martedì 21 gennaio 2014

Nemesi - Philip Roth

Nemesi di Philip Roth, edito da Einaudi, 183 pagine, codice ISBN 9788806218041

Estate 1944. Nel "caldo annichilente di una Newark equatoriale", il ventitreenne Bucky Cantor, un animatore di campo giochi che si dedica anima e corpo ai suoi ragazzi, è costretto a combattere la sua guerra privata contro una spaventosa epidemia di polio che colpisce e uccide i bambini. In una città sotto assedio, Philip Roth racconta con toccante poesia la lotta impari e senza tempo tra l'uomo e il suo destino.

 Il mio primo Roth. Iniziato una mattina in compagnia di una succulenta brioche alla crema, terminato la sera stessa. Perché in fondo è questo il tragico dei libri così brevi: terminano in una giornata. Non fai in tempo ad affezionarti ai personaggi e ad apprezzarli fino in fondo che ti trovi all'ultima pagina, senza essertene accorto. Nemesi è un libro molto breve, ma è anche un libro denso di significato e ricco di tematiche difficili e oscure. Da una parte abbiamo la guerra, uno scontro di portata mondiale al di fuori dei confini americani; dall'altra abbiamo la polio, che costituirà la guerra interna al suolo americano e, soprattutto, interna a Newark, nel New Jersey.

In Europa la guerra e a Newark la polio. Al centro di questi due conflitti spicca, scalcia e erompe il conflitto interiore del protagonista di questa storia: Bucky Cantor.
Quell'anno l'animatore del campo giochi era Bucky Cantor, il quale, poichè non ci vedeva bene era costretto a portare occhiali con lenti spesse, era uno dei pochi giovani a non essere in guerra a combattere. Dall'anno prima Mr Cantor era il nuovo insegnante di educazione fisica della scuola di Chancellor Avenue, perciò conosceva già molti di noi frequentatori abituali del campo giochi per averli avuti in classe. Quell'estate aveva ventitré anni ed era diplomato alla South Side, una scuola superiore di Newark con una frequentazione mista per razza e religione, e poi al Panzer College of Physical Education and Hygiene de East Orange. Era alto poco più di un metro e sessanta e, benché fosse un ottimo atleta ed eccellesse negli sport, la scarsa altezza e la vista debole gli avevano impedito di entrare nelle squadre di football, baseball e basket, costringendolo a limitare al lancio del giavellotto e al sollevamento pesi la propria partecipazione ai campionati fra college. Su quel corpo compatto troneggiava una testa notevole, una combinazione di tratti sbilenchi e obliqui: zigomi larghi e pronunciati, fronte alta, mascella spigolosa e un naso lungo e dritto  con un ponte sporgente che faceva somigliare il suo profilo affilato a una silhouette su una moneta. Le labbra carnose erano altrettanto ben definite dei muscoli, e la carnagione era brunita tutto l'anno. Fin dall'adolescenza portava i capelli a spazzola, in stile militare. Un'acconciatura che metteva particolarmente in risalto le orecchie, non perché fossero troppo grosse - non lo erano -, e neppure perché fossero particolarmente appiccicate alla testa, ma perché, viste di lato, avevano la forma di un asso di picche in un mazzo di carte, o delle ali di un mitologico piede alato, non essendo arrotondate in cima, come di consueto sono le orecchie, ma praticamente a punta. Prima che il nonno lo soprannominasse Bucky, per breve tempo i compagni di gioco della sua infanzia lo avevano chiamato Asso, e non solo per la precoce maestria negli sport, ma proprio per la forma poco comune di quelle orecchie
Bucky non può combattere la guerra che stanno combattendo tutti i suoi amici e i ragazzi della sua età. Vorrebbe partecipare, vorrebbe essere in prima linea per difendere il suo Paese, ma il suo corpo e soprattutto i suoi occhi glielo impediscono. Allora si dedica anima e corpo ai ragazzi del campo giochi estivo di Newark, ma anche qui si sente impotente. Ogni anno in quella città, soprattutto d'estate, quando il caldo è più opprimente, si presenta puntuale un'epidemia di polio. Ma nel 1944 la polio toccherà livelli mai raggiunti. Bucky è immobile e l'unica cosa che può fare è assistere a questo terribile spettacolo, senza poter fare niente; incapace di salvare i suoi amici dalla guerra e di liberare i bambini dalla polio. Uno dopo l'altro vengono uccisi dall'uno o dall'altro morbo.

Dopo l'ennesimo funerale e dopo l'ennesima vittima Bucky inizia la sua lotta con Dio. Come può Dio, che viene sempre descritto come buono e magnanimo in tutte le scritture, accettare che tutto questo accada. Come può accettare che bambini di nove e dodici anni vengano sepolti senza nemmeno aver assaporato la vita? Come può permettere che ragazzi di vent'anni con un piano e dei progetti muoiano dopo atroci sofferenze, lontani da casa e senza aver rivisto i propri cari. Bucky è turbato e non può credere che Dio permetta tutto questo.
Ma adesso non era più un bambino, ed era in grado di comprendere che la ragione per cui le cose non avrebbero potuto essere diverse andava imputata a Dio. Se non fosse stato per Dio, se non fosse stato per la natura di Dio, le cose sarebbero state diverse.
Ma in questa profonda desolazione, che farebbe impazzire chiunque, Bucky vede una via d'uscita. Il faro che lo adesca e lo seduce è la sua fidanzata, Marcia. Durante il racconto Roth enfatizza notevolmente la figura di Marcia che, nella frenesia e nella crisi e nella desolazione interiore del protagonista, viene descritta quasi come una figura angelica. Marcia è l'emblema della pace interiore e della pace dei sensi, tanto che, a parer mio, quando Bucky pensa a Marcia e la descrive il ritmo del racconto assume toni più rilassati rispetto alla frenesia di tutto il resto del romanzo. Marcia, anche lei insegnante, lavora dall'inizio dell'estate in un campo, Indian Hill, nella natura selvaggia dove i bambini possono trascorrere le vacanze immedesimandosi nella vita dei nativi americani. Un'oasi felice dove la guerra e la polio sono soltanto parole e Bucky si convince, si licenzia e lascia Newark per raggiungere Indian Hill e la donna della sua vita.
[...]Scendendo dalla station wagon, sentì subito sulle braccia e sul viso che. benché il sole battesse forte, lì l'aria era ancora più fresca che a Stroudsburg. Mentre si caricava in spalla la sacca da viaggio, fu sopraffatto dalla gioia del ricominciare, dall'estatica ebbrezza del rinnovamento - l'esplosiva sensazione del "Sono vivo! Sono vivo!".
I giorni trascorrono felici tra le montagne, in questo luogo sospeso nel vuoto Bucky riscopre le sensazioni positive che pensava di aver perso per sempre. Riscopre l'amore, la felicità, la serenità e la tranquillità che solo un luogo così utopico e così sospeso nel tempo possono regalare.
Ma è solo calma apparente.
La polio e la guerra lo raggiungeranno presto e distruggeranno la sua vita.

Questo romanzo è un romanzo difficile seppur così estremamente breve. I temi sono forti e non c'è nessun lieto fine. Però è un romanzo che va letto. E' così profondo e sconvolgente che vi lascerà un macigno sullo stomaco, ma vi farà riflettere sull'importanza di ciò che abbiamo.
Bucky è Nemesi, ma non è la versione classica, non è colui che distribuisce giustizia; piuttosto Bucky-Nemesi assume la connotazione letteraria più vicina a Plutarco e Erodoto di castigo.
Bucky-Nemesi è colui che distribuisce il destino di chi lo circonda e per questo motivo Bucky si auto-condannerà ad una vita povera di avvenimenti felici e lontana da ogni tipo di affetto.
E' un libro che va letto al momento giusto, se siete in un periodo difficile della vostra vita non ve lo consiglio; ma se siete in un periodo particolarmente felice leggetelo, vi farà provare emozioni devastanti e vi farà riflettere.

venerdì 17 gennaio 2014

Burton racconta Burton - Tim Burton


Un giorno la tua migliore amica ti chiede di fare un giro in città; tu accetti e dopo aver sbirciato le vetrine dei negozi di abbigliamento e dopo aver lasciato gli occhi su un paio di scarpe favolose e, addirittura, scontate del 25%, decide di entrare in libreria. 
Ce ne sono tante, ma sai benissimo che in quella, sì, proprio in quella, c'è un soppalco con delle sedie dove i libri li puoi sfogliare e puoi fermarti a parlare. Non ci sono classici e non ci sono le nuove uscite; quei libri sono tutti al piano inferiore, vicino alle vetrine, dove possono essere raggiunti più facilmente. Di sopra, ci sono i libri di architettura, quelli di fotografia e anche quelli di moda. C'è la sezione cinema, ci sono le graphic novel e ci sono i libri di filosofia. E' uno spazio intellettuale in cui puoi incontrare lo storico che consiglia al filosofo un libro di cinema.

Poi ti volti e il tuo sguardo viene rapito da un nome, che poi, se ci pensi, è un nome a te molto caro e che ti è stato accanto nei momenti belli e anche in quelli brutti dacché hai memoria. Lo afferri e inizi a sfogliarlo, ma non vuoi scoprire troppo, vuoi solo pregustarti qualche anticipazione prima della lettura vera e propria. Così decidi e lo acquisti.
-Lo vuole un segnalibro?
-Perché no.

E da quel momento diventa un chiodo fisso. Non vedi l'ora di arrivare a casa e speri che in TV, quella sera, non ci sia nessun film da vedere, perché tu, anche se hai già accumulato una quantità imbarazzante di libri ancora da leggere, hai bisogno di leggere quel libro. Il libro in questione è "Burton racconta Burton" e non è un romanzo. E' la storia di una vita e la storia di un lavoro. Tim Burton ci racconta i suoi film attraverso la sua vita e la sua vita attraverso i suoi film. Questo regista, sceneggiatore, produttore, disegnatore, animatore e genio ha la fortuna di fare della sua passione il suo mestiere. E non è una fortuna da poco. E' come se io, Martina, per lavoro dovessi leggere libri. Non riesco ad immaginare niente di più bello e sì, sarebbe un lavoro perché avrei un orario da rispettare; dei compiti da svolgere e a fine mese avrei pure uno stipendio...ma gli orari non sarebbero pesanti; i compiti da svolgere non sarebbero considerati come dei "compiti". Se io lavorassi per una casa editrice l'unica differenza sarebbe avere uno stipendio mensile. Pensate che fortuna e pensate che ci sono persone a questo mondo che questa fortuna l'hanno fatta propria. Uno di questi è Tim. In tutte le 361 pagine di cui è composto il libro ciò che più emerge è la sua passione, il suo impegno e la sua convinzione in tutto quello che fa e se vi sono piaciuti i suoi film o se, come me, lo osannate, questo è il libro che fa per voi.

Inizia con due prefazioni scritte da, udite udite, Johnny Depp (Sì, sta uscendo la groupie che è in me, abbiate pietà), la prima nel 1994 e la seconda nel 2005, nelle quali l'attore introduce il libro e racconta di come ha conosciuto Tim Burton, per poi passare a trattare del loro profondo rapporto di amicizia basato su di una forte stima reciproca e un grande rispetto, sia dal punto di vista lavorativo che quello più strettamente personale. Ragazzi, non so che dirvi. Johnny Depp è il mio attore preferito da quando, in prima media, per la prima volta nella mia vita, sono andata al cinema con le mie amiche senza genitori, parenti e adulti. Eravamo quattro ragazzine e andavamo al cinema da sole per la prima volta a guardare "Pirati dei Caraibi - La maledizione della prima luna". Emozionatissima già per questo evento topico, non so descrivervi la sensazione che provai uscendo dal cinema, con la famosissima colonna sonora ad accompagnarci all'uscita e con Johnny nel cuore. Da quel giorno ho recuperato i DVD di tutti i suoi film e oltre ad adorarlo per le sue doti di attore...bhè, che ve lo dico a fare. E Tim Burton, oh Tim... Tim è la mente geniale che ha creato "Nightmare before Christmas". Da piccola l'ho guardato così tante volte che mio padre ha dovuto acquistare una seconda copia in VHS, dato che la prima si era completamente smagnetizzata a causa dell'usura, e una terza copia in DVD, quando finalmente è uscito in DVD. Veneravo quel film e ancora oggi lo conosco a memoria. Battuta dopo battuta, canzone dopo canzone. 
Ancora oggi, quando sono triste e sconsolata, lo riguardo e, credo, non mi stancherò mai. 

Poi, immaginate quando, durante le mie ricerche di "recupero-film-di-Johnny", ho scoperto che Tim Burton e Johnny Depp si sono incontrati e hanno lavorato insieme. 
Era il 1990, io non ero ancora nata, ma Tim e Johnny lavoravano a "Edward mani di forbice". 


Tim- Vincent Price - Johnny

Nelle due prefazioni Depp racconta l'inizio di questa avventura lavorativa e l'inizio di questa amicizia.

Poi il libro inizia e filn dopo film Tim Burton racconta i retroscena; racconta in base a quale criterio ha scelto gli attori per quel determinato film e racconta come gli è venuta l'idea per quella storia e perché Sally è Sally e perché Vincent gli somiglia. Tutti i racconti sono corredati da numerosissime foto e sono riportati anche i bozzetti originali dei suoi film e dei suoi film di animazione. 
Ci sono solo due modi per apprezzare veramente questo libro:
  1. Aver visto i film di cui parla
  2. Averli apprezzati
Perché diciamocelo, Tim Burton lo ami o lo odi, e lo stesso vale per Johnny. Sono due persone così particolari e così uniche che non puoi apprezzarli a metà. Io sono cresciuta con i loro film e li ho adorati, tutti. Big Fish. Nightmare before Christmas. Batman. Ed Wood. Il mistero di Sleepy Hollow. La fabbrica di cioccolato. La sposa cadavere. Frankenweenie...sono solo alcuni dei film più belli partoriti dalla mente di Tim Burton. E poi, amici, se voi state leggendo questo articolo significa che siete amanti della lettura e della Letteratura. Se apprezzate Dracula, Frankenstein, Edgar Allan Poe, nelle storie di Tim Burton c'è tutto questo e molto altro. I suoi film sono i disegni della sua mente e io adoro perdermi nei meandri dei suoi racconti, così cupi e al contempo così estremamente rassicuranti. Perché nella mente di Tim i buoni vincono e a volte, quelli che noi consideriamo mostri, non sono altro che le persone più sensibili e più buone.
Inoltre, leggendo questo libro conoscerete i retroscena e conoscerete tutte le persone che collaborano con Tim Burton: gli sceneggiatori, gli attori, i truccatori e i musicisti. Tra le pagine di questo libro potrete trovare le risposte a tante domande e io sono soddisfatta e fiera di aver acquistato e letto queste pagine.

Ormai avrete capito che mi piace leggere libri di questo genere e cerco di acquistare solo quelli che provengono dalla penna delle persone che stimo di più. Prima con Carlo Verdone, poi con Giacomo Poretti (e acquisterò anche il libro scritto da Giovanni Storti) e adesso con Tim, non sono mai stata delusa. E sono ancora più convinta che i personaggi famosi dovrebbero pubblicare libri di questo genere. Perché vuoi o non vuoi ci accompagnano nelle nostre vite e leggere le loro parole e le loro storie dal loro punto di vista, ce li fa percepire come ancora più vicini. Pensate se Freddy Mercury avesse scritto un libro del genere.
I libri di Antonella Clerici, Loretta Goggi e Barbara D'Urso no, non mi interessano neanche lontanamente, ma quelli di Alberto Sordi, Fabio Fazio e Johnny Depp li leggerei.

E voi?
Vi piace leggere biografie e autobiografie?
In quale vita vi piacerebbe sbirciare?



martedì 14 gennaio 2014

Buon Anno e Buon Inizio



Buongiorno a tutti cari amici lettori e Felice anno nuovo! Sì, lo so, sono in ritardo imbarazzante...ormai vi sarete abituati ai miei ritardi cronici e vi sarete anche abituati alle ormai solite scuse.

Ma da oggi, 14 Gennaio 2014, inizia una nuova fase della mia vita! 

Chi mi segue sulla pagina Facebook del Blog (Se volete seguirmi vi basterà fare click qui!) ha già ricevuto la buona novella: ho finalmente terminato tutti gli esami della triennale e, finalmente, potrò dedicarmi alle mie letture e al Blog.
Sono felice e soddisfatta e anche se questo percorso durato tre anni è stato tortuoso e stressante sono davvero fiera di quello che ho fatto. Soprattutto perché tutto quello che sono riuscita a raggiungere l'ho ottenuto da sola, con le mie sole forze.

Oggi mi va di essere sincera e di confessarvi una piccola cosa che forse non tutti sapete. Mi sono diplomata del 2010 in un Liceo Scientifico Tecnologico dove non era previsto l'insegnamento del Latino. Ovviamente era la scuola sbagliata per me, ma alle medie avevo deciso che sarei diventata architetto, sono brava nel disegno tecnico e nel disegno grafico, mi piaceva l'idea di costruire case e magari anche di arredarle. Quando poi ho iniziato il Liceo e quando ho capito che per fare l'architetto bisognava per forza di cose essere bravi bravi in matematica et similia, ho capito che quella non era la mia strada. Sono riuscita a diplomarmi senza problemi, ma è stato uno sforzo enorme perché mi trovavo in una scuola non adatta a me.

Quando ho avuto la possibilità di scegliere in che campo proseguire gli studi, appoggiata dai miei genitori e dal mio fidanzato, ho deciso di buttarmi in questo mondo nuovo, il mondo delle Lettere. Ero scoraggiata a causa degli insuccessi precedenti e, sopra ogni cosa, ero terrorizzata alla sola idea di dover superare ben tre esami di latino. Come farò, mi dicevo, a studiare una lingua morta da sola. Senza contare il fatto che quando rispondevo alla fatidica domanda "cosa studi all'Università?" ogni volta mi sentivo ripetere "Uh signur, non so come farai! Latino?? da sola?? Mamma mia. Martina, tanti auguri!".
Immaginate, questi erano i presupposti e le prospettive.
Però l'impegno paga. Io mi sono impegnata tanto e ho raggiunto i miei obiettivi!
Ho rinunciato a tante cose eh, ma tranquilli ora sono qui, felice e soddisfatta, pronta a mettermi in gioco e a dedicarmi alle mie passioni, quindi non perdiamo altro tempo.


Il primo punto della giornata è: Regali di natale


La versione di Barney - Mordecai Richler
L'uomo che ride - Victor Hugo
Nove racconti - J.D. Salnger
Nemesi - Philip Roth

Ho ricevuto tante cose e tra le tante cose sono arrivati nella mia libreria altri quattro libri nuovi nuovi.
Era da tantissimo tempo che li puntavo, ma non potevo acquistarli. Ne ho una montagna da leggere e se ne avessi acquistati di nuovi mi sarei sentita un po' in colpa (poco poco eh!). Quindi ho aspettato Natale e mamy-Natale è stata molto buona con me.


Il secondo punto della giornata è: La calza della Befana.

L'analfabeta che non sapeva contare - Jonas Jonasson
Nevicava sangue - Eraldo Baldini
Eccoci qui, qualche giorno dopo, ricordo benissimo che il ripassone era già iniziato da giorni, anche perché mancavo circa 48 ore all'esame. Mi sono svegliata la mattina della Befana e ad aspettarmi c'era questa calza dolcissima piena di cioccolato Lindt e di ben due libri! Ero così felice che per un attimo mi sono dimenticata di tutte le cose che dovevo fare in giornata, sono stati i 25 minuti più belli del 2014 (fino a quel momento almeno). Il che mi porta a introdurvi il punto tre della giornata:


Il terzo punto della giornata è: Project 10 Books.



E questa volta è vero!
Non acquisterò nuovi libri prima di aver letto almeno dieci di quelli che già possiedo. Con le mani sporche di cioccolata e la borsa di Mafalda con gli ultimi libri da riguardare ho organizzato subito una lista.
Quando ho scattato la foto, però, mi sono accorta che mancavano i libri della Befana e almeno uno lo volevo inserire.
Non ho voluto perdere tanto tempo perché sono anche una ragazza molto ansiosa e gli unici pensieri che avevo erano esame esame esame esame esame esame esame e esame. Così, per qualche giorno, ho archiviato il progetto del progetto.

Il giovane Holden - JD Salinger
L'uomo che ride - Victor Hugo
Nove racconti - JD Salinger
Lolita - Nabokov
La versione di Barney - Richler
Lezioni americane - Italo Calvino
Canada - Richard Ford
Nevicava sangue - Eraldo Baldini
L'analfabeta che sapeva contare - Jonasson
Le affinità alchemiche - Gaia Coltorti
 Vedete quella piccola agendina azzurro Tiffany nella foto qui a sinistra? Lei è la nuova agenda esclusivamente dedicata al Blog e dopo aver compilato i dati anagrafici la prima cosa che ho scritto è stata la lista definitiva del Project 10 books.

E' stata una lista meditata perché ho voluto mettere insieme tante cose.
Volevo un classicone, e per questo ho scelto il caro Victor; volevo anche che ci fosse un libro del fatidico progetto #1001libri, e ho scelto Lolita. Nel 2013 avevo anche iniziato la sfida dell'alfabeto, ma non ero riuscita a portarla a termine, quest'anno voglio riprovarci e per questo motivo ho cercato di inserire nome di autori che iniziassero con lettere diverse (anche se alla fine ho comunque accumulato due S e due C).

La lista è sotto la foto, quindi le prossime recensioni riguarderanno questi libri (e i primi due che ho già letto nel 2014).

Anzi, se avete qualche consiglio, scrivetemi pure!

Come sono andate le vostre vacanze? Spero tutto bene e spero che questo duemilaquattordici sarà un anno ricco di emozioni per ognuno di voi! A presto!




PS: Ilenia, del Blog Con amore e squallore sta proponendo proprio in questi giorni un gruppo di lettura...il libro protagonista sarà "I tre moschettieri". Siccome sono libera e siccome questo grande classico si trova nella mia libreria da più di un anno ho deciso di partecipare! Troverete tutte le informazioni sulla pagina Facebook del Blog di Ilenia!