lunedì 26 maggio 2014

LIBRERIAMO - Le 10 copertine dei libri più belle e iconiche di tutti i tempi



Dall'intramontabile Jurassic Parck al super contestato Arancia Meccanica. I libri che sono entrati nella storia della letteratura, grazie anche alla loro rappresentazione cinematografica, sono davvero tanti. Ma a farli diventari esemplari unici, sono state le loro copertine. Alcune edizioni, infatti, vantano una copertina artistica davvro da collezione che ben rappresenta lo storia che il lettore si accinge a leggere. Qual è la vostra preferita?
MILANO - Vi è mai capitato di entrare in libreria e di acquistare un libro semplicemente perché vi siete innamorati della copertina? Sicuramente sì. La copertina di un libro è il suo biglietto da visita e spesso e proprio l'immagine scelta a condizionare il lettore nell'acquisto. Alcune possono essere coloratissime, altre molto semplice ed essenziali. Ma quelle che piacciono di più in assoluto sono quelle più iconiche, ovvero, quelle che dall'immagine di copertina fanno capire esattamente cosa andremo a leggere. Alcune di queste copertine sono davvero da collezione, e ogni booklover sogna di averne almeno una nella propria libreria. Il sito Buzzfeed  ha proposto una lista delle copertine più belle, e più iconichedi tutti i tempi. Noi ve ne riproponiamo alcune. C'è anche la vostra preferita?

Le chiacchiere del Lunedì #8 - PRESENTAZIONE: Note sul suono - Marcello La Matina


Buongiorno a tutti!
E' Lunedì e finalmente ritorna la rubrica de "Le chiacchiere del Lunedì".
Oggi mi occuperò di produrre un rapido resoconto di una delle presentazioni alle quali ho assistito al Salone Internazionale del Libro di Torino.

La casa editrice marchigiana "Le ossa" ha organizzato una breve ma dettagliata presentazione di un libro a me molto caro, dal momento che è stato scritto dal Relatore della mia tesi di Laurea.
E' stata una presentazione interessante e si è svolta in un tempo davvero brevissimo. Lo ribadisco perché credo non sia semplice organizzare questo tipo di eventi e, dopo aver partecipato a diverse presentazioni durante quest'anno, ho maturato la convinzione che le presentazioni più riuscite siano quelle che riescono a comunicare un'idea del libro in modo conciso.
Le presentazioni prolisse e corredate da troppe letture e numerosi interventi rischiano di far perdere l'attenzione del pubblico, invece, le presentazioni che in 30 minuti spiegano tutto sono diventate le mie preferite.

 


"Le Ossa" è una casa editrice marchigiana che si occupa soprattutto di saggistica italiana e il loro obiettivo consiste nella ricerca e la pubblicazione di opere che spaziano dall'estetica alla filosofia.
A detta dell'editore l'opera "Note sul suono" intercetta pienamente la missione della casa editrice perché si rivolge a punti di vista dell'ambito accademico che hanno l'abitudine di essere nuovi e non troppo celebrati.
Di cosa si tratta?

TRAMA: Che cosa sono io e tu nell'enunciazione musicale? Come entra in gioco la soggettività, quando il corpo del suono si mostra nello spazio logico tracciato da una prosodia? Com'è legato il suono musicale alle prospettive ci chi lo produce? E perché sorprende sempre, quasi fosse inaspettato? Da queste domande prende avvio una ricerca che tocca alcuni punti cruciali del nostro esperire i linguaggi, come il rapporto fra denotazione ed esemplificazione, fra segno e simbolo, fra Occidente e Oriente.

Ad introdurre il libro è stato il Professor Gian Paolo Caprettini, uno dei più famosi semiologi italiani, che ha affermato che questo libro è ricco di elementi cruciali che investono la scelta di campo che l'autore fa rispetto a una visione del sapere complessivo che è la tradizione del linguaggio. La lingua è il luogo dove si fissa una tradizione, ma cosa c'è davvero nella mente di colui che parla, o nello specifico caso, cosa c'è nella mente di colui che suona?
Quello che abbiamo fornito allo stato naturale della lingua come trasferimento di un pensiero a un'altra mente è ciò che si sta ricercando nelle pagine di questo testo. dice Caprettini sfogliando l'opera,nel campo simbolico che produce differenze che non hanno a disposizione la perfezione ma solo l'uso di ciò che rimane. Perché ci sono musiche suonate bene e musiche suonate meno bene? Questo è l'orizzonte cruciale nel quale si è mosso l'autore. Mi ha fatto sorridere quando Caprettini ha affermato che soltanto a pagina 63 ha iniziato a capire il contenuto di questo saggio, prima di quella pagina sembrava incomprensibile per via delle tesi importanti che vengono trattate al suo interno; la corporeità dello spirito e la materialità della lingua, una dualità bastarda perché il corpo è sede di pulsioni simboliche straordinarie. Per far sì che il pubblico comprendesse nel modo migliore questa "idea", il Professor Caprettini ha proposto un'immagine che ha catturato la mia attenzione ricordando Ulisse che parla con il suo cuore e si inginocchia dinnanzi al suo corpo e fonda, in questo modo, la prima idea di coscienza capace di percepire emozioni. Stessa rivendicazione è proposta dall'autore e apre una frontiera che molti oscurano: coloro che credono che il linguaggio sia uno sforzo logico possono comprendere attraverso la musica che il linguaggio non è qualcosa tra due entità, tra l'entità me e l'entità te.
Il linguaggio è qualcosa che si crea durante la comunicazione tra me e te, dunque è una terza entità.

Gian Paolo Caprettini - Marcello La Matina - Martina Brunetti

In risposta a questo è intervenuto l'autore stesso, il Ph.D Marcello La Matina, affermando che il suono non è l'oggetto che il musicista produce, ché non gli appartiene perché il musicista è il primo ascoltatore dunque il suono non è un esso, ma allo stesso tempo non è solo l'io o solo il tu. Il suono è il paradigma dell'enunciazione per cui quando si studia il suono non si studia un  prodotto ma si studia una relazione interpersonale che il suono permette di istituire.

Ho ricevuto una copia autografata del libro e non vedo l'ora di iniziare questa lettura. Se siete appassionati di musica e linguaggi, in questo saggio troverete sicuramente numerosi spunti di riflessione esibiti in modo semplice e comprensibile. Effettivamente il libro riscrive e amplia le lezioni tenute dal Professor la Matina presso la Scuola di Pedagogia e Comunicazione Musicale di Macerata, durante il bimestre Gennaio-Febbraio 2013. Si tratta di un ciclo di sette lezioni tenute di fronte ad un uditorio di studenti e questo fa sì che l'opera non sia una mera disquisizione volta all'attenzione di pochi eletti, bensì una raccolta di lezioni ragionate alla portata di tutti. Sicuramente, a lettura terminata, vi proporrò una recensione del libro, ma nel frattempo spero di aver suscitato la vostra curiosità.
A presto!

sabato 24 maggio 2014

Stoner - John Williams


Buon sabato a tutti,
ho aspettato tantissimo prima di scrivere questa recensione, lo ammetto. Chi mi ha aggiunto su aNobii si sarà accorto sicuramente che la data di inizio e quella di fine lettura, per quanto riguarda questo libro, corrispondono al 19 maggio.
Un pomeriggio meraviglioso, il 19 maggio. Da quest'anno in poi decreto il 19 maggio "Giornata di Stoner" su questo blog!

Ho adorato questo libro e ci ho riflettuto sopra per diversi giorni, ecco perché avete dovuto aspettare così tanto per la recensione. Quindi non perdiamo altro tempo e parliamo di Stoner!


William Stoner ha una vita che sembra essere assai piatta e desolata. Non si allontana mai per più di centocinquanta chilometri da Booneville, il piccolo paese rurale in cui è nato; mantiene lo stesso lavoro per tutta la vita; per quasi quarant'anni è infelicemente sposato alla stessa donna; ha sporadici contatti con l'amata figlia e per i suoi genitori è un estraneo; per sua ammissione ha soltanto due amici, uno dei quali morto in gioventù. Non sembra materia troppo promettente per un romanzo e tuttavia, in qualche modo, quasi miracoloso, John Williams fa della vita di William Stoner una storia appassionante, profonda e straziante. Come riesce l'autore in questo miracolo letterario? A oggi ho letto Stoner tre volte e non sono del tutto certo di averne colto il segreto, ma alcuni aspetti del libro mi sono apparsi chiari. E la verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria. E' il caso che abbiamo davanti. La prima volta che l'ho letto sono rimasto sbalordito dalla qualità della scrittura, dalla sua pacatezza e sensibilità, dalla sua implacabile chiarezza abbinata a un tocco quanto mai delicato. Dio si nasconde nei dettagli e in questo libro i dettagli ci sono tutti: la narrazione volteggia sopra la vita di Stoner e cattura ogni volta i momenti di una realtà complessa con limpida durezza [...], e attraversa con leggera grazia il cuore del lettore, ma la traccia che lascia è indelebile e profonda.

Questa è parte della postfazione scritta dal celebre Peter Cameron.  Credo che sia stata riportata nel risvolto di copertina perché probabilmente non esiste un altro modo per descrivere questo romanzo.
C'è un'idea nella postfazione che mi ha colpito molto e che condivido davvero: i romanzi non sono tutti uguali. E voi direte "Certo! Dipende chi l'ha scritti, come, dove e perché...". Questo è chiaro. Secondo me i romanzi si dividono in due categorie ben distinte che difficilmente coincidono: una categoria contiene tutti i romanzi con una trama forte: sono quei romanzi che ci colpiscono non tanto per la scrittura quanto più per il contenuto e, allora, ricordiamo i protagonisti, la storia, ci immaginiamo le vicende quasi come fossero spezzoni di un film e, addirittura, a volte da questi libri vengono tratti dei film per davvero. Un'altra categoria, che è opposta alla prima, è quella che raccoglie i libri con una trama debole, ma scritti divinamente. Stoner, Il giovane Holden e tutto Carver fanno parte di questa categoria. Pensare di fare un film con queste storie è impossibile, ma sono veri capolavori da leggere. Se poi ci impegniamo a leggerli ad alta voce raggiungiamo un livello di sublime estasi letteraria.
Stoner è così. Stoner è un romanzo bellissimo perché è scritto benissimo e non importa se la storia non è avvincente, non importa se non ci sono rocambolesche peripezie, Stoner è un romanzo perfetto perché non cambieresti niente.

Siete curiosi di conoscerne la storia? Vi basta entrare in libreria e leggere la prima pagina:
William Stoner si iscrisse all'Università del Missouri nel 1910, all'età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato di ricerca e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte, nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido. Quando morì, i colleghi donarono alla biblioteca dell'università un manoscritto medievale, in segno di ricordo. Il manoscritto si trova ancora oggi nella sezione dei "Libri rari", con la dedica: "Donato alla Biblioteca dell'Università del Missouri in memoria di William Stoner, dipartimento di Inglese. I suoi colleghi". Può capitare che qualche studente, imbattendosi nel suo nome, si chieda indolente chi fosse, ma di rado la curiosità si spinge oltre la semplice domanda occasionale. I colleghi di Stoner, che da vivo non l'avevano mai stimato gran che, oggi ne parlano raramente; per i più vecchi il suo nome è un monito della fine che li attende tutti, per i più giovani è soltanto un suono, che non evoca alcun passato o identità particolari cui associare loro stessi o le loro carriere.
Questo è tutto. Manca la descrizione della terribile moglie Edith o del deforme professor Lomax. Manca la storia d'amore clandestina con Katherine Driscoll. Manca l'affetto nei confronti della figlia Grace e manca la diatriba tra l'onestà di Stoner e la disonesta pigrizia intellettuale del giovane Charles Walker. Ma sono solo dettagli perché Stoner è comunque uno dei romanzi più affascinanti che ho letto.
E' evidente che un po' di trama c'è, altrimenti non ci sarebbe il romanzo, ma non è la parte fondamentale, non è quello che salta all'occhio, è solo un velo offuscato o un esile esoscheletro che contiene una scrittura semplice e insieme formidabile. Ian McEwan ha detto che Stoner è "una scoperta meravigliosa per tutti gli amanti della letteratura" e non posso non essere completamente d'accordo.

Sono innamorata di Stoner e mi si è spezzato il cuore nelle ultime pagine, ancora riecheggia nella mia mente l'eco del monito "cosa ti aspettavi?", ripetuto più volte alla fine. Ho fatto il tifo per lui e l'ho incitato a non mollare durante la battaglia contro Lomax e Walker. Sono stata male per Stoner quando ha perso uno dei suoi due migliori amici. Avrei voluto picchiare Edith ogni volta che lo sminuiva o lo ostacolava. Avrei voluto dire a Grace di farsi avanti e di stare vicina a suo padre. Mi sono emozionata e ho stabilito un rapporto empatico con il protagonista di questo romanzo (la mia carrellata di tweet ne è testimone).
L'unica pecca è che 322 pagine sono davvero troppo poche. Speravo non finisse mai.

Un capolavoro. "Cosa ti aspettavi?"


LIBRERIAMO - I 10 ''orfanelli'' più celebri e amati della letteratura


Dal popolare Oliver Twist al malvagio Heathcliff. Gli 'orfanelli' della letteratura hanno conquistato molti lettori. Il tema del bambino orfano, infatti, ha avuto una vasta diffusione nella letteratura d'infazia, e non solo. Come dimenticarsi storie come quelle di Bambi e Dumbo? Non hanno resistito a questa tendenza, neanche gli scrittori che hanno fatto la storia della letteratura e, spesso, proprio questi 'orfanelli' li hanno portati al successo.
MILANO – Ci commuovono. Ecco perché le storie degli orfani nei libri hanno cosi tanto successo tra i lettori. Le loro storie, cosi complicate e tristi, riescono a toccare la sensibilità con chi legge. Chi non ha mai avuto qualche difficoltà nella vita? Ecco, leggere di bambini soli al mondo che, nonostante tutto, ce la fanno superando ostacoli e difficoltà, ci regalano forza e un po’ di speranza. Insomma, ci appassionano più di qualunque altra storia. Ma quali sono gli ‘Orfanelli’ della letteratura più amata. A cercare di dare una risposta alla domanda è l’Huffington Post, che ha stilata una classifica dei bambini orfani più amati dei libri. C’è anche il vostro preferito?


venerdì 23 maggio 2014

LIBRERIAMO - Giovani Falcone, le dieci frasi ed aforismi più celebri pronunciate dal giudice-eroe


Giovanni Falcone ha scritto la storia del nostro Paese. Non si può parlare di mafia senza pensare a quanto fatto dal magistrato italiano. Soprattutto oggi è importantissimo non dimenticare le parole di Giovanni Falcone perché solo conoscendo il nostro passato è possibile affrontare al meglio il presente e il futuro. Per ricordare il magistrato italiano, abbiamo selezionato dieci tra le frasi più celebri da lui pronunciate
MILANO - Giovanni Falcone nacque il 18 maggio 1939 a Palermo in via Castrofilippo nel quartiere della Kalsa, lo stesso di Paolo Borsellino e di molti ragazzi futuri mafiosi come Tommaso Buscetta. Falcone vinse il concorso in Magistratura nel 1964, Il suo primo caso risolto fu quello di una persona morta per un incidente sul lavoro. A partire dal 1966 fu poi, per dodici anni, sostituto procuratore e giudice presso il tribunale di Trapani. A poco a poco, nacque in lui la passione per il diritto penale. Brevi note biografiche per ricordare la figura del magistrato italiano Giovanni Falcone. Dal giorno del suo attentato a Capaci, sono state tante le manifestazioni portate avanti per non dimenticare la lotto contro la mafia portata avanti dal magistrato italiano, un impengo certamente non dimenticato. Come le sue parole. Per questo, oggi, in occasione dell'anniversario della sua scomparsa, vi riproponiamo alcune delle sue frasi più celebri.

LIBRERIAMO - Giovanni Falcone, i 10 libri più belli sulla vita e la storia del giudice-eroe


Dopo avervi proposto le 10 frasi più celebri pronunciate dal magistrato Giovanni Falcone durante i suoi anni in lotta contro la mafia, ora vi vogliamo suggerire un elenco di 10 libri che parlano proprio di Falcone. Un'occasione per ripassare un po' la storia e per leggere in una veste nuova la vita e le opere di quest'uomo che ha scritto la storia del nostro Paese.
MILANO - Il 23 maggio 1992 a Capaci (Palermo) due quintali di tritolo fanno saltare in aria l’auto sulla quale viaggiano il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della loro scorta. Falcone è considerato da molti uno degli eroi del quotidiano, un uomo che ha combattuto la mafia con tutte le sue forze. La mafia è un fenomeno radicato in Italia dal 1838 circa e Giovanni Falcone è stato uno dei magistrati che ha dato la vita per cercare di estirpare le radici di questa piaga sociale, così abbiamo deciso di onorare la sua vita e il suo operato proponendo una lista di dieci libri utili a conoscere la storia che lo ha reso protagonista.

martedì 20 maggio 2014

Leggendo #4: Il cardellino - Donna Tartt

Ciao a tutti,
dopo varie vicissitudini e problemi tecnici siamo tutti pronti per affrontare la discussione della terza triade di capitoli del Premio Pulitzer 2014. Il Cardellino è iniziato bene suscitando l'entusiasmo di tutti i membri del GDL che fino ad oggi hanno risposto ai post...con gli altri vedremo più avanti come va.
I primi tre capitoli sono andati alla grande, mentre nei capitoli 4 - 5 - 6, secondo l'opinione di molti di noi, qualcosina dovrebbe essere rivisto. In ogni caso la lettura procede a passo spedito e non vedo l'ora di conoscere le vostre opinioni anche a proposito dei capitoli 7 - 8 - 9 di cui tratteremo in questa sede.

Se vi siete persi le discussioni passate cliccate qua sotto e se avete deciso di partecipare non esitate a commentare, vi aspettiamo!


SPOILER
III
Siamo così abituati a mascherarci di fronte agli altri
che finiamo per farlo anche di fronte a noi stessi
FRANCOIS DE LA ROCHEFOUCAULD

Capitolo 7
La-bottega-dietro-la-bottega
Theo si trova nel retrobottega di Hobie:
"Mi dispiace" dissi d'impulso. "Ti dispiace?" Mi guardava come se gli avessi chiesto indicazioni per un posto che lui non sapeva come raggiungere. "Oh, forza..." "Per favore, non mi mandi via." "Che significa? Mandarti via? E dove?" abbassò gli occhiali a mezzaluna e mi osservò da sopra le lenti. " Non essere ridicolo" disse, la voce scherzosa e vagamente irritata. "L'unico posto dove dovrei mandarti è a letto, e di corsa. Sei ridotto peggio di un appestato." Ma il modo in cui l'aveva detto non mi rassicurò. Paralizzato dall'imbarazzo, determinato a non piangere, mi trovai a fissare ostinatamente il desolato angolo della cucina che aveva ospitato la cuccia di Cosmo.
 Il ragazzo è disperato, di nuovo, per l'ennesima volta, perché non è mai stato così totalmenete solo e l'idea che Hobie possa decidere (a ragione peraltro) di mandarlo via o di affidarlo agli assistenti sociali lo terrorizza; per questo motivo inizia a disperarsi e confessa a Hobie tutta la sua situazione nella sua interessa, parlando della madre, del padre e anche dei nonni che per chissà quale motivo non lo vogliono con loro. Hobie è un uomo di buon cuore e, dopo aver ascoltato lo sfogo di Theo lo accompagna a letto dove potrà riposarsi. Dopo essersi sistemato sotto le coperte Theo riceve il messaggio di Boris che lo informa che si sta drogando allegramente durante una festa in piscina. Dopo quel messaggio passerà molto tempo prima che Boris torni a farsi sentire.
Nei giorni a seguire Theo ricontatta il famoso avvocato (al quale aveva chiesto i soldi sotto esplicito consiglio del padre) per valutare la sua situazione finanziaria, ma un evento decisamente più lieto lo intrattiene: Pippa. Si ferma per un tempo brevissimo e ben presto riparte per tornare a scuola, ma la differenza del suo atteggiamento è evidente: quando Pippa è con lui Theo è una persona migliore, sarà l'amore a renderlo tale?
Hobie ottiene la tutela temporanea e Theo si comporta diligentemente, per non recare disturbo al suo dolce ospitante. Inoltre inizia a studiare per l'esame di ammissione anticipata all'università. Utilizzerà lo studio come pena del contrappasso al fine di cercare di assolvere tutti i mali che ha recato al prossimo. Theo è l'eterna vittima: si sente responsabile della morte della madre e in queste pagine inizia a sentirsi responsabile anche della morte del padre:
Eppure ero contento, perché col cervello costantemente sotto pressione non avevo il tempo di pensare. La vergogna che mi tormentava era sfibrante soprattutto perché non aveva un'origine ben definita: non sapevo perché mi sentissi così sporco, e inutile e sbagliato - sapevo solo di esserlo, e ogni volta che sollevavo lo sguardo dai libri venivo sommerso da acque melmose che si riversavano su di me da ogni lato.
 A questo si unisce la mancanza di Pippa, perché senza di Pippa "nella casa aleggiava un silenzio mortale". La vita a casa di Hobie è molto diversa da quella a casa dei Barbour, l'atmosfera non è più affollata, complessa ed eccessivamente formale; Hobie vive come un grande mammifero marino nel suo piccolo ecosistema, "in una casa dove ogni orologio non andava d'accordo con gli altri e il tempo scorreva secondo traiettorie serpeggianti, seguendo solo il proprio torbido tic tac".
A rompere la monotonia un articolo di giornale dove l'argomento principale è costituito dal ritrovamento di alcune opere rubate durante l'attentato. Theo lo legge con attenzione e con una certa ansia piuttosto evidente; il ricordo di quel giorno non lo abbandona.
Per strada, un camion dei vigili del fuoco ululò ferocemente prima di svanire lontano. Automobili, coppie che ridevano uscendo dai locali, Mentre me ne stavo sdraiato, cercando di pensare a cose rilassanti come la neve e le stelle nel deserto, sperando di non aver ingoiato il cocktail sbagliato che mi avrebbe ucciso, feci del mio meglio per aggrapparmi all'unico dato confortante che avevo tratto dalle mie letture online: i dipinti rubati erano quasi impossibili da rintracciare, a meno che qualcuno non cercasse di venderli, o spostarli, ragion per cui solo il venti per cento dei furti d'arte veniva scoperto.
Capitolo 8
La-bottega-dietro-la-bottega, il seguito
L'ansia e il terrore per il dipinto erano talmente forti che riuscirono a mettere in ombra l'arrivo della lettera: ero stato ammesso al programma universitario per studenti precoci, che avrei cominciato a frequentare in primavera. Rimasi così sconvolto da quella notizia che chiusi la busta in un cassetto della scrivania e ce la lasciai per due giorni, accanto a un fascio di carta da lettere con le iniziali di Welty, finché non trovai il coraggio di affacciarmi in cima alle scale (dal laboratorio proveniva il rumore rauco della sega) e chiamare: "Hobie?"
Hobie è davvero felicissimo per il successo di Theo, quasi come lo sarebbe un padre. Così Theo inizia questa nuova esperienza. Il peggio è passato, infatti, dopo aver superato l'esame di ammissione si rende conto che il programma del corso non è così difficile come pensava: può scegliere tra diverse e interessanti materie facoltative e le verifiche finali consistono nella risposta a qualche domanda aperta a metà quadrimestre e un progetto da presentare alla fine. Comunque decide di impegnarsi il meno possibile, segue i corsi indispensabili, va a lezione e risponde quando viene interpellato dai professori; di stringere nuovi rapporti di amicizia non se ne parla neppure. Se pensate che la tragedia è rimasta alle spalle di Theo vi sbagliate di grosso:
E io non sopportavo il modo in cui gli insegnanti mi trattavano, come se mi conoscessero perfettamente e comprendessero a fondo tutte le implicazioni della "tragedia", così l'aveva definita la mia insegnante di cinema, la signora Lebowitz ("chiamami Ruthie"). Anche lei, la signora Lebowitz, dopo aver letto il mio saggio su "Ladri di biciclette" aveva insistito perché io mi iscrivessi al club di Cinema; sosteneva che avrei apprezzato molto anche le attività del club di Filosofia dove, ogni settimana, si dibatteva su quelli che lei chiamava i Grandi Interrogativi. "Uhm, ci penserò" le avevo risposto educatamente.
Ma Theo non è in cerca di nessuna sfida e non ha nessunissima intenzione di sviluppare le sue capacità, allargare i suoi orizzonti e sfruttare le mille risorse a sua disposizione. Theo si crogiola nel dolore sospeso di quell'onirico ricordo.
Sebbene mi capitasse di lavorare nel seminterrato accanto a Hobie per sei o sette ore di fila senza quasi aprir bocca, non mi sentivo mai solo quand'ero con lui: il fatto di aver trovato un adulto così comprensivo, presente e attento che non fosse mia madre mi sbalordiva. la notevole differenza d'età faceva sì che tra noi rimanesse una certa formalità, una sorta di riserbo generazionale; ma allo stesso tempo avevamo stabilito una specie di contatto telepatico, per cui accadeva che gli passassi la levigatrice o lo scalpello prima ancora che lui me lo chiedesse.
Theo si appassiona molto all'arte della ristrutturazione dei mobili antichi ed è totalmente affascinato dalla bravura di Hobie. Si dedica allo studio, al lavoro e al suo Cardellino, non perde mai le tracce delle indagini; legge costantemente gli articoli e ascolta i numerosi reportage alla televisione. Il suo amico nascosto è sempre nei suoi pensieri. Per altri 8 mesi vive in casa di Hobie, e poi scopre il deposito dove Hobie tiene i mobili restaurati. Gli viene in mente di prendere in affitto una stanza per il suo cardellino e così fa, per tenerlo al sicuro e lontano da occhi indiscreti; paga due anni di affitto e lo lascia lì. Mentre torna a casa, dopo aver compiuto la missione, scopre che il palazzo in cui abitava con la madre è stato abbattuto per fare spazio ad un palazzo nuovo di zecca "Questa è New York" si sente dire mentre esamina i calcinacci dell'unico luogo che fino a quel momento gli era sembrato stabile e immutabile.

IV
Il vincolo che fa di noi dei padri e dei figli risiede nel cuore,
e non nella carne e nel sangue
SCHILLER

Capitolo 9
Un universo di possibilità
Un balzo temporale non indifferente è ciò che ci aspetta: sono passati otto anni, Theo ha deciso di non proseguire gli studi e di dedicarsi anima e corpo al negozio di Hobie.  Un giorno per strada incontra Platt Barbour, il figlio maggiore, che lo informa che Andy e suo padre sono morti annegati cinque mesi prima. Questo evento sconvolgente sarà utile a ristabilire i legami con quella austera famiglia che lo aveva aiutato in passato. Così Theo accetta l'invito di Platt e torna nell'appartamento di Park Avenue per fare una visita alla signora Barbour. Ma nel frattempo Theo deve combattere contro un altro demone: Lucius Reeve. Questo insolito figuro ha acquistato uno dei mobili falsi messi in vendita dallo stesso Theo. La storia è questa: Hobie si diletta nel restauro di mobili antichi originali, ma, dai pezzi di scarto, è capacissimo di creare delle strutture molto simili a quelle originali. Per cui Hobie, durante le sue giornate di lavoro, crea tonnellate di falsi che accatasta nel famoso magazzino. Theo si è accorto della precisione di questi mobili e ha deciso di iniziare un commercio illegale di falsi, che appioppa ai nuovi ricchi o alle mogli oche dei ricchi veri. Così fa un sacco di soldi e dopo aver aiutato Hobie con tutte le spese e i debiti arretrati del negozio, incassa gran parte del ricavato per sè e per acquistare droga. Ovviamente Hobie non ne sa niente, non penserebbe mai a fare qualcosa del genere perché è troppo buono e troppo innocente, al contrario di Theo, che di innocente non ha più nulla ormai. Lucius Reeve si è accorto di tutto ciò e ha scoperto di più.

La signora barbour si è spenta e si è rintanata in casa. Non esce più, non si presenta più all'appuntamento settimanale dal parrucchiere e non prende parte alle cene di beneficenza. Quando Theo la incontra nella sua stanza sta ricamando e la luce che aveva negli occhi si è affievolita. Durante questo incontro, Theo ricorda con la signora B. sia Andy sia il marito e l'atmosfera è piuttosto inquieta. Incontra i piccoli Toddy e Kitsey, ormai non più tanto piccini e Platt gli da l'idea di invitare a cena quest'ultima.

La droga, Il cardellino e le persone che non ci sono più vorticano nella mente di Theo che ne è sopraffatto e sofferente esprime un giudizio che credo sia interessante riportare:

Ma depressione non era la parola giusta. Era un volo in caduta libera nel dolore e nel disgusto che andava ben oltre la sfera personale: una repulsione rivoltante e torrenziale nei confronti dell'intera umanità in ogni sua forma e manifestazione fin dalla notte dei tempi. Il contorto abominio dell'ordine biologico. Vecchiaia, malattia, morte. Nessuna aveva scampo. Anche i più belli non erano che morbidi frutti sul punto di marcire. Eppure, per qualche strana ragione, la gente continuava a scopare, a riprodursi e a sfornare altro cibo per vermi, mettendo al mondo altri esseri umani destinati alla stessa sofferenza, come se questo fosse uno strumento di redenzione, un'azione giusta o, persino, degna di ammirazione: trascinavano creature innocenti in un gioco senza vincitori. Neonati che dimenavano, mamme dolci e compiaciute, drogate di ormoni. Ma non è adorabile? Ooohh. bambini che schiamazzavano e correvano al parco, totalmente ignari dell'inferno che li aspettava: lavori monotoni e mutui esorbitanti e matrimoni sbagliati, calvizie, protesi all'anca, solitarie tazze di caffè in una casa vuota e una sacca per colostomia in ospedale. La maggior parte delle persone sembravano soddisfatte della sottile patina ornamentale e del sapiente gioco di luci che, di tanto in tanto, facevano apparire più misteriosa o meno ripugnante la sostanziale atrocità della condizione umana. la gente scommetteva, giocava a golf, curava giardini, comprava e vendeva azioni, faceva sesso, acquistava macchine nuove, faceva yoga, lavorava, pregava, riarredava casa, andava in ansia per le notizie al telegiornale, si preoccupava per i figli, spettegolava sui vicini, studiava attentamente le recensioni dei ristoranti, fondava associazioni di beneficenza, sosteneva candidati politici, andava a vedere gli Us Open, usciva a cena, viaggiava e cercava di distrarsi con ogni sorta di congegno o di accessorio, lasciandosi continuamente sommergere da un torrente di informazioni, messaggi, comunicazioni e forme di intrattenimento provenienti da ogni direzione, tutto solo per tentare di dimenticare: dove eravamo, cosa eravamo,. Ma sotto una luce intensa, non c'era modo di vedere le cose da una prospettiva confortante. Tutto era marcio, dall'inizio alla fine: passavi buona parte del tuo tempo in ufficio, sfornavi diligentemente i tuoi due figli e mezzo di media, sorridevi con garbo alla tua festa di pensionamento e poi finivi a masticare le lenzuola e a strozzarti con le pesche sciroppate in una casa di riposo. Sarebbe stato meglio non essere mai nati - non aver mai desiderato nulla, non aver mai sperato in niente.
Lucius Reeve scopre che Theo possiede il cardellino.
Hobie scopre i loschi traffici di mobili falsi ti Theo.
Dopo 582 pagine Theo non ha ancora trovato la sua pace.

RIFLESSIONE PERSONALE

A mio avviso il ritmo della narrazione si è rallentato.
Questo non vuol dire che il libro perda di valore, però, per quanto mi riguarda, la lettura non è stata così serrata come nei primi tre capitoli. Ho preso lunghe pause tra un capitolo e l'altro e a volte sono stata giorni interi senza leggere e (oltre al cambiamento di ritmo) devo puntare il dito anche contro il protagonista. 
Theo è sempre più insopportabile.
Capisco l'infanzia difficile e capisco che la vita non lo ha aiutato nemmeno un po', ma non fa niente per riscattarsi. Avrebbe potuto puntare tutto sullo studio e la carriera accademica, invece ha preferito fare il minimo indispensabile; avrebbe potuto dedicarsi al negozio in maniera leale, invece ha fregato i suoi clienti e lo stesso Hobie. Theo è un ladro ed è un drogato e sta bene in questa condizione. Non cerca di migliorare se stesso e di migliorare la sua vita. Inizialmente quando si sentiva costantemente vittima del fato mi faceva compassione pensare alla sua storia, ma gli anni passano e ognuno può avere una seconda possibilità. Theo non sfrutta niente, non apprezza niente di ciò che di buono esiste. E' tristissimo accompagnarlo tra le pagine senza vedere un miglioramento o una crescita, tutto ciò che fa lo fa precipitare sempre più nel baratro che si è costruito intorno. Gli unici momenti, gli unici attimi di respiro da tutta questa depressione sono le scene in cui figura anche Pippa. L'amore che prova per lei lo rende in assoluto una persona migliore anche se, pure lì, non si sbilancia, non confessa e non si apre. Non c'è una crescita in questo personaggio e non c'è un cambiamento. 

Per fortuna abbiamo lasciato Boris a Las Vegas, se ci fosse stato anche lui il mio voto per questi tre capitoli sarebbe stato davvero bassissimo, invece, grazie alla bontà di Hobie e alla scoperta dell'umanità che era repressa nella signora Barbour (talmente repressa che agli occhi di molti di noi è sembrata una donna arida, quasi un robot senza sentimenti) e che è scaturita in seguito alla morte di Andy e del marito, il mio voto resta lo stesso dei capitoli precedenti.
 La signora B mi è sempre piaciuta, sin dall'inizio del romanzo quando è comparsa per la prima volta. Nei confronti di Theo, invece, ho sempre nutrito il sospetto che fosse un debole e per questo motivo mi urtava la sua amicizia con Boris e il suo essere costantemente succube. 
Mi piace molto come la Tartt è capace di incastrare le varie situazioni nella catena di eventi che vengono raccontati. Non ci si annoia, perché ne succedono di ogni. Una penna decisamente brillante e molto capace, secondo me non è semplice reggere una struttura narrativa così articolata per un tempo così lungo. Novecento pagine sono tante e un testo così strutturato è francamente rassicurante, per quanto mi riguarda.

In più ci vengono regalate delle pagine meravigliose, cariche di una disperazione quasi lirica; deliri onirici ci stupiscono tra un racconto e l'altro ed è bellissimo. Ho sottolineato tantissime frasi e me le sono appuntate, Donna Tartt è una scrittrice esemplare.

Però....spero che negli ultimi tre capitoli il ritmo torni ad essere quello dei primi. Adesso si è appiattito leggermente e invece ho necessità di un colpo di scena. Theo non mi stupisce più, potrebbe benissimo iniziare a spacciare o uccidere gente; ma spero vivamente che succeda qualcosa di inaspettato per dare una svolta al tutto.

Per ora non mi viene in mente altro, magari lo aggiungerò in risposta ai commenti...a proposito,voi cosa ne pensate?

A lunedì prossimo con gli ultimi tre capitoli!

LIBRERIAMO - Le 10 più belle librerie segrete di New York



Alcune sono riservatissimi club privati, altre invece si trovano all'interno di prestigiose università americane. Ecco la lista delle più belle librerie segrete che potrete trovare a New York
MILANO - Non c'è cosa più bella per un vero booklover, di ritrovarsi in una grande città e ritrovarsi difronte ad una misteriosa libreria, nascosta dal centro della città e che nessuno conosce. Vi è mai capitato? Se ancora non avete avuto questa fortuna, vi consigliamo noi alcune librerie di New York, scovata dal sito Atlas Obscura. La loro particolarità? Sono biblioteche segrete! Prendete carta e penna e cominciate a pianificare il vostro viaggio letterario.


domenica 18 maggio 2014

Diari - Sylvia Plath

Buona Domenica a tutti,
ho appena terminato uno dei tanti libri acquistati al Salone Internazionale del Libro di Torino, dunque ho deciso di scriverne immediatamente il post recensione: ho la mente fresca e ho tempo per me. Iniziamo subito:

Premessa numero uno: Non leggo mai le trame dei libri che acquisto. Preferisco orientarmi in base alle sensazioni delle persone con gusti letterari vicini ai miei. Odio gli spoiler e odio conoscere la storia che mi aspetta prima ancora di iniziare la lettura prescelta. Quindi i libri de Gli Adelphi sono tra i miei preferiti. Di solito, infatti,  i volumi sono accompagnati da una citazione di un critico letterario o di uno scrittore e in uno spazio brevissimo l'incaricato si occupa di regalare al futuro lettore un'informazione brevissima o una sensazione molto labile. Per me questo è sufficiente.
Nel libro di Sylvia Plath, voltandolo, leggerete soltanto:

Il giornale di bordo di una sensibilità acutissima, lacerata e drammatica: quella di una scrittrice che, per i suoi versi e il suo tragico destino, è presto diventata, nei nostri anni, un magnete e un emblema - ovvero anche, come si dice con inconsapevole esattezza, un "culto".
 Premessa numero due: i diari sono sempre un problema. Chissà quanti anni sono passati dalla prima volta che ho visto una foto di questo libro... non li ricordo nemmeno più. Però ricordo che la copertina era diversa: c'era il primo piano della scrittrice e il rosso era leggermente più scuro. Ricordo gli occhi di quella donna e ricordo che dopo averli ammirati per qualche istante ho fatto delle ricerche. Chi è Sylvia Plath, mi sono chiesta. Ho scoperto che era una scrittrice, scriveva soprattutto poesie e ha scritto un romanzo che nasce da spunti autobiografici. Sylvia Plath è morta suicida a trentuno anni e questa è una raccolta delle pagine più significative dei suoi diari dal 1950 al 1962, l'anno precedente alla sua morte.
I diari, per quanto mi riguarda, sono sempre un problema. Il primo che ho letto è stato quello della sfortunata Anne Frank e ricordo di aver interrotto più volte la lettura, soprattutto dopo aver letto delle pagine davvero troppo personali. La curiosità è tanta, ma c'è sempre qualcosa che mi frena, che mi blocca.
Sono anni che cerco di acquistare i diari della Plath, una volta non li trovo, una volta li rimetto sullo scaffale della libreria e una volta ci passo davanti facendo finta di non notarli. Ma c'è sempre stata un'attrazione fatale e quando mi sono ritrovata a Torino allo stand Adelphi si è riproposta la medesima scena. Effettivamente non ho deciso subito di acquistarli, li ho presi, li ho rimessi al loro posto, sono andata alla cassa, stavo per pagare e solo in quel momento ho deciso di tornare a prenderli. Chissà per quanto tempo ancora avrei aspettato...così mi sono tolta questo dente, li ho afferrati di prepotenza e li ho portati alla cassa.
I Diari di Sylvia Plath erano finalmente miei.

Iniziati Lunedì 12 maggio e terminati oggi.
Pensavo che li avrei letti a spezzoni, magari intervallando queste pagine alla lettura di un romanzo, invece non ce l'ho fatta. Sono caduta nella trappola di questo gioco malato e disumano per cui una pagina tirava l'altra, e così è terminato prima che me ne rendessi conto.


Finite le premesse veniamo a noi. Questo libro è inquietante. Sylvia Plath era malata, soffriva di un disturbo  bipolare, e qui sono contenute delle pagine che lo dimostrano chiaramente. Vi faccio un esempio: nella prima parte, quando lei è giovanissima e studia al college, si alternano pagine di diario dove scrive in prima e pagine di diario dove scrive in seconda. Oggi si rivolge a se stessa e domani sarà lei la narratrice. E' davvero inquietante, o almeno lo è stato per me. Io scrivo diari da tantissimi anni e scrivo sempre in prima persona, credo sia una cosa naturale, dopotutto, considerato che ci siamo soltanto io e il foglio bianco pronto a raccogliere i miei pensieri. In questo diario invece la Plath a volte racconta gli eventi dal suo punto di vista e altre volte si estrania completamente da se stessa, ed è come se si guardasse da un'altra prospettiva, come se il suo corpo fosse una gabbia pronta ad imprigionarla. Questa non è una mia sensazione, nei suoi diari Sylvia ribadisce spesso che la sua anima è costretta in un corpo forse sbagliato e che non vede l'ora di liberarsene per essere libera e in pace. Inoltre, a confermare la bipolarità, a questo si somma il fatto che un giorno è speranzosa, piena di vita e di voglia di fare, descrive i suoi sogni, i suoi progetti, fissa degli schemi e delle tabelle di marcia per cui dovrà studiare francese per un'ora, leggere per un'ora, scrivere almeno tre pagine e tradurre dal tedesco per due ore; il giorno dopo manifesta un atteggiamento del tutto opposto, per cui resterebbe chiusa in casa a disperarsi, ripensa agli episodi più negativi della sua vita, medita su cosa sia l'amore e cosa sia la morte, e nel raccontare tutto questo c'è una lentezza e un'aria sospesa che rischia di trascinare anche il lettore nella sua depressione. Mi sono intristita molto, a volte, e mi sono resa conto che anche il mio umore cambiava con il suo.
Se mai deciderete di leggere questi diari non aspettatevi di leggere resoconti sterili di giornate vuote, infatti, vi troverete i pensieri e le paure di una donna che all'inizio è soltanto una ragazza e che a mano a mano sta crescendo, con noi testimoni del cambiamento; ma anche poesie e descrizioni e inizi di racconti; i suoi ricordi e i suoi sogni, i suoi obbiettivi. Tutto questo condensato da uno stile meraviglioso: Sylvia Plath è per prima cosa una poetessa e l'uso che fa degli aggettivi, delle assonanze e della musicalità delle parole sono fuori da ogni immaginazione.

Per questo motivo il mio consiglio è leggetelo, ma considerate entrambe le prospettive di lettura:

  1. Dovete considerare quella meravigliosa della lingua, della struttura dei testi, della musicalità delle parole e della bellezza della prosa.
  2. Dovete considerare anche quella devastante dei contenuti. Le pagine felici sono tante, ma quelle tristi e abbattute incombono continuamente. Sfogliando il libro vi accorgerete di una cosa che, personalmente, mi ha fatto rallentare di molto la lettura: ogni pagina che passa e va ci avvicina alla morte. Quindi tu inizi il libro e inizi a conoscere l'essenza più pura di una donna malata che si sta confidando e che si sta mettendo a nudo; arrivi a metà del libro e trovi le foto degli anni che stai vivendo con lei, in presa diretta mentre leggi; poi superi la metà del libro e gli anni passano e i problemi crescono e le insicurezze aumentano e tu vedi che manca poco, manca pochissimo alla fine. Come si fa a lasciarla andare? Come si fa a ostacolare l'inevitabile? Non si può, allora continui a leggere e il diario finisce, con lei.
E' una lettura forte. Mi sono affezionata alla scrittrice e, anche se sono dispiaciuta per la sua morte e sono dispiaciuta di aver abusato dei suoi pensieri leggendo i suoi diari, l'ho amata tanto tra quelle pagine. Ho lasciato un pezzo di cuore in questo libro ed è stato meraviglioso. Un'emozione unica, terribile, ma unica e davvero indescrivibile.
Vi consiglio di leggerlo.
Dovete leggerlo per capire l'intensità che emanava questa artista.
Io non me ne sono pentita, anche se ho sofferto molto...


Chissà se riuscirò a girare una video recensione? Sicuramente approfondirei diversi punti che non posso dilungarmi a scrivere qui. Ecco, se avete qualche domanda da fare e vi va di scrivermela qua sotto, domani  girerò un video dove rispondo aiutandomi con la lettura delle pagine del libro, magari.
Fatemi sapere se vi interessa e fatemi sapere, se lo avete letto, quali sono state le vostre sensazioni e qual è il vostro giudizio su questa opera.
A presto!

LIBRERIAMO - I 5 libri capaci di far innamorare i bambini della letteratura


Da Cuore al Piccolo Principe, fino all'attualissimo Hunger Games. Se i bambini leggono questi libri è molto probabile che diventeranno dei grandi lettori in età adulta
MILANO – Il dilemma è sempre lo stesso: “Lettori si nasce, o si diventa?”. Nessuno è mai riuscito a trovare risposta ma la questione, ancora oggi, divide moltissimo: gli appassionati di lettura che non si capacitano di come mai il numero delle persone che non leggono continuano ad aumentare, e dall’altra parte, i non-lettori che non comprendono cosa ci possa essere di cosi fantastico nel mondo dei libri. Sono state fatte molte indagini a riguardo e alcune hanno appurato che il fatto che molti adulti non leggono è da ricollocarsi ai tempi della scuola quando si veniva ‘costretti’ a leggere libri. Che sia vero oppure no, forse, come in tutti i rapporti, è solo questione di feeling. Magari bisogna trovare il libro giusto. Per aiutarvi, l’Huffington Post ha selezionato i cinque libri che hanno fatto innamorare i bambini della lettura facendoli diventare, poi, grandi lettori in età adulta. E voi, vi ricordate qual è il vostro libro di esordio?

mercoledì 14 maggio 2014

Gli acquisti del Salone internazionale del Libro di Torino 2014

Ciao Ragazzi!
Finalmente un nuovo video! Non ho avuto il coraggio di inquadrarmi, sono in condizioni pietose a causa del raffreddore, ma ci tenevo a mostrarvi gli acquisti che ho fatto domenica al Salone del libro.
Scrivere un post sarebbe stato troppo lungo e noioso, gli acquisti sono tanti, così ho preferito spendere 19 minuti per riprendere una panoramica e per darvi qualche brevissimissima informazione!


Se ne avete letto qualcuno; se volete darmi quale consiglio; se volete consigliarmi da quale iniziare vi basterà lasciare un commento qua sotto! Vi lascio al video, buona visione e a presto!!



LIBRERIAMO - Ecco le 15 torte ispirate a libri per ragazzi


Dal Piccolo Principe ad Hunger Games. Anche il mondo del cibo viene contagiato dalla letteratura. Soprattutto i dolci: ecco una selezione delle torte per bambini più belli dedicati ai libri più famosi per ragazzi
MILANO - La letteratura è parte integrante delle vite di molti di noi. I lettori assaporano il piacere della letteratura leggendo mentre i loro familiari e amici la assaporano ugualmente per riflesso condizionato. Vogliamo parlare dei genitori? Quando una mamma o un papà decidono di raccontare una storia al proprio bambino, per cercare di accompagnarlo tra le braccia di Morfeo, oltre ad intrattenere e ad allargare gli orizzonti della fantasia, il genitore crea dei veri e propri mondi nella mente del bambino, che si affezionerà ai personaggi delle sue favole preferite fino a sviluppare una quasi ossessione: dalle magliette, ai quaderni, agli zaini per la scuola fino alle torte di compleanno. Il sito BookRiot ha selezionato le 15 torte più belle da realizzare per un'occasione speciale.

martedì 13 maggio 2014

LIBRERIAMO - Le 13 regole fondamentali per essere felici suggerite dalle ''Piccole donne''



MILANO – ''Piccole donne'' di Louisa May Alcott è un romanzo in due volumi che narra la storia delle quattro sorelle March attraverso la loro adolescenza fino all'età adulta. A quasi 150 anni dalla pubblicazione, il libro continua ad essere estremamente popolare, infatti è considerato uno dei dieci romanzi più amati in America. Nella classifica di quest’anno, addirittura, ha raggiunto l’ottava posizione. Un libro apprezzato soprattutto alle ragazze, che ci ha accompagnato durante la crescita, come ha accompagnato le nostre madri e, probabilmente, le madri delle nostre madri. Abbiamo guardato il film con Winona Ryder e Kirsten Dunst  e abbiamo scelto una sorella preferita con la quale ci siamo anche identificate – recentemente noi vi abbiamo proposto il test per scoprire quale delle quattro sorelle vi somigli di più. Insomma, il libro è inestricabilmente intrecciato al tessuto dell’adolescenza americana e d’oltreoceano.

lunedì 12 maggio 2014

Libero chi legge - Fernanda Pivano

Ciao a tutti cari amici lettori!
Prima recensione post-Salone Internazionale del libro di Torino. "Libero chi legge" è il libro che mi ha accompagnato durante il viaggio verso Torino e, badate bene, Ancona-Torino sono 500 Km...ho avuto parecchio tempo per leggerlo tutto.
Iniziato al casello dell'autostrada durante la partenza da Ancona, finito allo stesso casello al ritorno. Peccato che libri così belli finiscano tanto in fretta, nemmeno ventiquattro ore e si raggiunge l'ultima pagina. Questo poi, un gioiellino, davvero! Chi ha seguito i post precedenti saprà già che il libro della Pivano è stato uno di quelli che mi sono auto-regalata per il mio compleanno,e devo ammettere che sono stata proprio brava. Sì, ho scelto proprio bene:


TRAMA: "Herman Melville, Edgar Lee Masters, Jack Kerouac, Ernest Hemingway, Charles Bukowski, J.D. Salinger. Ma anche Raymond Carver, John fante, Kurt Vonnegut. Fino a Philip Roth, Chuck Palahniuk, Don DeLillo, Bret Easton Ellis, David Foster Wallace, Jonathan Safran Foer... Questo è un libro sulla libertà, la libertà che si conquista attraverso la lettura. E questi sono i suoi alfieri disarmati, i suoi profanissimi santi protettori. Questo è in libro sui libri, un'ultima lezione di Fernanda Pivano a tutte le nuove generazioni, un testamento di speranza proiettato verso il futuro. E' la biblioteca ideale della Nanda, i cento titoli che i ragazzi di tutte le età dovrebbero leggere per scoprire, godere, crescere, ognuno descritto da una scheda introduttiva. In alcuni casi sono riprodotti gli originali (e inediti) giudizi di lettura. Era il 1957 quando Fernanda Pivano, giovane come è sempre stata, in un giudizio di lettura caldeggiò con forza e passione la pubblicazione di "On the road", scritto da un allora sconosciuto Jack Kerouac: "Il libro non è forse un capolavoro ed è pieno di difetti...Eppure c'è qualcosa di strano: forse è davvero il libro della nuova generazione". Da allora la mitica Nanda non ha mai smesso di combattere per promuovere tutto quello che sapeva di nuovo, di libero, di rivoluzionario, per contagiare tutti con la sua passione. Con un progetto sempre chiaro in testa, che questo libro riassume e realizza:" Tutti i miei testi sono soltanto lettere d'amore; se scuotono dall'indifferenza qualcuno e lo inducono a interessarsi ad almeno uno dei libri descritti e al loro autore hanno raggiunto il loro scopo."

Il libro è suddiviso in quattro parti:

  1. Libertà della morale
  2. Libertà sessuale
  3. Libertà di parola
  4. Libertà dalla violenza
In queste quattro parti la scrittrice ci racconta i cento libri che, secondo lei, ognuno di noi dovrebbe avere nella propria libreria e che, soprattutto, ciascuno di noi dovrebbe leggere almeno una volta. Fernanda Pivano ha tradotto e studiato soprattutto libri e autori americani; la sua passione nacque da giovanissima grazie a due uomini fondamentali per la sua formazione: primo indiscusso fu suo padre, che ogni sabato pomeriggio la accompagnava nella sua preziosa biblioteca di diecimila volumi e con una piccola cerimonia di un quarto d'ora ne sceglieva uno e lo consegnava nelle mani di sua figlia; secondo, ma non per importanza, il supplente di italiano al liceo massimo D'Azeglio di Torino: Cesare Pavese.
L'amore per la Letteratura Americana nasce subito e si consolida anno dopo anno, lettura dopo lettura. In questo libro scorrevolissimo, Fernanda Pivano ci consegna cento lettera d'amore scritte a cento libri di cento autori; un regalo formidabile, frutto dell'esperienza e dell'amore di una grande donna italiana.

Ho divorato queste pagine e mi sono incuriosita tantissimo tanto che, arrivata al Salone, sono partita alla ricerca di alcuni dei libri consigliati...e li ho comprati!
Vi dico solo che il primo libro raccontato è Antologia di Spoon River, tradotto dall'autrice grazie a Pavese, devo aggiungere altro? Spoon River è uno dei miei libri preferiti.
E poi Kerouac, Whitman, Bukowski, Salinger, Fitzgerald, Irving, Thoreau, McInerney, London, Hemingway, Roth, Leavitt,Capote, Auster, DeLillo, Fante, Poe, Melville e tantissimi altri...ad ognuno sono dedicate massimo due o tre pagine nelle quali ci vengono svelati cenni a proposito della trama di uno o più romanzi e della vita dell'autore, ma anche aneddoti che riguardano l'esperienza personale della scrittrice stessa. In uno stile scorrevole e ironico e ricco e intriso di amore, questa scrittrice ci ha trasmesso la sua memoria, la sua vita e la sua passione. 
Questo libro è un dono e vi consiglio di recuperarlo subito, se non lo avete già letto!

LIBRERIAMO - Le sette regole d'oro per scrivere una storia avvincente


Per tutti coloro che sognano di diventare un giorno grandi autori, ecco sette consigli da tenere sempre presenta quando si scrive
MILANO – ''Il mistero della scrittura è che in essa non c'è alcun mistero'', questo era il pensiero del grande autore José Saramago. Forse, per un grande genio come lui, poteva essere vero: l'arte della scrittura probabilmente non aveva per lui alcun segreto. Ma per tutti coloro che in quest'arte si cimentano e si chiedono quale sia il segreto per scrivere bene e per produrre una storia convincente, l’Huffington Post viene in aiuto con una lista di consigli utili, da tenere sempre presente per crescere come scrittori. Sia che tu stia raccontando un aneddoto su un blog sia che tu stia scrivendo un romanzo, ecco dunque sette stratagemmi per catturare l’attenzione dei lettori.

L'articolo originale prosegue qui!

LIBRERIAMO - Festa della Mamma, le 10 poesie più belle da dedicare alla mamma


Da Pier Paolo Pasolini a Victor Hugo. Ecco le 10 poesie più belle scritte da grandi poeti da dedicare oggi in occasione della festa della mamma
SPECIALE FESTA DELLA MAMMA - La figura della mamma è da sempre stato uno dei temi più cari per gli artisti di tutto il mondo, soprattutto per i grandi poeti che hanno celebrato la figura della madre attraverso le loro parole. Nel giorno della festa della mamma proponiamo 10 poesie appartenenti a dieci grandi autori della letteratura proprio su questo tema. Un omaggio letterario a tutte le mamme che può essere accompagnato da un aforisma specialeoppure da un libro da donare.

giovedì 8 maggio 2014

Mal d'amore - Alba Caliò

Graus editore, 62 pagine, 10 €,
codice ISBN 9788883464010


Buonasera a tutti,
oggi si sono aperte le porte del Salone Internazionale del libro di Torino e io sto leggendo il più possibile, così quando domenica andrò a Torino potrò fare acquisti senza sentirmi in colpa per la mole di libri che ho accumulato e che mi aspettano a casa.
Furba eh!

Questa mattina ho iniziato e terminato un libro piuttosto breve di cui voglio parlarvi subito. Quando l'ho scelto sono caduta nella trappola "titolo+copertina". A prima vista, con tutti quei cuori e con tutto quell'amore, questo libro potrebbe sembrare una raccolta di racconti rosa e spensierati e zuccherosi, insomma: tipici racconti chick-lit. Non fatevi ingannare dalle apparenze perché in questo libro il tema centrale è l'amore, ma c'è anche molto di più.



TRAMA: Carlo, protagonista del primo racconto, uomo alla soglia della maturità, narra in prima persona la sua storia, appassionante, ironica, intelligente, amara. In poco spazio riempie il cuore non solo di inchiostro; metafora e non, il mal d'amore è la scenografia della sua vita, e nel comprenderlo sta la tristezza dell'essere. Mal d'amore che si manifesta anche negli altri racconti, fino ad esplodere in tutta la sua forza spietata, tanto da far toccare il fondo, tanto da annullare e annientare le vite stesse dei personaggi. Sembra risuonare l'antico adagio "Eros-Thànatos" secondo cui l'amore è imprescindibile da morte. Insieme, senza soluzione di continuità.

Ho iniziato a leggere il primo racconto, che dà il titolo all'intero volume, e mi sono subito affezionata alla scrittura di Alba Caliò. Mal d'amore è il diario della vita di Carlo, da piccolo si rende conto di non essere un bambino come tutti gli altri e, suo malgrado, se ne accorge nel momento meno adatto. Si trova a casa sua e ha invitato Caterina a fare i compiti. I compiti, ovviamente, non sono il suo vero obiettivo infatti ciò che Carlo si prefigge di fare e far assaggiare a Caterina i favolosi biscotti preparati dalla sua mamma. Mentre Caterina mangia, Carlo la guarda e rimane letteralmente pietrificato, si rende conto di amarla. Resta totalmente paralizzato da quell'angelica visione, cade a terra senza riuscire a muoversi e, mentre Caterina grida disperata, la mamma chiama di corsa il dottore che, dopo averlo visitato, è oltremodo sicuro che la causa della paralisi è l'epilessia. Carlo è un bambino malato e sarà costretto a convivere con la malattia per tutta la vita: incontrerà molti dottori; assumerà tanti farmaci di farmaci e si sottoporrà a numerose terapie.  Una combinazione di narcolessia e cataplessia sarà la diagnosi finale, ma la verità è un'altra e Carlo lo capirà soltanto in età adulta: la paralisi è dovuta all'amore. Il suo è un mal d'amore autentico e anche se troverà una fidanzata, anche se si sposerà e gli sembrerà di aver raggiunto una stabilità ed essere guarito, la malattia sarà sempre pronta a rovinargli la vita e a costringerlo nella sua solitudine. 
Arrivata a questo punto non potevo fermarmi; quattro racconti in 62 pagine, sentivo il bisogno di proseguire la lettura. E così ho fatto. In brevissimo tempo ho letto i racconti successivi: Maison de fous, che è quello che ho apprezzato meno; Glengoyne, dove c'è l'amore ma c'è anche il gioco d'azzardo, ci sono due omicidi e c'è una protagonista incapace di amare e di aprirsi con il mondo, ma geniale ed esperta di matematica e calcolo delle probabilità; infine, l'ultimo racconto, Oggetti smarriti, in cui l'amore si manifesta come frutto della casualità, ma dove le abitudini sono dure a morire e dove non c'è sintonia, l'amore non può sussistere. Gli ultimi due racconti sono davvero interessanti e non saprei proprio quale nominare, se dovessi scegliere il mio preferito.

Quella di Alba Caliò è una scrittura fresca e scorrevole, un racconto tira l'altro e difficilmente riuscirete a fermarvi. Non dovete aspettarvi racconti zuccherosi e sognanti, in questo libro c'è l'amore, ma c'è anche il disagio di persone che hanno problemi evidenti e che combattono per l'amore. C'è l'amore quello vero, che non è sempre rose e fiori, l'amore che fa soffrire e che fa sì che ognuno raggiunga una maggiore consapevolezza di sé. In questo libro troverete numerosi spunti di riflessione e per questi motivi vi consiglio la lettura!
Fatemi sapere cosa ne pensate.
A presto!