamiamolo come ci pare- su un determinato fatto, che in questo caso è la pratica della lettura.
"Leggere" di Corrado Augias non è niente di tutto ciò. Sembra quasi che Mondadori lo abbia contattato dicendo: "Ciao Corrado, perché non scrivi un libro marchetta così noi vendiamo grazie al tuo nome e tu hai un nuovo libro da scrivere?" e che Augias abbia risposto: "Interessante, mi stavo proprio chiedendo cosa potessi fare oggi pomeriggio. Domani mattina ti invio la bozza, così per la prossima settimana possiamo stamparne 150.000 copie".
Per me è andata così.

Di solito, in conclusione alle recensioni vi lascio il link per acquistare il libro su Amazon. Siccome non vi consiglio di leggere questo libro, oggi non lascio neanche i miei link di affiliazione.
Poi non so, magari non era il caso di leggere questo libro dopo aver concluso Come non scrivere di Claudio Giunta, perché sono passata da un volume davvero interessante ad un libro che non mi ha fatta crescere e che non mi ha regalato nessun concetto nuovo e nessuna emozione.

Commenti