martedì 12 febbraio 2013

Pazze di me - Federica Bosco



Buon pomeriggio cari amici lettori,
ecco qui la seconda recensione della giornata. Questo libro è stato da me acquistato insieme al libro appena recensito (Alto come un vaso di gerani) e questo libro, così come è successo per l'altro, presenta un grave errore, questa volta non si tratta di un errore grammaticale, bensì uno dei personaggi, improvvisamente, ad un certo punto cambia nome e da Riccardo si trasforma in Roberto per poi tornare Riccardo nella pagina successiva. I misteri della Mondadori:

"Pazze di me" di Federica Bosco, edito da Mondadori, prezzo di copertina 14,90 euro, 199 pagine, codice ISBN 9788804623984.

Trama:
"Se c'è una cosa che detesto sono i proverbi. Quello che odio più di tutti in particolare è: "C'è sempre una prima volta", Si, è vero, una prima volta c'è sempre, ma di solito non è un granché. Sono molto più importanti le ultime volte. In realtà, la vita non è solo un'incredibile collezione di ultime volte. L'ultima volta che ti cantano una ninna nanna, l'ultima volta che esci dal cancello della tua scuola, l'ultima volta che baci la persona che ami, l'ultima volta che ti addormenti senza bisogno del Valium. Ma non c'è mai nessuno ad avvertirti che quella che stai vivendo è l'ultima volta, anzi, di solito non te ne accorgi nemmeno. Il fatto è che quando sei piccolo credi che tutto ti sia dovuto e che tutto rimanga esattamente come quando hai tre anni: i parenti che ti fanno le foto, i regali e sono ossessionati dal fatto che tu dorma, mangi e caghi, ed è tutto un sorridere, battere le mani e fare facce stupide. Poi, però, arriva un giorno in cui  puoi essere morto soffocato nel tuo vomito e a nessuno importa un fico secco, così ti trovi da solo a gridare: "Hei! C'è nessuno?" e allora capisci che, o ti fai andare bene tutto quello che arriva dopo, o puoi spararti un colpo in testa. Cinico? No, realista. Ma forse è il caso che io cominci dall'inizio." 
Andrea aveva cinque anni quando il padre se n'è andato come un ladro lasciandolo ostaggio di sette femmine: la madre iperprotettiva, tre sorelle fuori controllo, la nonna genio della fisica, la cinica badante Stanka e la cagnolina di casa. Tutte sembrano non riuscire a fare a meno di lui. Sono talmente "pazze di lui" da fare di tutto per non permettere a nessun'altra donna di entrare nella sua vita. Finché un giorno arriva Giulia...Con il suo inconfondibile stile, sospeso tra romanticismo e ironia, Federica Bosco ci regala una storia d'amore toccante e divertente ma anche il racconto del percorso di un trentenne che vuole diventare uomo. Perché solo se sei te stesso, puoi amare fino in fondo."

Federica Bosco è tornata.

Dopo la trilogia che non deve essere nominata, Federica Bosco è tornata ad essere la scrittrice chick-lit di un tempo, una delle più dotate e famose tra le scrittrici italiane.
La particolarità di questo libro, e l'aspetto interessante, risiede nel fatto che il protagonista è un uomo. Andrea Morelli è un ragazzo di trent'anni incatenato in casa sua a causa della morbosità delle "sue donne", mamma, tre sorelle e la nonna. Ognuna di loro ha la sua vita, il suo lavoro, i suoi progetti; Andrea è l'unico della famiglia che sembra arenato in una vita che non rispecchia il suo ideale di "vita da adulto".
Trascorre le sue giornate lavorando e sbrigando tutte le incombenze e le commissioni imposte dalla sua famiglia. Poi però tutto cambia: si innamora di Giulia.
Andrea sta consegnando delle pizze a domicilio quando arriva all'ultima consegna, a casa di Giulia e del suo fidanzato; i due stanno litigando e Andrea, per sbaglio, viene steso a terra da un pugno datogli dal futuro ex fidanzato di Giulia. Quando riapre gli occhi la vede e si innamora all'istante e da quel momento decide di cambiare la sua vita, di migliorare, di trovare un buon lavoro serio, di essere una persona migliore per conquistare la donna dei suoi sogni. E alla fine ci riesce, i due iniziano una storia, sono innamorati, ma la famiglia di Andrea è una famiglia difficile e dopo un imprevisto, un incidente, un matrimonio fallito, una gravidanza inaspettata, un ricovero all'ospizio e una relazione con un uomo sposato, la famiglia di Andrea riesce nel suo intento.
Andrea e Giulia si lasciano, la loro storia finisce e Andrea torna ad essere quello di sempre.
O forse no?
Riuscirà a riconquistarla?
Riuscirà a liberarsi da quella famiglia così ossessiva e opprimente?
Lo scoprirete solo leggendo questo romanzo frizzante e divertente.
Non vi aspettate il solito lieto fine o il solito romanzo da diabete cronico e carie dentali. E' un romanzo con una storia d'amore, quello sì, però lo stile è energico, dinamico e divertente.
Il mio compagno di un pomeriggio desolato e nebbioso...finalmente Federica è tornata tra noi!


PS: Qualcuno dei miei lettori mi ha suggerito che da questo libro è stato tratto l'omonimo film in cui Andrea Morelli è interpretato dal comico Francesco Mandelli.  Io non l'ho visto. Mi piacerebbe vederlo. Ma non lo vedrò. Non sopporto Loretta Goggi.

Alto come un vaso di gerani - Giacomo Poretti

Buongiorno cari amici lettori,
di solito non scrivo recensioni di martedì, lo so, però questa mattina sono a casa, ho appena inviato le famose mail alla casa editrice Mondadori (se volete sapere di cosa si tratta potete seguire la mia pagina Facebook mettendo "mi piace" a questo link) e mi è venuta voglia di scrivere.
Questo libro è stato un regalo inaspettato, anche se, devo essere sincera, l'ho puntato da quando è uscito.
Sto parlando di:


"Alto come un vaso di gerani" di Giacomo Poretti, edito da Mondadori, prezzo di copertina 16 euro, 135 pagine, codice ISBN 9788804624288.

Trama:
Nessun semaforo, una manciata di case e negozi, e un campanile che svetta come un faro nel mare verde dell'Alto Milanese, già però punteggiato di fabbriche e fabrichètte che ne stanno cambiando irrimediabilmente la fisionomia. E, soprattutto, volti e voci di un'umanità anch'essa in trasformazione, ma ancora sospesa prima della "rivoluzione". Sono gli anni Sessanta e Settanta, e il paese, con i suoi ritmi lenti, i suoi riti, i suoi personaggi, riesce ancora per un momento, forse per l'ultima volta, a dare significato e calore alla vita dei suoi abitanti. Villa Cortese, in questo senso, incarna tutti i paesi di un Nord italia che si avvia al boom economico senza sapere che poi niente sarà più come prima, del tutto ignaro dei costi della travolgente corsa al benessere. Custode fedele di questi ricordi, Giacomo Poretti ce li porge con la delicatezza di chi sa di maneggiare qualcosa di fragile e unico, con il candore di uno sguardo infantile acuto ma privo di malizia. Il suo umorismo non è mai crudele, e non c'è ombra di sarcasmo - semmai affetto e compassione- per un piccolo mondo al tramonto. All'interno di questa storia corale, che si dipana tra colonie estive, scuole, oratori, bar, officine, campi e garage, si susseguono le stagioni della vicenda di un uomo che, lungo il proprio percorso, avvertirà tutta l'angustia e i limiti del paese, l'insidia nascosta nel suo abbraccio protettivo. Così approderà a Milano, la città verticale indifferente se non ostile, quasi il rovescio dell'inclusiva dimensione orizzontale di villa Cortese, eppure sarà qui, all'ombra della madunina - la copia adulta di quella statuina del presepe che accende nei bambini le prime imbarazzanti domande -, che Giacomo troverà l'amore, creerà una famiglia, diventerà padre e raggiungerà il successo. Ma non per questo si placheranno in lui quell'inquietudine e quello spavento che, fin dall'inizio, sono il motore del racconto: attraverso la memoria di quell'umanità superata, continua la sua ricerca del senso delle cose e della vita. Magari anche a costo di intervistare un atomo di carbonio, e nemmeno di buon carattere.
Partiamo dagli aspetti meramente più frivoli: la copertina è favolosa: dolcissima e delicatissima. Come fai a lasciarlo lì, in quel cubo di legno, impilato insieme alle ultime uscite del mese. La tentazione è troppo forte e, infatti, come da copione, non ho resistito.

Il 33.33% del popolare trio Aldo, Giovanni e Giacomo, così viene apostrofato l'autore,  in poche pagine, ci propone il resoconto di una vita distribuita in ricordi sparsi, appuntati e circoscritti nelle quattro in cui è suddiviso il libro. Ognuna di esse viene intitolata con il nome di una delle quattro stagioni ed è preceduta da una piccola introduzione molto poetica.
Il libro è scorrevole, leggero e ironico.  
Pensando a Giacomo, pensando al fatto che è un comico e pensando alla sua carriera mi aspettavo un libro divertente e scanzonato, pieno di aneddoti simpatici e di battute esilaranti, invece, la sensazione che ho avuto durante la lettura è stata differente. Ho percepito una sorta di inquietudine.
Il libro nasce come diario da tramandare al figlio Emanuele e l'autore racconta quella che è stata la sua vita prima del successo che ha ottenuto come comico. Una vita semplice fatta di pochi soldi, ma di tanto amore. Giacomo racconta i suoi ricordi di quando era bambino, le gioie e i dolori, i primi dubbi, le domande, le avventure. Poi la scuola, la competizione tra studenti, le aspettative nei confronti del futuro, le fortune, i successi e le soddisfazioni. Il tutto velato, come dicevo, da un sottile velo di inquietudine verso la vita, "che straordinario spavento la vita".

Poi è successo che tutte le volte che mi guardi, io mi sento
interpellato dai tuoi occhi. Tu mi guardi con totale disponibilità,
con innocente e vorace curiosità, ma soprattutto
mi sembra che il tuo sguardo, che si posa per la prima colta
sulla vita, chieda di essere rassicurato: è come se tu mi
chiedessi se la vita sia una cosa buona, se nasconde
qualche tranello, se c'è da fidarsi di lei.
Per adesso me la cavo con una carezza, una abbraccio, un sorriso.
ma quando potrai parlare, quando farai domande,
quando mi chiederai che senso ha tutto ciò,
non vorrei farmi trovare impreparato. Vorrei 
poterti tranquillizzare, perché conosco l'insidia di
quelle domande, la paura e l'angoscia che possono portare.
E allora mi preparo, mi alleno: passo in rassegna ciò che
mi è capitato, nella speranza di poterti dire che sei finito
dentro un gioco meraviglioso, complicato sì, misterioso
anche, ma sensato e niente affatto malevolo.

Questo è un passo della lettera al figlio che introduce il resto del racconto.
Mi sono immedesimata in lui, nel Giacomo padre di famiglia, e anche se non sono ancora madre ho capito che questa lettera, questo libro e questa idea scaturiscono dai dubbi che sorgono nel momento in cui si mette al mondo una nuova vita. Ogni genitore, credo, alla nascita del figlio si trova a pensare come sarà la sua vita, se andrà tutto bene, se ci saranno problemi, difficoltà, se sarà una vita felice e spensierata o una vita difficile. L'autore deve aver avuto questi dubbi, queste incertezze e deve aver deciso di metterle su carta per chiarirsi le idee. Ho apprezzato molto l'umanità di questa persona. Non so se tutte le facce famose, i divi di Hollywood, le star dello spettacolo, presentatori, cantanti, non so se percepiscano tutto questo; non so se hanno timori o se sono rassicurati dal Dio denaro. So solo che Giacomo mi ha stupito e ho apprezzato la sua semplicità e, soprattutto, ho apprezzato il fatto che abbia avuto il coraggio di renderci partecipi della sua fragilità.
Io per questo lo ringrazio e vi assicuro che oggi lo apprezzo più di prima.
Non so se è un libro da consigliare, però, se stimate il Giacomo comico, forse addentrarvi tra i suoi ricordi potrà interessarvi e potrà farvi apprezzare di più la persona che sta dietro all'uomo di spettacolo. Io non me ne sono pentita, voi, se lo avete letto o se lo leggerete, fatemi sapere cosa ne pensate.
Io per ora vi saluto, vi mando un abbraccio forte!
Ci "vediamo" nella prossima recensione!

lunedì 4 febbraio 2013

La sovrana lettrice - Alan Bennett




Buon pomeriggio cari amici lettori,
come vi dicevo negli ultimi post (se te li sei perso clicca Qui! e Qui!) questa settimana cercherò di recensire i libri da me letti durante il mese di Gennaio. Oggi vi propongo la recensione di un libro abbastanza particolare. Un libro molto breve, forse troppo, ma comunque simpatico e interessante.
Sto parlando di:

 La sovrana lettrice di Alan Bennett, edito da Gli Adelphi, prezzo di copertina 8 euro, 95 pagine, codice ISBN 9788845926266.

Trama:
Per un puro incidente, la regina d'Inghilterra ha scoperto quegli oggetti strani che sono i libri, non può più farne a meno e cerca di trasmettere il virus della lettura a chiunque incontri sul suo cammino. Con quali ripercussioni sui suo entourage, sui sudditi, sui servizi di sicurezza e soprattutto sui lettori lo scoprirà solo chi arriverà all'ultima pagina, anzi all'ultima riga. Perché oltre alle irrefrenabili risate questa storia ci regala un sopraffino colpo di scena - uno di quei lampi di genio che ci fanno capire come mai Alan Bennett sia considerato un grande maestro del comico e del teatro contemporaneo.
Ho incontrato per la prima volta questo libro alcuni anni fa.
Girovagavo tra i miei canali youtube preferiti, neanche a dirlo, quelli che parlano di libri e Federica Frezza ne fece una bellissima recensione. Le sue parole, la copertina e l'idea che sta alle spalle di questo libro me ne fece innamorare alla follia. Decisi di comprarlo. Andai nella mia libreria di fiducia, lo trovai e mi resi conto che il prezzo di copertina era di 8 euro...8 euro per un libro che ha 95 pagine.
Se fossi stata una lettrice "normale" lo avrei acquistato, ma siccome, di solito, la mia media di acquisti è di 8-9 libri al mese, e contando che 95 pagine le leggo tranquillamente in una sera, non mi andò di spendere una cifra del genere per un libricino così esile. Quindi lo riposai sullo scaffale e scelsi qualcos'altro.
Da quel giorno, ogni volta che entravo in libreria, la Regina Elisabetta era lì a guardarmi con quel suo sguardo sornione come a dire "Non è ora che acquisti questo libro?" e da quel giorno, ogni volta, desistevo dall'acquisto.
Perché l'ho acquistato proprio adesso?
Mi sono decisa soltanto perché, a sessione d'esami conclusa, avevo voglia di svagarmi con un libricino breve da leggere in un pomeriggio. Quindi, dopo la verbalizzazione dell'ultimo esame, sono stata da Feltrinelli e approfittando del 25% di sconto l'ho preso.
"La sovrana lettrice" è, finalmente, diventato MIO!

Come potete immaginare le aspettative erano molto alte, ma non sono state deluse.
Il libro scorre che è una meraviglia e spesso mi trovavo a ridere da sola come una povera pazza.
La storia è molto semplice nel suo complesso, ma il libro è scritto molto bene e lo stile è fresco e ironico, una boccata d'aria dopo mesi e mesi sui libri universitari.

Un libro è un ordigno per infiammare l'immaginazione

La protagonista di questa storia è una Regina che non viene mai nominata. (chissà chi sarà?)
Questa regal signora, un giorno, mentre porta a spasso i suoi adorati cani, si imbatte in un furgoncino che, come insegna Ian Sansom (per le recensioni dei suoi libri clicca qui!), altro non è che una biblioteca ambulante. La Regina è molto sorpresa, nessuno l'ha mai messa al corrente del fatto che ogni mercoledì la biblioteca arriva a palazzo e che i suoi dipendenti, grazie alla tessera della biblioteca, possono prendere in prestito dei libri da leggere e, poi, possono restituirli nei mercoledì successivi.
La Regina conosce Norman, un dipendente delle cucine, e con lui inizia a parlare di libri. Per non sentirsi sminuita dalla cultura dell'inserviente, decide di abbonarsi alla biblioteca e di prendere in prestito un libro. Da quel momento nasce un grande amore verso la lettura. La Regina legge continuamente, ovunque, di tutto. Diventa una divoratrice di libri incallita come pochi e cerca di promuovere la lettura in ogni riunione, conferenza o parata.
Insieme alla gioia e all'amore nei confronti dei libri, però, la Regina scopre anche il senso del tempo. Si rende conto di quanto sia stata lunga la sua vita, di quanti libri avrebbe potuto leggere in quegli anni e di quanto tempo ha perso. Nella malinconia di questa situazione, decide di recuperare e nelle pagine che seguono emerge tutta l'ironia dell'autore. La Regina inventa scuse su scuse al fine di non svolgere i consueti compiti e poter, così, restare in casa a leggere; quando costretta ad uscire per partecipare ai cortei e salutare la folla la Regina cerca in tutti i modi di nascondere i libri sotto i cuscini delle carrozze e, quando ci riesce, mentre attraversa i cortei e saluta con una mano, nell'altra stringe il libro, leggermente al di sotto del bordo del finestrino, per non essere scoperta dalla folla. Insomma, la Regina diventa una di noi!

"No ministro. Del resto i libri, come certo saprà, è raro che
 inducano ad agire. in genere confermano solo
 quello che, magari inconsapevolmente, si è già
 deciso di fare. Si ricorre a un libri per avere 
conferma delle proprie convinzioni. In altri termini,
 per chiudere un capitolo".

Non credo assolutamente che questa sia una storia vera, però sono fermamente convinta che questo sia un ottimo modo per fantasticare su una persona così famosa e così importante. Questo libro è la fantasia di uno scrittore che, con gli occhi velati da un profondo amore nei confronti della lettura, cerca di descrivere un episodio della vita di una Regina, che chissà quanti libri avrà letto. Sarà davvero una lettrice onnivora e appassionata? Non potremo mai saperlo, però nessuno ci vieta di viaggiare con la fantasia. Se poi la fantasia è accompagnata da un po' di ironia e di spirito io mi ci butto a capofitto.

Un libro divertente, leggero e molto simpatico.
Peccato per il prezzo...se fosse costato meno si sarebbe meritato un bel 30 e lode!
Io l'ho adorato, voi?



sabato 2 febbraio 2013

L'estate senza uomini - Siri Hustvedt


Buon pomeriggio cari amici lettori,
continuando con le recensioni in ordine cronologico di lettura e consultando la mia agenda posso dirvi che, dopo il libro di Romano Montroni, le mie letture sono state:

  1. "La casa degli spiriti" di Isabel Allende
  2. "L'abito di piume" di Banana Yoshimoto
  3. "Tu, mio" di Erri De Luca
  4. Il quarto libro è quello di cui vi sto per parlare:

 "L'estate senza uomini" di Siri Hustvedt, edito da Einaudi, ma la mia è un'edizione Mondolibri che ho pagato 8 euro, il libro è composto da 151 pagine.

Trama:
Boris, insigne neuroscienziato newyorchese, si è concesso una pausa, vale a dire un'amante più giovane, e la moglie Mia, poetessa e filosofa, l'ha presa male ed è finita in ospedale con una diagnosi di "psicosi reattiva breve". Uscita dall'ospedale, Mia non se la sente di tornare nella casa disertata dal marito, e decide così di allontanarsi per qualche tempo da New York per andare a trovare la madre, che abita in una struttura residenziale per anziani a Bonden, Minnesota, la cittadina dove Mia è nata e cresciuta. Comincia così questa inconsueta storia di una convalescenza, la convalescenza di una donna che, sperimentando un'estate senza uomini, riscopre in una realtà provinciale apparentemente squallida e monotona un mondo di relazioni umane ancora più ricco e coinvolgente di quello a cui era abituata nella sua sofisticata vita da intellettuale metropolitana. Non si pensi però a un'ingenua riscoperta delle radici, perché lo sguardo posato da Siri Hustvedt sulla provincia americana non ha nulla di idilliaco: le tenere adolescenti che studiano poesia sottopongono le compagne a raffinate torture psicologiche, le arzille vecchiette ricoverate in ospizio coltivano lubrichi "divertimenti segreti" e le simpatiche famigliole nelle loro villette suburbane sono lacerate da violenti diverbi. In questo mondo apparentemente mansueto ma intimamente turbolento, Mia irrompe come una sorta di deus ex machina, suscitando confidenze, svelando intrighi e risolvendo conflitti, e da questo mondo in cambio riceve una nuova consapevolezza di sè: abituata a considerarsi bella e intelligente, Mia si scopre anche umana e autonoma, e soprattutto degna di essere amata. L'estate senza uomini finisce così per rivelarsi un sorprendente romanzo d'amore, un'intensa e raffinata meditazione narrativa sulla più irrazionale, incoerente, profonda e persistente delle forme di convivenza umana: il matrimonio.
Devo essere sincera. Io non ho capito niente. Mi spiego:
Quando vai in libreria o quando sfogli il catalogo di Mondolibri, con l'intento esplicito di acquistare qualcosa cosa fai? Io di solito, pensando alla versione di acquisti con il catalogo, sfoglio il detto catalogo, mi faccio abbagliare dalle copertine più accattivante e rapire dai titoli più interessante, poi cerco di risalire all'autore e a volte leggo anche il risvolto di copertina. Se il libro ottiene voti alti sia per titolo, sia per copertina che per trama, lo prendo.
Questa copertina mi piace molto, il titolo mi sembra degno di nota e la trama sembra interessante.
Contando tutte queste qualità e contando il fatto che dopo gli esami avevo bisogno di svagarmi, mi sono detta " questo libro di 151 pagine potrebbe fare al caso mio!".
L'ho iniziato.
L'ho letto.
L'ho finito.

La prima cosa che ho pensato è stata "colui o colei che ha scritto il risvolto di copertina è un affabulatore nato, bugiardo e anche un po' mentecatto, che vende lucciole per lanterne anche ai più sagaci di questo mondo". Questo libro è un disastro!
Mia ha subito un crollo nervoso perché suo marito, dopo molti anni, l'ha lasciata per una sua collega più giovane. Mia è disperata e non ha più voglia né di lavorare né di esporsi allo sguardo malizioso del pubblico di studenti con cui deve confrontarsi giorno dopo giorno per il suo lavoro. Viene rinchiusa per un certo periodo in un ospedale psichiatrico, prende un'aspettativa dal lavoro e torna a casa dalla madre. Qui, tra un po' di riposo, due chiacchiere con il gruppo di amiche di sua madre e ancora un po' di riposo; Mia tiene un corso sulla poesia, un corso che si rivolge ad un pubblico molto giovane composto da ragazzine che non hanno niente da fare tutto il giorno perché sono in vacanza, dato che, come dice il titolo, ci troviamo in estate. Non mi fermerò a raccontarvi quanto queste ragazzine siano stronze e saputelle oppure quanto siano stupende le amiche della mamma di Mia, che, durante la storia, ci lasciano una dopo l'altra dal momento che sono molto molto molto, l'ho già detto?, molto anziane.

Quello di cui voglio parlarvi è la struttura di questo romanzo.
Si tratta di un'accozzagli di generi messi insieme senza nessunissima logica. Prima c'è la narrazione introspettiva della protagonista, poi la mail del marito e l'sms della figlia, poi si racconta del primo giorno di lezione alle bambine, poi compare una bambina con la parrucca, poi un diario porno che decide di tenere nella speranza di non si sa cosa, poi altre due mail, poi una lettera, poi una pagina del diario porno, poi dei disegni senza senso e davvero inquietanti, poi conosce la vicina che litiga sempre con il marito, poi muore una signora, poi una mail, poi ne muore un'altra poi una pagina del diario porno poialtrismsaltremailaltromortopiangoridoscrivocosafaccioquandotorno?!?!?!?!?

Un disastro.

Il titolo mi piace.
La copertina mi piace.
La trama mi piace molto.
Il libro è un disastro. Eppure l'idea era ottima, la signora Siri Hustvedt, forse facendo leva sul fatto che è la moglie di Paul Auster, è riuscita a pubblicare un libro del genere. Io non glielo avrei pubblicato nemmeno sotto tortura. L'ho finito solo perché era breve e per rispetto nei confronti dei soldi che ho speso.
Che delusione.

Voi lo avete letto?
Vi è piaciuto??

I libri ti cambiano la vita - Romano Montroni


Buon pomeriggio cari amici lettori,
finalmente gli esami sono finiti e posso dedicarmi alle mie carissime letture e, ovviamente, alle recensioni dei libri che ho letto. Nonostante io abbia avuto gli esami sono riuscita a leggerne una discreta quantità; durante il mese di Gennaio, infatti, sono riuscita a terminarne ben nove e, in questi giorni, cercherò di recensirli tutti.
Allora, andando in ordine cronologico, vi presento il primo libro letto nel 2013, sto parlando di:

I libri ti cambiano la vita a cura di Romano Montroni, edito da Longanesi, 331 pagine, codice ISBN 9788830433304, non so dirvi il prezzo perché ho ricevuto questo libro a Natale.

Trama:
La letteratura è una lanterna magica, un caleidoscopio di segni e di sogni: i più si dissolvono immediatamente; altri vivono una breve esistenza fatalmente destinata all'oblio; altri ancora, pochissimi, vivono per sempre. Questo libro ne è un'appassionata testimonianza. Oltre cento autori - scrittori, giornalisti, gente di spettacolo - raccontano in queste pagine l'incontro con un libro che in un certo momento della loro vita ha segnato un punto di non ritorno. Tutti, come dice il curatore Romano Montroni, un uomo che dei libri ha fatto una delle ragioni di vita, si sono messi in gioco, "con generosità hanno accettato di condividere emozioni, sensazioni e pensieri nati dalla lettura". Ci sono quasi tutti, i giganti: Omero, Dante, Cervantes, Manzoni, Dostoevskij, Tolstoj, Proust, Kafka. Ma ci sono altri nomi spesso sorprendenti, solo in apparenza figli di un dio minore, che hanno scandito in modo indelebile i giorni e le ore di molti lettori. E se poi, come in questo caso, parlare di un libro significa anche contribuire alla ricostruzione di un santuario della lettura profanato dagli elementi come la Biblioteca Comunale di Aulla, allora forse è vero che i libri possono cambiare non solo la vita ma anche un po' il mondo.

Un libro di cui non avevo mai sentito parlare e che è stato un'affascinante sorpresa.
L'idea del curatore è stata indubbiamente geniale: Romano Montroni ha chiesto a scrittori e giornalisti quale sia stato, in passato, il libro che ha fatto loro venir voglia di leggere e scrivere. E' esattamente la domanda che, almeno una volta, un accanito lettore come lo siamo noi si è posto a riguardo del proprio scrittore preferito, o sbaglio? Secondo il mio modesto parere, per gli appassionati di lettura è interessantissimo scoprire quale sia stato il libro totem dei nostri autori preferiti; scoprire come è nata la loro passione; quali siano i loro pensieri e qui abbiamo la possibilità di scoprire qualcosa in più riguardo un discreto numero di autori, tra i quali figurano: Stefano Benni, Alessandro D'Avenia, Lella Costa, Giorgio Faletti, Paolo Giordano, Claudio Magris, Simonetta Agnello Hornby, Enrico Brizzi e tantissimi altre penne made in Italy.

La struttura del libro è molto comoda per la consultazione:

  • .All'inizio abbiamo un'introduzione, intitolata "Un libro fatto di libri", del curatore nella quale ci viene spiegato il progetto che sta alle spalle di questo volume. 
  • Poi iniziano le esperienze degli autori; ognuno di loro ha a disposizione pochissime pagine in cui raccontare l'esperienza che hanno vissuto durante la scoperta di un libro che, poi, è diventato il libro che ha cambiato loro la vita; vuoi perché ha acceso in loro la passione, vuoi perché ha dato loro la voglie di fare, di scrivere, di leggere e di entrare a far parte di quel mondo immaginifico che è il mondo della Letteratura. Ogni capitolo presenta un titolo, che corrisponde al nome dell'autore che sta per prendere la parola, e un sottotitolo, che, invece, corrisponde al titolo del libro (o dei libri) di cui sta per parlare. 
  • Al termine del libro abbiamo due indici. Il primo, strutturato in ordine alfabetico, riporta i titoli dei libri citati dai vari autori e il secondo indice presenta la lista dei nomi di tutti gli autori che hanno partecipato al progetto.
Un libro da leggere tutto d'un fiato o da centellinare secondo la propria curiosità e il proprio umore. Io l'ho trovato interessantissimo, tanto che non sono riuscita a resistere alla tentazione di leggerlo dall'inizio alla fine. Sarebbe stato interessante, lo so, leggere un articolo al giorno, però....come si fa a chiuderlo e a dedicarsi ad altro? Io non ci sarei mai riuscita, sono troppo curiosa. 
Interessante e appassionante. Non saprei come riassumere questa esperienza, se può interessarvi posso dirvi quali sono stati i capitoli che mi hanno interessato di più:

  1.  Silvia Avallone ha raccontato la sua esperienza con "A sangue freddo" di Capote. 
  2. Marco Belpoliti ha raccontato la sua esperienza con "Pinocchio" di Collodi.
  3. Gianrico Carofiglio ha raccontato la sue esperienza con "Canto di Natale" di Dickens.
Questi tre autori sono stati i più bravi a stuzzicare la mia fantasia, "Canto di Natale" l'ho già letto (per la recensione cliccate Qui!) e il racconto di Carofiglio mi ha fatto venire voglia di sfogliare un'altra volta le pagine di quel libro magico e meraviglioso; "Pinocchio" è presente nella collezione della Biblioteca dell'Espresso e, nemmeno a dirlo, l'ho letto subito; "A sangue freddo" sarà sicuramente uno dei miei prossimi acquisti...anche se, lo ammetto, di acquisti ne ho già fatti e ora mi ritrovo con una discreta scorta...ma questo è un altro discorso e magari ve ne parlerò in un altro post.
Montroni ha avuto un'ottima idea (questo è chiaro) e, secondo me, gli autori dovrebbero collaborare a progetti del genere più spesso di quanto fanno normalmente. Quando ci appassioniamo ai loro libri abbiamo voglia di scoprire cosa sta alle spalle, sì, del libro, ma anche cosa sta alle spalle dell'autore che lo ha prodotto e allora autobiografia, pensieri sparsi e diari sono le uniche possibilità che abbiamo per dissipare la nostra curiosità. Io sono sempre molto felice di leggere i loro pensieri oltre ai loro romanzi e questo libro mi ha catturata dalla prima alla trecentotrentunesima pagina. Lo consiglio a tutti gli appassionati di lettura e lo consiglio a chi dovesse trovarsi senza nemmeno un libro da leggere e senza nessunissima idea di cosa comprare una volta entrato in libreria. Di spunti di lettura ce ne sono a volontà e vanno dalla Letteratura italiana a quella estera, dai classici alla letteratura contemporanea, ma ci sono anche vocabolari della lingua italiana e libri di cucina. E' un libro che parla di tutti i libri e che ci rivela qualche segreto a proposito di chi i libri li scrive!

Voi lo avete letto? Vi piacciono questi esperimenti?